“La Terra Santa non è un luogo qualunque, è la terra che ha dato origine alla nostra fede, dove affondano le nostre radici. Abbiamo l’imperativo di radicarci nella testimonianza cristiana: essere con i fatti i testimoni di una speranza che non demorde di fronte all’evidenza. Le opere e l’impegno concreto di ciascuno di noi, la nostra testimonianza, devono dire chi siamo.”
È nel solco di questa frase pronunciata dall’allora Custode di Terra Santa padre Pierbattista Pizzaballa (ora amministratore apostolico di Gerusalemme) che è nata, ormai 15 anni fa, l’Associazione pro Terra Sancta, ONG al servizio dei frati francescani in Medio Oriente. Non solo la “Terra Santa” a cui siamo abituati a pensare per via dei pellegrinaggi, ma ben sette Paesi di tutto il Medio Oriente: oltre a Israele e Palestina, anche Libano, Egitto, Giordania, Siria, Rodi e Cipro. Sono luoghi santificati dal passaggio di Gesù, degli apostoli e di san Paolo. Perché, come diceva Paolo VI, il primo pontefice pellegrino in Terra Santa dopo Pietro, “c’è una storia della salvezza, ma c’è anche una geografia della salvezza”. È qui che opera l’associazione Pro Terra Sancta, sostenendo le comunità cristiane – ridotte a una percentuale sempre più esigua della popolazione – e adoperandosi per la conservazione e valorizzazione dei Luoghi Santi.
ATS Pro Terra Sancta persegue i suoi obiettivi in ogni angolo di questo ampio territorio grazie a tre uffici che si trovano a Gerusalemme, Betlemme e da qualche anno anche a Milano. Sulla scia di san Francesco, sostiene tutti quelli che vivono nel bisogno, senza distinzione di razza, cultura o religione. “Il nostro lavoro – spiega il direttore generale Tommaso Saltini – è servire la Custodia di Terra Santa nella sua missione quotidiana, che necessita di un sostegno economico per implementare i progetti di conservazione dei Luoghi Santi e quelli di carattere sociale per mantenere le comunità locali”. I progetti di ATS Pro Terra Sancta intendono sostenere lo sviluppo delle fasce più deboli della popolazione, l’educazione e la formazione professionale, la conservazione e la valorizzazione di aree archeologiche e la tutela dell’immenso patrimonio locale. È un esempio il progetto di restauro della basilica del Getsemani a Gerusalemme, che ha richiesto 18 mesi di lavoro e un budget complessivo di 600.000 euro. “I francescani avrebbero potuto affidare il progetto a maestranze giunte dall’estero – afferma Carla Benelli, responsabile dei progetti culturali di ATS pro Terra Sancta - ma hanno scelto di investire nella formazione di giovani locali palestinesi”. Sei ragazzi provenienti dal Mosaic Centre di Gerico; tra questi, cinque sono musulmani.
“Affidare il restauro della basilica vicino all’Orto degli ulivi a dei ragazzi musulmani (dopo aver contribuito al restauro di altre due sinagoghe) è stata una bella sfida – continua Benelli –, loro si sentono grati e orgogliosi di aver partecipato a quest’opera di conservazione”. Grazie alle scuole gerosolimitane più di mille bambini tra gli 8 e i 12 anni sono venuti a visitare la chiesa, aperta proprio per loro durante gli orari di chiusura, dalle 12 alle 14. Tanti non erano a conoscenza di questo patrimonio dell’umanità, conosciuto e venerato da più di un miliardo di persone. “Mentre vanno a scuola, la mattina, i bambini vedono file di pullman in coda che fanno scendere i pellegrini e si chiedono: perché proprio lì?”. Le azioni umanitarie “per soccorrere le persone colpite dalla guerra sono molto importanti”, spiega l’architetto Osama Hamdan, storico collaboratore dell’Associazione, “ma quello che accade in Medio Oriente sta cercando di distruggere l’identità dei popoli. L’ISIS ha proprio questo obiettivo: distruggere l’identità e la memoria del Medio Oriente. Pensiamo solo a quanto è accaduto a Palmira. Il Califfato vuole cancellare ciò che ci costituisce, una dimensione che è fondamentale. Perché l’uomo non vive solo di pane e acqua. Con pane e acqua potremmo al massimo solo sopravvivere, ma vivremmo male”.
