Trimestrale di cultura civile

Una Quinta Libertà: il Mercato Unico del XXI secolo

  • GIU 2024
  • Enrico Letta

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Dopo le quattro libertà relative alla circolazione di persone, beni, servizi e capitali urge l’introduzione di una quinta libertà per affrontare le sfide del XXI secolo. Si tratta di una novità strategica, in affiancamento a quelle già esistenti. Focalizzata sulla promozione dell’educazione, della ricerca, dell’innovazione, della sostenibilità. E, sfruttando appieno il potenziale della digitalizzazione, si genera un ambiente dove la conoscenza potrebbe diffondersi ed essere utilizzata per favorire con decisione la crescita economica, sociale e culturale. Così da mantenere la competitività dell’Unione a livello globale. Un passaggio dirimente per attivare una società davvero inclusiva e coesa. A beneficio dei cittadini europei. Contributo del presidente del think tank dell’Istituto Jacques Delors, tratto dal rapporto sul futuro del Mercato Unico europeo (“Much More than a Market”) presentato al Consiglio europeo del 18 aprile 2024. 

Il quadro del Mercato Unico dell’Unione Europea, fondato sulle quattro libertà di circolazione di persone, beni, servizi e capitali, è stato progettato per rispondere alle esigenze economiche del XX secolo, basandosi su modelli economici in gran parte superati e in costante evoluzione. Le quattro libertà, da sole, sono ormai insufficienti per affrontare le sfide e le dinamiche di un mercato che si evolve rapidamente sotto l’influenza della digitalizzazione, dell’innovazione tecnologica, delle crescenti preoccupazioni ambientali e di una nuova domanda di sostenibilità sociale. La distinzione tra beni e servizi è sempre meno chiara, poiché i beni spesso incorporano servizi digitali, e questo rende le categorie tradizionali obsolete. Inoltre, le opportunità dell’economia circolare – essenziale nel contesto attuale per affrontare la sfida della sostenibilità ambientale e sociale – non sono adeguatamente valorizzate. L’economia circolare rappresenta un cambiamento fondamentale nel paradigma produttivo, spostandosi da un modello di proprietà a uno basato sull’accesso e la condivisione, favorendo una vera cultura della sussidiarietà che, seppur esistente a livello europeo, non viene sufficientemente applicata e sviluppata.

Verso la fine del suo mandato, Jacques Delors – presidente della Commissione Europea dal 1985 al 1995 – suggerì l’esplorazione di una nuova dimensione per il Mercato Unico, intuendo già allora l’esigenza di rafforzare la libera circolazione delle informazioni e creare un ecosistema favorevole per la ricerca e l’innovazione. Una quinta libertà, da affiancare alle quattro già esistenti, focalizzata sulla promozione della ricerca, dell’innovazione e dell’educazione, metterebbe la ricerca scientifica e l’innovazione tecnologica al centro del Mercato Unico, creando un ambiente in cui la conoscenza potrebbe essere diffusa e utilizzata per alimentare la crescita economica, sociale e culturale.

Nella passata legislatura europea, sono stati fatti progressi significativi con l’approvazione di importanti atti normativi come il Digital Market Act, il Digital Services Act, l’AI Act, il Data Act e il Data Governance Act. Queste leggi rappresentano passi cruciali verso lo sviluppo di una strategia digitale moderna ed efficace, nonché verso l’autonomia tecnologica dell’Europa. Tuttavia, l’introduzione di una quinta libertà potrebbe completare questo quadro, catalizzando progressi in aree chiave come la ricerca e sviluppo (R&S), l’utilizzo dei dati, lo sviluppo delle competenze, l’Intelligenza Artificiale (IA), il calcolo quantistico, la biotecnologia, la biorobotica e l’industria spaziale. Questi settori potrebbero trarre enormi benefici dalla libertà di indagare, esplorare e creare, abbattendo le attuali barriere e consentendo di affrontare con maggiore efficacia sfide globali come il cambiamento climatico, la perdita di biodiversità e il loro impatto sulla società e sul patrimonio culturale.

