Introduzione Ovunque oggi si parli di politica fiscale, lo si fa sempre in termini pessimistici. Ma il pessimismo è fuorviante. A differenza del crimine o della disoccupazione giovanile o delle sacche di povertà o del terrorismo, i problemi fiscali che gli Stati Uniti hanno dinanzi non sono, né più né meno, che una camicia di forza che loro stessi si sono messi addosso, non dissimile da quella di altri Paesi sviluppati. Non è che questi Paesi non possano fare una quantità di cose in un modo fiscalmente responsabile, è che hanno in vigore leggi che non glielo consentono! Così, consideriamo che negli Stati Uniti la crescita economica, anche se a una velocità un po’ più bassa di oggi, è in grado di fornire per il 2017 all’incirca il 35% di entrate in più rispetto a oggi. Forse i democratici le porteranno al 40% e i repubblicani al 30%, ma fintanto che il Paese ha la fortuna di continuare a crescere, ci sarà da spendere in modo significativamente maggiore. Inoltre, anche se gli Stati Uniti continuano a spendere la stessa percentuale del budget per la difesa e la politica estera, la maggior parte di queste entrate addizionali andranno a finanziare un livello significativamente più alto di spesa interna. Stando così le cose, al presidente entrante non è lasciato quasi nessun margine per suggerire come spendere queste entrate addizionali. Deficit e politica Come siamo arrivati a questo punto? L’attuale crisi fiscale statunitense deriva da tentativi sempre più temerari da parte di entrambi i partiti politici di mettere sotto controllo un incerto futuro molto prima che questo arrivi. Ci siamo trovati nei guai col budget altre volte, ma mai come adesso. Qualora la crescita economica incrementasse le entrate del governo, questi legislatori continuerebbero a prescrivere come “prosciugare il bottino”. Le loro logore ruote politiche schiaccerebbero i futuri eletti ed elettori, impedendogli di scegliere nuove priorità, a meno di rinunciare alle vecchie promesse ora diventate legge. Quanto di tutto questo è diverso dal passato? I politici hanno sempre preferito garantire tagli alle tasse e aumento delle spese, senza preoccuparsi dei dati di bilancio: questa non è una novità. Ciò che rende unica l’attuale situazione fiscale è che le promesse incorporate in passato nei programmi sono tali da non poter essere sostenute dalle entrate fiscali per i prossimi decenni. Incapace di individuare una via di uscita da tale impasse, il Congresso rischia solo di peggiorare le cose, ondeggiando tra la promessa di ulteriori nuovi benefici e l’attuazione di inefficaci politiche a basso costo per raggiungere risultati simbolici. Ogni partito si augura che sia l’altro a dover porre mano a un controllo reale del budget, ma vedrebbe come un suicidio politico assumere una propria iniziativa in questa direzione. Questa crisi fiscale è unica nella storia della nazione ed è costosa. E, cosa ancor più importante, priva gli elettori di una scelta democratica. Le future generazioni sono trattate come adolescenti delle cui scelte non ci si può fidare. La crisi porta a una leadership debole, perché ogni passo per uscirne può indurre nell’opinione pubblica la sensazione negativa che ci si stia rimangiando le promesse fatte nel passato. Inoltre, spiega perché nessuno dei due partiti, messo di fronte ai problemi di fondo del budget, riesca a definirsi attraverso una serie coerente di proposte politiche. Per esempio, i democratici non possono risolvere il problema semplicemente tassando un po’ di più i ricchi, né lo possono i repubblicani spostando semplicemente un po’ di soldi dai fondi pubblici pensionistici ai piani individuali. I programmi destinati ai bambini sono tra i più colpiti, con percentuali di spesa più basse e spesso con stanziamenti minori che in passato1. I bambini subiscono, inoltre, le conseguenze di un altro pericoloso trend: maggiori stanziamenti federali destinati al consumo e minori quote impiegate, invece, in investimenti, inclusi quelli sui bambini. Fino a ora, nessuno tra i sempre più numerosi aspiranti presidenti repubblicani o democratici sta dando motivo di sperare in un cambio di priorità. Nessuno ha speso molte parole sulla necessità di frenare la vorace crescita della spesa per pensioni e sanità, con il risultato che molti programmi destinati agli investimenti sono a corto di fondi. Oggi, le nostre sbilenche priorità sfidano sia la ragione che l’equità. Se gli stanziamenti per i bambini si riducono e investiamo meno su di loro, come possiamo aspettarci che un giorno guadagnino a sufficienza per pagare le tasse destinate a coprire la nostra catasta di pensioni e spese sanitarie? Abbiamo imposto per legge che loro devono sempre di più a noi, mentre noi a loro dobbiamo sempre di meno. Comunque, anche i programmi favoriti soffrono: ogni anno, la spesa per la Social Security cresce, ma non è mirata ad affrontare la povertà dei più anziani; è sempre più indirizzata alle persone di media età e sempre meno a quelli, per esempio, con dieci anni o meno di aspettativa di vita. Inoltre, queste spese sono nettamente a sfavore dei capifamiglia single con figli, spesso madri abbandonate, che pagano più tasse, crescono più figli e, tuttavia, ricevono durante la loro vita meno benefici di chi ha un buon matrimonio, paga meno tasse e non ha figli. Non è difficile ammettere che iniquità e inefficienza sono quasi inevitabili quando i programmi crescono in modo automatico, quali che siano i bisogni e le opportunità del presente. La tassazione progressiva è la soluzione? I democratici