Il caso Hein La decisione della Corte suprema degli Stati Uniti del 25/06/2007 sul caso Hein contro Freedom from Religion Foundation1 è stata presentata come il primo test costituzionale per il programma di Bush denominato Faith-based Initiative, con i sostenitori del programma soddisfatti, e gli oppositori irritati, per la scelta della Corte. Ma questo approccio rappresenta un fraintendimento della sentenza e delle stesse basi costituzionali del programma Faith-based Initiative. Infatti, il caso Hein non si incentrava sulla possibilità che questo programma fosse ammissibile sotto il profilo della Costituzione degli Stati Uniti, che richiede sia che il governo protegga la libertà religiosa, sia che si astenga dal creare o “istituire” una religione ufficiale. La causa riguardava piuttosto la possibilità che la Freedom From Religion Foundation (FFRF) fosse legittimata a portare davanti alla Corte le proprie accuse secondo cui l’amministrazione Bush, attraverso la Faith-based Initiative, avrebbe favorito sistematicamente la religione rispetto al secolarismo. In generale, i contribuenti americani che hanno obiezioni sul modo in cui il governo spende i loro soldi non possono andare in tribunale per far cessare quelle spese. Solo se possono dimostrare di essere effettivamente danneggiati dalle decisioni del governo hanno la possibilità di avviare un’azione legale. La Corte suprema ha tuttavia accettato alcune cause promosse dai contribuenti, quando questi hanno sostenuto la violazione da parte del governo dell’Establishment Clause2. Nella sentenza Hein, la Corte ha deciso che l’azione legale della FFRF non aveva i requisiti necessari per essere considerata un’eccezione che permettesse alla causa di andare avanti. Anche se la sentenza ha già avuto effetti sulle modalità di comportamento dei tribunali nei confronti delle obiezioni contro la Faith-based Initiative, essa non ha preso in considerazione il merito delle obiezioni, cioè non ha preso posizione sul fatto che la Faith-based Initiative risponda o meno alle norme costituzionali relative alla religione e al governo. Le organizzazioni a base religiosa e la Costituzione Quella sul caso Hein è la prima sentenza della Corte suprema sulla Faith-based Initiative, ma non è assolutamente la prima decisione sugli standard costituzionali richiesti per il sostegno governativo a organizzazioni a base religiosa dirette al servizio degli altri. Infatti, la Faith-based Initiative è il risultato di decisioni prese in passato dalla Corte suprema sul governo e le organizzazioni religiose. È importante descrivere lo scenario in cui tutto ciò avviene. Come è noto, gli Stati Uniti si sono impegnati fin dall’inizio per la separazione tra Chiesa e Stato. Gli immigrati delle origini e gli artefici della Costituzione e del sistema del governo erano decisi a salvaguardare la libertà e l’autenticità della religione, proibendo al governo nazionale di fondare una chiesa e una religione ufficiali. La libertà di religione e il rifiuto di una Chiesa di Stato fanno parte del Primo emendamento, il primo dei dieci articoli del Bill of rights (l’insieme dei primi dieci emendamenti alla Costituzione), che fu aggiunto quasi immediatamente alla Costituzione per fare chiarezza sulle libertà dei cittadini e i limiti posti al governo. Tuttavia, poiché la maggior parte degli americani nei primi 150 anni dalla nascita della Costituzione era costituita da cristiani protestanti, si era sviluppato un informal establishment, come nel caso dell’uso delle Bibbie e delle preghiere protestanti nelle scuole pubbliche gestite dal governo. Questa “istituzione informale” è diventata sempre meno sostenibile con l’arrivo in America di immigrati di fedi diverse, in particolare cattolici ed ebrei, e la crescita di una coscienza secolarizzata. Negli anni dopo la Seconda guerra mondiale, la Corte suprema degli Stati Uniti ha cominciato a porre fine all’istituzione informale, chiedendo al governo nazionale di non fornire «alcun sussidio alla religione». Se il governo è secolare, non può preferire una religione tra quelle esistenti, né fondarne illegalmente una. Ma questa soluzione ha dimostrato di avere i suoi problemi, e negli ultimi decenni la Corte suprema se ne è allontanata. La maggior parte degli americani sono religiosi e molte delle loro organizzazioni hanno una base religiosa. Per esempio, molte opere di carità che servono i poveri sono state create dalle chiese e molte università e college hanno radici e ispirazione religiose. Se il governo assistesse soltanto gli allievi che frequentano le università laiche, ma rifiutasse di aiutare gli allievi che scelgono un’università