Il dominio del petrolio Gli Stati Uniti sono una nazione divisa, e profondi disaccordi dominano il nostro dialogo politico; sul problema della dipendenza dal petrolio vi è tuttavia una sorprendente convergenza, ed esponenti di tutti gli schieramenti chiedono che a essa venga posta fine. Oggi il petrolio rappresenta più del 97% del carburante utilizzato per i trasporti, pressappoco quanto una generazione fa, e pochi esperti ritengono che questo dato possa cambiare, se non di pochi punti percentuali, per molti anni a venire. Lo sfruttamento del petrolio continua, infatti, a crescere stabilmente negli Usa e nel resto del mondo. In un certo senso, la soluzione sembrerebbe semplice: sviluppare sostituti del petrolio così da consumarne di meno. La sfida è invece immensa. Il quasi totale dominio del petrolio nel settore dei trasporti è il risultato non solo delle sue proprietà intrinseche, ma anche di un secolo di politiche governative favorevoli e di schemi culturali profondamente radicati. Inoltre, gran parte delle infrastrutture petrolifere (oleodotti, stazioni di servizio, agevolazioni per la produzione di veicoli convenzionali) sono già state costruite e pagate, mentre la maggior parte delle infrastrutture per i carburanti alternativi devono essere ancora realizzate e finanziate. Tre fatti evidenziano la sfida: - i veicoli attuali dipendono quasi completamente dal petrolio; - il dominio del petrolio è ben saldo, anche perché il parco macchine cambia lentamente e, negli Stati Uniti, richiede circa 15 anni per essere completamente rinnovato; pertanto, nuove tecnologie per ridurre il consumo di petrolio richiederanno molti anni per avere un impatto rilevante sulla domanda complessiva; - il dominio del petrolio riflette un secolo di politiche governative favorevoli durante il quale si è costruita una rete di oleodotti per trasportare il petrolio a bassi costi; inoltre, un trattamento fiscale favorevole ha spinto l’estrazione del petrolio nazionale, e i fondi federali per le autostrade hanno superato gli stanziamenti per il trasporto di massa. Forse ancor più significativi sono gli incalcolabili benefici derivanti al mercato del petrolio dalla protezione militare americana nei vari luoghi di produzione e lungo le reti di trasporto. Assicurare diverse e affidabili fonti di approvvigionamento è stata la priorità di presidenti e amministrazioni per generazioni. I problemi legati alla dipendenza dal petrolio. Minacce alla sicurezza nazionale Gli Usa stanno combattendo una lunga guerra. I fondamentalisti islamici hanno attaccato il nostro Paese e sono determinati a farlo di nuovo. Come durante la guerra fredda, questa guerra ha molte cause e durerà per generazioni, ma, a differenza di quanto avvenuto in precedenza, la dipendenza dal petrolio gioca ora un ruolo centrale. La dipendenza dal petrolio è una causa importante, anche se non la sola, che sta dietro la minaccia jihadista. Dopo la cacciata di Saddam dal Kuwait nel 1991, le truppe statunitensi rimasero in Arabia Saudita, alimentando molto risentimento con la loro presenza. La prima fatwa di Osama Bin Laden, nel 1996, era intitolata «Dichiarazione di guerra contro gli americani che occupano la terra dei due luoghi santi»1. Oggi, il profondo risentimento per il ruolo degli Usa nel Golfo Persico rimane un potente mezzo di reclutamento per la jihad, non solo per la guerra in Iraq, ma per i rapporti degli Usa con la casa reale saudita, per la presenza delle truppe statunitensi nella regione e per molte altre ragioni. Con metà delle riserve di petrolio accertate, il petrolio più conveniente e la sola riserva di produzione al mondo, il Golfo Persico rimarrà indispensabile per l’economia mondiale fino a quando i moderni veicoli andranno a petrolio. Per proteggere i flussi di petrolio, i politici americani si sentiranno obbligati a mantenere relazioni e a esercitare il potere nella regione con modalità