L’impresa di fronte alle sfide energetiche Ho sempre sostenuto che l’energia non è un settore dell’economia, ma una precondizione per il funzionamento dell’intero sistema economico moderno. Il consumo di energia - largamente derivata da fonti fossili - è inoltre in costante crescita a livello mondiale. Tutto ciò pone interrogativi cui l’industria energetica deve saper rispondere: primo su tutti la sicurezza degli approvvigionamenti, ovvero la necessità di forniture sicure, costanti e a basso prezzo. Un problema non da poco, che si intreccia a doppio filo con altre questioni di grande rilievo, come la progressiva richiesta di affermazione dei Paesi produttori di petrolio, la durata del ciclo degli idrocarburi e la ricerca di fonti sostenibili e alternative a petrolio e gas, sfide difficili da vincere non solo per un’azienda come Eni, ma per l’intero sistema Paese. Quali strumenti utilizzare per risolvere il problema? Come riuscire a coniugare la nostra necessità, per esempio, di forniture sicure con l’esigenza tipica dei Paesi produttori di sfruttare al meglio i propri “tesori” presenti nel sottosuolo? Appellarsi a qualche santo protettore ovviamente non basta, e spesso si dibatte sulle strategie migliori per far fronte al problema: diversificazione delle fonti, capacità diplomatica, nuove infrastrutture sono le risposte maggiormente condivise all’interno dell’industria energetica. Accanto a queste condizioni, di cui spesso mi sono fatto promotore, vorrei in questa occasione ricordarne altre, che solo apparentemente possono apparire disgiunte dalle tipiche “questioni energetiche”. Parlo dell’imprenditorialità, da sempre un tratto distintivo del nostro Paese, e della necessità di un sistema di formazione all’avanguardia, che ci consenta di gareggiare ad armi pari con le altre realtà internazionali, siano essi giganti già affermati o Paesi in constante espansione come Cina o India. Eni, da questo punto di vista, ha nella sua storia e nel suo Dna un esempio eccellente, e parlo del nostro fondatore Enrico Mattei. Se oggi Eni è tra le prime 30 aziende al mondo, lo deve al genio imprenditoriale di Mattei, che fu chiamato a liquidare l’Agip, ma, anziché traghettarla verso una fine ingloriosa, risanò l’impresa decotta che gli era stata affidata e la trasformò in un formidabile motore di sviluppo al servizio dell’Italia del dopoguerra. Egli riuscì ad affermare il ruolo strategico dell’energia nello sviluppo economico italiano, e a ispirare fiducia nel possibile miracolo dell’indipendenza energetica. Fu abile nel costituire una rete di collaboratori capaci di muoversi sulla scena internazionale, e questo divenne uno dei punti di forza che la società, andando oltre i suoi interessi specifici, seppe offrire all’azione diplomatica dell’Italia. Fu tra i primi a coltivare lo spirito di frontiera e il rispetto delle culture diverse, rivolgendo il proprio sguardo visionario verso i Paesi produttori, comprendendone a fondo le condizioni e garantendosi così contratti sicuri attraverso relazioni profonde che durano ancora oggi. I frutti si vedono: basti pensare all’accordo strategico che abbiamo firmato con la russa Gazprom nel novembre dell’anno scorso, che ha garantito al nostro Paese la certezza di una fornitura di gas a prezzi stabili fino al 2035. Per non parlare poi del recentissimo rinnovo dei contratti in Libia, che ci consentirà di continuare a estrarre gas e petrolio e di trasportarli in Italia ben oltre il 2040. L’onore di fare impresa rappresenta solo una delle eredità che Mattei ci ha lasciato. Egli, conscio di quanto importante fosse la capacità di coltivare i talenti, dedicò molte risorse anche alla formazione. Fu per questo motivo che fondò la Scuola di specializzazione sugli idrocarburi, poi divenuta Scuola Mattei in suo onore, il cui obiettivo era quello di individuare e sviluppare quei talenti che avrebbero dovuto tenere, dopo di lui, le redini dell’industria energetica italiana. Un’iniziativa, questa, che risale al lontano 1957, e che ha aperto la strada alla formazione postuniversitaria nelle discipline tecniche ed economiche nel nostro Paese, dando sostanza alla nostra capacità imprenditoriale. I reali responsabili dei ritardi del nostro sistema Paese Se negli ultimi 50 anni l’Italia, dunque, è diventata una potenza industriale e un Paese prospero, lo dobbiamo a quelle migliaia di piccoli Mattei che non solo hanno “fatto impresa”, ma hanno anche gettato le basi per la valorizzazione delle risorse attraverso percorsi educativi e formativi d’avanguardia. Dispiace dirlo, ma il nostro Paese oggi sembra purtroppo aver messo in un angolo queste aspirazioni: uno spirito imprenditoriale affievolito, l’assenza di un sistema formativo eccellente, l’ipocondria nei confronti di infrastrutture tanto nuove quanto necessarie possono costarci molto caro. Oggi la concorrenza viene da lontano, da Paesi che beneficiano di fattori di costo più favorevoli dei nostri: per vincere ci vogliono grinta, inventiva e capacità di rischiare, coniugate, se possibile, all’assenza di pregiudizi e localismi in fatto di infrastrutture. Tav, rigassificatori, termovalorizzatori: realizzarli è responsabilità principale della politica e delle istituzioni, e non si può certo pretendere che un imprenditore costruisca per sé strade, ferrovie o un sistema