Dopo quasi mezzo secolo di conflitti e la successiva conquista dell’indipendenza nel 2011, una delle maggiori sfide che aspettano il Sud Sudan è il rafforzamento del sistema educativo. Quando venne raggiunta l’indipendenza il Paese era più ricco rispetto alla maggior parte degli altri Paesi africani. Aveva il livello più alto di spesa pubblica regionale pro capite di tutto il continente. Ma solo il 5% della spesa totale andava all’educazione, molto meno che nella maggior parte degli altri Stati. Sempre nel 2011 avevamo alcuni tra i peggiori indicatori di sviluppo al mondo. Il sistema dell’istruzione aveva dovuto fronteggiare sfide molto impegnative che erano state aggravate dalla crisi incombente, definita da molti una guerra insensata, che ha contribuito in gran parte alla disintegrazione delle infrastrutture educative esistenti. Il tessuto sociale è stato lacerato dal conflitto. I politici e il governo finora sembrano non aver compreso le estreme sofferenze che sono state imposte alla popolazione di questa giovane nazione.
Nella storia del Sud Sudan l’educazione è sempre stata una chiave per fronteggiare le sfide che si sono dovute affrontare ed è sempre rimasto il punto fondamentale per mantenere viva la speranza del popolo e ricucire il tessuto sociale. Non ci sono dubbi che trascurare l’educazione produca effetti negativi e abbia per decenni messo a rischio lo sviluppo. Il Paese è stato flagellato dalla mancanza di insegnanti qualificati, una piaga che è rimasta aperta per tutti i ventidue anni del conflitto. I dati del Ministero dell’Istruzione mostrano che almeno 7500 insegnanti non possiedono nemmeno l’abilitazione per lavorare nella scuola primaria. Nel 2015 solo un terzo dei 28000 docenti del Sud Sudan era abilitato. Il rapporto alunni/insegnanti si attesta intorno ai 100 alunni per ogni insegnante abilitato (Education Cluster Report).
L’ondata di insicurezza che ha investito il Paese tra la fine di dicembre 2016 e luglio 2017 ha ulteriormente indebolito la fornitura di servizi educativi e scoraggia la popolazione, aggravando la già precaria situazione della nostra giovane nazione proprio quando si stavano cominciando a costruire solide basi in risposta al desiderio di educazione, ed erano necessari più cittadini istruiti per costruire un futuro più solido.
L’attuale situazione ha reso il Ministero dell’Istruzione largamente inadeguato, sia sotto il profilo finanziario sia sotto quello organizzativo, per affrontare le sfide portate alla luce dalla crisi. Lo stato di incertezza ha generato l’assenza di direttive efficaci nello sviluppo dell’educazione.
Gli aiuti internazionali avevano giocato un ruolo significativo, ma recentemente il gruppo di sostenitori istituzionali si è drasticamente ridotto. Solo alcuni benefattori come l’inglese DFID (Department for International Development) e l’Unione Europea sono rimasti come partner cruciali. La maggior parte dei sostenitori come gli Stati Uniti, la Gran Bretagna, l’Olanda, l’Unione Europea e la Norvegia normalmente devolvevano i propri contributi per la costruzione degli edifici scolastici, per la fornitura dei libri di testo e per la formazione degli insegnanti nelle aree colpite dalla guerra.
In un Paese come il nostro, le ONG svolgono un ruolo molto importante, per la loro capacità di garantire i servizi anche nelle aree più difficili. Attualmente la maggior parte delle agenzie umanitarie focalizzano l’attenzione sugli aspetti più urgenti come la fame, la mancanza di medicinali e di cure mediche. Ciò che non è ancora stato realmente affrontato è la crisi del sistema dell’istruzione, ma sostenere la ripresa e lo sviluppo senza pensare a costruire solide basi educative significa avere in prospettiva uno sviluppo di breve tempo e fragile. “Se un problema è serio e i rimedi attualmente utilizzati per risolverlo non sembrano funzionare, non devi smettere di combattere: devi impegnarti di più e usare tutta la tua energia per risolverlo. Nessuno suggerisce di abbandonare la lotta contro il cancro perché i trattamenti oggi usati non sempre riescono a garantire la guarigione” (Paul Mosley 1987).
Il livello di produttività e di qualità tra le istituzioni che si occupano di formazione degli insegnanti è ancora carente. L’investimento nella formazione iniziale dei docenti, nell’insegnamento e nella diffusione della cultura devono essere considerati come delle strade difficili ma obbligate che portano a una crescita nei livelli delle performance, a un guadagno di lungo periodo per l’intera società, a un futuro migliore del difficile presente che stiamo affrontando. Una importante sfida per migliorare l’accesso all’istruzione primaria riguarda come formare adeguatamente gli insegnanti e come rendere attrattivo il lavoro nelle località più difficili da raggiungere.
Alcune organizzazioni internazionali come AVSI, OVCI e UNICEF stanno lavorando secondo lo spirito descritto da Paul Mosley. Esse svolgono un ruolo fondamentale per il rafforzamento dell’educazione in Sud Sudan, sebbene spesso i loro sforzi vengano vanificati dalle risposte lente e inadeguate che il Ministero dell’Istruzione fornisce alle loro pressanti richieste. Durante la recente crisi nel Paese queste organizzazioni hanno dimostrato la capacità di recupero e l’impegno per rendere essenziali i servizi educativi e per migliorare il sistema educativo.
L’educazione superiore è uno dei settori meno finanziati dal governo. Le università ricevono meno dell’1 per cento degli stanziamenti annuali. Il governo non pensa secondo uno spirito lungimirante alle soluzioni necessarie per risolvere i problemi legati alle infrastrutture e alla mancanza di personale qualificato. Troppo spesso le facoltà dipendono da docenti che lavorano part-time.
L’attuale conflitto, che esaurisce la maggior parte delle disponibilità finanziarie statali, rende sostanzialmente impossibile la realizzazione di qualunque ambizioso progetto in campo educativo. I frequenti cambi di personale e di dirigenti all’interno del Ministero dell’istruzione generano una situazione di instabilità e incertezza e rendono ancora più arduo il cammino per la realizzazione di interventi strutturali e lungimiranti in campo educativo.
In conclusione, è più che mai necessaria e urgente una maggiore è più concreta attenzione della comunità internazionale per risolvere alla radice la situazione di instabilità e di incertezza che grava sul nostro Paese e per porre le basi per uno sviluppo stabile e duraturo, che veda le politiche sull’istruzione e l’educazione come pilastri portanti del futuro del Sud Sudan.
L’educazione perno del futuro del Sud Sudan
di Ben Katoro Beninyo / Preside della facoltà di Educazione, St. Mary College, Juba
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