che alimentano il movimento jihadista. Ad aggravare il problema, l’enorme quantità di denaro che affluisce nella regione contribuisce al finanziamento delle reti terroristiche. Il denaro saudita fornisce un supporto indispensabile per le madrasse, che hanno visioni radicalmente antiamericane. Ancora peggio, la priorità assegnata al mantenimento della cooperazione saudita nella gestione dei mercati del greggio ostacola gli sforzi diplomatici per indurre i sauditi a bloccare i finanziamenti e a collaborare alle inchieste sugli attentati terroristici. Il problema è ancora più ampio: la dipendenza petrolifera riduce il potere della comunità mondiale di rispondere alle minacce che derivano dalle nazioni esportatrici di petrolio. Oggi, la minaccia maggiore viene dall’Iran, le cui ambizioni nucleari potrebbero ulteriormente destabilizzare il Golfo Persico e porre nuove armi terrificanti nelle mani dei terroristi. Nonostante ciò, i tentativi di rispondere alla minaccia con sanzioni multilaterali sono stati compromessi dalla paura che l’Iran possa reagire sottraendo greggio ai mercati mondiali. Altre nazioni esportatrici di greggio pongono problemi a loro volta. Hugo Chavez, presidente del Venezuela - quinto esportatore nel mondo - sostiene ogni posizione antiamericana in America Latina. Le rendite petrolifere non solo lo aiutano a mantenere il potere, ma gli consentono di finanziare politiche che mettono a rischio gli interessi americani in Paesi come Bolivia e Argentina. La Russia ha recentemente tagliato il rifornimento di greggio verso cinque nazioni europee in una disputa con la Bielorussia sui prezzi del gas naturale e sui pedaggi di transito. Il petrolio, inoltre (non sempre, ma spesso), corrode le istituzioni democratiche. Un numero crescente di articoli scientifici affronta questo tema, arrivando a concludere che la ricchezza portata dal petrolio è fortemente connessa con corruzione e dispotismo. Minacce ambientali Il petrolio è uno dei principali serbatoi di carbonio sulla terra. Quando il greggio è bruciato, questo carbonio viene trasformato in biossido di carbonio, che rimane nell’atmosfera - intrappolando il calore - per più di un secolo. Oggi il petrolio rappresenta il 42% delle emissioni di anidride carbonica nel mondo, legate alla produzione di energia (più del carbone). Un’auto negli Usa emette in media oltre 1,5 tonnellate di carbonio ogni anno. L’emissione totale da uso di petrolio sta rapidamente aumentando, sia negli Usa che nel resto del mondo. Ai fini della riduzione del riscaldamento globale della Terra, non tutti i metodi di riduzione della dipendenza dal petrolio sono equivalenti. Le tecnologie che migliorano l’efficienza del carburante sono le migliori, dato che tutti i carburanti esistenti producono comunque dei gas che intrappolano calore. I biocarburanti sono un miglioramento del petrolio, perché il carbonio rilasciato dalla loro combustione nell’atmosfera è lo stesso che era stato catturato per un certo tempo dalle piante attraverso la fotosintesi. Bruciare il petrolio, al contrario, aggiunge all’atmosfera carbonio immagazzinato nel sottosuolo per milioni di anni. Tra i biocarburanti, l’etanolo ricavato dalla cellulosa o dallo zucchero è il migliore, richiedendo relativamente poca energia fossile per la produzione. La sostituzione del greggio con l’elettricità utilizzando veicoli ibridi (a elettricità e benzina) è anch’essa un miglioramento, che dipende però da come l’elettricità viene generata. Il peggior carburante dal punto di vista del global warming - notevolmente peggiore del greggio - è il carbone liquefatto, il carburante derivato dal quale è ancora più ricco di carbonio. Il petrolio è una delle cause maggiori dello smog urbano e, di conseguenza, della diffusione di patologie come asma e infarto; le perdite di petrolio, inoltre, hanno danneggiato l’ecosistema marino in varie parti del mondo. Problemi