Quadrimestrale di cultura civile

Il tempo della polidipendenza

Oggi è raro incontrare chi usi una sola sostanza, ci troviamo davanti a soggetti polidipendenti. Che sulla piazza trovano senza fatica i prodotti da provare per fare un’esperienza che piace, trasversale alle classi sociali. I soggetti giovani sono i più esposti a questo tipo di consumo. Lo vivono come alternativa che possa risultare attrattiva rispetto al deserto di proposte. Va tenuto in grande considerazione che il nostro è un mondo pieno di paure e di ferite. Ognuno ha nella propria esperienza o nella struttura della propria personalità traumi o fragilità, più o meno rilevanti. Coloro che “frequentano” sostanze sanno di poter accedere a una esperienza di oblio, di pace. E i social media svolgono molto bene il ruolo di facilitatori. Riflessione del consigliere delegato di Fondazione Eris, storica voce e operatore di Centri per l’aiuto, a partire dai numeri forniti dalla Relazione annuale al Parlamento sul fenomeno della tossicodipendenza in Italia

I dati relativi al fenomeno della tossicodipendenza sono pubblici e noti. Basti citare la Relazione annuale al Parlamento sul fenomeno della tossicodipendenza in Italia presentata a giugno 2024. Vi troviamo l’evidenza del persistere di una situazione allarmante relativa al consumo di droghe tra i giovani. In particolare, viene confermata la crescita del consumo di sostanze psicoattive tra i giovani tra i 15 e i 19 anni rispetto all’anno precedente: il 28% della popolazione studentesca riferisce di aver consumato una sostanza illegale nel corso dell’ultimo anno. Alle sostanze illegali vanno aggiunte quelle legali come il tabacco (39%), l’alcol (75%) e gli psicofarmaci senza prescrizione (11%). Questi numeri, peraltro, sono relativi ai soli ragazzi scolarizzati, nella fascia di età indicata.

A livello europeo, la Relazione europea sulla droga 2024 redatta dall’EMCDDA (European Monitoring Centre for Drugs and Drug Addiction, che a luglio 2024 è stata trasformata nella EUDA – European Union Drugs Agency – con ampliamento di mandato, per fare fronte all’aggravarsi del fenomeno a livello europeo), riferisce di un perdurare di alta disponibilità di tutti i tipi di sostanze illecite, con un mercato “ora caratterizzato dalla diffusa disponibilità di una gamma di droghe più ampia rispetto al passato, con sostanze spesso disponibili in elevata potenza o purezza o in nuove forme, miscele o combinazioni”. La relazione osserva come vi siano sostanze nuove, rispetto alle quali si hanno poche conoscenze scientifiche e dunque possibilità di prevederne i rischi per la salute. L’ampiezza del fenomeno non sembra però essere veramente acquisita, a livello tanto individuale quanto sociale, così da diventare una chiave di lettura che ci permetta di comprendere quanto sta accadendo nelle vite di tanti uomini.

Effetti imprevedibili sulla salute

Per provare a leggerlo, partiamo dalla constatazione che il termine “tossicodipendenza” non è adatto a descrivere la situazione attuale. Oggi dobbiamo parlare di dipendenza, di dipendenza patologica, e in particolare di polidipendenza. Mentre negli anni Sessanta, Settanta, Ottanta, e fino agli anni Novanta del secolo scorso, una persona si avvicinava a un tipo di sostanza e vi restava legato, con gli anni Duemila lo scenario è completamente cambiato. È raro incontrare chi usi una sola sostanza, ci troviamo davanti a soggetti polidipendenti.

Nella relazione dell’EMCDDA viene definito policonsumo “l’uso di due o più sostanze psicoattive, lecite o illecite, contemporaneamente o in sequenza”. Viene altresì osservato che possono essere vendute sostanze che contengono una o più droghe diverse da quelle che l’acquirente si aspettava, sia miscelate con la sostanza che intendeva acquistare sia in sostituzione di quest’ultima. Di conseguenza, i consumatori potrebbero non essere a conoscenza di quale sostanza o quali sostanze consumano realmente e ciò aumenta in modo significativo il rischio per la salute.

Il dato preoccupante, segnalato dalla relazione europea, è costituito dalla maggiore integrazione nel mercato delle sostanze illecite conosciute e delle nuove sostanze psicoattive, oltre che dalla più ampia disponibilità di sostanze sintetiche. Questo fenomeno riguarda i prodotti a base di cannabis adulterati con cannabinoidi sintetici, i prodotti venduti come MDMA, ma contenenti talvolta adulteranti sintetici, e la comparsa sul mercato di oppioidi sintetici estremamente potenti miscelati con altre sostanze. In sostanza, è cambiata la composizione delle droghe, il “taglio”, che è effettuato con farmaci, antidolorifici e molte altre sostanze che in qualche modo rendono l’approccio più facile, ma anche più preoccupanti e imprevedibili gli effetti sulla salute.

