Quadrimestrale di cultura civile

Sviluppo africano, una strada in salita

di Joseph Kayira / Giornalista, Malawi

L’Africa è un continente in crescita. Molti Paesi hanno democrazie che funzionano. Tuttavia, molti africani sono rimasti delusi dalla mediocrità dei loro leader politici. Anche dopo cinquant’anni di indipendenza di molti Stati dell’area subsahariana, la maggioranza della popolazione vive in una situazione difficile. Molti campano con meno di un dollaro al giorno.
Più della metà della popolazione nella maggior parte dei Paesi è giovane. Politiche sterili, unite all’incapacità dei leader politici di generare posti di lavoro e creare infrastrutture in grado di favorire la produzione di ricchezza, inducono molti giovani a migrare. I Paesi africani stanno perdendo giovani di talento, istruiti e motivati, che vedono nell’Europa una più rosea prospettiva di vita.
Ibrahim Mayaki, presidente della New Partnership for Development (NEPAD) afferma che la storia dello sviluppo del continente africano sta cambiando, in quanto sei delle potenze economiche mondiali con la crescita più veloce sono in Africa. La democrazia, negli ultimi cinquant’anni, è stata rafforzata, e ha posto le basi per una crescita e una prosperità stabili nella maggior parte del continente. Ma, mentre l’Africa si vanta di avere alcune delle economie con la crescita più veloce, Mayaki afferma: “Quello che nessuno dice è che abbiamo anche sette delle dieci economie più sproporzionate al mondo. Se guardiamo al coefficiente GINI – l’indice che misura l’intensità con cui la distribuzione dei redditi o delle spese tra singoli e famiglie nell’economia devia da una distribuzione perfettamente equa – l’Africa è il continente con i maggiori squilibri”.
A questo va aggiunto il fatto che il 75% degli abitanti ha un’età inferiore ai 25 anni. Questa popolazione giovane in aumento, la maggior parte della quale ha accesso a sistemi di comunicazione moderni e rapidi e pretende risultati altrettanto immediati, potrebbe avere un impatto negativo se la disparità sociale e gli attuali sistemi di governo non saranno rivisti. Le politiche di integrazione sono un prerequisito fondamentale per la stabilità politica. Aggiunge Mayaki: “Per ‘integrazione’ intendo la creazione di posti di lavoro per i giovani e un accesso ai servizi pubblici facilitato. L’equilibrio del continente più impari – e più giovane – è a rischio di implosione.”
Esohe Grace Olajide, avvocatessa nigeriana e sostenitrice dello sviluppo, sostiene che una delle maggiori cause di migrazione dei giovani sono i conflitti interni e le guerre. In Youth Migration: Causes, Challenges and Opportunities, la Olajide sottolinea che, in epoca recente, nel continente nero ci sono stati parecchi scontri in cui i giovani sono stati direttamente coinvolti. Questo esercita su di loro una forte pressione dal punto di vista psicologico e anche da quello finanziario, inducendo molti a migrare, talvolta clandestinamente. “I giovani partono principalmente per incrementare la redditività e il loro numero è in continuo aumento. La situazione economica di molte nazioni africane, l’esplosione demografica, così come l’incapacità dei politici di fornire infrastrutture di base per la creazione di posti di lavoro, spingono i giovani ad andarsene. Negli ultimi anni questa pressione migratoria è aumentata ed è destinata a intensificarsi ulteriormente nei decenni a venire, considerato il crescente divario salariale tra Paesi sviluppati e quelli in via di sviluppo e le diverse prospettive demografiche. Questo, a sua volta, porterà a una crescente esposizione dei giovani allo sfruttamento, alla tratta, al ricatto e alla discriminazione nei loro tentativi di migrare”, spiega la Olajide.
Certamente i giovani hanno bisogno di incentivi economici. Per anni i governi hanno contato su donatori esteri e aiuti allo sviluppo per emancipare l’Africa, ma i risultati sono stati disastrosi. In ogni caso, non c’è concessione governativa, iniziativa benefica o programma di sostegno che possa arricchire economicamente una persona che, in cuor suo, si considera incapace, non meritevole o inadatta a essere un attore di primo piano nella costruzione del proprio futuro.
Gli slogan per portare lo sviluppo dell’Africa a un livello superiore spaziano da “Pensare fuori dagli schemi” e “Inversione di rotta” a “Cambiare il nostro modo di pensare” e “Cambio di mentalità”. Sono richiami ai giovani africani affinché siano più patriottici, rimangano in Africa e possano così contribuire allo sviluppo nazionale.
Di che cosa ha bisogno l’Africa per il suo sviluppo?
Quando lo sviluppo viene visto solo come crescita economica, troppo spesso a venire enfatizzata, al posto della popolazione, è la produzione di beni, in quanto essa misura lo sviluppo in termini di crescita del Prodotto Nazionale Lordo (PNL). In questa prospettiva, lo sviluppo è la capacità di una nazione di generare e sostenere un aumento annuo del suo PNL uguale o superiore al 5% e il termine “sviluppo”, in questo caso, implica che molti Paesi e regioni del mondo siano estremamente poveri, mentre altri Paesi, che rappresentano una parte relativamente piccola della popolazione mondiale, siano invece molto ricchi.
La discussione sullo sviluppo fa sempre sorgere domande radicali: perché i Paesi poveri sono poveri e i Paesi ricchi sono ricchi? Perché i Paesi poveri rimangono invariabilmente dietro a quelli ricchi nello sviluppo del proprio tenore di vita? In che modo i Paesi poveri possono diventare più prosperi e stare quindi al passo con quelli ricchi? In questo senso, una dimensione importante dell’idea di sviluppo si riferisce alla crescita economica o, più precisamente, alla crescita del reddito nazionale pro capite.
L’istruzione gioca un ruolo cruciale nello sviluppo, l’Africa ha bisogno di una società più istruita, ma purtroppo in molti Paesi è minacciata. In Sudafrica c’è un movimento di protesta studentesco, detto #FeesMustFall, che combatte affinché più africani abbiano accesso a un livello di istruzione superiore. Gli studenti di diverse università finanziate dallo Stato sono insorti allo scopo di obbligare il governo dell’ANC (African National Congress) di Jacob Zuma a ridurre le tasse.
In Malawi, quando il governo ha annunciato l’aumento delle tasse universitarie, gli studenti hanno inscenato proteste culminate in violenti scontri con la polizia. Sia lo scenario sudafricano che quello del Malawi indicano quanto l’istruzione sia un ingrediente fondamentale nello sviluppo delle società e delle economie. L’Africa ha bisogno di società istruite. Gli esperti sostengono che una comprensione critica e più profonda delle sfide che la società ha davanti, attraverso l’istruzione, consente alle società di migliorare continuamente le loro condizioni di vita quotidiane. “Di conseguenza, le università non sono solo poli di istruzione. In Paesi sottosviluppati come il Malawi, l’istruzione superiore deve combattere i fattori che impediscono lo sviluppo come l’analfabetismo, le malattie, l’insicurezza alimentare e aiutare ad affrontare in modo deciso la povertà”, dice Roy Hauya, un esperto d’istruzione in Malawi.
Migliaia di persone vengono escluse dall’istruzione a causa della loro povertà. Gli esperti concordano nel dire che il background familiare è il principale fattore di discriminazione, sia positivamente che negativamente. Per dirla con le parole della Banca Mondiale, l’accesso a ogni livello di istruzione – non ultima quella superiore – è condizionato da disparità di reddito e geografiche.
Gli studi dimostrano chiaramente quanto siano svantaggiati i poveri delle campagne. Uno studio del 2006 ha evidenziato che, tra i più poveri, solo lo 0,7% degli studenti è iscritto all’università, mentre tra i più ricchi risulta iscritto il 91%. Più recentemente, nel 2012, il guadagno marginale riguardava l’81,9% di studenti con un background ricco e l’1,5% con un background più povero.
Le scarse risorse stanziate a favore dell’istruzione superiore vanno a beneficio dei pochi studenti che resistono e continuano gli studi per ottenere la più alta qualifica possibile, in quanto hanno sia il background sociale adatto per farlo, sia le risorse che li sostengono.
Secondo uno studio, in aggiunta al numero di iscritti a scuola più basso del mondo, in Malawi il 10% dei più istruiti o di quelli che frequentano più a lungo la scuola sono beneficiari del 73% delle risorse stanziate per l’istruzione, facendo del sistema malawiano il più elitario dell’Africa. Paesi come il Malawi hanno, dunque, bisogno di sostegno allo sviluppo affinché il settore dell’istruzione possa aumentare il numero degli iscritti, in modo che questi ultimi siano in grado di contribuire al miglioramento dell’economia.

