Quadrimestrale di cultura civile

Una fucina di imprenditori per decollare

di Mario Molteni / Ordinario di Corporate Strategy, Università Cattolica del Sacro Cuore; CEO della fondazione E4Impact

Pochi numeri aiutano a inquadrare l’oggi dell’Africa, un continente in bilico tra enormi problemi e altrettanto grandi opportunità:
– l’età media della popolazione è 19,5 anni;
– entro il 2050 è atteso il raddoppio demografico, superando la soglia dei 2,5 miliardi di abitanti;
– coerentemente a questo ritmo di crescita, oltre 29 milioni di giovani entrano ogni anno nel mondo del lavoro, non pochi di loro ormai hanno una laurea, ma il 70% dei nuovi arrivati non trova occupazione e scivola nell’economia informale;
– il tasso di imprenditorialità è il più alto al mondo (22%), ma purtroppo circa la metà di chi avvia una nuova attività lo fa per ragioni di sussistenza, non avendo alternative di lavoro;
– la crescita delle economie subsahariane dal 2015 al 20210 è stimata superiore al 26%;
– il continente racchiude il 30% dei minerali del mondo e, in particolare, le più grandi riserve di metalli preziosi (40% dell’oro; 90% del platino, 60% del cobalto…);
– il 96% della popolazione dispone di una linea telefonica, ma solo il 65% ha accesso all’elettricità e il 30% a servizi sanitari adeguati.
Insomma, sono ancora profondi i segni della povertà, ma le potenzialità di crescita sono straordinarie, sia in considerazione delle risorse umane a disposizione, sia in virtù delle possibilità aperte dalle nuove tecnologie, Internet ed energie rinnovabili in primis.

La sfida di nuove imprese
In questo contesto la principale sfida sta nella creazione di opportunità di lavoro, soprattutto per i giovani. E ciò significa, in sostanza, creazione di nuove imprese. Imprese di ogni genere: sia quelle orientate a dare risposta ai tanti bisogni primari ancora insoddisfatti (housing, acqua potabile, sanitation, cibo sicuro, salute…), sia quelle dedicate a colmare la grave lacuna di grandi infrastrutture, sia quelle ad alta tecnologia, magari connesse al mondo di Internet. Imprese for profit, non for profit, imprese ibride.
Per affrontare e vincere questa sfida, più ancora del capitale finanziario (importanti masse di capitali si stanno muovendo verso l’Africa sotto forma di investimenti diretti esteri e anche di veicoli finanziari non tradizionali, quali impact fund e venture capital), la chiave sta nel capitale umano: tecnici, professionisti e, soprattutto, imprenditori.

L’esperienza dell’Università Cattolica
Qui si colloca l’iniziativa promossa dall’Università Cattolica del Sacro Cuore. Dopo aver ospitato per alcuni anni studenti africani all’interno di un master appositamente sviluppato a partire dal 2005, l’Alta Scuola Impresa e Società della Cattolica ha deciso di impegnarsi direttamente sul suolo africano, dando vita a un MBA (Master of Business Administration) realizzato in partnership con una università locale.
La scelta iniziale è stata quella di collaborare con una università di Nairobi, città-chiave per lo sviluppo di tutta la East Sub-Saharan Africa. Insieme si è sviluppato un programma, lanciato nel 2010, la cui identità ben si coglie dai suoi tre “non”:
– non un MBA per job seekers, ma per job creators;
– non un MBA in competizione con quelli tradizionali, ma rivolto a un segmento nuovo, quello degli start-upper e dei giovani imprenditori desiderosi di operare un salto dimensionale;
– non un MBA che insegna cosa sia l’imprenditorialità, ma che alleva e allena sul campo imprenditori a forte impatto sociale.
Si optò così per una formula blended, che abbina cioè periodi brevi in aula a lunghe settimane dedicate al progetto imprenditoriale, durante le quali i partecipanti accedono alla formazione online e, soprattutto, possono avvalersi di un business coach che li affianca operativamente nello sviluppo del business. Un programma, dunque, non solo accessibile per gente che lavora, ma indirizzato solo a gente che lavora.
L’MBA ha riscosso significativi apprezzamenti e anche riconoscimenti a livello internazionale. Grazie al passaparola tra studenti e istituzioni, nonchè la partecipazione a conferenze globali sull’imprenditorialità, è presto arrivata la richiesta di repliche da parte di altri Paesi. Così nel giro di pochi anni il progetto si è trasformato da un classico caso di “gemellaggio” tra una università del Nord e una del Sud del mondo, in un modello nuovo di collaborazione. Lo si potrebbe definire una sorta di Academic Social Franchising: un unico programma sviluppato con un partner africano (in Kenya), poi testato presso un’altra università (in Ghana), e a quel punto proposto a numerosi altri atenei; un programma di cui si fissano contenuti, metodi didattici e pratiche manageriali, lasciando tuttavia al partner locale la responsabilità di adattare il prodotto alle esigenze e alle norme accademiche locali; un programma in cui localmente il ruolo imprenditoriale è tutto a carico dell’università partner, che sceglie il posizionamento dell’MBA sul mercato in considerazione delle caratteristiche di clienti e concorrenti, cerca le alleanze locali e si fa carico di tutti gli aspetti realizzativi; un master capace di abbinare alta qualità e prezzo accessibile, così da potersi rivolgere alla crescente classe media anche grazie alle economie di scala ottenute in considerazione della diffusione geografica; un’alleanza “social” sia per il prezzo del Master, a cui si è appena fatto cenno, sia per la natura di ente non profit della Fondazione, da cui discendono condizioni particolarmente favorevoli per le università partner; l’opportunità di assegnare ai partecipanti un doppio titolo, quello dell’università locale e quello dell’Università Cattolica; lo sviluppo di un brand continentale (E4Impact, che sta per Entrepreneurship for Impact), grazie a una campagna di comunicazione e al sito web, in grado di attirare partnership con investitori, istituzioni, imprese locali e internazionali; la creazione di un’alleanza tra università aperta allo sviluppo di nuovi prodotti innovativi; la progressiva formazione di un vasto tessuto di imprenditori pan-africani (i nostri alumni) che, in contatto tra loro, possono favorire lo sviluppo internazionale di ciascuno.

