Promuovere la salute Dopo che sono stato operato al cuore, ho ricominciato a pensare al nostro sistema sanitario, con enorme gratitudine innanzitutto per tutto quello che in esso c’è di buono: se ciò che mi è successo fosse accaduto una generazione fa, oggi non sarei qui. Ho però anche capito che esso presenta tre nodi problematici. Il primo è che è troppo costoso. Il secondo è che non solo il 16% della popolazione è senza assicurazione, ma ci sono milioni di persone con assicurazioni insufficienti. Gente che pensa di avere un’assicurazione adeguata finché non ne ha effettivamente bisogno. Il terzo problema è che spendiamo moltissimi soldi quando siamo ammalati, ma spendiamo pochissimo per evitare che la gente si ammali, per promuovere una società in buona salute. Abbiamo l’imperativo morale di assicurare tutti, e l’imperativo economico di cercare di allineare i nostri costi a quelli degli altri Paesi. Questo obiettivo può essere raggiunto, ma se continuiamo a occuparci soltanto di malattie, invece di promuovere la salute, in pochi anni l’esplosione dei costi, solo per obesità e diabete, inghiottirà tutti i risparmi e i benefici ottenuti, portando il sistema sanitario verso il collasso. Cosa ancora più importante: per l’assenza di attività fisica e per le modalità con cui produciamo, distribuiamo e consumiamo gli alimenti, corriamo il rischio di far crescere la prima generazione di bambini che vivranno meno dei loro genitori. Per questo, dopo il mio intervento chirurgico, ho accettato di collaborare con la American Heart Association nel creare la Alliance for a Healthier Generation (Alleanza per una generazione più sana). Il nostro obiettivo è di arrestare, e poi invertire, la tendenza all’aumento dell’obesità infantile, le cui conseguenze si manifestano principalmente nei tassi in crescita del diabete. Oggi ci sono circa 12,5 milioni di bambini in sovrappeso e altri 13 milioni a rischio. Secondo uno studio effettuato nel 2004 dalla Emory University di Atlanta, il 27% dell’incremento della spesa sanitaria nel decennio in cui sono stato presidente è stato causato dai crescenti tassi di obesità. È noto a tutti che, dal 2001, i premi di assicurazione contro le malattie sono aumentati di uno sbalorditivo 90%. L’obesità non ne è certamente il solo motivo, ma per le malattie a essa connesse si spendono più di 75 miliardi di dollari all’anno. Il nostro obiettivo è cercare di arrestarne l’aumento entro il 2010, per poi ottenere una netta inversione per il 2015. La vita di un numero immane di persone dipende letteralmente da questo. Di certo, a una simile situazione non si è arrivati nel giro di una notte, e ciò sta accadendo anche altrove: campagne nazionali contro l’obesità infantile sono in corso in Irlanda e nel Regno Unito. Il diabete e le sue conseguenze sono probabilmente il nuovo maggiore problema sanitario in India, dato che la crescente prosperità porta ad abbandonare quella che è, a mio parere, la dieta più interessante al mondo in favore del fast food, di un’alimentazione con grassi saturi, zuccheri e porzioni troppo grandi. Partiamo dai bambini Perché sta accadendo tutto questo? In parte perché circa la metà del nostro Paese non partecipa alla crescente prosperità. Gli stipendi medi sono rimasti abbastanza invariati nell’ultimo decennio, come peraltro da 30 anni a oggi, con l’eccezione del mio secondo mandato, quando la tecnologia dell’informazione ha portato a un aumento degli stipendi e a una diminuzione delle disuguaglianze di reddito. Se confrontati con l’inflazione, i redditi sono rimasti piuttosto invariati, mentre i costi per l’abitazione, per l’assistenza sanitaria, per l’educazione sono saliti molto di più. Cosa è aumentato meno del tasso di inflazione nel bilancio di una famiglia? I vestiti, i prodotti elettronici e il cibo. Nello stesso tempo, sempre più persone sono occupate in un’attività lavorativa, e hanno sempre meno tempo per preparare il cibo a casa. Trent’anni fa, il 70% della nostra spesa alimentare era per la preparazione del cibo in casa, mentre oggi è solo il 50%, e della metà spesa per mangiare fuori il 50% è destinato ai fast food, luoghi dove chi ha un reddito limitato cerca volume a basso prezzo, e dove è cambiata la combinazione dei vari cibi. Contemporaneamente, le pressioni economiche hanno spinto sempre più scuole a esternalizzare il servizio di mensa, e molti appaltatori hanno