La sfida fondamentale Due decenni fa, in questa sala, il tema del cambiamento climatico comparve per la prima volta nell’agenda politica mondiale. L’argomento, proposto da Malta, mantiene oggi come allora la sua carica evocativa: la protezione del clima globale per le generazioni presenti e future. Da allora sono accadute molte cose, ma la sfida fondamentale rimane inalterata, anzi è diventata ancor più incalzante. Sono convinto che i cambiamenti climatici e le azioni che intraprenderemo a questo riguardo definiranno noi, la nostra era e ultimamente il lascito globale che consegneremo alle generazioni future. Oggi non vi è più tempo per il dubbio. L’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) delle Nazioni Unite ha inequivocabilmente affermato l’esistenza del riscaldamento del nostro sistema climatico e lo ha collegato direttamente all’attività umana. Gli scienziati hanno chiaramente delineato la gravità del problema. Il loro messaggio è semplice: - sappiamo abbastanza per agire; - se non agiamo ora l’impatto del cambiamento climatico sarà devastante; - disponiamo di misurazioni e tecnologie accessibili per incominciare da subito ad affrontare il problema. Ciò che non abbiamo è il tempo. Ecco perché abbiamo invitato voi, leader del mondo, a unirvi a noi in questo incontro di alto livello sui cambiamenti del clima. La sfida senza precedenti rappresentata da questi cambiamenti richiede un’azione altrettanto straordinaria, come pure una leadership fuori dall’ordinario, pronta a fissare nuove direzioni. Questa leadership siete voi. Sono grato del fatto che così tanti di voi abbiano scelto di partecipare a questo evento. La vostra presenza qui è segno che condividete la mia preoccupazione e che siete pronti ad agire. Oggi gli effetti del cambiamento climatico sono percepiti in tutto il mondo, particolarmente da coloro che sono meno capaci di affrontarli. La terribile ironia per molti Paesi in via di sviluppo è che, sebbene abbiano dato un contributo minimo a questo processo, sono quelli che più rischiano di subirne le conseguenze, e per alcuni è una questione di sopravvivenza. L’imperativo morale non potrebbe essere più chiaro. Il cambiamento climatico è ovunque una minaccia per lo sviluppo, e il suo impatto negativo potrebbe annullare molti degli investimenti compiuti per raggiungere gli Obiettivi di sviluppo del millennio. Non si tratta però di un gioco a somma zero. Se siamo creativi possiamo ridurre le emissioni e nel contempo promuovere lo sviluppo economico. È un’opportunità per far progredire uno sviluppo sostenibile, promuovere tecnologie, industrie e lavori più puliti, e contemporaneamente integrare i rischi del cambiamento climatico nelle politiche e nelle prassi nazionali. Dobbiamo essere motivati dalla constatazione che un’attuale inazione non potrà che dimostrarsi la più costosa azione nel lungo termine. Le iniziative a livello nazionale devono essere al centro della nostra risposta ai problemi del cambiamento climatico, e i Paesi industrializzati devono assumerne la guida. Sono passati 15 anni da quando la Convenzione quadro sul mutamento climatico è stata finalizzata a Rio, e dieci anni da quando è stato adottato il Protocollo di Kyoto. Tuttavia, le emissioni dei Paesi più industrializzati stanno ancora aumentando e le loro emissioni pro capite rimangono inaccettabilmente alte. Nello stesso tempo, il sostegno per l’adeguamento dei Paesi poveri risulta ben più basso di quanto sarebbe necessario. Uno sforzo comune Affrontare queste mancanze richiede la collaborazione di tutti i Paesi e di tutti i settori della società, dalla società civile al mondo degli affari, ai governi regionali e locali. Tutti i settori dovranno essere impegnati se le emissioni globali raggiungeranno il culmine nei prossimi 10 o 15 anni, per essere poi ridotte considerevolmente negli anni seguenti, come indicato dall’IPCC. Data la natura e l’ampiezza della sfida, le azioni limitate al solo livello nazionale sono insufficienti: nessuna nazione può affrontare questa sfida da sola, nessuna regione può ritenersi isolata da questi cambiamenti climatici. Ecco perché occorre far fronte al mutamento del clima in un contesto globale che garantisca il più alto livello di cooperazione internazionale. Questo è precisamente il tipo di sfida che più si addice alle Nazioni Unite, e mi compiaccio che esse siano universalmente riconosciute come il forum appropriato per negoziare un’azione globale. Nello stesso tempo, condivido la costernazione di molti nel vedere la lentezza con cui queste trattative procedono. Le cruciali trattative nel quadro della Framework Convention delle Nazioni Unite che si terrà il prossimo dicembre a Bali sono imminenti e bisogna preparare una base per un accordo comprensivo che affronti il cambiamento climatico sotto tutti i profili. Dobbiamo raggiungere questo accordo il più presto possibile per essere sicuri che una politica globale sia attiva entro il 2012. I parametri essenziali di cui tale politica necessita si vanno configurando con sempre maggiore chiarezza e comprendono: - una leadership intensificata mirante alla riduzione delle emissioni da parte dei Paesi industrializzati; - incentivi per i Paesi in via di sviluppo perché agiscano senza sacrificare la crescita economica o la riduzione della povertà, e in conformità con il principio di responsabilità comuni ma differenziate; - un sostegno considerevolmente maggiore per l’adeguamento dei Paesi in via di sviluppo, specialmente di quelli meno sviluppati; - il rafforzamento dello sviluppo e della diffusione della tecnologia; - nuovi approcci al finanziamento, incluso un uso migliore delle strategie basate sul mercato. La nostra sfida immediata è trasformare la preoccupazione comune in un nuovo consenso sulle strade da intraprendere in futuro. Questo percorso avrà inizio in dicembre a Bali: avrà successo o fallirà in base alla forza della leadership e all’impegno dimostrato dalle persone qui presenti. Abbiamo il futuro nelle nostre mani. Insieme dobbiamo garantire che i nostri nipoti non debbano chiedersi perché abbiamo omesso di fare ciò che era giusto, lasciando che loro ne soffrissero le conseguenze. Mandiamo dunque un segnale chiaro e comune, ovunque e a tutti, che indichi che noi affronteremo questa sfida.
Dal discorso pronunciato a New York il 24/09/2007, in occasione dell’Assemblea generale in un summit speciale sui cambiamenti climatici.