Quadrimestrale di cultura civile

Sviluppo, energia e ambiente

di Fulvio Conti / Amministratore delegato e Direttore generale di Enel SpA

Una domanda crescente di energia La comunità scientifica internazionale è praticamente unanime nel ritenere che i cambiamenti climatici in atto siano dovuti all’aumento di concentrazione nell’atmosfera dei cosiddetti gas serra, tra cui l’anidride carbonica (CO2) è il principale. Tale aumento è causato dalle attività umane in un pianeta sempre più popolato e antropizzato, e dal conseguente sviluppo economico e industriale. Si stima che nel 2030 le emissioni di CO2, in uno scenario inerziale, dovrebbero essere aumentate di circa il 55% rispetto ai livelli del 2004 (da 26.100 Mton a 40.400 Mton). Il maggior contributo verrà dalle emissioni di Cina, India e Brasile, che cresceranno quasi del 120%, arrivando a rappresentare più di un terzo del totale, in conseguenza del forte sviluppo economico che interesserà questi Paesi. Allo stesso tempo assistiamo alla costante crescita della domanda di energia. In un pianeta in cui ancora oggi circa due miliardi di persone non hanno accesso in modo stabile all’energia, si stima che il fabbisogno energetico sia destinato a crescere del 52% nei prossimi 20 anni, principalmente per sostenere la crescita dei Paesi emergenti, che incrementeranno la loro domanda di ben il 93%. Tale domanda continuerà a essere soddisfatta in gran misura col ricorso ai combustibili fossili. Pur in presenza di una forte spinta della generazione di energia da fonti alternative, si prevede che il contributo delle fonti tradizionali, che rappresentano oggi circa l’80% dei consumi energetici globali, resterà sostanzialmente invariata. La crescita di domanda avrà inoltre l’effetto di innalzare il prezzo delle materie prime energetiche, generando una sempre maggiore competizione tra Paesi industrializzati ed emergenti per l’accesso a risorse sempre più limitate, con il conseguente aumento del rischio legato all’approvvigionamento. La situazione dell’Italia Nel contesto descritto, il sistema energetico europeo e italiano mostrano una particolare fragilità causata dall’eccessiva dipendenza dalle importazioni di materie prime. Il fabbisogno di combustibili europeo è infatti coperto al 65% dalle importazioni, provenienti in massima parte da pochi Paesi caratterizzati da un significativo rischio geopolitico. Tale percentuale è destinata a salire all’85% entro il 2025. In Italia, questa dipendenza è ancora più accentuata, con una quota di importazioni di combustibili fossili pari, a oggi, al 90% del fabbisogno, che si prevede raggiunga il 95% nel 2025. La situazione italiana, inoltre, è resa ancor più complicata dallo squilibrio del mix di generazione dell’energia elettrica, che è sbilanciato a favore del gas, con una quota che ha raggiunto il 60% del totale della produzione termoelettrica, caso unico al mondo di dipendenza da una materia prima così costosa. Pur in presenza di una quota di produzione da fonti rinnovabili in linea con la media UE, tale eccessiva dipendenza deriva dalla decisione presa nel 1987 di abbandonare la tecnologia nucleare e da un limitato uso del carbone. Questo squilibrio comporta da un lato la scarsa sicurezza del sistema di approvvigionamento, fortemente influenzato dalla grave carenza di infrastrutture logistiche, come rigassificatori e nuove tubazioni per il trasporto del gas, che potrebbero consentire una maggiore diversificazione delle fonti; dall’altro, come conseguenza più diretta e importante, l’elevato costo dell’energia elettrica italiana, che è più cara della media europea e riduce la competitività del nostro Paese. La sfida che abbiamo davanti a noi è quindi quella di assicurare forniture energetiche sufficienti, in maniera compatibile con l’ambiente, a un costo ragionevole. Per vincere questa sfida non esiste un’unica soluzione, ma è necessario adottare un approccio omnicomprensivo, che sfrutti tutte le tecnologie e risorse a nostra disposizione, e globale, che coinvolga tutti i Paesi e tutti i settori, perché un approccio parziale può solo offrire un contributo marginale alla soluzione di questa sfida. Due esempi possono meglio inquadrare il problema. Per prima cosa, prestiamo attenzione al fatto che le emissioni di CO2 dei Paesi che hanno ratificato il Protocollo di Kyoto rappresentano approssimativamente soltanto il 30% del totale, e che ogni anno la Cina incrementa le sue emissioni di otto volte la riduzione che l’UE otterrebbe centrando in pieno gli obiettivi di Kyoto. Lo sforzo, per quanto apprezzabile, di solo una