Quadrimestrale di cultura civile

Haiti, una luce nel buio

di T.J. D’Agostino / Associate Director of the Haitian Catholic Educational Initatives, Alliance for Catholic Education

Gli articoli su Haiti tendono a dilungarsi sul buio, raccontando una serie infinita di eventi negativi, e questo è in parte comprensibile. Gli haitiani sono un popolo che soffre da molto tempo. Ma troppo spesso ci si dimentica delle capacità di ripresa e dell’orgoglio del popolo haitiano, della bellezza e del potenziale dell’isola caraibica, della sua ricca cultura, della sua fede profonda e dei numerosi segni di speranza. E in tutto questo c’è luce. Ma quando viene contrapposta alla sofferenza, ai fallimenti e ai disastri, la luce sembra quasi venire inghiottita.

Written in Blood
Haiti è appena uscita da una crisi politica in cui elezioni fraudolente hanno portato a continui rinvii prima della scelta dell’attuale presidente. Questo ha suscitato preoccupazioni circa l’instabilità e l’insicurezza politica che, a loro volta, hanno avuto ripercussioni negative sugli investimenti esteri, sull’amministrazione e sull’economia.
Alla fine di ottobre 2016 l’uragano Matthew, forza 4, ha colpito le coste a sud di Haiti, facendo piazza pulita di tutto e distruggendo case, infrastrutture, fattorie, bestiame. Ora in decine di migliaia stanno vivendo una drammatica crisi alimentare. Questo fa seguito a una delle peggiori catastrofi naturali della storia moderna, il devastante terremoto del 12 gennaio 2010, di magnitudo 7, e le successive 52 scosse di assestamento di magnitudo 4,5 o più, che hanno messo in ginocchio la regione più popolata del Paese. Le stime dei morti variano tra 100.000 e i 160.000 unità, 1,5 milioni gli sfollati. Nello stesso anno, il Paese fu colpito da un’epidemia di colera, tuttora presente. Finora ne sono state vittime 700.000 persone, con oltre 9.000 decessi. La ripresa e la ricostruzione post-terremoto sono state pervase da sfide, fallimenti e frodi. Nonostante i progressi fatti, lo scoraggiamento rimane.
La storia delle sofferenze e delle battaglie del popolo haitiano ha, comunque, radici molto più profonde. Nel 2008, quattro devastanti uragani sommersero e distrussero la popolosa città di Gonaives. Quasi vent’anni di instabilità politica, colpi di stato e sanzioni economiche flagellarono Haiti dal 1986 al 2008. E prima? Trent’anni di dittatura repressiva e violenta sotto i Duvaliers, che terrorizzarono la popolazione, inducendo milioni di professionisti a fuggire da Haiti cercando asilo politico altrove.
Il XIX e il XX secolo furono segnati dall’instabilità politica e dalle sanzioni internazionali che avevano lo scopo di punire e isolare Haiti, a causa della rivolta degli schiavi, una minaccia per le potenze mondiali dell’epoca. Dal 1625 al 1789 Haiti fu una colonia di schiavi francese, una delle più spietate al mondo. Dal 1492 al 1625 gli europei si stabilirono sull’isola, trattando la popolazione con brutalità. Uno dei libri sulla storia di Haiti è appropriatamente intitolato, Written in blood: The story of the Haitian People 1492-1995. A lungo Haiti è stata, ed è tuttora, in un buio totale.
Fulmine da lamina vibrata
Il mondo è carico della grandezza di Dio.
Darà fiamma, come fulmine da lamina vibrata (Gerard Manly Hopkins)

Ma Haiti è anche un luogo dove abbondano atti eroici di virtù quotidiana. In una situazione di fragilità e penuria, la generosità e l’amore della gente illumina i luoghi oscuri. Dietro a una miriade di storie di corruzione e negligenza, ce ne sono tante mai raccontate di speranza e di costruttività.
La fase immediatamente post-terremoto fu caratterizzata da un’assistenza e un sostegno sconfinati degli haitiani verso i loro stessi connazionali, una storia che non viene raccontata mai abbastanza. Ingenti aiuti arrivarono da tutto il mondo, dagli Stati e da organizzazioni internazionali. Centinaia di chiese “gemellate” in America e altrove sostennero le parrocchie sorelle ad Haiti. Si registrarono livelli di solidarietà senza precedenti.

