Quadrimestrale di cultura civile

Il dodecalogo di Rudy

di Rudolph Giuliani / Ex sindaco di New York, è candidato alle primarie dei repubblicani

«Sono un conservatore fiscale» Ho fatto un elenco dei 12 impegni che intendo assumermi in qualità di presidente degli Stati Uniti, le 12 cose che credo siano davvero importanti […]. La prima è che gli Stati Uniti continueranno l’offensiva contro la guerra terroristica nei loro confronti, perché credo che questa sia una questione di primaria importanza. [È necessario] risanare la disciplina fiscale di Washington e porre fine ai suoi sprechi. Mentre viaggiavo per gli Stati Uniti l’anno scorso, […] in quasi tutti i contesti in cui mi sono trovato (politico, economico, non-profit, ecc.), mi è stato detto: «Washington non lavora più. Non fa più nulla. Non riesce più a controllare le spese. La situazione è fuori controllo». Abbiamo eletto un Congresso repubblicano e, cito quello che mi è stato detto da altri, i repubblicani sono diventati come i democratici: spendono molto come loro, in modo esagerato come loro e con pochi controlli, proprio come loro. […] E credo fermamente che una delle ragioni per cui abbiamo perso il Congresso, per cui i repubblicani hanno perso il Congresso l’anno scorso, è la sensazione che sia venuta meno una delle due ragioni per cui una persona è repubblicana. La prima ragione riguarda la sicurezza nazionale, le forze armate e la forte difesa nazionale. È sempre stato così, dai tempi della Guerra fredda fino alla guerra contro il terrore di oggi. Su questo punto, uno dei partiti è più forte, mentre l’altro è un po’ ambiguo su ciò che si deve fare […]. La seconda ragione per cui, io credo, una persona diventa repubblicana è perché è cosciente del legame tra disciplina fiscale, governo responsabile ed economia in crescita. A meno che non vengano prese azioni decise da parte di un presidente favorevole alla crescita economica, l’economia del Paese sarà in serio pericolo […]. Mi candido come presidente perché so cosa fare. Mi potete confrontare con qualsiasi repubblicano e democratico. Quando divenni sindaco di New York, la città era considerata ingestibile, ingovernabile, incontenibile. Io ho posto un freno a quella cultura di sprechi economici proprio nella città, New York, emblema di quella cultura. Si continua a dire: «Non è possibile farlo. Non puoi farcela [...]. Ci hanno già provato altri e non ci sono riusciti». Ma io amo fare proprio questo. È la ragione per cui mi sono candidato come sindaco di New York. È la ragione per cui mi candido come presidente degli Stati Uniti: puoi fare le cose che gli altri dicono non puoi fare. Ho in serbo grandi aspirazioni per il popolo americano. Sono solito governare con ottimismo, non con la testa curva, preoccupato di questo o di quello. Possiamo cambiare tutto questo. Possiamo davvero ridurre le spese. Possiamo davvero rendere gli organi governativi più responsabili. Possiamo misurarli con i programmi Compstat in termini di produttività. Possiamo ridurre il governo federale, e renderlo un governo che fa più efficacemente le cose che deve fare. […] La ragione di questa mia sicurezza è che sono già stato messo alla prova […]: ho dovuto gestire cose che ritengo essere simili alla gestione di un governo federale. Niente è paragonabile alla gestione del governo federale, niente è paragonabile alla carica di presidente degli Stati Uniti: la responsabilità è talmente grande che incute timore e umiltà solo a pensarci. Ma il mio precedente impiego è stato la gestione del terzo governo per grandezza e il secondo o terzo per complessità nel Paese. E l’ho svolto in due periodi difficilissimi […], ovvero quando eravamo nel pieno di una crisi criminale, oltre che fiscale, e ho cambiato la situazione, e l’ho svolto anche durante l’11 settembre, quando siamo stati vittime dell’attacco terroristico peggiore nella storia del Paese. Non siamo più un Paese isolato che può fare ciò che vuole. Siamo in un’economia globale e tutto quello che facciamo viene visto sotto un profilo competitivo. Se aumentiamo le tasse, le aziende inizieranno a pensare: «Le tasse sono più basse in Irlanda? Ci sono tasse più basse alle Bermuda? Ci sono tasse più basse in alcuni Paesi europei o in Paesi asiatici? Possiamo delocalizzare più lavoro in India?». Così, la posizione competitiva in cui posizioniamo il Paese può ritardare la crescita della nostra economia, che è ciò che i democratici hanno fatto introducendo ulteriori tasse e spesa pubblica, per poi lamentarsi della delocalizzazione del lavoro, essendo loro la causa. Oppure capiamo di essere in un contesto competitivo e che è necessario far crescere il settore privato. Questo è ciò che ho fatto a New York. Il dodecalogo di Rudy 1) Manterrò l’America all’offensiva nella Guerra al terrore. 2) Metterò fine all’immigrazione illegale, renderò sicuri i nostri confini e identificherò ogni individuo presente nella nostra nazione che non sia cittadino americano. 3) Ristabilirò la disciplina fiscale e taglierò gli sprechi di Washington. 4) Ridurrò le tasse e riformerò la legislazione fiscale. 5) Imporrò il principio della responsabilità (accountability) a Washington. 6) Condurrò l’America verso l’indipendenza energetica. 7) Darò agli americani più controllo su, e accesso a, prestazioni sanitarie economicamente accessibili, offerte tramite soluzioni di libero mercato. 8) Aumenterò le adozioni, diminuirò gli aborti e proteggerò la qualità della vita dei nostri figli. 9) Riformerò il sistema legale e nominerò giudici rigorosi nell’interpretazione delle leggi. 10) Assicurerò che ogni comunità in America sia preparata per affrontare attacchi terroristici e disastri naturali. 11) Garantirò l’accesso all’educazione di qualità a ogni ragazzo in America, dando ai genitori il diritto di scegliere la scuola che preferiscono (real school choice). 12) Aumenterò la partecipazione americana nell’economia mondiale e rafforzerò la nostra reputazione nel mondo.

 

Estratto da un discorso tenuto il 20/06/2007 a Des Moines, Iowa.