economici La dipendenza dal petrolio espone l’economia statunitense alla volatilità dei mercati mondiali del petrolio. Poiché l’incremento del prezzo del greggio può essere improvviso, consumatori e imprese possono non riuscire a cambiare i loro comportamenti in modo conseguente e sono costretti ad aumentare la spesa quando i prezzi salgono. L’impatto è particolarmente grave sulle famiglie a basso reddito e sulle attività che implicano un alto consumo di petrolio2. Le possibili soluzioni Ridurre le importazioni di petrolio risolve solo parzialmente questi problemi. Occorre porre fine alla quasi totale dipendenza dei nostri veicoli dal petrolio, creando un sistema di trasporti in cui gli automobilisti possano scegliere fra petrolio e altri carburanti. Oggi molteplici tecnologie offrono la possibilità di farlo. Veicoli ibridi Per ridurre la dipendenza dal petrolio, la via più rapida per raggiungere buoni risultati è rappresentata da autoveicoli che possono connettersi alla rete elettrica. Gli Usa hanno una vasta infrastruttura per la produzione di energia elettrica, ma essa è essenzialmente inutile nel cercare di ridurre la dipendenza dal petrolio, perché gli autoveicoli attuali non possono connettersi. Se potessimo costruire veicoli a motore elettrico collegabili alla rete, i benefici potenziali sarebbero enormi. Le aziende produttrici di elettricità hanno capacità non utilizzata ogni notte, quando la richiesta di elettricità è bassa; in più, mantengono una riserva di capacità produttiva per far fronte ai picchi di domanda imprevista. Queste riserve non utilizzate e queste capacità in eccesso potrebbero rappresentare un’importante garanzia per gli autoveicoli nel caso di un’improvvisa riduzione nelle disponibilità di greggio o di un eccessivo innalzamento del suo costo. Viaggiare con l’elettricità inoltre è conveniente da un punto di vista economico, anche con veicoli ibridi di prima generazione. L’inquinamento locale si ridurrebbe fortemente e, rispetto a quanto avviene utilizzando motori a combustione interna, la situazione migliorerebbe anche dal punto di vista del riscaldamento globale. Biocarburanti Nei prossimi decenni, i biocarburanti potrebbero sostituire una frazione significativa del consumo di petrolio negli Usa: per il 2025, le stime variano dai 25 ai 100 milioni di galloni l’anno (all’incirca tra il 20% e il 70% dei consumi del 2005)3. L’importazione di etanolo dai Carabi, dall’America Latina o dal Brasile potrebbe accrescere ulteriormente queste cifre. Quasi tutto l’etanolo prodotto negli Usa è oggi ricavato dal mais. Lo scorso anno, il 20% della coltura di mais è stato utilizzato per la produzione di etanolo, percentuale che si ritiene in crescita nei prossimi anni. Un’altra fonte di produzione per l’etanolo è data da materiali ricchi di cellulosa, come il panico, da scarti della coltivazione, come i gambi del mais, e dalle piante a crescita rapida. C’è un enorme interesse per l’etanolo cellulosico da parte di politici e di investitori, anche se il suo costo di produzione rimane alto, e finora negli Usa non ci sono impianti che lo producano commercialmente. Altra fonte potenziale è lo zucchero, che è alla base dell’attuale produzione di etanolo del Brasile. Incremento di efficienza delle tecnologie convenzionali L’efficienza del carburante può essere aumentata anche attraverso molte delle tecnologie esistenti. La più importante è il motore ibrido “convenzionale”, la cui rapida penetrazione potrebbe portare a una discesa di lungo termine della domanda globale di petrolio, trend che sarebbe accelerato dall’avvento degli ibridi elettrici. Vi sono comunque molte altre tecnologie, già esistenti o emergenti, che potrebbero ridurre il consumo di petrolio senza compromettere le prestazioni. Carbone liquefatto Gli Usa hanno abbondanti risorse di carbone, che potrebbero essere convertite in carburanti liquidi mediante la già