L’impegno delle associazioni religiose
Le associazioni religiose di Haiti sono forse una delle fonti di luce più luminose. Esse sono animate da una visione ispiratrice di solidarietà e attenzione nei confronti della dignità della persona e, solitamente, sono radicate in rapporti di fiducia e rispetto che durano nel tempo. Nel linguaggio della teoria dell’organizzazione, esse hanno una solida identità istituzionale con credenze e valori ben precisi che animano il loro operato, accrescono il loro senso missionario e rafforzano le loro reti operative.
Haiti è un Paese con una fede profonda. Le Chiese, sia protestanti che cattoliche, sono molto attive e hanno un ruolo primario nelle vite di molti abitanti, ma costituiscono anche una ricca fonte di capitale sociale, di rapporti di fiducia e di sostegno, spesso in collaborazione con reti sia locali che internazionali e, quindi, una fonte di accesso alle risorse. Ma, cosa forse più importante, esse invitano la gente ad avere uno sguardo diverso, una visione delle cose che influenza il loro modo di approcciarsi al proprio lavoro.
Williams e Sheperd (2016) hanno fatto la cronaca dell’emergenza delle associazioni locali di Haiti, messe in piedi in seguito al terremoto, in risposta ai bisogni della popolazione. Essi notano che le realtà di stampo non religioso tendevano ad avere un’anima indipendente e attori internazionali non di fiducia e non riuscivano a guardare oltre l’appagamento dei bisogni primari. Spesso, oltre a essere prive di relazioni significative a lungo termine, a livello sia locale che internazionale, non avevano una visione sull’autonomia della gente che cercavano di aiutare. Queste associazioni non riuscivano, quindi, a migliorare la vita delle persone e avevano meno probabilità di farne crescere l’indipendenza.
I due autori hanno constatato come le altre associazioni, tutte avviate in connessione con le reti ecclesiastiche, facevano ricorso a una filosofia di partecipazione radicata nella dignità di ogni singola persona. Tali associazioni avevano reti e capitale sociale, sia ad Haiti che a livello internazionale, a cui poter attingere e su cui poter contare in caso di necessità. Inoltre, erano più efficaci nel coltivare relazioni per un sostegno a lungo termine, riconoscendo la buona volontà e il rispetto dimostrato dai partner internazionali. Al di là della partecipazione e della preoccupazione per la dignità, tali associazioni hanno sviluppato obiettivi volti al cambiamento e all’autonomia delle popolazioni assistite. Ne sono derivati migliori risultati a lungo termine per entrambe.
Questo studio illustra come vi siano risorse uniche nelle associazioni religiose – reti, una visione radicata nella partecipazione e nella dignità e relazioni di fiducia – che le hanno aiutate ad avere un ruolo significativo nel porre le basi per la resilienza attraverso le iniziative locali sviluppatesi in seguito al terremoto. Le associazioni di affiliazione religiosa, comunque, ricoprono questo ruolo fondamentale ad Haiti da molto tempo e continueranno a farlo.

