Il progetto Tempus INFOBC - L’innovation dans la formation pour les biens culturels: un nouveau curriculum euro-méditerranéen pour la préservation de biens culturels – finanziato dall’Unione Europea, ha portato per la prima volta la formazione in conservazione e restauro all’interno del sistema formativo della Tunisia con una Licence Appliquée en Conservation et Restauration des biens culturels di tre anni, che potrà essere completata con altri due anni di master attraverso un trasferimento di conoscenze, metodologie e tecnologie tra le università e le istituzioni europee e quelle tunisine.
L’obiettivo principale del progetto è di avviare in Tunisia la formazione in conservazione e restauro dei beni culturali seguendo, in generale, i parametri indicati dalle istituzioni europee, in particolare l’European Network for Conservation-Restoration Education (ECCO-ENCORE) che promuove la ricerca e l’istruzione nel campo della conservazione e del restauro del patrimonio culturale e, in particolare, avendo come riferimento l’offerta didattica presentata in Italia per la formazione abilitante dei restauratori avviata con la nuova riforma nel 2009 dai Decreti Interministeriali n. 86 e 87, al fine di ottenere un nuovo curriculum approvato dal Ministero tunisino competente, equiparabile alla formazione europea.
È la prima volta che un progetto europeo introduce la formazione dei restauratori attraverso la creazione di vere e proprie scuole all’interno dell’offerta formativa nazionale, abbandonando la pratica di corsi temporanei, di summer school o di altre forme, tutte valide, ma di medio-breve periodo e soprattutto non portatrici di un processo sistematico.
La nostra iniziativa è il primo esempio di istituzione di nuovi corsi di restauro in tutta la regione mediterranea ed è parte di un processo che auspichiamo non si concluda con questo finanziamento, ma possa essere sostenuta anche da altre iniziative successive. La licenza triennale, che le università tunisine coinvolte hanno sviluppato, presenta un percorso di studi comune per il primo anno e un percorso specifico per i due anni successivi. Questo permette una differenziazione tra le scuole sul territorio nazionale e garantisce ai percorsi didattici di trattare il maggior numero di tipologie di beni culturali. Un vero e proprio laboratorio di sperimentazione nell’ambito della formazione in questo settore, un modello di cooperazione da sviluppare ed esportare negli altri Paesi dell’area mediterranea.
La struttura dei piani di studio – conformi a quelli europei – può favorire gli studenti tunisini garantendo loro, qualora fossero interessati, la possibilità di proseguire il biennio di specializzazione nelle università italiane, in particolare in quella di Urbino e in quelle europee coinvolte nel progetto. Tutto questo lasciando aperta la possibilità di avviare, con un futuro progetto, un master che completi la filiera di insegnamento.
Oltre all’università di Urbino – che ha svolto il ruolo di capofila – nel progetto sono state coinvolte altre tredici istituzioni: due italiane, l’Unione delle Università del Mediterraneo di Roma-UNIMED e l’Università IUAV di Venezia con il Laboratorio Multimediale MeLa; due spagnole, l’Universitat de Barcelona Facultat de Belles Arts e la Fundació Bosch i Gimpera; due francesi, l’Ecole Nationale Supérieure d’Arts et Métiers Paris Tech ENSAM-ARTS e l’Association de Recherche Technologie et Sciences AMVALOR; sei università statali tunisine, l’Université de Tunis, l’Université de la Manouba e l’Université Zitouna a Tunisi, l’Université de Sousse e l’Université de Sfax nel centro del Paese e l’Université de Gabés a sud e, infine, il Ministère de l’Enseignement Supérieur et de la Recherche Scientifique della Tunisia.
Il progetto in Tunisia si è basato sull’avvio di un primo ciclo di istruzione triennale nelle sei sedi secondo profili formativi professionalizzanti diversificati nei diversi atenei in base alle caratteristiche dei beni presenti nel territorio. A Tunisi gli studenti possono operare sui dipinti (Università della Manouba), le opere lignee e i materiali lapidei (Università di Tunisi) e il patrimonio librario, pergamenaceo e fotografico (Università dell’Ezzitouna); a Sousse sui mosaici e le superficie decorate dell’architettura; a Sfax su tessuti, arazzi e tappeti e infine a Gabès sui materiali archeologici dell’area sud-est della Tunisia. Gli studenti che termineranno il percorso in quest’anno saranno 38 nelle diverse specialità, ma il loro numero è in aumento, dato l’interesse per queste tematiche sia per coloro che provengono da una formazione umanistica sia per quelli che hanno una formazione scientifica. Infatti in questo anno accademico 2017/2018 stanno frequentando il primo anno 142 allievi e il secondo 95.
