Quadrimestrale di cultura civile

La nuova vita
del “borgo delle streghe”

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A Triora, in provincia di Imperia, vive una piccola ma dinamica comunità montana. Capace di assicurare i servizi sociali a chi ci vive, di essere attrattiva, di favorire un turismo responsabile. Un luogo collocato a 800 metri d’altitudine, immerso nella Valle Argentina, al confine tra Francia, Piemonte e Liguria, questo borgo è famoso soprattutto per un episodio accaduto alla fine del XVI secolo quando alcune donne, nel 1588, furono vittime di uno dei più sanguinosi processi per stregoneria in Liguria. Triora è animato da numerose iniziative culturali. Un piccolo paese che, forte dei suoi 414 orgogliosi e creativi abitanti e dell’impegno dell’amministrazione locale, che ha sfruttato i fondi previsti per le aree interne dal PNRR, ha disegnato un percorso virtuoso di rinascita opponendosi con i fatti a divenire un luogo fantasma. Come racconta l’assessore al Turismo.   

Nel 1798, il territorio dell’attuale Comune di Triora, il più esteso della provincia di Imperia, contava 9.133 abitanti. Oggi sono 414: un abitante ogni 0,16 km². Nel 1802, appena quattro anni dopo il censimento del 1798, la popolazione era già scesa a 5.828 unità. Epidemie, carestie, un territorio che non riusciva più a sfamare chi ci viveva. Nel 1856, il colera asiatico si abbatté su Triora. Nel censimento del 1861, il borgo registrava 3.306 abitanti: meno di un terzo rispetto a sessant’anni prima. Poi arrivò l’emigrazione, lenta e inesorabile. Dati ISTAT e i censimenti pubblicati su Tuttitalia [Tuttitalia.it, portale informativo sull’Italia con dati ufficiali] mostrano un declino lineare, senza rimbalzi, dai 3.306 del 1861 fino ai 414 attuali.

A leggere i numeri così, sulla carta, si penserebbe a uno dei classici casi di territorio in fase di declino e morte inarrestabili. Invece è il contrario. La capacità di conservare la propria memoria storica, di approfondirla, studiarla e tramandarla, uno spirito caparbio improntato alla solidarietà e una genialità creativa hanno permesso a Triora un’autentica rinascita che non è data dal numero di abitanti, ma dalla capacità di diventare attrattiva e di rendere sostenibile e dignitosa la vita di chi è ancora residente. I servizi sociali sono numerosi, e la gente si aiuta e si sostiene nei bisogni primari: salute, spostamenti, necessità alimentari e di studio. Essendo la più vicina farmacia a circa 15 chilometri di distanza, chi ha bisogno può ordinare e ritirare i farmaci in comune o riceverli a domicilio. Stessa cosa per gli studenti: l’amministrazione ha messo a loro disposizione il servizio “Sali e scendi” per evitare i mezzi pubblici – che potrebbero offrire solo una corsa alla mattina e una alla sera – che garantisce gli spostamenti verso la costa, dove ci sono le scuole, in orari compatibili.

Borgo medievale immerso nella Valle Argentina, al confine tra Francia, Piemonte e Liguria, a circa 800 metri di altitudine, Triora è nota soprattutto per un episodio spiacevole accaduto alla fine del XVI secolo. Ogni angolo racconta storie di strie e di basue, di streghe e magie. Alcune donne nel 1588 furono vittime di uno dei più sanguinosi processi per stregoneria in Liguria. Tutto è rimasto documentato negli atti che sono in mostra nel Museo Etnografico e della Stregoneria e ancora oggi si svolgono convegni ed eventi che studiano quanto accaduto. Sul sito del Comune di Triora l’accaduto è documentato in modo approfondito e quello che ne scaturisce è che fu proprio il responsabile della Santa Inquisizione a salvare le donne accusate di stregoneria evitando loro la condanna a morte pronunciata dai giudici della Repubblica di Genova: «Il processo alle streghe di Triora del 1588 contribuì tra l'altro a mettere in luce le complesse motivazioni che erano alla base dei contrasti tra Stato e Chiesa in merito ai processi alle streghe, la grande facilità con cui tribunali di diversa natura si rimproveravano tra loro di eccessiva severità e le non lievi responsabilità dei giudici dell'epoca nel condannare senza adeguate prove, e spesso alla pena capitale, le donne accusate di stregoneria».