Alcuni esempi emblematici
Ma forse più impressionanti ancora dei fattori organizzativi sono la profonda testimonianza e l’eroico servizio di molte persone che lavorano nelle associazioni religiose. La loro visione le induce a dare e a servire in un modo unico. Questo atteggiamento si vede, forse in modo più particolare, in pochi casi estremi.
Ci sono poche associazioni operative negli slum di Cité Soleil e la stragrande maggioranza di esse è di stampo religioso. Cité Soleil è un grande slum di Port-au-Prince, costruito sopra una discarica lungo il mare. È densamente popolato e terribilmente povero. Brulica di gang violente, più di trenta, tanto che la polizia non ci entra e, per paura, nemmeno gli haitiani.
Malgrado i considerevoli rischi, Avsi opera a Cité Soleil, sostenendo le scuole, fornendo assistenza psico-sociale ai residenti traumatizzati e cercando di mitigare la violenza domestica contro le donne, oltre ad altre attività di sensibilizzazione.
Ci sono anche due associazioni religiose, fondate da preti americani, padre Tom Hagan, OSFS, a capo di Hands Together, e padre Rick Frechette C.P., D.O., fondatore della Fondazione St. Luc. Entrambe sono presenti ad Haiti da decenni. Entrambe sono coinvolte in tentativi di reintegrazione degli ex membri delle gang di Cité Soleil nella società e in una vita fatta di lavoro e dignità. Hands Together gestisce otto scuole a Cité Soleil, la Fondazione St. Luc gestisce una clinica e un grosso ospedale pediatrico per i poveri nelle vicinanze. Entrambe stanno compiendo imprese rischiose per indurre i giovani a uscire dalle gang. Entrambe hanno avuto amici e colleghi brutalmente assassinati. Entrambe mettono ogni giorno a rischio la loro vita. Nel corso degli anni padre Rick ha iniziato a svolgere un lavoro che, forse, più di qualsiasi altra cosa, è emblematico di un approccio nato dalla fede. Ogni giovedì, con un gruppo di volontari haitiani, va all’obitorio pubblico a prendere le salme abbandonate per dare loro una sepoltura dignitosa. Lo spettacolo che si presenta ai loro occhi è qualcosa di terribile. I corpi non sono imbalsamati e sono lasciati a decomporsi nelle pozzanghere, l’uno sopra l’altro. Il fetore è insopportabile. Il generatore, il più delle volte, è guasto, il che significa mancanza di refrigerio in mezzo allo spietato caldo tropicale. Gli ex adepti delle gang fanno spesso parte dei volontari che aiutano padre Rick. Cantano lamenti e inni gioiosi di resurrezione mentre portano via i corpi da quell’inferno, mettendoli in sacchi con dentro un rosario e un biglietto con la scritta “In paradisum deducant te angeli” (Gli angeli ti guidino in Paradiso), e li depositano sui camion. Non lontano da Cité Soleil, in una località marina chiamata Titanyen, che significa “I campi del Poco o Niente”, ai morti viene data una dignitosa sepoltura cristiana con preghiere e musica. Un amico, che ha lavorato con padre Rick in una visita del giovedì all’obitorio e a Titanyen, la descrive come l’esperienza più orribile e, al contempo, più bella che abbia mai fatto.
Cosa induce una persona a fare cose del genere? Affrontare quotidianamente la minaccia della morte, operando in uno degli slum più pericolosi al mondo, guadare ripetutamente l’inferno per andare a prendere i morti abbandonati? Padre Rick spiega: “Io la chiamo parola d’ordine. Ti trovi davanti una cosa terribile: senza pensarci due volte, intervieni, prima che la situazione diventi troppo gravosa e ostile… Qualche volta, di fronte alle cose orribili, hai davvero l’impressione di non poter fare niente. Niente. Ti senti semplicemente inutile. Ma poi cominci ad accorgerti che il fare la cosa giusta, qualsiasi essa sia, ha un potere ancora più grande” (Labash 2010).
La fede, così come crea un’identità che porta qualcosa di unico ed efficace all’interno delle associazioni religiose, aiuta la gente a camminare nei luoghi oscuri, a portare luce, a prendersi cura dell’umile e dell’emarginato trattandolo, anche nella morte, con amore.
La mia mano tremante li benedice
Che gli angeli ti portino lontano, lontano da qui
E lo facciano in fretta
Tu e questa moltitudine di morti che ti circonda
Padre Rick, da Haiti: The God of Tough Places, the Lord of Burnt Men

