Quadrimestrale di cultura civile

La rivoluzione educativa che serve all’Uganda

di Mauro Giacomazzi / Institutional Development Advisor, Luigi Giussani Institute of Higher Education

Gli studenti non riescono ad acquisire le competenze e le conoscenze necessarie al mondo del lavoro o per un successivo livello educativo, e nella scuola secondaria solo una minoranza raggiunge gli obiettivi prefissati; molti lasciano la scuola senza le conoscenze e le competenze necessarie a partecipare come cittadini e come lavoratori
(The Ministry of Education and Sports, Strategic Report 2004-2015)

Questa è un’affermazione significativa sul settore dell’educazione in generale, che ci porta a pensare in modo critico alla qualità delle competenze o del sapere con cui i nostri studenti lasciano la scuola. Ora, per dare un contesto, vorrei portare l’attenzione sul panorama degli insegnanti, degli studenti, dei genitori e di istituzioni come il Luigi Giussani Institute of Higher Education (LGIHE) che lavorano per realizzare la promessa di Education for All (EFA), una educazione di qualità che affronti la sfida di accrescere le competenze secondo quanto indicato dall’Ugandan National Development Plan II (NDPII, 2015). In particolare NDPII sottolinea che lo sviluppo del capitale umano in Uganda è ancora inferiore ai livelli previsti, nonostante gli investimenti in sviluppo delle competenze, salute, educazione e occupazione dei giovani.
Nonostante l’avvento della UPE (Universal Primary Education) e della USE (Universal Secondary Education) sembri contribuire a livello nazionale agli obiettivi di EFA, la realtà è piuttosto desolante, poiché sia UPE che USE hanno più che altro incrementato il rapporto studente/libro. Al di là di questo, l’innalzamento del tasso di abbandono, la mediocrità dei dirigenti scolastici, l’incompetenza degli insegnanti hanno un effetto negativo sulla qualità dell’educazione. Inoltre il rapporto studente/docente a livello nazionale è messo alla prova a causa della mancanza di fondi. D’altra parte, la trascurabile presenza di insegnanti o altro personale abile ed esperto nelle zone più povere significa che le scuole di queste aree soffrono maggiormente (vedi Unicef Conflict Analysis Report, 20151 e Education Sector Review, 20172).
Un altro dei principali problemi che affliggono lo sviluppo delle competenze è che tanto la posta in palio negli esami, quanto il giudizio sul livello delle classi e la valutazione a livello di scuola secondaria, non tengono conto delle soft skills (competenze relazionali).
Una ricerca preliminare portata avanti da LGIHE nel 2016, rivela che mentre i lavoratori sono soddisfatti delle competenze tecniche possedute dai livelli più bassi, sono meno contenti dei loro livelli di soft skills.
Sebbene vari enti come l’UNEB (Uganda National Examinations Board) abbiano tentato di valutare i risultati di apprendimento degli studenti a livello di scuola secondaria, gli stessi risultati non dipingono uno scenario completo degli esiti dell’apprendimento degli studenti, specialmente riguardo alle soft skills. Essi al contrario enfatizzano le cognitive skills attraverso esami standard e punteggi che misurano la padronanza dei contenuti di conoscenza, il fulcro tradizionale degli esami pubblici e delle valutazioni.
Inoltre lo studio di LGIHE mostra che le soft skills come intelligenza emotiva, risoluzione di conflitti, buone capacità di comunicazione, capacità di resistenza, assertività, atteggiamento positivo, integrità, consapevolezza di sé e pazienza sono caratteristiche molto richieste dal mercato del lavoro ugandese.
Comunque, ci sono pochi esempi di come queste competenze possano essere sviluppate, valutate e misurate. Queste considerazioni sottolineano la dicotomia tra gli scopi generali dell’educazione in Uganda e le valutazioni della scuola e ciò che viene richiesto agli studenti per fare i conti con la vita dopo l’istruzione superiore.
Basandosi su quanto emerso dallo studio sopra citato, la LGIHE in collaborazione con l’UNESCO e il Ministero per l’educazione e lo sport ha condotto nel 2017 uno studio pilota in 144 scuole superiori dell’Uganda per valutare il livello delle soft skills possedute dagli studenti. Lo studio ha contribuito in modo significativo al dibattito pubblico nel Paese circa la reale efficacia dell’attuale sistema di istruzione. Tutto questo ha spinto gli insegnanti verso un percorso di riforme nel quale è stato messo sotto esame l’intero sistema di valutazione e di esami che contribuisce alla formazione degli insegnanti stessi, allo sviluppo dei programmi formativi nazionali e alla definizione degli standard.
Con l’imminente processo di revisione, è ritornato in primo piano l’interesse per la qualità dell’educazione. Un’altra domanda da porsi è: “Come possiamo noi in quanto nazione definire la qualità dell’istruzione?” L’idea di LGIHE, che la qualità dell’istruzione sia il sentiero da percorrere per riscoprire il proprio io, non è mai stata così fondamentale e importante per tutto il Paese. Soprattutto in un contesto in cui la famiglia è totalmente rinunciataria rispetto al proprio ruolo di educatore e lo sta delegando completamente al sistema scolastico.