Abbiamo chiesto all’assessore al Turismo, Giacomo Oliva, di illustrarci la particolarità di questo territorio.

Da quanto tempo è in carica la vostra amministrazione?

Questo è il secondo mandato, siamo all’inizio dell’ottavo anno.

Per cui c’è una continuità nel vostro approccio amministrativo. Quali sono gli elementi essenziali?

Stiamo ultimando un progetto molto grande legato ai fondi PNRR, quello dedicato proprio ai borghi. Abbiamo partecipato a livello nazionale a questo bando per la rivitalizzazione dei borghi, collegato anche al discorso delle aree interne. Il progetto di Triora a livello ligure si è classificato nelle prime posizioni. Abbiamo realizzato una serie di lavori per un valore di 1.600.000 euro, come il rifacimento della via principale di accesso al centro storico, e altre iniziative.

Per esempio, quali?

Abbiamo inaugurato ed è già stata utilizzata dai primi ospiti una foresteria civica all’interno della ex canonica. Abbiamo stipulato un contratto trentennale con la Chiesa. Il Comune è intervenuto sull’immobile, ha creato 8-10 posti letto in questa foresteria civica. Entro il 30 giugno ospiteremo alcuni giovani. I primi sono già arrivati, un gruppo di studenti del Liceo artistico di Imperia. In tutto ne abbiamo ospitati 16, 8 studenti accompagnati dal professore nella prima parte della settimana, e 8 studenti nella seconda parte. In cambio dell’ospitalità, hanno girato dei video che verranno utilizzati nella promozione del territorio. Il ruolo della foresteria proseguirà con l’ospitalità a vari artisti, soprattutto giovani, che in cambio lasciano qualcosa o realizzano qualcosa per la comunità di Triora.

Si tratta di uno scambio tra la città e la creatività degli ospiti.

Esattamente. Non c’è alcun ritorno di tipo economico, ma si tratta di esperienze culturali che arricchiscono la cittadinanza. Ci siamo poi concentrati sullo sviluppo del Museo Civico di Triora. Abbiamo organizzato un nuovo incontro internazionale di studi sulla stregoneria, in collaborazione con l’Università di Bologna. Abbiamo organizzato una “due giorni” con la presenza di una trentina di professori universitari, sia italiani sia europei e extraeuropei, che hanno trattato del tema dell’Inquisizione e dei processi contro la stregoneria. Sempre in collaborazione con l’Università di Bologna c’è stata una summer school nel 2025 e all’interno del museo stiamo ultimando un centro studi con un portale dedicato dove ci sarà modo di approfondire diversi argomenti e di consultare la bibliografia e anche la filmografia che esiste a livello mondiale sul tema.

Anche prima del PNRR, voi vi siete caratterizzati per il recupero di una storia ricca e molto particolare. Avete sempre cercato di rendere attrattivo il vostro Comune. Eppure a inizio ‘800 Triora aveva più di 9.000 abitanti, oggi ne ha poco più di 400.

Se risaliamo ancora indietro nel tempo, tra Medioevo e Primo Rinascimento, si stima che ci nel centro storico risiedessero dai 3500 ai 4000 abitanti. Triora è sempre stata una terra di confine: prima, tra la Repubblica di Genova e il Regno di Savoia. Poi è diventato il confine tra Italia e Francia e tra Piemonte e Liguria. Qui c’è la montagna più alta della zona, il Monte Saccarello, in poco tempo si va in Francia, si va in Piemonte, si va in Liguria. Naturalmente, essendo un territorio montano ha seguito tutte le vicissitudini dei paesi montani, come lo spopolamento successivo agli eventi della Seconda Guerra Mondiale. Triore fu bruciata dai nazisti nel luglio del ‘44 prima che se ne andassero, in una sola notte persero la casa più di 50 famiglie. Quelle rovine in parte sono state poi recuperate, ristrutturate.

Lo spopolamento delle zone montane è una caratteristica ligure. Negli anni del boom economico la popolazione dalla montagna si è spostata sulla costa in cerca di lavoro.

