Quadrimestrale di cultura civile

La secolarizzazione in America

di Carl A. Anderson / Cavaliere supremo dei Cavalieri di Colombo e membro del Pontificio Consiglio per i Laici

Infiltrazioni secolariste nel cattolicesimo Durante il Concilio Vaticano II andava di moda parlare di evangelizzazione della cultura. Questo tipo di discorso, tuttavia, finì presto in una sorta di armistizio e, in alcune aree, addirittura in un compromesso con la cultura secolare. In molti settori sembrò emergere un nuovo ottimismo riguardo al secolarismo e ai suoi vantaggi. Una tendenza, questa, che si era manifestata anche prima del Concilio. In uno scritto del 1954, intitolato La posizione teologica dei cristiani nel mondo moderno, Karl Rahner affermò che, con la fine della Cristianità, la secolarizzazione era una necessità e «che ogni controffensiva culturale cristiana era futile»1. Negli Stati Uniti, il successo del libro di Harvey Cox del 1965, La Città secolare, promosse l’idea che la secolarizzazione fosse parte di un piano divino, che i cristiani dovevano necessariamente abbracciare. Cox vide la «secolarizzazione come la liberazione dell’uomo dalla tutela religiosa e metafisica, il distogliere l’attenzione dall’altro mondo riportandola verso questo mondo»2. Egli affermò che la secolarizzazione era «emancipazione» e che era «la legittima conseguenza dell’impatto della fede biblica sulla storia»3. Inoltre sostenne che «dobbiamo imparare […] a parlare di Dio in una maniera secolare e a trovare un’interpretazione non religiosa di concetti biblici»4. Harvey Cox è un battista, ma il suo modo di pensare sembra aver avuto un’influenza significativa nel pensiero cattolico per quanto riguarda le nostre responsabilità sociali. L’attivismo sociale nella Chiesa ha trovato una nuova energia, ma per molti aspetti sembra aver assunto, come pietra di paragone, le priorità dei programmi secolari. Al contempo, valori decisamente e forse unicamente di impronta cattolica vengono accantonati sulla base del mantra: «benché personalmente sia contrario, non vorrei imporre i miei valori religiosi agli altri». In effetti, abbiamo visto un numero significativo di cristiani imitare Neville Chamberlain, affermando «pace nel nostro tempo» con la città secolare5. Ma la «pace nel nostro tempo» è stata comperata a caro prezzo - quasi un milione di bambini all’anno, le cui vite sono state troncate dall’aborto negli Stati Uniti, e un ugual numero di bambini ogni anno vittime del divorzio negli ultimi quarant’anni. Questa decimazione di bambini e di famiglie potrebbe essere presto seguita da un nuovo e forse più devastante disastro, nel momento in cui sempre più Stati stanno considerando la ridefinizione dell’istituzione del matrimonio, per includervi il “matrimonio” tra membri dello stesso sesso. Possiamo a ragione riportare alla memoria il commento di Winston Churchill sulla pacificazione a Monaco - lo sforzo è stato «pesato sulla bilancia e trovato carente»6. Una risposta adeguata Anni fa, Jacques Maritain osservava che i cristiani avevano realizzato miglioramenti sostanziali nella società in materia di giustizia sociale e progresso del bene comune, attraverso ciò che lui descriveva come l’“evangelizzazione” della coscienza secolare. Gli eventi recenti, tuttavia, ci inducono a chiederci se non si sia invertito il processo, e se non abbiamo forse assistito a una certa “evangelizzazione” della coscienza cristiana. La secolarizzazione negli Stati Uniti non colpisce solo la presenza dei presepi a Natale o le parole “davanti a Dio” nel giuramento di fedeltà. La secolarizzazione sottrae significato alla vita cristiana di tutti i giorni, secolarizzando il modo in cui i cristiani pensano e i valori con cui vivono. In questo modo la secolarizzazione riduce le modalità con cui i cristiani sono capaci di presentare, attraverso le loro vite, una nuova realtà nel mondo. Una risposta adeguata, naturalmente, non può consistere in un vano sforzo di portare indietro l’orologio, di tentare un qualche tipo di restaurazione, più di quanto la restaurazione dell’Impero Austro-Ungarico avrebbe potuto costituire una risposta all’aggressione nazista. La risposta, io credo, deve essere trovata in un approccio che ha le sue basi nella visione articolata da Romano Guardini già nel 1965. In una lettera a Papa Paolo VI, Guardini scrisse: «Al tempo dei miei primi studi teologici mi divenne chiara una cosa che, da allora, ha determinato il mio intero lavoro teologico: quello che può persuadere l’uomo moderno non è una Cristianità storica o psicologica o che diventa continuamente sempre più moderna, ma solo l’illimitato e ininterrotto messaggio della Rivelazione»7. Un anno prima, Joseph Ratzinger aveva proposto