Tra i vari settori che potrebbero beneficiare dell’introduzione di una quinta libertà, il settore sanitario emerge con particolare rilevanza. La pandemia da Covid-19 ha messo in evidenza le fragilità del sistema sanitario europeo, tra cui la dipendenza da fornitori esterni per ingredienti attivi e anche per alcuni prodotti finiti. Negli ultimi due decenni, la produzione europea di questi componenti è scesa drasticamente dal 53% a meno del 25%, evidenziando la vulnerabilità dell’UE in questo settore cruciale. Inoltre, la migrazione di talenti europei alla ricerca di migliori opportunità fuori dall’Unione mina seriamente la capacità dell’Unione stessa di innovare e progredire.

Oltre a promuovere la crescita economica, la nuova libertà potrebbe anche rafforzare l’identità europea, favorendo la cooperazione e la solidarietà tra gli Stati membri. L’integrazione della ricerca e dell’innovazione nel cuore del Mercato Unico migliorerebbe non solo la competitività economica dell’Europa, ma favorirebbe anche la coesione sociale e culturale, costruendo un’Europa più unita e resiliente.

Un’evoluzione necessaria: storia e prospettive

Le quattro libertà del Mercato Unico trovano le loro radici nel Trattato di Roma del 1957, che istituì la Comunità Economica Europea (CEE). Questo trattato mirava a creare un mercato comune eliminando le barriere commerciali e armonizzando le politiche economiche. Le quattro libertà erano progettate per garantire che persone, beni, servizi e capitali potessero muoversi liberamente tra gli Stati membri, promuovendo la crescita economica e l’integrazione politica.

Negli anni Ottanta, sotto la guida del presidente della Commissione Europea Jacques Delors, fu lanciato un ambizioso programma per il Mercato Unico, culminato nell’Atto Unico Europeo del 1986. Questo atto ampliò le quattro libertà, puntando a completare il Mercato Unico entro il 1992. Tuttavia, nonostante i successi raggiunti, il quadro normativo rimaneva ancorato a una concezione economica pre-digitale, inadeguata per affrontare le sfide del XXI secolo.

Negli ultimi decenni, l’evoluzione tecnologica ha trasformato radicalmente il panorama economico e sociale globale. La digitalizzazione ha integrato beni e servizi in modi precedentemente inimmaginabili, rendendo obsolete le distinzioni tradizionali. Ad esempio, molti beni fisici, come gli smartphone, ora incorporano servizi digitali avanzati. Questa integrazione richiede un nuovo approccio normativo che rifletta la realtà contemporanea.

Parallelamente, la transizione verso un’economia circolare rappresenta sempre di più una risposta indispensabile alle sfide ambientali. L’economia circolare promuove il riciclaggio, la riutilizzazione e la riduzione dei rifiuti, riducendo così l’impatto ambientale della produzione e del consumo. Perché questo paradigma possa affermarsi, è essenziale sviluppare nuove competenze e tecnologie, oltre a proteggere e valorizzare la proprietà intellettuale.

La crescente importanza dell’economia circolare si riflette anche nelle politiche dell’Unione Europea. Nel marzo 2020, la Commissione Europea ha lanciato il nuovo Piano d’Azione per l’Economia Circolare, parte integrante del Green Deal Europeo, che mira a rendere l’Europa climaticamente neutra entro il 2050. Questo piano d’azione sottolinea la necessità di ridurre la dipendenza dalle risorse naturali attraverso il riutilizzo e il riciclo, promuovendo allo stesso tempo l’innovazione e la competitività industriale.

La libera circolazione della conoscenza

L’aggiunta di una quinta libertà al Mercato Unico rappresenta un passo cruciale per rispondere alle sfide del XXI secolo. Questa libertà deve concentrarsi sulla promozione della ricerca, dell’innovazione e dell’educazione, creando un ecosistema in cui la conoscenza possa fluire liberamente e stimolare la crescita economica e il progresso sociale. Una tale libertà faciliterebbe la cooperazione tra istituzioni accademiche, aziende e governi, favorendo lo sviluppo di tecnologie avanzate e sostenibili.