Le “nuove droghe”: la ketamina

Come emerge da questi dati, il cambiamento nelle abitudini relative al consumo è certamente influenzato dal mercato della droga, che oggi offre una enorme varietà di sostanze, sempre più economiche e diffuse. In molte piazze la cocaina costa meno delle sigarette. Per quanto riguarda i prezzi, in Italia la relazione al Parlamento citata riporta che “nel 2023 sono calati i prezzi medi del traffico di maruana, hashish, cocaina, amfetamine e metamfetamine, mentre sono aumentati quelli di eroina brown, eroina bianca ed ecstasy. Il prezzo medio della cocaina risulta stabile dal 2018”.

Per quanto concerne le “nuove droghe”, la relazione dell’EMCDDA osserva come vi siano pochi dati su alcune sostanze di cui però si sospetta una diffusione ampia soprattutto tra i giovani, come la ketamina. L’allarme è dato sia dalla quantità crescente di sostanza sequestrata, che dai dati dei reparti di emergenza degli ospedali europei dai quali si evince la crescita di intossicazioni dovute a cocaina in associazione a ketamina. Questa sostanza è collegata a danni acuti e cronici, quali la tossicità neurologica e cardiovascolare e problemi di salute mentale. Per quanto riguarda la cannabis, essa rimane la droga più consumata sia in Unione Europea che in Italia. La relazione EMCDDA osserva come questa sostanza sia associata a problemi di salute fisica e mentale. Più di un terzo di tutte le segnalazioni di ricoveri per trattamento della tossicodipendenza in Europa sono riferite alla cannabis. La valutazione sui danni associati al consumo di tale sostanza è però complicato dalla grande varietà e diversità di prodotti a base di tale sostanza. Nella relazione al Parlamento italiano viene osservato che le analisi di laboratorio svolte sui prodotti della cannabis provenienti dal mercato dello spaccio hanno rilevato un aumento del contenuto medio di THC (tetraidrocannabinolo), unitamente all’’adulterazione dei prodotti a base di cannabis con cannabinoidi sintetici.

Un mercato “facile”

Il mercato è pertanto ricco di sostanze di tutti i tipi, per tutte le età. E alla dipendenza da droghe si aggiungono quella da alcool e da gioco. In particolare, assistiamo a una impennata di richieste nei servizi di aiuto per dipendenza da alcool, fenomeno che in passato si riscontrava in concomitanza a periodi di crisi economiche.

Dunque, dipendenza patologica da droghe diverse, con un mercato in continua evoluzione e in grado di offrire sostanze a cui è possibile accedere con facilità, grazie anche all’enorme quantità di informazioni reperibili online. E dipendenza non più ascrivibile ad una classe sociale, ma fenomeno riscontrabile in ogni ambiente, classe sociale, possibilità economica. In questi ultimi anni incontriamo persone con una grande consapevolezza degli effetti delle sostanze, dei giusti mix per ottenere lo sballo, o per migliorare le prestazioni. Ad esempio, la cosiddetta “droga dello stupro”, fino a qualche anno fa diffusa solo in alcuni ambienti, oggi si compra per strada, i ragazzi la conoscono, l’assumono, costa poco, sanno che se ci bevono sopra ne potenziano l’effetto di “sballo”.

I giovani sono i più esposti

Ci troviamo di fronte a una prassi diffusa che lega il tempo libero e il divertimento con lo sballare un po’, perdere i confini, esplorare dimensioni diverse. Dal nostro osservatorio, ci stiamo sempre più convincendo che il fenomeno che ha fatto da moltiplicatore all’accesso alle sostanze, lo spartiacque tra un utilizzo legato a problematiche sociali e personali e questa nuova diffusione così massiccia e generalizzata è l’avvento dei social e al tempo diverso che questi strumenti hanno introdotto nelle nostre vite, anche dal punto di vista psicologico e neurologico, rispetto al fenomeno della gratificazione. Siccome la dipendenza, in fondo, è legata alla ricerca di piacere e di gratificazione, strumenti il cui utilizzo altera il tempo naturale tra un’azione e il piacere che ne consegue, favoriscono l’alterazione dei circuiti cerebrali, spingendoci a una compulsività rispetto alla ricerca della gratificazione. Per questa ragione, dal nostro osservatorio, l’utilizzo prolungato e acritico degli smartphone e dei social media, strutturati per procurare stimoli immediati simili a quelli che le sostanze forniscono, sono da mettere in nesso con l’aumento del consumo di sostanze. Un prodotto che portiamo sempre con noi ci chiede di continuo di rispondere a sollecitazioni, modifica i nostri comportamenti rendendoci sempre più difficile l’attesa, ci rende esposti a impulsività e compulsione.