la questione in una maniera leggermente differente. Parlando agli studenti universitari nella cattedrale di Munster, Ratzinger disse: «È stato affermato che il nostro secolo è caratterizzato da un fenomeno interamente nuovo: la comparsa di persone incapaci di rapportarsi con Dio»8. Poi continuò: «Io credo che la reale tentazione per un cristiano […] non consiste tanto nella domanda teoretica sull’esistenza o meno di Dio. Quello che realmente tormenta noi oggi, quello che ci infastidisce molto di più è l’inefficacia del Cristianesimo: dopo duemila anni di storia cristiana, non riusciamo a vedere nulla che possa essere una nuova realtà nel mondo […]. Che cosa è tutto questo apparato di dogma e culto e Chiesa, se alla fine di tutto noi siamo ancora ributtati indietro alle nostre povere risorse? Che a sua volta ci riporta indietro di nuovo, alla fine, alla domanda sul Vangelo del Signore: Che cosa Egli effettivamente proclamò e portò tra gli uomini?»9. L’insegnamento di Benedetto XVI Vorrei suggerire che queste parole di Guardini e di Ratzinger, scritte quarant’anni prima dell’elezione di Joseph Ratzinger al soglio pontificio, permettono di penetrare profondamente nella missione del pontificato di Benedetto XVI. Attraverso le sue due prime encicliche, Benedetto ci ha chiamato a un recupero delle virtù teologali di fede, speranza e carità; del vivere la vita cristiana non come una vocazione per pochi, ma come un percorso per molti. Nelle encicliche Deus Caritas est e Spe salvi, Benedetto ha fornito una mappa teologica per realizzare la sfida del Concilio Vaticano II nella sua chiamata universale alla santità. In queste encicliche, il Papa ha cercato di distinguere la concezione cristiana di amore, carità e speranza dai loro corrispettivi secolari, proponendo meditazioni che inducono il credente a fare sua la preghiera alla fine della Deus Caritas est: «Mostraci Gesù. Guidaci a Lui. Insegnaci a conoscerlo e ad amarlo, perché possiamo anche noi diventare capaci di vero amore ed essere sorgenti di acqua viva in mezzo a un mondo assetato»10. Il mondo oggi è, per moltissimi aspetti, come la donna al pozzo che chiede dove poter trovare quell’«acqua viva»11. La risposta semplicemente non può essere trovata nella formula, suggerita dalla città secolare, di «una interpretazione non religiosa di concetti biblici». Nel suo recente viaggio negli Stati Uniti, Benedetto XVI ha presentato ai cattolici statunitensi una nuova sfida, non solo per la trasformazione delle vite dei singoli credenti, ma, attraverso la conversione della propria vita, per la trasformazione della società stessa. Benedetto XVI, nell’omelia nella cattedrale di Saint Patrick, ha affermato che «la nostra sfida più urgente è quella di comunicare la gioia che nasce dalla fede e dall’esperienza dell’amore di Dio»12. Questo è il marchio di una vita dedicata ad accettare «l’illimitato e ininterrotto messaggio della Rivelazione» in Gesù Cristo. E questo messaggio è sempre nuovo, sempre fresco e sempre contemporaneo, come ha espresso in maniera chiara e persuasiva subito dopo, davanti a migliaia di giovani al seminario di Saint Joseph. Una nuova evangelizzazione Alla radice del problema del secolarismo sta una confusione nel rapporto tra fede e ragione. La sfida presentata dal secolarismo non sarà adeguatamente affrontata senza un corretto riallineamento di questo rapporto. Nel suo messaggio del 2007 all’Angelus nel giorno della festa di san Tommaso d’Aquino, Papa Ratzinger parlò del Dottore Angelico come un «valido modello di armonia tra fede e ragione»13. In quella occasione egli ci ricordò anche che «la fede presuppone la ragione e la perfeziona, e la ragione, illuminata dalla fede, trova la forza per elevarsi alla conoscenza di Dio e alle realtà spirituali». Questo compito si trova al centro della nuova evangelizzazione. Ventinove anni fa, Papa Giovanni Paolo II si fermò lungo il Mall a Washington e annunciò alla nazione e al mondo che ogni volta che la vita umana fosse minacciata, i cattolici si sarebbero levati in difesa diritti umani fondamentali14. Forse un giorno gli storici scopriranno che questo fu un punto di svolta nella vita della Chiesa cattolica in America. Io mi trovavo lì al Mall quel giorno, e quel momento segnò una svolta nella mia vita personale, come credo nella vita personale di molti altri. A molti di noi sembrò che il Papa polacco stesse chiamando a un nuovo e più profondo coinvolgimento con la società. Non appena entrammo nel nuovo millennio, Giovanni Paolo II predisse che questo punto di svolta non sarebbe stato un inverno per la Cristianità, ma che avrebbe rappresentato una nuova primavera del Vangelo. Benedetto XVI è la testimonianza di questa primavera.