esistente tecnologia coal-to-liquids, utilizzata dai tedeschi nel corso della seconda guerra mondiale, e impiegata in Sudafrica a partire dagli anni Ottanta (quando il Paese era soggetto all’embargo internazionale). I costi dei nuovi impianti sono tuttavia molto alti; inoltre, il contenuto di carbonio rimane superiore a quello del petrolio, pertanto la sua sostituzione con il carbone liquido aggraverebbe il problema sotto il profilo del global warming. Autoveicoli a idrogeno L’idrogeno è l’elemento più abbondante nell’universo e ha una combustione pulita, senza produzione di inquinanti atmosferici o di gas che trattengano il calore; nonostante ciò, gli esperti che credono che il carburante a idrogeno possa avere un impatto significativo sulla dipendenza americana dal petrolio, almeno per alcuni decenni, sono pochi (se ce ne sono). Innanzitutto, sebbene abbondante, in natura l’idrogeno non esiste in forme utilizzabili; in secondo luogo, esso non può essere distribuito attraverso i contenitori di carburante liquido delle stazioni di servizio: la temperatura richiesta per liquefare l’idrogeno è di circa -253°C, appena 20° sopra lo zero assoluto. Opzioni politiche Il ruolo del governo federale è essenziale nel cercare di porre fine alla dipendenza dal petrolio nel giro di una generazione, e lo può fare attraverso una serie di iniziative politiche. Rinnovamento del parco macchine Ogni anno il governo federale acquista più di 65.000 nuove auto. Questi acquisti potrebbero essere utilizzati per stimolare la trasformazione dell’industria automobilistica, per esempio ordinando nuovi modelli di veicoli elettrici ibridi, coinvolgendo anche altre amministrazioni. La situazione finanziaria delle maggiori industrie automobilistiche americane non è mai stata peggiore, ed è ritenuta da alcuni analisti al limite della bancarotta. Una ragione è il costo dell’assicurazione sanitaria dei pensionati, che pesa in media 680 dollari per ogni veicolo; un’altra ragione è la scarsa offerta di veicoli a consumo efficiente da parte dei produttori, per i quali, data la loro situazione finanziaria, è difficile investire in nuove tecnologie. Una soluzione sarebbe la creazione di un fondo federale che copra il costo delle assicurazioni dei pensionati dell’industria automobilistica, in cambio di investimenti nelle tecnologie per il risparmio di carburante. I crediti fiscali potrebbero giocare un ruolo centrale nella trasformazione del nostro parco autoveicoli nella direzione di una maggiore presenza di veicoli elettrici ibridi e di altri tipi con un più efficiente consumo di carburante. Questi crediti fiscali potrebbero essere finanziati da un incremento delle imposte sulla benzina. Cambiamento del tipo di carburante Si potrebbe fare in modo che le compagnie petrolifere trasformino la metà delle loro pompe per poter distribuire carburante a base di etanolo (E85). Si potrebbe riformare il sistema di sussidi all’etanolo, collegandolo alle oscillazioni del prezzo del petrolio e aumentando significativamente i sussidi a quello cellulosico; inoltre, i beneficiari dovrebbero essere direttamente gli agricoltori, e non chi miscela il carburante. Si potrebbe ridurre gradualmente l’imposta sull’importazione di etanolo (imposta che non esiste per l’importazione di petrolio), privilegiando l’etanolo prodotto nel rispetto delle regole sul lavoro e sull’ambiente. Si potrebbero introdurre tariffe ridotte per l’elettricità usata per la ricarica delle auto ibride durante i periodi notturni di basso utilizzo. Protezione del clima La legislazione sul global warming sta guadagnando terreno politico nel Congresso americano, grazie a diversi fattori che includono la nuova maggioranza democratica, un considerevole supporto da parte di legislatori repubblicani (inclusi i senatori John McCain e Richard Lugar), leggi che impongono limiti vincolanti sui gas surriscaldatori in California e negli