 

Il passaggio alla Fondazione
Quando il Master era ormai presente in cinque Paesi (nell’ordine Kenya, Ghana, Sierra Leone, Uganda e Costa d’Avorio), nella primavera del 2015 un incontro inaspettato con Letizia Moratti, già ministro dell’Istruzione e sindaco di Milano (principale artefice dell’aggiudicazione di Expo 2015 al capoluogo lombardo), ha dischiuso una nuova prospettiva per l’avventura africana di E4Impact. A un gruppo di primarie imprese italiane è stato presentato il progetto, di cui si è apprezzato tanto il valore economico quanto quello politico: E4Impact costituisce una risposta, piccola ma emblematica sotto il profilo del metodo, ai drammatici fenomeni migratori che legano Africa ed Europa. Una risposta nuova, perché punta tutto sulla mobilitazione delle energie e sulle capacità locali, a partire dai giovani. Il contrario dell’assistenzialismo. Ne è nata così una Fondazione che vede ora coinvolti, accanto all’Università Cattolica, soggetti di spicco dell’imprenditoria italiana: Gruppo Moratti, Mapei, Salini-Impregilo, Bracco, ENI, Intesa Sanpaolo, LISA. L’obiettivo è ambizioso: essere presenti in 15 Paesi entro il 2020, arrivando a formare oltre 500 nuovi imprenditori all’anno, capaci a loro volta di generare migliaia di posti di lavoro.
Grazie all’impulso dato dalla Fondazione e, ancor più, dall’esperienza sul campo, E4Impact ha progressivamente arricchito il proprio portafoglio prodotti.
Con il sostegno dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione e lo Sviluppo, all’inizio del 2018 è partito un acceleratore di impresa  a Nairobi, caratterizzato da un profilo originale: focus sui settori di eccellenza italiani (agro-food, fashion, design, green); relazioni con imprese e mentor italiani; stretto legame con i migliori imprenditori dei nostri MBA, che nell’acceleratore possono completare il loro cammino verso l’accesso a capitali esterni; erogazione di micro-finanziamenti ai progetti più interessanti.
Per l’MBA, dapprima realizzato unicamente nella capitale dei vari Paesi, si è intrapreso in alcuni Stati un percorso di regionalizzazione, al fine di renderne più capillare e ampio l’impatto sull’economia locale.
Al Master, che dura un anno o più a seconda dei contesti, si è affiancato un Certificate, un programma più breve rivolto a quei neo-imprenditori che non hanno i requisiti, il tempo e/o le risorse per frequentare l’MBA.
In Italia si sono realizzati progetti a favore della diaspora africana, per promuovere la nascita di nuovi business in nesso col Paese di origine dei soggetti africani, favorendo il ritorno in patria di imprenditori immigrati o la creazione di nuovi posti di lavoro in patria da parte di familiari e conoscenti.