Innovazioni trainanti
Il sostegno ai Paesi africani arriva sotto diverse forme. Gli aiuti da parte dell’Unione Europea sottostanno a precise condizioni. La maggior parte dei membri UE insiste sulla necessità di una buona governance in cambio di aiuti per il sostegno al bilancio e allo sviluppo infrastrutturale. In altri casi l’UE, prima di distribuire fondi per un particolare progetto di sviluppo, verifica che non ci siano problemi di corruzione.
L’India e la Cina, nuovi protagonisti dell’economia del continente, agiscono in modi diversi. L’India si concentra sugli aiuti non economici, principalmente sotto forma di assistenza tecnica e borse di studio, mentre la Cina offre una più ampia gamma di aiuti economici e non, comprese donazioni e prestiti per infrastrutture, fabbriche e attrezzature, così come borse di studio, tirocini e assistenza tecnica. Gli aiuti monetari cinesi sono legati all’uso di beni e servizi provenienti dalla Cina e richiedono l’adesione alla “one China policy”, ma non pongono condizioni di “buon governo” come fanno invece i donatori occidentali.
La maggior parte dei Paesi africani, attualmente, guarda all’Oriente e, per dirla con le parole di un leader africano, un partner che non chiede troppo è un vero amico. La presenza cinese è dappertutto, in Etiopia, nella Repubblica Democratica del Congo, in Angola, in Malawi, in Sudafrica, nello Swaziland, dove le banche cinesi stanno finanziando progetti multimilionari.
Ma l’Africa, avvertono alcuni esperti, deve muoversi con cautela. Nel momento in cui agisce nell’ampio contesto della partnership per il sostegno, il commercio e lo sviluppo, deve pensare alle innovazioni. In primo luogo le innovazioni, per essere efficaci, devono avere il pieno coinvolgimento del governo e del settore privato, spesso ritenuto il motore dell’economia, sebbene per anni le ex potenze coloniali, che rappresentano una quantità considerevole dei finanziamenti allo sviluppo, siano state al centro dei progetti di pianificazione dei Paesi africani. Tali progetti, però, alla lunga, non creano situazioni vantaggiose per tutti.
I nuovi mercati emergenti spingono i Paesi africani a operare in blocchi, soprattutto regionali, e a diventare parte degli stessi processi di pianificazione dei commerci o degli aiuti.
Un rapporto delle Nazioni Unite, Africa’s cooperation with new and emerging development partners, sottolinea la necessità dei Paesi africani di lavorare insieme per mettere a punto nuove strategie di cooperazione allo sviluppo. Il rapporto sostiene, per esempio, che in Africa è importante che la cooperazione con nuovi partner porti alla diversificazione economica e allo sviluppo industriale, oltre che all’integrazione del continente nell’economia globale. Per massimizzare il loro potere contrattuale, lo studio raccomanda ai Governi africani di gestire in modo attento i rapporti con i partner emergenti e sviluppare un obiettivo strategico, cosicché essi possano trarre un effettivo beneficio da questi rapporti. In particolare, i Governi africani devono lavorare insieme per la messa a punto di una strategia regionale nei riguardi di questa nuova cooperazione.
Il rapporto aggiunge che “al tempo stesso, la comunità internazionale, in particolare l’Afrikan Development Bank, le Nazioni Unite e il Development Assistance Committee (DAC) dell’OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico), può sostenere gli sforzi dei Paesi africani attraverso l’osservazione e la formazione. Basando questa cooperazione su obiettivi comuni, coerenti con le strategie di sviluppo regionali e nazionali, la collaborazione può portare a risultati vantaggiosi per tutti gli stakeholder”.