Stati del Nord-Est, l’appoggio dei leader evangelici e di un numero crescente di grandi multinazionali (incluse General Electric, DuPont e Wal-Mart), interessate a posizionarsi sui mercati dell’energia pulita. Investimenti in ricerca Molte delle tecnologie necessarie per porre fine alla dipendenza dal greggio sono disponibili già oggi. Altre sono quasi pronte per un ampio uso commerciale. Ulteriori avanzamenti nel campo di nanoscienze, biotecnologie, genetica e altre discipline possono giocare un ruolo importante nell’accelerare la fine della dipendenza dal petrolio. Molta ricerca avverrà nel settore privato, ma non è probabile che i privati investano adeguatamente in ricerche con ricadute generali o tempi di ritorno finanziario che vanno troppo oltre quelli comunemente sostenibili da un’azienda privata, pertanto la ricerca del settore pubblico acquista un ruolo importante. Cambiamento della “diplomazia petrolifera” La “diplomazia petrolifera” tradizionale si focalizza sull’assicurare scorte adeguate e utilizzabili; si tratta di un elemento della diplomazia statunitense che rimarrà necessario per gli anni a venire, ma che dovrà essere affiancato da un altro elemento decisivo: la riduzione della dipendenza dal petrolio in tutti i Paesi consumatori. Ciò implica la diffusione di tecnologie a risparmio di petrolio e la promozione di una rapida trasformazione dei mezzi di trasporto a livello globale; dialoghi di collaborazione su questi punti con altri Paesi dovrebbero essere una delle priorità del governo degli Stati Uniti. L’incremento dell’efficienza energetica della Cina, per esempio, potrebbe fare molto di più per la nostra sicurezza nazionale, per combattere il global warming e per promuovere la crescita economica che non il fatto di ottenere forniture aggiuntive dal Golfo Persico. Creazione di un indice di dipendenza petrolifera Il dipartimento dell’Energia dovrebbe calcolare annualmente un indice di dipendenza petrolifera in base alla quota del petrolio sul carburante totale utilizzato per i trasporti. Il dipartimento dovrebbe pubblicare il risultato insieme con altri rilievi, come le emissioni dei gas trappola di calore nel settore dei trasporti e la media familiare dei costi per il carburante; così facendo fornirebbe ai leader politici e all’opinione pubblica importanti informazioni per le politiche energetiche del futuro. Conclusioni Porre fine alla dipendenza dal petrolio non significa porre fine al suo utilizzo, ma alla quasi totale dipendenza dal petrolio come carburante per i trasporti. Se la maggior parte delle proposte sopra esposte fosse attuata, la dipendenza degli Stati Uniti potrebbe avere fine nel giro di una generazione. Formulando delle ipotesi ragionevoli, entro il 2025 i veicoli ibridi potrebbero rimpiazzare più di 45 miliardi di galloni di benzina e i biocarburanti circa altri 40. Le tecnologie di efficienza potrebbero ridurre di un terzo l’utilizzo di carburanti: il risultato sarebbe un mercato dei carburanti per il trasporto completamente trasformato e non più dominato dal petrolio. La dipendenza dal petrolio è alla base di molti dei problemi più importanti che gli Usa si trovano ad affrontare. Il forte consenso circa la gravità del problema e le nuove tecnologie forniscono l’opportunità per un radicale cambiamento.
Note e indicazioni bibliografiche 1 Il riferimento è alle città sante dell’Islam, La Mecca e Medina. 2 L’elasticità del prezzo del petrolio è molto bassa data la mancanza di alternative e per altri fattori. Cfr. J. C. B. Cooper, Price Elasticity of Demand for Crude Oil: Estimates for 23 Countries, «OPEC Review», Vol. 27, pp. 1-8, marzo 2003. 3 Il consumo totale di benzina nel 2005, negli Stati Uniti, è stato di circa 140 miliardi di galloni. Estratto da “Ending Oil Dependence: Protecting National Security, the Environment and the Economy”. Pubblicato sul sito della Brookings Institution di Washington.