Dallo studio di LGIHE emerge che sebbene la famiglia dovrebbe essere il primo luogo nel quale le soft skills dei giovani si sviluppano, oggi sembra invece che, nel contesto ugandese, essa giochi un ruolo del tutto marginale in questo processo. Inoltre lo studio suggerisce che, mentre il livello di istruzione dei padri non influenza le soft skills degli studenti (probabilmente anche per l’alto numero di famiglie sfasciate), invece il livello di istruzione delle madri ha una notevole influenza sui figli. Pertanto, come si sottolinea nel rapporto, si può concludere che il trascurabile influsso della famiglia sul livello della soft skills degli studenti dipende da vari fattori tra cui: povertà familiare e genitori che lavorano e delegano la cura dei figli a collaboratori domestici, una pessima evoluzione nelle abitudini delle famiglie africane.
In questo contesto genitori alcolizzati o affidamento a tutori, matrimoni precoci e adolescenti con figli sono stati citati tra i fattori familiari maggiormente responsabili della mancanza di soft skills in Uganda.
È pertanto evidente che il contributo del sistema dell’istruzione ufficiale diventa quanto mai importante e cruciale per lo sviluppo globale della persona.
Nei suoi 15 anni di lavoro nel campo dell’educazione, LGIHE ha adottato un approccio e un modello educativo che valorizzano la persona, la crescita personale di chi apprende e che pongono chi apprende al centro dell’istruzione, facendone il protagonista del proprio destino. Questo modello ha condotto LGIHE lungo la strada di una riscoperta degli scopi fondamentali dell’educazione. È lo stesso percorso di riscoperta che sta oggi favorendo la collaborazione di LGIHE con le organizzazioni umanitarie governative e internazionali e con i partner locali per andare oltre le criticità che minano l’attuale sistema di istruzione, cioè: accessibilità, inclusione, rapporto tra studenti e insegnanti, insegnamento scadente o rapporto tra insegnanti e studenti in vista di un miglioramento della qualità dell’istruzione. Pertanto LGIHE vede l’educazione come strumento per aiutare gli studenti a riscoprire la loro identità, il proprio infinito valore e il senso di appartenenza. Per questo i programmi di LGIHE sono sostenuti dalla convinzione che l’educazione contribuisca a formare persone capaci di affrontare le sfide della vita, aiuti a sviluppare le loro potenzialità, il loro valore e le loro capacità e le renda capaci di affrontare le proprie responsabilità come persone in grado di guardare in faccia le circostanze della vita con passione, coraggio e sicurezza. Questi sono i punti fondamentali dell’approccio all’educazione di LGIHE che attualmente guidano l’erogazione dei servizi educativi alla Luigi Giussani High School di Kampala, una scuola pilota nella periferia di Kampala, creata in collaborazione con AVSI e l’International Meeting Point.
La Luigi Giussani High School offre un punto di partenza per l’approccio visionario alle trasformazioni sistemiche che LGIHE propone all’attuale sistema di istruzione in Uganda.
L’esperienza della Luigi Giussani High School mostra come gli studenti che diventano più consapevoli, migliorano dal punto di vista accademico e progrediscono, mostrando una maggiore capacità di affermazione, responsabilità e fiducia in se stessi.
La Luigi Giussani High School offre una grande opportunità per sfruttare la filosofia educativa di LGIHE come una risorsa per il cambiamento. Si tratta di un punto critico perché, come emerso dallo studio sopra citato, la filosofia educativa di una scuola ha la capacità di influenzare lo sviluppo delle soft skills degli studenti. La filosofia di una scuola abbraccia programmi e attività e questi si collegano alla sua mission e alla sua vision. Quindi, la filosofia della scuola detta implicitamente o apertamente i valori e le convinzioni che i dirigenti scolastici, gli insegnanti e gli studenti rendono manifesti. Tutto questo porta a un positivo legame tra il livello di soft skills dei docenti e i loro metodi di insegnamento così come con il livello di soft skills degli studenti. Dunque, lavorare con chi conduce la scuola e con gli insegnanti per migliorare la loro autocoscienza e le loro competenze professionali, è un passo fondamentale nell’aiutare lo sviluppo del carattere degli studenti.
Considerando le conclusioni sui livelli delle soft skills del citato rapporto, l’NDPII ha identificato le sfide e i perduranti problemi nel settore dell’educazione; LGIHE sta lavorando con l’UNEB (Uganda National Examinations Board) per arrivare a un esame UCE (Uganda Certificate of Education) per le scuole superiori che affronti le questioni più importanti pensando a un’offerta che promuova l’insegnamento in vista di risultati globali di conoscenza degli studenti. Questa innovazione cerca di coinvolgere gli studenti in esperienze di apprendimento più interessanti e appassionanti che permettano loro di acquisire una più vasta gamma di competenze. LGIHE appoggia le strategie che migliorano le relazioni tra insegnanti e studenti e invita gli insegnanti a interagire con fiducia con gli studenti in un ambito che favorisca l’insegnamento e l’apprendimento. Ciò è supportato dai metodi focalizzati sull’allievo. In questo tentativo, i genitori sono invitati a riscoprire il loro ruolo educativo verso i figli, essenzialmente viene loro ricordato che essi sono i principali protagonisti dello sviluppo emotivo e intellettuale dei propri figli e che questo ruolo non può essere delegato alla scuola, che rimane un collaboratore nell’educazione dei ragazzi.

 

1  Unicef, Education, Conflict and Peace in Uganda: An Education Sector Conflict Analysis, 2014-2015, Unicef, Kampala 2015.

2  The 24th Annual Education and Sports Sector Review, 7-8 novembre 2017.

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