Ciò determina che i nostri giovani sono più esposti alle esperienze del consumo di sostanze. Perché di esperienze si parla, proposte che spesso vengono avanzate nel deserto di ogni altra alternativa che possa risultare attrattiva. Oltre alla diffusione massiccia, a questa cultura che normalizza l’uso delle sostanze e l’attitudine al piacere istintivo e immediato che i social media sviluppano, occorre considerare che il nostro è un mondo pieno di paure e di ferite. Ognuno ha nella propria esperienza o nella struttura della propria personalità traumi o fragilità, più o meno importanti. Chi utilizza sostanze sa di poter accedere a una esperienza di oblio, di pace.

Drogarsi, principio di piacere

Nella prima intervista alle persone che si rivolgono ai nostri centri per un aiuto, il focus della nostra conversazione verte su ciò che l’esperienza della droga dà alla persona. Perché non ci si droga per farsi del male, ma cercando un bene. È difficile che una persona che inizia a drogarsi abbia la percezione di attuare comportamenti che le fanno del male. Tutti lo fanno per un principio di piacere, che sia un piacere fisico, una pace mentale, la tranquillità nella paura.

La paura è certamente una chiave di lettura che aiuta a comprendere il ricorso a droghe nell’adolescenza, che è il momento in cui tutto cambia, il momento della vita in cui si ha più paura.

Paura per il cambiamento fisiologico, paura delle relazioni, paura di non essere adeguato. E momento in cui sorgono domande su se stesso, sulla vita, sul mondo. Qui per molti si colloca il rito di iniziazione alla droga, accesso a uno stato di tregua rispetto a questa paura di vivere. Paura che non si sa come gestire, della quale non si sa con chi parlare e che dunque trova sollievo nella sospensione della coscienza che la droga consente. Lo sballo, l’assenza di coscienza, il “rilassarsi”, sono la ragione che tanti giovani danno alla domanda sul perché del consumo.

Stare bene è un ignoto

Mi colpisce questa necessità di perdere coscienza, perché significa che il “te cosciente” è qualcosa a cui non si è introdotti, da cui fuggire. Non c’è alcun approccio ideologico alla droga, come accadeva fino agli anni Ottanta. Oggi è tutto esistenziale e identitario. La dipendenza, infatti, dà una identità. Tra persone che usano sostanze ci si riconosce, si struttura una modalità di relazionarsi, di stare al mondo, di guardare le cose e le situazioni, un ritmo con cui si agisce, tutte cose che diventano una identità e dunque un contesto di compagnia.

La stessa dipendenza diventa la compagnia più fedele, che immette in un contesto umano in cui la manipolazione è accettata come modalità normale di relazione. Le persone che si curano hanno infatti la percezione di una rinascita e allo stesso tempo la paura di lasciare quell’identità legata alla dipendenza, di dover scoprire di nuovo una identità che la droga aveva occultato.

E poi l’altra grande paura, quella di stare bene. Perché lo stare bene è un ignoto, che scatena desideri fantastici, idee astratte che non si sa come realizzare, terrore dell’imprevisto che potrebbe farli tornare indietro e rendere illusorio il benessere, incapacità di sostenere il domani.

Non si può superare questo momento senza l’esperienza della fiducia, di qualcuno di cui ci si fida e a cui decidere di appoggiarsi. Senza capire che la loro è una malattia mai del tutto curata, una fragilità che permane; senza una rete che contiene e sostiene, le nuove cadute diventano recidive da cui è sempre più difficile alzarsi.

Le istituzioni con cui collaboriamo hanno la percezione della gravità di quello che sta accadendo. Per affrontare con serietà il problema, però, servono interventi mirati e risorse destinate. E poi un investimento in termini di pensiero e di progettazione, per tentare strade.

Chi affronta questo lavoro sa che dovrà ricominciare sempre dopo cadute e tradimenti, che dovrà accettare non di salvare vite, ma quando va bene di allungarle un po’. Di imparare la pazienza di Dio.

Pietro Farneti è consigliere delegato della Fondazione Eris che si occupa di cura delle dipendenze e ha in carico 900 persone in ambulatori e comunità.