L’ACE ad Haiti – Il rinnovamento attraverso l’educazione cattolica
Il contributo delle associazioni religiose e le relazioni radicate nel rispetto, nella dignità e nell’amicizia arrivano anche a livelli più alti di cambiamento sistemico. La mia esperienza nel mio lavoro con l’Ace (Alliance for Catholic Education) dell’Università Notre Dame di Haiti è stata questa. Il sistema scolastico nel Paese è, per l’88%, privato; la stragrande maggioranza delle scuole è religiosa. Di queste, 2.400 sono cattoliche, ossia la parte più consistente, in quanto comprende il 20% del sistema formativo.
Da molti anni la priorità del governo haitiano è la creazione di un solido sistema scolastico pubblico. Di conseguenza, per anni, la sua tendenza è stata quella di ignorare l’88% di scuole haitiane private, vedendole come una minaccia e un segno di debolezza dello Stato. Questa visione venne ripresa dai leader delle istituzioni mondiali, come la Banca Mondiale, che vedevano nelle scuole private di Haiti un segno di malfunzionamento del Paese.
Dopo il terremoto, l’istruzione è diventata una priorità del governo haitiano e della comunità internazionale. Io lavoravo ad Haiti dal 2006 e avevo avviato una collaborazione con i responsabili dell’educazione della Conferenza Episcopale Haitiana. Discutendo della situazione, giungemmo alla conclusione che la Chiesa cattolica poteva e doveva essere un veicolo per ricostruire l’istruzione ad Haiti, collaborando con il Governo per favorire un rinnovamento sistematico.
La Chiesa aveva notevoli risorse: un esteso raggio d’azione, efficaci strutture amministrative a livello locale, regionale e nazionale, un forte senso missionario, rinforzato dalla fede e dai valori condivisi e l’impegno di migliaia di uomini e donne. Dava garanzie di un lavoro stabile, mentre le strutture statali pagavano il prezzo di continui avvicendamenti di personale e di una burocrazia inefficace e centralizzata, grandi ostacoli a un cambiamento radicale.
Pensavamo che se potevamo accompagnare la Chiesa attraverso rapporti a lungo termine con solide istituzioni cattoliche internazionali come l’Ace dell’Università Notre Dame e la CRS (Catholic Relief Services), eravamo in grado di offrire un sostegno significativo al sistema dell’istruzione attraverso l’educazione cattolica. Guidati da una visione comune di sviluppo e rispetto reciproco, la partnership è continuata per sei anni e la cooperazione è cresciuta.
Nel 2012, seguendo una stima nazionale e un lavoro pianificato con i leader ecclesiastici, abbiamo cominciato ad attuare progetti su larga scala per la formazione degli insegnanti, il coinvolgimento della comunità nelle scuole e l’alfabetismo. Entro il 2017 tali progetti saranno sostenuti in ogni diocesi del Paese, con la formazione di 1200 insegnanti, l’avviamento di consigli locali e associazioni dei genitori in 400 scuole e il miglioramento dei risultati di alfabetizzazione degli studenti in 320 scuole. Il miglioramento dell’alfabetizzazione è particolarmente degno di nota. Il 49% degli studenti haitiani non è in grado di leggere una sola parola prima dell’inizio del terzo anno della scuola elementare. Il governo haitiano e i donatori internazionali hanno riconosciuto come priorità assoluta la necessità di migliorare la lettura.
I programmi di alfabetizzazione lanciati dalla Chiesa e la nostra partnership hanno raggiunto i risultati più promettenti ad Haiti col miglioramento del primo grado di lettura, conseguendo risultati migliori rispetto a Usaid, Banca Mondiale e numerose Ong e aziende private. Il risultato è che la Chiesa e la nostra associazione attualmente lavorano in stretta collaborazione con il Ministero dell’istruzione per migliorare i risultati di lettura a livello nazionale. Contiamo di estendere il programma di alfabetizzazione a più di 1000 scuole nei prossimi cinque anni e a sostenere il suo miglioramento e la sua espansione a livello nazionale. Tutto ciò rappresenta un cambiamento di grande portata. Infatti, se in precedenza le scuole private e cattoliche erano ignorate e considerate come un problema, adesso sono diventate un partner di primo piano e di fiducia del Governo nella strada verso un cambiamento sistemico.
Diversi fattori hanno contribuito a questo successo. Ritengo, però, che i più importanti siano stati la determinazione delle associazioni religiose e l’impegno di persone ispirate da una robusta fede.
Nutro molta speranza in questo lavoro. Speranza che il dono della lettura apra un mondo di possibilità e di opportunità ai bambini haitiani. “Darà fiamma, come fulmine da lamina vibrata” per illuminare i luoghi oscuri. E speranza che Haiti possa costituire un punto di svolta, dove il buio svanisca e la luce diventi sempre più intensa.

 

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