Ciò che ha reso attrattiva Triora, tanto da meritarsi il soprannome di “borgo delle streghe”, è sicuramente l’episodio dell’arresto e del processo di alcune donne accusate di stregoneria, però non credo che sia solo quello. I paesi sparsi nell’entroterra italiano sono tantissimi e ciascuno ha una sua storia, purtroppo non tutti sanno reagire come sapete fare voi. Se le dovessi chiedere un’indicazione per la rinascita, il recupero, la valorizzazione di queste zone interne, lei cosa potrebbe dire, partendo dalla sua esperienza?

Secondo me bisogna partire dal conoscere la storia dei luoghi, cioè capire che cosa è avvenuto, che cosa si è avvicendato nel corso del tempo, perché questo permette di puntare su un aspetto piuttosto che su un altro. Poi naturalmente Triora ha la fortuna di essere immersa in un territorio naturale meraviglioso. Facciamo parte del Parco Regionale delle Alpi Liguri, anzi siamo il centro del parco perché il Monte Saccarello, la vetta della Liguria, è sul nostro territorio. Come diceva lei, non c’è solo la storia delle streghe, perché chi arriva qui, magari incuriosito da questo, si trova immerso in un verde lussureggiante, con la possibilità di praticare gli sport outdoor del momento come la mountain bike, piuttosto che le passeggiate, l’arrampicata, il parapendio. Chi è appassionato di natura e di montagna, può vivere il territorio a 360 gradi.

Che sono però caratteristiche di quasi tutto l’entroterra italiano, no?

Noi italiani viviamo una realtà dove il territorio, la cultura, la storia, il cibo... sono cose fantastiche, eccezionali. Si tratta solo di valorizzare quello che già abbiamo, senza andare a inventarci niente. Anche per quanto riguarda l’aspetto enogastronomico, il nostro Comune ha puntato sulla valorizzazione attraverso la DE.CO (Denominazione Comunale di Origine. Abbiamo riscoperto e valorizzato quattro piatti tipici che ci rappresentano, in analogia con ciò che è la DOCG (Denominazione di Origine Controllata e Garantita) per il vino. Triora è poi famosa per il pane, una tradizione secolare: nel Medioevo questo territorio era considerato il granaio della Repubblica di Genova. Sono cose assolutamente incredibili, pensando al giorno d’oggi, perché noi non abbiamo un metro di pianura, solo montagna. Veniva coltivato a mano sui terrazzamenti e produceva una quantità veramente grande di grano. C’è una frazione che si chiama Mulini di Triora perché lungo il torrente Argentina c’erano 13 mulini incessantemente all’opera.

Oggi si parla molto di turismo responsabile. Ci sono zone d’Italia dove si subisce una sorta di turismo selvaggio. Com’è l’impatto del turismo da voi e come gestite l’afflusso turistico?

Il turismo è assolutamente controllato. Prima di tutto, il nostro è un territorio dove le vie di comunicazione sono limitate: abbiamo un’unica provinciale che porta al paese. Al nostro borgo interessa il turismo responsabile e sostenibile. Il Comune, tramite il parco delle Alpi Liguri, ha aderito alla carta del turismo sostenibile. Da noi i turisti, anche nel pieno dell’alta stagione, hanno spazio per rilassarsi, vivere il territorio e ascoltare il silenzio che si può godere nel borgo, a mezzanotte di agosto. Siamo un luogo dove questo tipo di turismo ce lo teniamo come un dono prezioso e lo custodiamo. Non vogliamo quel turismo che va a consumare il territorio, che va ad alterare l’ecosistema ma anche la routine degli abitanti della zona.

Si parla molto di Triora come una comunità solidale, dove ci si aiuta l’un l’altro. Lo conferma?

È così, è una modalità che nasce dal vivere in un paese di montagna. Come amministrazione siamo molto attenti ai bisogni dei residenti. Per esempio, la fascia anziana della popolazione ha la possibilità di ordinare il farmaco e di andarlo poi a ritirare in comune, visto che la prima farmacia è a 15 chilometri di distanza. Ciò grazie a un servizio che recupera i farmaci ordinati e, nei casi più gravi, li distribuisce direttamente a casa delle persone.

Tutte le foto: per gentile concessione de il Comune di Triora

Giacomo Oliva è assessore al Turismo del Comune di Triora (IM).
Paolo Vites è giornalista e scrittore.

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