La povertà senza tempo
«Non ho casa, non ho nessuno»: così Luigi Pirandello apre la novella “La mano del povero malato”, in cui il protagonista promette di parlare della mano del povero, descritta di una «gialla magrezza, non propriamente sudicia, ma con la patina della miseria che nessun’acqua mai porterà via», a ricordare la persistenza dei bisogni degli ultimi, e della solitudine della loro vita. Le strade sono la loro casa e il teatro della loro lotta per la sopravvivenza, in bilico fra la benevolenza della carità e la tentazione di sotterfugi ed espedienti. I senza tetto e dimora, senza casa né affetti, sono il precipitato delle società umane, il cui residuo fisso è un segnale che risale a galla dalle profondità della vita sociale, impregnando il tutto dal particolare.
Nella Milano dell’inizio del XV secolo, sotto l’impulso di Gian Galeazzo Visconti, appena creato duca, gli statuti cittadini prescrivevano che una commissione di sei membri di amministrazioni ospedaliere dovesse percorrere giornalmente la città per ricercare gli ammalati poveri e mendicanti per le vie facendoli ricoverare e curare negli ospedali.
La povertà “inferno” dell’oggi
A distanza di secoli, l’estrema povertà dei senza tetto permane anche oggi, con conseguenze esiziali sulla loro vita, indifesi, piegati da intemperie, malattie trascurate, abitudini disordinate e la mancanza di una sana alimentazione.
Il Censimento permanente dell’Istat stima nel 2024 circa 96mila persone senza tetto e senza fissa dimora iscritti all’anagrafe, di cui 36mila immigrati, concentrati nei principali centri urbani, come Roma (23mila) e Milano (10mila), di cui circa la metà immigrati. Le conseguenze del vivere in strada alla lunga sono logoranti: più di 400 persone sono decedute, per due terzi sono immigrati, più di 3.000 sono le vittime di incidenti stradali.
Come afferma Italo Calvino, «L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni»: l’inferno della solitudine, senza il riparo di un tetto, e una persona a cui parlare. L’empatia è un sentimento relazionale che consiste nel tentare di pensare e vivere nei panni degli altri, condividendone preferenze e caratteristiche; il policy maker empatico sarà anche simpatetico per l’estrema povertà dei senza tetto e senza fissa dimora, consapevole delle profonde esternalità positive che può generare nei confronti di tutti, poveri e non poveri, per il benessere sociale e la civiltà dei rapporti umani.
Nelle città urbanizzate si verifica un confronto diretto fra poveri senza tetto e non poveri che dispongono dei mezzi economici per vivere da soli o con una famiglia: il confronto è fra chi dispone dei mezzi economici per vivere in una casa propria e coloro che eleggono a propria casa un fazzoletto di marciapiede o un anfratto che non disturbi i passanti.
Redditi e prezzi nelle zone più elevate sono 3,5 volte quelle in zone più basse
Il confronto centrale fra poveri-non poveri è quello economico, perché rappresenta la possibilità di possedere una casa, propria o in affitto: la distribuzione spaziale dei redditi nelle città urbane consente di analizzare questo aspetto. La mappa dei redditi dichiarati dalle città nel 2024 sull’anno d’imposta 2023 restituisce il quadro di una elevata disuguaglianza economica fra i quartieri dei principali centri urbani: a Milano il top è il quartiere Duomo-Brera-Montenapoleone in cui il reddito medio è di 89mila euro mentre il più basso, con 25,6mila, è a Baggio-Muggiano-Quinto Romano.

A Roma il top è nel quartiere dei Parioli con 71,9mila e il più basso è il quartiere Cecchignola con una media di 16,6mila. I quartieri top di Milano e Roma delimitano un’area delle città in cui è precluso l’utilizzo dei marciapiedi come rifugio ai senza tetto, creando, per differenza, isole di degrado in cui l’invisibile diventa visibile, come il popolo dei clochard, senza mezzi economici, spesso per scelta, senza tetto e famiglia. Il rapporto fra i redditi medi nella zona con i redditi più elevati e quelli più bassi è pari a 3,5 = 89/25,6 mentre il rapporto dei prezzi al metro quadrato per gli immobili nel centro città rispetto a quelli nella zona con il reddito medio più basso è anch’esso pari a 3,5 = 10.917/3.089 (quotazioni di Immobiliare.it rilevate sul sito Internet il 22 giugno 2025). È rimarchevole osservare che il rapporto fra valori massimi e minimi è di 3,5 sia per i redditi medi, sia per le quotazioni immobiliari.
La rendita dello spazio vitale
Il mercato immobiliare in Italia è storicamente caratterizzato, come in altri Paesi, da fluttuazioni e bolle speculative sul prezzo dei terreni: abbiamo stimato che, a livello aggregato, la bolla sui prezzi dei terreni abitativi e la rendita associata nel 2008 abbia raggiunto un massimo del 60% del valore di mercato (nel 2000 era il 50%) per poi diminuire negli anni successivi, e nuovamente crescere negli anni più recenti. La questione abitativa è diventata un vincolo alla crescita, oltre che un problema di equità sociale e un vincolo di spazio vitale per la dimensione dell’appartamento per una famiglia con bambini.

