Quadrimestrale di cultura civile

Editoriale. L’umana dimora. Verso l’Expo 2015

di Redazione /

Le discussioni sul clima e sull’ambiente coinvolgono sempre più profondamente scienziati, politici, organizzazioni internazionali e anche la gente comune. Il problema centrale è cosa si intende per sviluppo sostenibile, come coniugare sviluppo e protezione dell’ambiente, come continuare quel “patto” tra uomo e natura che ha fatto della Terra “l’umana dimora”. Uno scampolo significativo di questo acceso dibattito si trova nella sezione “L’uomo e il clima”, in cui compaiono interventi di scienziati quali Ballarin Denti, Ward, Hansen, Andersen, Bertazzi o politici come Bush e Gore. La sezione “Il 2015, scadenza per lo sviluppo” prende spunto dalla campagna sugli Obiettivi di sviluppo del millennio dell’Onu, per uno sviluppo sostenibile anche in termini ambientali, che scadrà nel 2015. Gli interventi del Segretario generale Ki-moon, di de Boer sul Protocollo di Kyoto, di de Rojas e Sharma sui finanziamenti allo sviluppo, di Dimas, Commissario europeo all’ambiente, illustrano le posizioni di fondo dell’Onu e dell’UE. Quali le posizioni sostenute in tutti questi interventi? Vi è chi mette esplicitamente in guardia dal rischio di una catastrofe provocata dal riscaldamento globale e il ruolo che le attività umane hanno in esso, soprattutto per l’immissione nell’atmosfera di gas serra; vi è chi risponde con l’accusa di ingiustificato allarmismo, vi è chi, contro gli opposti estremismi, non disconosce i pericoli ma è alieno da soluzioni meccaniciste e unilaterali. In quest’ultima tipologia di interventi si collocano i contributi di Blasi e De Maio e di Sindoni. I primi due, trattando della significatività e interpretazione dei dati raccolti e della validità dei modelli previsionali, soprattutto a lunga scadenza, mettono in guardia da un cattivo uso dei dati scientifici, che già in passato ha portato a clamorosi errori. Sindoni rileva altresì come le tesi “catastrofiste” e le responsabilità addossate alle attività umane siano scientificamente tutt’altro che certe. Fasi di raffreddamento e riscaldamento si sono alternate sul nostro pianeta ben prima che l’uomo vi apparisse. Giustamente Sindoni sottolinea che, dati gli alti livelli attuali di inquinamento, atmosferico, acustico e luminoso, non sono però possibili facili ottimismi. Quali conclusioni trarre dunque? Ciò che emerge, anche dagli interventi di Andersen e Bertazzi sugli altrettanto problematici rapporti tra cambiamenti climatici, alimentazione e salute, è il non automatismo degli scenari e delle soluzioni. In una situazione di non certezza del dato scientifico a livello globale, ma con segnali di allarme rilevanti soprattutto a livello locale, sulla generazione presente incombe la grave responsabilità di lasciare alle generazioni future il più possibile intatto quello che Benedetto XVI chiama il “giardino di Dio”. Ciò che risulta e risulterà decisivo è anche in questo caso l’aspetto educativo: la necessità di una crescita di responsabilità nel rapporto con l’ambiente e le risorse naturali, figlia di una concezione non ridotta del singolo essere umano e dell’umanità nel suo complesso. Questa chiave di lettura informa anche le altre sezioni di questo numero, a partire da quella dedicata all’energia, il cui titolo “Energia e ambiente, coesistenza possibile” descrive la grave sfida di fronte al mondo sviluppato, grande consumatore di energia e produttore di inquinamento, e a quello in via di sviluppo che, nel tentativo positivo di uscire dal sottosviluppo, si sta avvicinando a gran passi al “primo mondo” sotto entrambi i profili. Gli articoli di Cohen, Conti, Sandalow, Scaroni, Zuccoli affrontano i vari aspetti del problema, quelli geopolitici connessi al petrolio, quelli economici e quelli tecnologici. I problemi posti dal crescente processo di inurbamento e il tentativo di progettare le città nel rispetto dell’ambiente e della qualità della vita sono descritti invece dagli interventi di Cobbett e Boeri. Anche la sezione “Alimentazione e cultura” pone l’accento sugli effetti di una concezione corretta o scorretta del rapporto tra uomo e realtà naturale. Clinton si mostra preoccupato dalle abitudini alimentari americane, con le loro conseguenze negative sulla salute e insiste sulla necessità di una profonda azione educativa, specialmente per i bambini. Moretto nel suo articolo affronta il complesso problema della sicurezza alimentare e del ruolo chiave che vi può svolgere l’educazione. Brabeck, Presidente della Nestlé, sottolineando come industrializzazione e commercializzazione diano valore aggiunto a un bene naturale come l’acqua, afferma tuttavia la necessità di garantirne a tutti l’accesso, con un particolare sostegno ai più bisognosi. Anche in questo caso, la chiave di volta per affrontare il problema è di tipo educativo. È ciò che pongono in rilievo, sotto diversi registri epistemologici, gli interventi di Ana Lydia Sawaya e Paolo Massobrio. Nelle loro analisi mostrano come le varie culture abbiano originato diverse abitudini alimentari, diete che hanno saputo adattarsi a differenti situazioni ambientali, forme di agricoltura e di allevamento e alle più disparate condizioni climatiche, concludendo con gli aspetti positivi della cosiddetta “dieta mediterranea”. Data la totale pertinenza con i temi trattati in questo numero, non poteva mancare un esplicito riferimento, nel titolo e nella sezione Forum, al progetto di Milano e dell’Italia di ospitare l’Expo 2015, dedicandola al tema “Nutrire il pianeta, energia per la vita”. Un’intervista ad Amartya Sen, Nobel per l’economia e membro del Comitato scientifico di Expo Milano 2015, e gli interventi del Sindaco di Milano, Moratti, del Presidente della Fondazione Fiera, Roth, e del Presidente della Camera di Commercio di Milano, Sangalli, mostrano la necessità di discutere a lungo su questi temi cruciali, nell’interesse di tutti e perché siano prese, a livello mondiale, soluzioni ponderate e illuminate. È perciò nell’auspicio nostro e di tutti che questa candidatura possa avere esito positivo.

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