parte della comunità globale è destinato a essere scarsamente incisivo nella soluzione di un problema per sua natura intrinsecamente planetario. La seconda esemplificazione è il “paradosso delle rinnovabili” calato sulla realtà italiana. Se pensassimo di far fronte alla crescita di domanda di energia elettrica dei prossimi cinque anni - che si stima possa crescere di 30 TWh entro il 2012 - solo con fonti energetiche rinnovabili dovremmo, per esempio: installare 9.180 pale eoliche, più di sei volte quanto istallato in Italia fino a oggi, oppure coltivare a biomasse più di due milioni di ettari, circa un quinto della superficie coltivata italiana, oppure installare 40.000 ettari di pannelli fotovoltaici, 480 volte quanto istallato oggi, oppure ricorrere a una combinazione di tutto questo. La crescita delle fonti rinnovabili, per quanto irrinunciabile, non può da sola far fronte alle esigenze di sviluppo. Necessità di una strategia globale È necessario dunque un quadro organico di azioni, inquadrate in una strategia globale, con il coinvolgimento di tutti i Paesi nello sforzo per la sostenibilità, e multitecnologica, che sfrutti tutte le soluzioni e risorse disponibili. Questa è l’idea su cui poggia la risposta di Enel alla sfida della sostenibilità. Enel è fortemente impegnata a fare crescere l’energia rinnovabile disponibile, ma è anche molto attiva nella ricerca di nuove tecnologie nel campo delle fonti tradizionali, che migliorino la resa e l’efficienza e minimizzino l’impatto ambientale. Queste nuove e più efficaci tecnologie, una volta realizzate su scala industriale, potranno anche essere esportate nei Paesi in via di sviluppo, aiutandoli a ridurre l’impatto ambientale del loro sviluppo economico. Sul fronte della ricerca e dello sviluppo delle fonti rinnovabili, l’impegno di Enel si è ulteriormente rafforzato nel 2007 con il Progetto ambiente e innovazione, che prevede un investimento complessivo di circa 4,1 miliardi di euro al 2011. Di questi, 3,3 miliardi verranno investiti nello sviluppo di nuova capacità nelle rinnovabili, con la creazione di 1.700 MW, mentre 800 milioni di euro saranno dedicati allo sviluppo di progetti di ricerca. Relativamente a questi ultimi, Enel ha individuato progetti di medio e lungo termine che permettono di applicare da subito tecnologie sperimentali proposte da centri di ricerca internazionali e nazionali. Per esempio, in collaborazione con Enea, abbiamo avviato a Priolo Gargallo (in provincia di Siracusa) la realizzazione del Progetto Archimede, un tipo di impianto a energia solare particolarmente innovativo, che sfrutta una miscela di sali fusi per la raccolta e l’accumulo del calore che potrà essere impiegato per la produzione di energia elettrica anche di notte o con il cielo coperto. Enel ha inoltre un ruolo di primo piano nello sviluppo delle tecnologie di cattura e sequestro geologico dell’anidride carbonica (ccs), applicate alla generazione da fonti fossili tradizionali. L’impiego delle tecnologie di ccs è fondamentale per rendere compatibili gli obiettivi comunitari di riduzione delle emissioni con la garanzia di copertura della domanda di energia. L’Unione Europea si è posta l’obiettivo di rendere disponibili su scala industriale queste nuove tecnologie entro il 2020, promuovendo, attraverso la Commissione, un ampio programma costituito da un decina di progetti dimostrativi delle tecnologie ccs, da realizzare entro il 2015 (European Flagship Programme). Enel è decisa a realizzare un progetto di grande scala per la cattura e il sequestro della CO2, utilizzando la tecnologia della cattura postcombustione, e intende candidare questo progetto nell’ambito del programma sostenuto dall’Unione Europea. In termini di efficienza energetica, in questi ultimi due anni Enel ha sviluppato una capillare campagna d’informazione sull’uso intelligente dell’energia, per coniugare risparmio energetico ed economico, ed è impegnata nella progettazione, realizzazione e gestione di impianti di microgenerazione dell’energia. Enel è anche all’avanguardia nello studio di reti di distribuzione intelligenti per l’ottimizzazione della generazione distribuita (Smart Grids). Dal lato del costo dell’energia e della sicurezza degli approvvigionamenti, uno sforzo notevole è rappresentato dalla riconversione di vecchie centrali a olio combustibile in centrali a carbone pulito tecnologicamente all’avanguardia, adottando tecnologie già sperimentate per ridurre drasticamente l’inquinamento ambientale e che rendono le centrali pronte ad adottare sistemi di cattura e sequestro della CO2. Il