Un’incidenza del 50% della rendita sul valore della casa implica che senza il costo del terreno il prezzo di un’abitazione potrebbe diminuire alla metà dell’attuale prezzo di mercato pur includendo una quota di profitto privato, ma generando rilevanti esternalità positive e riducendo le rilevati esternalità negative
I rischi della vita di strada: da Kerouac e Steinbeck all’autolesionismo
La letteratura americana ha celebrato in passato la vita di strada con i romanzi di Kerouac e Steinbeck, e in tempi recenti ha dato voce al crescente numero di homeless che hanno occupato con le tende il centro e le strade di San Francisco in California, diventando una protesta contro il costo proibitivo delle abitazioni che ha contagiato gli Stati Uniti dall’Ovest all’Est di New York. Con la vita di strada nelle grandi città è dilagato il disagio fisico a cui si è dato risposta con l’effimero rimedio di un crescente consumo di droghe, naturali e sintetiche. Una malintesa concezione della libertà ha alimentato la schiavitù della vita di strada e l’autolesionismo delle droghe naturali e sintetiche: come Case e Deaton hanno dimostrato il Fentanyl, potente oppiaceo sintetico, ha causate una letale epidemia di vittime per overdose fra i giovani nelle periferie delle città degli Stati Uniti.
Persone singole senza figli
La dimensione che più si avvicina alle persone senza tetto e senza domicilio è la rilevazione Istat sull’ampiezza della famiglia, in particola la famiglia con un solo componente. In Italia il numero di famiglie (household) composto da persone singole, senza figli fra il 2015 e il 2024 è aumentato del 16,9% rispetto a un incremento del+ 5,8% per tutte le famiglie.
La persona singola senza figli


Esiste una relazione positiva fra l’incidenza dei nuclei monofamiliari e la %Pil della spesa sociale dedicata (vedi Figura 7): l’interpretazione che suggeriamo è che la forma della famiglia consente rendimenti di scala che vengono meno se una famiglia di adulti di 2 persone si divide in 2 famiglie monoparentali perché la spesa del welfare diventa necessaria per sostituire il venir meno dei rendimenti di scala. La famiglia in quanto generazione di rendimenti crescenti ha quindi un valore economico oltre che sociale. Il problema dei senza tetto e dimora sono spesso la conseguenza di famiglie che si dissolvono, e quindi la tutela dei problemi economici, specialmente in presenza di figli, rappresenta un sostegno all’equilibrio sociale.
Persone in età da lavoro, senza tetto e senza fissa dimora
Il censimento permanente dell’Istat consente di stimare il numero delle persone senza tetto e senza fissa dimora che in Italia sono in età da lavoro: delle 96 mila in totale, 23,4 mila hanno 18-34 anni, 33,6 mila hanno 35-54 anni, in totale le persone in età di lavoro sono per un totale di 57 mila circa il 60% delle persone senza tetto e domicilio. Le donne tra i 18 e i 34 anni sono 17 mila e quelle tra i 35 e i 54 10 mila, gli uomini (16,5%) per l’età fra i18 e i 34 anni e 24% per l’età fra i 35 e i 54 anni.
Per la gran parte di uomini e donne in età 18-54 anni esiste la possibilità di risalire la china per riaffermare la propria dignità di persona con un lavoro che consenta un reddito, ed è perciò necessario che le numerose e meritorie organizzazioni esistenti aiutino a rialzarsi chi è inciampato negli ostacoli della vita; in tal senso sono esempi la Caritas Ambrosiana, il Banco Alimentare, il Banco Farmaceutico, Comunità di Sant’Egidio e molti altri ancora.
Senza tetto e fissa dimora

È essenziale la consapevolezza del fatto che «le associazioni rendono l’uomo più forte e mettono in risalto le doti migliori delle singole persone e dànno la gioia che raramente s’ha restando per proprio conto di vedere quanta gente c’è onesta e brava e capace e per cui vale la pena di volere cose buone» (Il Barone rampante (p, 119).

Bibliografia
Anne Case Angus Deaton “Death of Despair and the Future of Capitalism” Princeton University Press, 2021
Luigi Pirandello (1917) “La mano del povero”’ “in Novelle”
Brian Pullan [1995], Povertà, carità e nuove forme di assistenza nell’ Europa moderna in “La città e i poveri” Milano e le terre lombarde dal Rinascimento all’età spagnola, Jaca Book.
Italo Calvino [2024 p.160] “Le città invisibili”. Mondadori
Italo Calvino [2023p.119 “Il barone rampante”] Mondadori