Un esempio calzante è rappresentato dal settore dell’IA e del calcolo quantistico, che potrebbero beneficiare enormemente di una maggiore cooperazione e condivisione delle conoscenze. Questi campi emergenti richiedono ingenti investimenti in ricerca e sviluppo, oltre che un accesso facilitato a dati e infrastrutture tecnologiche avanzate. Una nuova libertà, da affiancare alle quattro già esistenti, riuscirebbe a creare un contesto normativo favorevole a tali sviluppi, promuovendo l’autonomia tecnologica dell’Europa.

L’IA, in particolare, ha il potenziale di rivoluzionare vari settori, dalla sanità alla mobilità, dall’energia all’agricoltura. Tuttavia, il suo sviluppo e la sua implementazione richiedono una regolamentazione attenta che garantisca l’etica e la trasparenza, evitando al contempo la frammentazione del mercato interno. L’AI Act, proposto dalla Commissione Europea, rappresenta un passo significativo in questa direzione, ma è necessaria una strategia più ampia che includa la quinta libertà per massimizzare i benefici dell’IA.

Il settore sanitario, come già illustrato, è un esempio pratico di come la quinta libertà, se governata nella giusta maniera, possa avere effetti particolarmente positivi e promuovere la biotecnologia e la biorobotica. Questi campi offrono soluzioni innovative per diagnosi, trattamento e prevenzione delle malattie. Il loro sviluppo richiede però un accesso facilitato a finanziamenti, infrastrutture e talenti. Una politica europea che supporti la cooperazione transfrontaliera e la condivisione delle conoscenze potrebbe accelerare significativamente i progressi in queste aree e trattenere i talenti.

L’emigrazione di professionisti altamente qualificati verso Paesi extraeuropei è un problema significativo, che riduce la competitività dell’Unione. Creare un ambiente che favorisca la ricerca e l’innovazione potrebbe contribuire a rendere l’Europa un luogo più attraente per i talenti del settore sanitario, riducendo così la fuga di cervelli.

Inoltre, la quinta libertà potrebbe contribuire a risolvere uno dei problemi più pressanti per l’Europa: la sostenibilità. Promuovere la ricerca e l’innovazione nel settore delle energie rinnovabili, dell’efficienza energetica e delle tecnologie verdi è cruciale per raggiungere gli obiettivi climatici e ridurre l’impatto ambientale. Questo non solo migliorerebbe la qualità della vita per i cittadini europei, ma posizionerebbe l’Europa come leader globale nella lotta al cambiamento climatico.

La quinta libertà potrebbe anche supportare l’educazione, un altro pilastro fondamentale per il futuro dell’Europa. Investire nell’educazione significa formare una forza lavoro qualificata e adattabile, in grado di affrontare le sfide future. Facilitare la mobilità degli studenti e dei ricercatori, promuovere programmi di scambio e sostenere l’educazione continua sono elementi chiave per costruire un’Europa più innovativa e competitiva.

In ultimo, una nuova libertà contribuirebbe a creare una società più inclusiva e coesa. Promuovere l’accesso equo alla conoscenza e alle opportunità di innovazione può ridurre le disuguaglianze socio-economiche e garantire che tutti beneficino dei progressi tecnologici. Un risultato, questo, che rafforzerebbe il senso di appartenenza e la solidarietà tra i Paesi membri, consolidando l’identità europea.

L’introduzione di una quinta libertà nel Mercato Unico dell’Unione Europea rappresenta dunque una necessità strategica per affrontare le sfide del XXI secolo e sfruttare appieno il potenziale della digitalizzazione, sostenere la transizione verso un’economia circolare, promuovere la sostenibilità, migliorare il settore sanitario, ridurre la fuga di cervelli e costruire una società più inclusiva e coesa.

Solo attraverso un approccio integrato e lungimirante l’Europa potrà mantenere la sua competitività globale e rispondere efficacemente alle sfide emergenti, garantendo un futuro prospero e sostenibile per tutti i suoi cittadini.

Enrico Letta è stato Primo ministro e più volte ministro nel governo italiano, è stato leader del PD oltre che membro del Parlamento europeo. È stato preside della Scuola di Affari Internazionali di Parigi presso Sciences Po Paris e oggi è presidente dell’Institut Jacques Delors e Deputato della Camera.

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