In parallelo alla formazione degli studenti si è organizzata una formazione mirata a nuove competenze per i docenti e per il personale tecnico coinvolti, articolata nelle seguenti tematiche attraverso diversi workshop nel corso del progetto: Teoria e storia del restauro e Documentazione digitale (Atelier 1); Rilievo, rappresentazione e comunicazione dei beni culturali (Atelier 2); Restauro (Atelier 3); Diagnostica e analisi scientifica (Atelier 4). A questi atelier hanno partecipato i docenti e i tecnici indicati da ogni sede, a seconda delle competenze specifiche, seguendo un modello didattico che prevedeva settimane full time di corso e lezioni a distanza, con un supporto permanente fornito da una piattaforma on-line moodle per la condivisione dei materiali didattici. La formazione, oltre a dare tutto il supporto necessario per l’approfondimento degli insegnamenti previsti nella programmazione didattica annuale, ha puntato a sviluppare dei casi studio su esempi locali. Per ulteriori informazioni e tutti i dettagli del progetto si può visitare il sito www.infobc.eu che raccoglie tutte le esperienze da giugno 2014 a novembre 2017.
Tra i risultati più significativi raggiunti, sono stati progettati e allestiti in ogni sede veri e propri laboratori di restauro con una dotazione strumentale all’avanguardia, secondo le diverse tipologie di beni culturali, ed è stata condotta una formazione a studenti e docenti con esperti restauratori europei.
Alla formazione si aggiungono importanti accordi siglati tra il Ministère de l’Enseignement Supérieur et de la Recherche Scientifique e le istituzioni che si occupano di salvaguardia e tutela del patrimonio tunisino, in particolare l’Institut National du Patrimoine, la Bibliothèque Nationale e les Archives Nationales per offrire agli studenti la possibilità di studiare e lavorare direttamente sulle opere conservate presso tali istituzioni, nonché di svolgervi degli stage di formazione/lavoro.
Gli stage in Spagna e in Italia e il lavoro sul campo sono stati gli aspetti più stimolanti di tutto il percorso che hanno permesso ai partecipanti di operare e mettere a frutto le metodologie e le tecniche acquisite durante i corsi. Gli studenti del terzo anno sono stati accolti, per un periodo mediamente di quindici giorni, in Spagna presso i laboratori di restauro dell’università di Barcellona e in Italia oltre che quelli dell’università di Urbino hanno frequentato i cantieri dell’università di Bologna presso il Campus di Ravenna e in collaborazione con la società di costruzioni Ediltecnica, nonché i laboratori dell’Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro e dell’Istituto Centrale per il Restauro e la Conservazione del Patrimonio Archivistico e Librario di Roma. La mobilità ha permesso loro non solo di venire in contatto con le realtà più significative del settore, ma anche con il sistema formativo europeo sviluppato nelle diverse istituzioni, le normative previste per la sicurezza e i metodi di gestione per le attività di restauro.
In Tunisia il lavoro sul campo durante i mesi di luglio e novembre 2017 ha portato studenti e docenti a operare, in questa prima fase di conoscenza, su alcune realtà locali come i siti trogloditi di Matmata e Tataouin – tra i più spettacolari, Beni Barki, Chenini, e le case troglodite di Matmata – oppure a Sousse al Palazzo Dar Jarbouii nella Medina storica, all’interno del Museo per la conservazione preventiva del vasto patrimonio di mosaici. Sono in previsione interventi anche sul Fondo delle opere d’arte moderna del Ministero della Cultura tunisino e sugli apparati lignei del Museo del Bardo e di altri importanti palazzi nella città di Tunisi e nei dintorni.
Gli studenti, quindi, come collaboratori di cantiere alla fine di questo percorso triennale hanno già nel proprio Paese una fonte di possibile occupazione che le politiche future dovranno favorire puntando allo sviluppo di una nuova imprenditoria autoctona che valorizzi i giovani formati da questa esperienza, tutti molto motivati e felici di trovare sbocchi professionali nella propria terra.
La Tunisia è una terra ricchissima di storia e di cultura e l’iniziativa che abbiamo realizzato può essere strategica perché propone di strutturare un nuovo modello per la gestione e la fruizione dei beni culturali, riattivando un circuito virtuoso che valorizza la ricchezza archeologica, architettonica e di opere d’arte distribuite nel Paese, all’interno di una collaborazione tra istituzioni locali e internazionali.
Tra gli obiettivi prioritari, è emersa la necessità di continuare a lavorare per la diffusione di una concezione estesa di patrimonio, che non si limiti agli oggetti tangibili, ma comprenda gli elementi naturali e i beni intangibili: pratiche, rappresentazioni, conoscenze, espressioni, competenze e relativi strumenti, lingue, tradizioni orali, arti dello spettacolo, pratiche sociali, artigianato e memoria dei luoghi, fino alla creazione di risorse digitali. È una ricca eredità da trasmettere alle generazioni future quale prezioso strumento per la definizione della propria identità, nonché allo scopo di consentire un maggiore dialogo interculturale.