Una vita bella si esprime dunque anche attraverso la cultura e l’arte, due aspetti imprescindibili dell’uomo. “Cerchiamo di curare le radici che oggi vengono attaccate da una violenza senza precedenti”. ? il motivo per cui Associazione pro Terra Sancta e Mosaic Centre, sull’esempio di padre Piccirillo (il francescano che ha fondato l’associazione nel 2002) e dei frati archeologi della Custodia di Terra Santa, hanno sempre lavorato in questa direzione, formando i giovani locali (quest’anno per esempio è stato aperto a Betlemme un nuovo centro di formazione per il restauro dei mosaici, oltre a quello già in funzione a Gerico), ma anche tramite iniziative che coinvolgono le scuole, come le visite organizzate ai siti sul Monte degli Ulivi. “Conservare i beni artistici – dice l’architetto Hamdam – significa inequivocabilmente conservare anche l’identità e garantire lo sviluppo di un popolo per il proprio Paese. La Palestina è un mosaico di civiltà e il nostro compito è proprio quello di conservarlo. Su questa scia desideriamo formare anche i giovani palestinesi. Perché il patrimonio appartiene a loro. Dobbiamo puntare sull’educazione, perché avere questa consapevolezza nasce da un’educazione ricevuta. ? l’unico modo affinché questo lavoro di conservazione crei benessere e benefici”.
D’altronde nessuno viene dal nulla, abbiamo radici comuni che è necessario scoprire, preservare ed educare a mantenere. E non per un puro amore dell’antico, ma per la conservazione della memoria, della coscienza di un Paese. Anche questa per il Medio Oriente è un’azione fondamentale. Un’azione che l’associazione compie da diversi anni anche a Sebaste, insediamento antichissimo rinnovato da Erode il Grande nel I secolo a.C.: sull’acropoli sono ancora oggi visibili i resti della città romana tra cui il foro e la basilica, il teatro, il tempio di Augusto, la strada colonnata e parte delle mura. “Sebaste accogliente, tra passato e presente” è il nome del progetto che intende favorire lo sviluppo e la valorizzazione del patrimonio culturale di questo villaggio. “Vogliamo farlo mediante il coinvolgimento di giovani, donne e disabili nella creazione di un’economia locale sostenibile che migliori le condizioni economiche delle famiglie”, spiega Tommaso Saltini. Il progetto si concentra sulle peculiarità del luogo – la biodiversità, le abbondanti coltivazioni di frutta e di olivo e le straordinarie ricchezze storiche e archeologiche – e sulla valorizzazione delle qualità della popolazione locale, prima fra tutte l’accoglienza ai turisti.
“Un ulteriore aspetto che a noi sta molto a cuore è quello di creare lavoro. Uno dei compiti della Custodia di Terra Santa è sostenere la presenza cristiana in Terra Santa attraverso i luoghi Santi e la loro conservazione, ma anche con la creazione di opportunità di lavoro”. A Sebaste vivono soprattutto musulmani e i cristiani, essendo una piccola minoranza, hanno bisogno di creare relazioni con ebrei e musulmani, con israeliani e palestinesi. Gli interventi di conservazione a fianco alla moschea principale, risalente al periodo medievale, hanno già salvato dal crollo e dall’abbandono diversi edifici crociati all’interno del nucleo storico. Tali strutture, caratterizzate da condizioni di grave degrado e instabilità strutturale, sono state ristrutturate, in modo compatibile al loro valore storico, per accogliere le attività sociali promosse e realizzate dal Comune di Sebaste e dall’associazione palestinese Mosaic Centre: un centro giovanile, una foresteria e un centro di informazione turistica che comprende anche la vendita di prodotti locali. “Recentemente – spiega Carla Benelli - abbiamo ampliato i lavori di recupero del centro storico, sempre impiegando manodopera locale, per aumentare la capacità della foresteria, e abbiamo svolto attività di formazione della popolazione, in particolare donne e giovani per la produzione di prodotti locali e l’accoglienza ai visitatori”.