scolastico. Nonostante ciò, se fino a oggi in questi campi si è fatto poco, troppo poco, non dobbiamo cedere alla tentazione di attribuire tutte le colpe al sistema politico. Spesso accade che non siano le istituzioni, ma proprio la società - o almeno alcuni pezzi di società - a impedire la realizzazione di quanto necessario per metterci al passo con gli altri. Esigue minoranze militanti si oppongono alla realizzazione delle infrastrutture di cui abbiamo bisogno, e la consultazione e il civile rispetto dei localismi sono degenerati nella cultura del non fare, e gli interessi locali tengono in ostaggio l’intero Paese. Discorso analogo vale per il nostro sistema educativo, che non prepara per la competizione globale. Anche in questo caso diamo la colpa alla politica, ai governi che si succedono e alle poche risorse che mettono a disposizione della scuola. La realtà è un po’ diversa, e le risposte vanno cercate nella cultura che si è progressivamente radicata nella nostra società. Non bisogna confondere, infatti, la lodevole aspirazione alla solidarietà, all’integrazione sociale e alla costruzione di una scuola aperta a tutti, con un buonismo malsano che rifiuta la selezione, la meritocrazia e l’eccellenza. Ho spesso l’impressione che nella scuola italiana si sia imposto un sistema di valori rovesciato, nel quale se uno studente è bocciato è colpa dell’insegnante. Lo dimostrano, del resto, anche alcuni recenti fatti di cronaca. Per non parlare poi di come spesso viene giudicato dagli altri chi si impegna ed eccelle: anziché rappresentare un esempio, spesso lo si considera un “secchione”, che si produce in sforzi inutili, dal momento che non è grazie a questi che la vita lo premierà.L’importanza di uno sviluppo sostenibile Rimettere al centro il lavoro, ricercare l’eccellenza, realizzare le infrastrutture fondamentali per il nostro progresso industriale ed economico: quando avremo sviluppato tutto lo straordinario talento che abbiamo, senza sprecarci in futili battaglie da campanile, non ci sarà concorrenza globale che potrà farci paura. Innovazione ed eccellenza, tuttavia, vanno applicate anche a un altro settore fondamentale dell’industria energetica: quello dello sviluppo sostenibile. Se, infatti, da una parte l’energia continuerà a essere la risorsa chiave per la diffusione del benessere verso strati sempre crescenti della popolazione mondiale, dall’altra non si può non tenere in conto l’impatto ambientale che il consumo di combustibili fossili comporta sull’equilibrio ecologico del nostro pianeta. Rendere compatibili con l’ambiente le nostre attività operative, ricercare e sviluppare fonti energetiche rinnovabili e a emissioni zero, coniugare sviluppo sostenibile e progresso industriale: la strada che abbiamo davanti, guardando al nostro futuro, sarà una strada senza uscita se non taglieremo il nodo gordiano che mette in contrapposizione conflittuale sviluppo economico e sostenibilità ambientale. È attraverso l’eccellenza e l’innovazione, per esempio, che si può battere il gas flaring, uno dei principali nemici dell’industria estrattiva in fatto di sostenibilità ambientale. In molti Paesi del mondo, il gas associato alla produzione di petrolio, non trovando sbocchi di mercato, viene ancora bruciato in torcia, causando grandi emissioni di gas serra. La soluzione adottata da Eni in Nigeria, primo Paese al mondo per quantità di gas bruciato in torcia, ne è un esempio: Eni ha, infatti, realizzato nel Paese una centrale termoelettrica a ciclo combinato che ha permesso di ridurre le emissioni di 1,5 milioni di tonnellate di CO2 all’anno. Questa centrale inoltre produce energia elettrica per la comunità locale, contribuendo quindi al suo sviluppo. Eccellenza e innovazione si riflettono anche nella ricerca di fonti energetiche alternative, come i biocarburanti o il solare fotovoltaico, che utilizza materiali diversi dal silicio. Alghe e microrganismi potrebbero costituire, in un futuro non troppo lontano, la base per l’individuazione di nuove fonti di energia - i biocarburanti - che, coniugati con lo sviluppo di materiali fotoattivi innovativi come i polimeri di nuova generazione, possono davvero contribuire allo sfruttamento sostenibile e a basso costo dell’energia solare. Non posso non rimarcare, a proposito di sostenibilità, l’importanza della principale fonte di energia rinnovabile che abbiamo a disposizione da subito: il risparmio energetico, un tema che mi sta particolarmente a cuore, su cui Eni ha realizzato una campagna di “informazione” molto vasta. Modificando i nostri comportamenti senza stravolgere il nostro stile di vita possiamo, attraverso l’uso intelligente dell’energia, portare enormi benefici all’ambiente, realizzando anche risparmi non indifferenti sulla nostra bolletta energetica. Senza dimenticare, poi, che un utilizzo coscienzioso dell’energia, altro non fa che prolungare il ciclo di vita degli idrocarburi, consentendo alla ricerca di compiere passi fondamentali verso l’individuazione di nuove fonti sostenibili di energia e di affrontare, in maniera semplice e sostenibile, una delle più importanti sfide che ci attendono nei prossimi anni.
Le nuove frontiere del “fare impresa” nell’industria energetica
di Paolo Scaroni / Amministratore delegato di Eni SpA
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