 
Uno strumento per la crescita delle imprese italiane in Africa
C’è un elemento che, in conclusione, merita una speciale attenzione, e che riguarda la terza missione della Fondazione: se la prima e la seconda sono rispettivamente lo sviluppo di una nuova generazione di imprenditori africani e la collaborazione con le università locali, il terzo pilastro dell’attività di E4Impact consiste nel sostegno allo sviluppo delle imprese italiane in Africa. A cominciare da quelle di piccola e media dimensione che non dispongono delle risorse finanziarie, delle persone e della conoscenza dei mercati per affacciarsi autonomamente nel continente. I contributi che la Fondazione può dare sono molteplici.
Innanzitutto l’MBA può offrire un aiuto alle aziende italiane sia sotto il profilo del capitale umano, sia per lo sviluppo della conoscenza dei mercati. Immaginiamoci un’impresa che abbia bisogno di valutare le potenzialità connesse a un nuovo Paese africano. Si propone all’impresa di offrire una borsa di studio a un giovane laureato o a un manager locale, meglio se già operante nello specifico settore, per frequentare il Master. La Fondazione trova una rosa di candidati tra cui l’impresa sceglierà quello più adatto. Costui, durante tutto il programma, avrà come progetto sul campo il compito di reperire le informazioni utili, effettuare la ricerca di mercato, stendere il business plan per l’impresa italiana. In sintesi, l’azienda esplora a un costo molto basso le opportunità esistenti in un mercato ad alto potenziale entrando in rapporto con un professionista, formato secondo standard europei. Nei casi migliori questa persona potrà essere in seguito coinvolta per stabilire una branch nel Paese. A questa formula hanno già fatto ricorso, con risultati lusinghieri, diverse piccole e medie imprese italiane, attente all’impatto sociale e ambientale del proprio agire, operanti in svariati settori: dalla produzione di macchine per la realizzazione di contenitori in PET ai prodotti per la zootecnia e l’agricoltura, dai macchinari per la trasformazione dei pomodori alla produzione di detergenti e sanificanti.
Oltre all’MBA, si sta progettando un programma di formazione dei professionisti locali, prevalentemente online, che ha il vantaggio di essere più breve e di poter partire in ogni momento dell’anno. In tal modo l’impresa potrà disporre delle informazioni richieste in tempi più rapidi.
L’MBA per sua natura sviluppa una straordinaria varietà di rapporti con il sistema economico, politico e istituzionale del Paese. Questo patrimonio relazionale può essere messo a disposizione delle imprese italiane: accesso a enti per l’import/export, a banche, a imprese locali potenziali fornitori, clienti, distributori, partner, a politici ed esponenti delle istituzioni.
Pensiamo alle oltre 700 imprese che sono transitate per l’MBA e a quelle che saranno coinvolte negli acceleratori di impresa connessi alla Fondazione: molte di esse potranno diventare fornitori, clienti o partner di imprese italiane della stessa filiera produttiva.
E ancora: la Fondazione è ormai l’interlocutore naturale in Italia di ambasciatori, ministri, rappresentanti delle istituzioni africane che operano o visitano il nostro Paese allo scopo di intensificare le relazioni commerciali con esso. Valorizzando ciò, E4Impact sta organizzando, a cadenza quasi mensile, eventi e business forum in cui sono coinvolti gli imprenditori italiani più interessati a uno specifico Stato africano.
Da ultimo, spostiamo l’attenzione ai potenziali investitori. Gli MBA e le varie iniziative di E4Impact producono annualmente centinaia di business model, allo stato nascente o più avanzato, alcuni dei quali certamente risultano interessanti per quei soggetti finanziari che finalmente hanno deciso di cercare nuove occasioni di investimento nel “continente delle opportunità”.
In definitiva, all’origine della Fondazione sta una concezione d’impresa per cui essa, se gestita nella logica della sostenibilità, costituisce un fondamentale fattore di sviluppo economico e sociale, ineludibile motore per il raggiungimento dei Sustainable Development Goals. Per questo E4Impact ha inteso creare, e si impegna a far crescere, un grande progetto win-win a cavallo dei due continenti: un progetto in cui vince l’Africa, che genera posti di lavoro, innova e introduce nuove tecnologie, e in cui vincono l’Italia e l’Europa, perché le proprie imprese trovano sopra e sotto il Sahara nuovi e vasti campi d’azione.
 

Nello stesso numero