Dalle elezioni europee del prossimo 25 maggio nascerà un Parlamento che deve governare oltre cinquecento milioni di cittadini di ventotto Paesi. Il voto cade in un momento di profonda crisi di quell’ideale europeo che i padri fondatori – gli Adenhaur, gli Schumann e i De Gasperi – misero alla base della ricostruzione postbellica di un intero continente e che ha assicurato all’Europa sessant’anni di pace e di sviluppo.
Oggi l’Europa attraversa un momento di grave difficoltà per l’incapacità di ritrovare una sua identità che la renda protagonista sulla scena di un mondo globalizzato, riscattandosi da quella posizione periferica in cui sembra essersi confinata con le sue stesse mani.
Per questo Atlantide ha deciso di dedicare l’intero numero, che esce proprio alla vigilia del voto, all’Europa. In particolare, i contributi fissano l’attenzione su tre tematiche, ritenute decisive per il futuro dell’Unione:
l’Europa del popoli o delle nazioni, con riflessioni sul tipo di Europa che si vuole costruire, a partire dai processi costituzionali in atto;
l’unione monetaria e la crisi dei debiti sovrani, emersa negli ultimi anni, per analizzare le responsabilità individuali dei singoli Paesi e il ruoli degli interventi di solidarietà tra nazioni;
l’Europa che verrà, cercando di mettere a fuoco le prospettive di sviluppo del continente in alcune aree particolarmente importanti, come quelle del welfare, del mercato del lavoro, dell’istruzione, della risposta ai bisogni di una popolazione che invecchia, dell’immigrazione e dell’integrazione dei popoli.
L’Europa unita non è un bene irreversibile, perché ogni passo è legato alla libertà e alla responsabilità degli uomini. L’emergere di tendenze involutive e protezionistiche, che non hanno a che fare solo con l’euro, ma riguardano anche la libera circolazione delle persone, spingono nella direzione di una maggiore cooperazione e solidarietà tra i popoli del Vecchio continente.
La disaffezione dei cittadini nei confronti dell’Unione europea non può essere “cavalcata” per aumentare la confusione in funzione di risultati elettorali di questa o quella forza politica che non promettono niente di buono. Deve piuttosto costituire un potente richiamo affinché tutti coloro che hanno responsabilità, a ogni livello, possano riconoscersi nelle parole di Jean Monnet: “Tutto può diventare un mezzo, anche l’ostacolo”.
I temi affrontati da Atlantide in questo numero, a cura di Emilio Colombo e Gianmaria Martini (che firmano anche l’articolo di apertura), sono certamente connessi con le elezioni politiche europee che si terranno nel maggio 2014. Vengono trattati argomenti che, quando discussi in un’ottica puramente elettorale, sono presentati in modo spesso superficiale, per agire più sull’istintività dell’elettore piuttosto che come occasione di assunzione di responsabilità, di scelta consapevole, di impegno per il futuro. Il tentativo portato avanti dalla rivista è piuttosto quello di offrire spunti per una maggiore conoscenza di quanto c’è attualmente in gioco e di quanto dovrà essere affrontato in futuro.
Con una convinzione di fondo: che le grandi sfide a cui si troveranno di fronte i cittadini europei potranno costituire una opportunità per tutti, cittadini, imprese, e governi, di rimettersi pienamente in gioco e di rilanciare l’ideale iniziale di costruire una vera e propria comunità europea in cui l’altro non è più un nemico o un avversario, ma un Paese amico insieme a cui realizzare il bene comune.
Editoriale. Fatti e non fatti d'Europa
di Redazione /
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