Corruzione incontrollata, povertà radicata
Nonostante l’Africa sia piena di risorse, molti africani vivono al di sotto della soglia della povertà. Parte della colpa di questa situazione è da attribuire ai leader corrotti e alle multinazionali del settore minerario.
Le tasse hanno un ruolo fondamentale nello sviluppo dei Paesi e nella riduzione della povertà. Purtroppo per la maggior parte dei Paesi africani – anche per quelli dotati di un sistema fiscale sano – il totale delle ritenute alla fonte che vanno perse è altissimo. Le tasse sono la fonte principale di finanziamento per i servizi pubblici, quali ospedali, scuole, strade e assistenza sociale. Molti dei maggiori contribuenti – le multinazionali – riducono sistematicamente i loro contributi fiscali (per esempio, le imposte sul reddito delle società). La sfida lanciata ai Paesi africani ora è quella di creare un sistema fiscale imparziale ed equo che sappia distribuire il peso delle tasse in modo proporzionato.
Patrick Loch Otieno Lumumba, docente keniota, concorda sul fatto che la corruzione sia un fenomeno radicato in Africa e stia avendo effetti devastanti nei settori dell’agricoltura e dell’economia e che la via più breve verso la ricchezza ottenuta illegalmente sia attualmente la leadership politica. “Se vuoi arricchirti senza lavorare affatto, entra nella politica africana, l’unico Paese a fare eccezione è la Tanzania, grazie al presidente John Pombe Magufuli” sostiene Lumumba.
In Sudafrica, la magistratura si sta battendo contro i politici per gli innumerevoli casi di corruzione. In Malawi politici, uomini d’affari e impiegati statali sono stati coinvolti nello scandalo del Cashgate, in cui miliardi di dollari sono scomparsi dalle casse nazionali. Ma il continente è pieno di casi analoghi.
La corruzione è il mezzo con cui tutti i partiti oggi al potere hanno fatto affari in molti Paesi e questo è uno degli elementi che devono assolutamente cambiare. Tale sistema è guidato dalla politica clientelare e, quindi, senza un cambio di rotta, gli scandali si radicheranno e si amplieranno sempre di più. I leader politici si sentono obbligati a sostenere le reti clientelari che li mantengono al potere e per fare questo l’unica via è la corruzione. E questa è la vera tragedia dell’Africa.