fornito menù che forse possono piacere ai bambini, ma che non sono particolarmente positivi sotto il profilo nutrizionale. Sempre più città si sono trovate di fronte a difficoltà di bilancio, con la conseguenza che hanno a disposizione meno risorse da destinare a campi da gioco e ad aree dove si possa praticare attività fisica. La combinazione di tutti questi fattori è stata distruttiva. Altre nazioni stanno seguendo la stessa strada e stiamo preparando il terreno per una disastrosa crisi in tutti i Paesi ricchi, causata solo dal nostro modo di nutrirci e di svolgere attività fisica. Come Alliance for a Healthier Generation, la prima cosa che abbiamo provato a fare è stata coinvolgere i media che si rivolgono ai bambini, come Nickelodeon, il canale televisivo per bambini, NBA e Scholastic Channel 1. L’anno scorso abbiamo trasmesso per radio il programma Go Healthy Challenge, ascoltato da milioni di bambini fra i sei e gli undici anni, più di 200.000 dei quali hanno firmato un impegno per cambiare le proprie abitudini alimentari e per provare a convincere i propri coetanei ad abbracciare stili di vita più salutari. Inoltre, per quanto possibile, abbiamo cercato di raggiungere accordi con i produttori sia di bevande che di snack per cambiare il contenuto calorico e di zucchero in merendine e bibite fornite alle scuole. Vi sono stati casi di rifiuto di collaborazione, ma sono stati tutto sommato delle eccezioni che stiamo cercando di fronteggiare. Vorrei invece dire che sono grato alla American Beverage Association e a Coca Cola, Pepsico, Cadbury Schweppes, Campbell’s, Dannon, Kraft, Mars, per avere accettato di collaborare a questo progetto che può ridurre gli input pericolosi per oltre 35 milioni di bambini in età scolastica. Stiamo lavorando per aiutare le scuole, coinvolgendo oltre agli allievi anche gli insegnanti e il personale scolastico, a contribuire a migliorare gli stili di vita e a fornire una corretta educazione alimentare. Attualmente siamo coinvolti, direttamente o attraverso internet, con più di 1.000 scuole in 44 stati, e nei prossimi quattro anni, man mano che aumenteranno le nostre possibilità, vogliamo arrivare a coinvolgere 30.000 scuole, una su quattro di quelle americane, in cui vi è il più grande numero di bambini ad alto rischio. Credo che nessuno abbia mai desiderato che questo accadesse o abbia mai pensato che potesse accadere. È stata una confluenza di fattori riguardanti il nostro modo di lavorare, vivere e crescere i nostri bambini. Ma dobbiamo cambiare. Niente di ciò che faremo per riformare la sanità in termini di assicurazione universale, o per portare tutti questi costi in linea con i nostri concorrenti, sarà sostenibile se continuiamo ad abbassare l’età a rischio per diabete, cecità, amputazioni, infarti e ictus, caricando il nostro sistema sanitario di un peso finora impensabile. Non voglio con ciò fornire un quadro deprimente: siamo assolutamente in grado di superarlo; tuttavia, essendo i nostri interlocutori dei bambini, non possiamo limitarci a esprimerci in termini negativi. Dobbiamo rendere il tutto divertente e interessante, non facendo sentire in colpa i bambini, e dimostrando loro che non hanno fatto niente di sbagliato. Abbiamo permesso che la nostra società fosse così presa dai problemi del lavoro e degli affari da diventare, a mio parere, insufficientemente sensibile alle difficoltà finanziarie dei genitori delle classi medie, particolarmente di quelli con impieghi che difficilmente prevedono aumenti dei compensi. La maggior parte di loro ha fatto il meglio che ha potuto in situazioni veramente difficili. I loro bambini spendono più tempo a scuola che in ogni altro posto; alcuni di loro, purtroppo, passano più tempo davanti al computer o alla televisione piuttosto che sui libri, e noi cerchiamo di raggiungerli anche lì. La materia prima sono sempre i bambini, con le loro possibilità infinite, i loro sogni infiniti, con le loro dirompenti sfide alla famiglia e la nostra sfida è riuscire a salvare questa generazione di bambini. Che ci sia questo grande lavoro da svolgere è in un certo senso un onore: l’America funziona meglio quando è posta di fronte a un problema da risolvere. Se c’è mai stata una sfida capace di chiamare tutti quanti al lavoro, è questa.
Estratto dal discorso alla National School Boards Association 67th Annual Conference, tenutasi il 15/04/2007 a San Francisco.