 

Note e indicazioni bibliografiche 1 Citato in: T. Rowland, Culture and the Thomist Tradition after Vatican II, Routledge, London 2003, pp. 30-31. 2 H. Cox, The Secular City: Secularization and Urbanization in Theological Perspective, Macmillan, New York 1965, p. 17. 3 Ibidem. 4 Ibidem, p. 4. 5 N. Chamberlain, Peace in Our Time, Dichiarazione dopo la Conferenza di Monaco del 1938 http://www.britannia.com/history/docs/peacetime.html 6 W. Churchill, A Total and Unmitigated Defeat, Commenti pronunciati alla Casa dei Comuni, 5 Ottobre 1938, dopo la Conferenza di Monaco del 1938 Never Give In!, Hyperion, 2003, p. 182. 7 R. Guardini, Romano Guardini: A Precursor of Vatican II, University of Notre Dame Press, Notre Dame 1997, p. 69. Citato in Rowland, Culture and the Thomist Tradition, p. 22. 8 J. Ratzinger, What it Means to be a Christian, Ignatius Press, San Francisco 2006, pp. 25-26. 9 Ibidem. 10 Benedetto XVI, Deus Caritas est, n. 42. 11 Gv 4,4-28. 12 Omelia di Sua Santità Benedetto XVI, Messa votiva per la Chiesa Universale, St. Patrick’s Cathedral, New York 19 Aprile 2008. 13 Messaggio all’Angelus di Sua Santità Benedetto XVI, Piazza San Pietro, 28 Gennaio 2007. 14 Giovanni Paolo II, Messa al Capitol Mall di Washington, 7 Ottobre 1979, The Pope Speaks to the American Church, Harper Collins, 1992, pp. 113-117. Discorso alla Facoltà Pontificia dell’Immacolata Concezione della Casa di Studi Domenicana, Washington D.C, Maggio 2008.