ebrea, non sarebbe una cosa corretta o neutrale, ma piuttosto porsi contro la religione. Se il governo versasse contributi a organizzazioni private per dare riparo ai senzatetto, ma rifiutasse di collaborare con le opere di carità cattoliche per farlo solo con i gruppi laici, ancora una volta non si tratterebbe di correttezza, ma piuttosto di discriminazione contro la religione. Verso una nuova equità In una serie di casi riguardanti la religione e il sostegno governativo, la Corte suprema ha sostituito la “parità di trattamento” al vecchio standard del “nessun sussidio alla religione”. Nel caso Bowen (1988), la Corte ha dichiarato ammissibile che il Congresso includesse le chiese in un programma per l’educazione sessuale degli adolescenti, purché i contributi del governo non fossero usati per insegnare la dottrina religiosa. Nel caso Mitchell (2000), la Corte ha stabilito che il governo non può escludere come propri partner, nella fornitura di servizi finanziati pubblicamente, organizzazioni per i servizi sociali basate sulla fede, anche se intensamente religiose, a condizione che la religione venga tenuta separata dai servizi che il governo finanzia. E nel caso Zelman (2002), una causa che riguardava l’aiuto del governo alle scuole elementari religiose, la Corte suprema ha affermato che è perfino ammissibile che il governo sostenga servizi sociali che hanno la religione come parte del programma (per esempio, invocando il potere di Dio per aiutare drogati o alcolizzati a uscire dalla dipendenza), a patto che la scelta di un servizio sociale religioso sia fatta dalla persona bisognosa di aiuto, non dal governo. Sono questi casi, e i loro precedenti, che hanno condotto alla creazione della Faithbased Iniziative: un piano d’azione per migliorare il rapporto fra il governo e la società civile, comprese le molte organizzazioni a base religiosa che ne fanno parte. Il modello è il principio della sussidiarietà, o l’analogo principio riformato della sfera di sovranità, per rendere le organizzazioni private dei partner paritari del governo nel servizio ai bisognosi, non dei subordinati che devono nascondere la loro ispirazione religiosa. Questa riforma è cominciata prima che il presidente Bush si insediasse nel 2001: le leggi più importanti sono state approvate durante l’amministrazione di Bill Clinton (in particolare per i servizi sociali) e un’importante legge, che permette alle Chiese di fornire assistenza ai bambini sostenuta dal governo, risale al 1990. La Freedom from Religion Foundation sostiene che il suo obiettivo è cercare di impedire all’amministrazione Bush di creare una macchina di governo che riempia la religione di dollari del contribuente, sottraendoli ai servizi sociali laici. La sentenza Hein ha fermato questa obiezione specifica, ma le altre decisioni della Corte suprema, prima elencate, sono più importanti. Esse indicano che la Faithbased Initiative è sulla strada giusta: non è un illegale il “sussidio alla religione” governativo, se tutto ciò che il governo fa è assicurarsi che le organizzazioni religiose abbiano le stesse possibilità dei gruppi laici nel cercare finanziamenti. Non tutto ciò che è stato fatto in nome della Faith-based Initiative è giusto: ci sono state altre cause e alcune sconfitte legali. Alla fine potrebbe comparire di fronte alla Corte suprema un caso che abbia a che fare con la sostanza e non con la legittimità. Quando ciò accadesse, invece di aggrapparsi a un precedente come nel caso Hein, ci auguriamo che il presidente della Corte, Roberts, il giudice Alito, e i loro colleghi rivedranno le passate sentenze sui rapporti Chiesa-Stato, contraddistinte da una ben nota iniquità, stabilendo con fermezza principi che assicurino che le persone e le istituzioni di fede, proprio come i cittadini e le istituzioni di convinzioni laiche, ricevano un giusto trattamento.
Note e indicazioni bibliografiche 1 Freedom from Religion Foundation è un’associazione non-profit di liberi pensatori, creata nel 1978 nel Wisconsin per sostenere la separazione tra Chiesa e Stato. Jay F. Hein è il direttore del White House Office of Faith-Based and Community Initiatives, ufficio della Casa Bianca che ha lo scopo di incoraggiare le piccole opere di carità religiose e altri enti non-profit a fornire servizi sociali attraverso contratti con il governo. 2 Il Primo emendamento alla Costituzione degli Stati Uniti, relativo alle varie libertà di pensiero, parola, riunione, comprende anche le cosiddette “clausole religiose”: l’Establishment Clause («Il Congresso non istituirà religioni di Stato […]») e la Free Exercise Clause («[…] né proibirà il libero culto di alcuna»).