alla guida del Congresso hanno scoperto ciò che i repubblicani avevano imparato alla fine del primo mandato di Bush: hanno poco margine per fare qualcosa. Ma - direte - il Congresso non sta provando a ritirare alcune dei tagli fiscali di Bush? Molto probabilmente sì, ma non abbastanza di fronte ai numerosi problemi ciascuno dei quali comporta il fabbisogno di centinaia di miliardi di dollari. La revisione fiscale che si sta considerando potrebbe, al massimo, aggiungere 50 miliardi di dollari di entrate annue. Da dove provengono questi 50 miliardi? Il solo incremento del gettito vagamente menzionato deriva dalla revoca dei recenti tagli fiscali per i super ricchi (forse solo coloro con reddito pari o superiore ai 200.000 dollari l’anno). Secondo l’Urban-Brookings Tax Policy Center (UBTPC), 50 miliardi è anche all’incirca l’incremento del gettito previsto da una precedente simile proposta del candidato presidenziale John Kerry. Tuttavia, secondo l’UBTPC, anche questa cifra potrebbe essere sovrastimata, in quanto coloro che ne sarebbero colpiti metterebbero senza dubbio in atto misure elusive. Nessuno ha suggerito di abbandonare il sostegno fiscale alla classe media messo in atto negli ultimi dieci anni. Nessun leader congressuale o candidato presidenziale ridurrebbe molti dei più costosi tagli fiscali operati da Bush: semplicemente non c’è molto da guadagnare politicamente nel proclamare che la famiglia Smith, con due bambini e un reddito da 50.000 dollari, dovrebbe adesso pagare 1.500 dollari in più di tassa sul reddito, perdendo metà dei suoi child credit2 e pagando una marriage penalty3 maggiore e aliquote fiscali più elevate. Quindi dove andrebbero a finire i 50 miliardi sottratti ai più facoltosi? Distribuendo i 50 miliardi si ottengono circa 150 dollari a persona per alleviare le angustie della classe media. I democratici in Congresso hanno tenuto recentemente varie audizioni sui rischi e le preoccupazioni della classe media e vorrebbero stanziare fondi per ridurre queste paure. Anche i candidati presidenziali vogliono parte di quella cifra per sostenere le loro promesse e non vogliono che l’attuale Congresso la tocchi prima delle elezioni. Entrambi i partiti si sono impegnati per la riduzione del deficit. I 50 miliardi coprirebbero poco meno di un terzo del deficit fissato per il 2007. I 50 miliardi potrebbero rallentare leggermente e temporaneamente l’inevitabile resa dei conti sulle spese in continuo aumento per Medicare4: si coprirebbero appena pochi mesi dell’incremento nella spesa sanitaria complessiva del governo pianificata al 2010. Abolendo i tagli fiscali per i redditi più elevati, si potrebbe coprire circa un quinto del deficit annuale previsto per la previdenza pubblica una volta che tutti i figli del baby boom raggiungeranno l’età per il pensionamento. Per quell’epoca, si calcola che le entrate del sistema pensionistico saranno inferiori alle spese di una cifra annuale pari a circa due punti percentuali del Prodotto interno lordo, circa 270 miliardi di dollari ai livelli attuali. Si può biasimare chi si vuole per il disordine fiscale di oggi, ma non ci si può aggrappare al mito dell’abolizione dei recenti tagli fiscali per i più abbienti quale soluzione dei molti buchi di bilancio che affliggono la nazione. I nostri rappresentanti semplicemente non possono girare attorno al più fondamentale dei dilemmi politici. Anche se applicassero ulteriori tasse sui redditi più alti - il che non sarebbe semplice - dovrebbero ancora ritirare molte delle promesse fatte alla classe media o incrementarne la tassazione, o fare entrambe le cose. In questo momento, i leader di entrambi i partiti politici considerano un suicidio politico aprire la strada a questo discorso. Conclusione Sebbene vi siamo ancora dentro, questo labirinto sempre più complicato, dove a ciascuno viene promesso sempre di più per un incerto futuro, comincia a sgretolarsi. Solo grandi riforme di sistema possono ristabilire un normale processo democratico. Ogni generazione deve riprendersi il diritto di decidere se e come il governo deve spendere di più, quando la crescita economica porta a un incremento delle entrate pubbliche o se, invece, ne si deve restituire una parte sottoforma di tagli alle tasse. Questa ristrutturazione di budget, spesa pubblica, leggi e procedure fiscali deve riportare a un luogo di confronto sul budget per decidere come finanziare nuovi programmi e nuove politiche. Ripristinare un processo di scelta democratico è quasi esclusivamente un problema politico, che esige dai nostri leader la decisione di rimanere nei limiti del budget disponibile oggi, lasciando quello di domani ai nostri figli e nipoti. Note e indicazioni bibliografiche 1 L’unica eccezione a questo andamento non è necessariamente una buona notizia. Lo stanziamento per la salute infantile, ancorché un frammento della spesa sanitaria totale, verrà aumentato con l’attuale legge, dato l’incremento dei costi della sanità in generale. Tuttavia, l’aumento dei costi spingerà più famiglie a non sottoscrivere polizze assicurative, diminuendo così i vantaggi per i bambini. 2 Crediti fiscali legati alla presenza di bambini in casa. 3 Con il cumulo dei redditi, una coppia sposata viene penalizzata, pagando più tasse, a parità di reddito, rispetto a due single. 4 Programma pubblico destinato a coprire le spese sanitarie degli anziani.
Il governo che meritiamo
di C. Eugene Steuerle / Esperto di politica fiscale all’Urban Institute di Washington
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