nuovo impianto di Civitavecchia e quello programmato a Porto Tolle consentiranno di ridurre il costo di generazione e di differenziare ulteriormente Paesi e fonti di approvvigionamento, in quanto il carbone è un combustibile economico e molto disponibile in diversi Paesi, distinti da quelli di origine del gas. L’uso delle migliori tecnologie disponibili riduce allo stesso tempo l’impatto ambientale con emissioni di inquinanti e polveri ben al di sotto dei limiti imposti dalle già severe norme europee, mentre le emissioni di CO2 saranno ridotte rispetto a quelle emesse da vecchi impianti a olio combustibile, grazie all’aumento del rendimento dell’impianto e alla riduzione di taglia. Inoltre, per quanto riguarda la sicurezza degli approvvigionamenti, Enel è attiva nel riequilibrare il proprio mix di combustibili e propone da tempo lo sviluppo di impianti di rigassificazione e di nuove tubazioni, svincolando il Paese dalla dipendenza da pochi fornitori e rendendo così più robusto ed economico il sistema energetico. Per quanto riguarda la dipendenza dal gas, con un investimento di oltre 600 milioni di euro Enel costruirà un rigassificatore a Porto Empedocle che consentirà, con una capacità di otto miliardi di metri cubi all’anno, di approvvigionarsi mediante navi per il trasporto di grandi quantità di gas naturale liquefatto proveniente da diversi Paesi. L’impianto di Porto Empedocle, in funzione dal 2011, si pone all’avanguardia per sicurezza e compatibilità ambientale - sarà l’unico in Europa con serbatoi completamente interrati - e la realizzazione delle previste opere marittime a completamento del porto favorirà lo sviluppo delle attività commerciali e turistiche dell’area. Il gasdotto Galsi risponde a un’esigenza simile: costruito in partnership con Sonatrach, il monopolista algerino del gas, permetterà di collegare, con uno sviluppo di 900 chilometri, le coste algerine con la Sardegna - che verrà così metanizzata - e la Toscana. Il Galsi potrà trasportare otto miliardi di metri cubi all’anno, di cui due a disposizione di Enel. Anche se attualmente in Italia non è ipotizzabile in tempi brevi un ritorno al nucleare, Enel non ha rinunciato a questa importante tecnologia, ampiamente diffusa nella maggior parte dei Paesi europei e occidentali, ed è tornata a sviluppare il patrimonio di conoscenze nucleari rientrando, con l’acquisizione di Slovenské Elektrárne, nella World Association of Nuclear Operators, l’associazione degli operatori nucleari. Vi sono accordi in fase di definizione con Edf per lo sviluppo del nuovo reattore Epr (di terza generazione), in costruzione nel Nord della Francia, e con Rosatom per l’ultima generazione di Vver, una tipologia di reattori che è già stata gestita con successo in Slovacchia, e che si intende espandere. Con l’acquisizione di Endesa, entrano nel portafoglio nucleare anche i reattori Westinghouse e si sta mirando per il futuro alla tecnologia canadese Candu per completare la capacità tecnologica. Conclusioni Sviluppo, energia e ambiente richiedono una strategia globale e un approccio integrato. Non esiste “la soluzione”, ma più soluzioni sinergiche: ricerca e innovazione, diversificazione degli approvvigionamenti e riequilibrio del mix di combustibili. Per fare ciò, è necessario avvalersi di tutte le tecnologie e di tutte le risorse disponibili. Sfruttare efficientemente tutte le risorse significa anche dotarsi di una strategia e di una politica energetica unitaria sia in Italia che in Europa, in grado di garantire la sicurezza degli approvvigionamenti, di favorire la costituzione di grandi operatori integrati che possano efficacemente competere in un mercato globale dell’energia, realizzando così gli alti investimenti necessari per garantire il buon funzionamento del sistema. L’Italia, in particolare, per essere realmente competitiva in un contesto europeo, deve colmare il deficit infrastrutturale per consentire un effettivo bilanciamento dei propri fabbisogni energetici. Questa è un’assoluta priorità per il nostro Paese. Occorre infine prevedere incentivi per le fonti rinnovabili adeguati, stabili, differenziati per tecnologia e di lungo termine, garantendo tempi certi nella gestione amministrativa delle autorizzazioni, riducendo la frammentazione delle responsabilità e favorendo la formazione di un’opinione pubblica corretta e consapevole. Enel si propone come una parte importante della soluzione alla difficile equazione energetica: fornire energia sostenibile, affidabile ed economica a tutto il Paese.

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