In generale sono oltre duecento gli specialisti e i volontari impegnati in questi – e tanti altri – progetti attivi in Terra Santa, dove vivono ancora gli eredi delle prime comunità cristiane, nate intorno ai luoghi che sono il simbolo della speranza di ogni cristiano: il Santo Sepolcro a Gerusalemme, la Basilica della Natività a Betlemme, quella dell’Annunciazione a Nazareth. “Uno dei principali impegni di ATS Pro Terra Sancta è quello dell’educazione – racconta ancora Saltini –, un aspetto decisivo per la formazione delle nuove generazioni, per avere una società consapevole della propria storia e del fatto che è possibile un modello di convivenza e di pace. È da queste riflessioni che nasce il Terra Sancta Museum, il primo museo sulle origini del cristianesimo in Terra Santa. Sarà diviso in tre sezioni: una parte storica, una archeologica e una multimediale, per mostrare quello che i Francescani conservavano nei loro magazzini, dei reperti che annunciano una storia. “L’obiettivo del Terra Sancta Museum – secondo quanto raccontato da monsignor Pizzaballa – è raccogliere tutto questo e rileggere le ferite che hanno segnato la storia della regione in un modo più sereno, per far sapere che anche nella storia del rapporto tra cristianesimo, islam ed ebrei – una storia fatta di alti e bassi – ci sono dei momenti alti, dei modelli di convivenza che testimoniano la possibilità di una convivenza pacifica”. Il progetto ha diverse origini: “Come tutte le cose – continua Pizzaballa – nasce dal bisogno di mettere ordine in casa e vedere cosa abbiamo, ma c’è anche la coscienza che in questa terra la nostra presenza e i nostri cristiani hanno bisogno non soltanto di lavoro e di pane, ma anche di un senso”.
Un significato spesso difficile da trovare tra tutte le contraddizioni che questa terra mette davanti agli occhi ogni giorno. “Le relazioni di oggi sono segnate dalla storia, spesso sono ferite, perché la nostra storia è ferita”. Anche al museo è affidato il compito di alleviarle. “Abbiamo bisogno di rileggere in maniera serena e redenta – uso un linguaggio cristiano – la nostra storia, ma per farlo dobbiamo conoscerla”.
Pizzaballa è certo che tutto questo “ci aiuta a vivere l’attualità presente in maniera più serena. Innanzitutto ti rendi conto che gran parte dei fenomeni attuali – sociali, politici, religiosi – sono già stati vissuti dai nostri padri e dai nostri nonni, e non sono una novità. Ciò aiuta a ridimensionare i problemi, metterli nelle giuste dimensioni, avere una coscienza della realtà attuale più serena e meno drammatica”. E perciò contribuire allo sviluppo di questa terra. “Non dobbiamo solo intervenire laddove ci sono situazioni di crisi, come in Siria”, ha affermato recentemente il neo Custode fra Francesco Patton durante l’ultima plenaria di ATS Pro Terra Sancta. Ha sottolineato l’importanza dell’educazione e della formazione professionale, “ma – ha aggiunto – dobbiamo fare il possibile perché non ce ne siano di nuove, soprattutto qui”. Per questo padre Patton ha poi chiesto di sostenere in particolare l’opera del Terra Sancta Museum. “Il progetto rappresenta un’opportunità per accrescere, tra le comunità locali e la comunità internazionale di pellegrini, la consapevolezza della propria storia, e sentirsi eredi della tradizione cristiana. Tutto ciò che è divulgazione e promozione della cultura aiuta a costruire la pace”, ha concluso il Custode, fornendo così un’indicazione per quella che sarà la missione di ATS pro Terra Sancta per i prossimi anni.
Educazione e memoria, una missione per la Terra Santa
di Andrea Avveduto / Giornalista
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