L’importanza della concorrenza L’idea che sta alla base di una politica sulla concorrenza è essenzialmente semplice: le imprese devono competere per attrarre i consumatori offrendo prezzi più bassi, facendo crescere la qualità, aumentando la gamma dei loro prodotti e creando prodotti e mercati nuovi. Questo “processo della concorrenza” - che la politica sulla concorrenza punta a proteggere - ultimamente deriva dalla domanda e dalle scelte dei singoli consumatori. In questo senso la politica della concorrenza ha molto a che fare con la protezione della sussidiarietà e con il ricavarne il massimo di benessere. Allo stesso tempo la concorrenza porta alla competitività delle imprese e degli stati europei sul mercato globale: le società diventano più produttive, efficienti e innovative quando sono costrette a competere. La concorrenza porta benefici alla efficienza e alla competitività lungo tutta la catena di produzione. Per esempio, la concorrenza nei semilavorati, attraverso l’offerta di prezzi più bassi o di una qualità più elevata, si traduce in vantaggi competitivi anche per le società a valle che producono beni di consumo finiti. La necessità di regole e di arbitri che le applichino La concorrenza tra imprese è perciò un formidabile motore per la crescita e la prosperità economica. Alcuni comportamenti di singole aziende o certi accordi tra aziende danneggiano chiaramente la concorrenza e i consumatori. Volendo stabilire un’analogia, la corretta competizione sportiva richiede l’applicazione di regole ben studiate e chiare, così come la presenza di un arbitro per dissuadere da comportamenti scorretti e dannosi e, a volte, per fermare e sanzionare questi comportamenti. Nell’Unione europea, sono la Commissione europea e le ventisette authority nazionali per la concorrenza ad agire come arbitri. Negli Stati Uniti la situazione è diversa. Ci sono due authority per la concorrenza a livello federale, la Divisione antitrust del Dipartimento di Giustizia, la Commissione Federale per il Commercio, e authority a livello dei singoli stati. Tuttavia, negli Stati Uniti è molto più comune l’utilizzo di azioni davanti alle Corti da parte dei consumatori e delle aziende, dirette a fermare i comportamenti anticoncorrenziali e a chiedere indennizzi per le perdite da essi causate. La Commissione Europea sta considerando con molta attenzione le modalità con cui possono essere facilitate queste azioni dirette presso i tribunali di consumatori e aziende. Le authority per la competizione, sia nell’Unione Europea che negli Stati Uniti, devono avere una conoscenza più approfondita di come i differenti mercati effettivamente lavorano, prima di intervenire per fermare o punire determinati comportamenti. È importante che gli interventi proteggano la concorrenza piuttosto che i singoli concorrenti come tali. Lo scopo della concorrenza è in effetti di battere i propri concorrenti basandosi sulle capacità, la lungimiranza e altri metodi che comportino una concorrenza sui meriti. La politica sulla concorrenza non dovrebbe interferire con questo processo, essenziale per massimizzare il benessere dei consumatori e per contribuire al buon funzionamento di un’economia competitiva. Sotto questo fondamentale aspetto, i punti di vista delle authority dell’Unione Europea e degli Stati Uniti coincidono ampiamente. Cartelli: un esempio di comportamento dannoso Ad esempio, c’è una forte convergenza circa la dannosità dei cartelli tra concorrenti per fissare i prezzi o dividersi il mercato. Un chiaro indicatore di come il rafforzamento della concorrenza contribuisca a costruire nell’Unione Europea mercati più competitivi, può essere vista nel livello di multe contro aziende coinvolte in cartelli: 3,3 miliardi di euro, rispetto all’1,8 del 2006. Questo rappresenta anche un chiaro segnale deterrente verso la costituzioni di cartelli, che possono essere quasi definiti, per la legislazione sulla concorrenza, come il “peccato capitale”. Molti cartelli hanno un orizzonte internazionale e talvolta mondiale. Per questa ragione vi è una stretta cooperazione tra le authority per la concorrenza interessate, non solo tra le authority dell’Unione Europea e degli Stati Uniti. Ad esempio, società statunitensi e giapponesi sono risultate coinvolte in metà delle cause su questioni di cartello decise dalla Commissione Europea nel 2007. Nei casi in cui un cartello copriva entrambi i territori, le authority dell’Unione Europea e degli Stati Uniti hanno intrapreso simultaneamente ispezioni a sorpresa alle società coinvolte per raccogliere prove. Convergenza transatlantica sulle fusioni La competizione può anche essere ristretta a discapito dei consumatori e dell’economia, se fusioni e acquisizioni di società portano alla creazione di monopoli o di altri significativi ostacoli a un’effettiva concorrenza. Le authority per la concorrenza controllano quindi tutte le fusioni che superano una soglia minima di fatturato, che devono essere notificate alla Commissione Europea e autorizzate prima di diventare effettive. Negli ultimi anni il numero di fusioni notificate alla Commissione sono state circa 300 all’anno. È molto raro che la Commissione blocchi una fusione: in effetti questo è capitato in meno dell’1% di tutti i casi esaminati dalla Commissione (20 casi dall’inizio del controllo sulle fusioni nell’Unione Europea nel 1989). La fusione più recente che è stata bloccata riguardava la proposta di acquisizione della compagnia aerea irlandese Aer Lingus da parte del concorrente Ryanair. La fusione avrebbe unito le due principali compagnie aeree operanti dall’Irlanda, fino ad allora in forte concorrenza tra loro. In questa decisione adottata nel giugno del 2007, la Commissione Europea ha stabilito che la fusione avrebbe danneggiato i consumatori, eliminando la concorrenza e creando un monopolio o una posizione dominante su 35 rotte operate da entrambe le società. Questo avrebbe ridotto la scelta e, verosimilmente, aumentato i prezzi per più di 14 milioni di passeggeri europei che, ogni anno, usano queste rotte da e per l’Irlanda. Il controllo degli aiuti di Stato La creazione del mercato unico (uno dei pilastri dell’odierna Unione Europea) fin dall’inizio della Comunità Economica Europea nel 1957, ha preteso la rimozione delle barriere al libero movimento di beni, capitali, persone e servizi. I padri del Trattato costitutivo della CEE erano tuttavia consapevoli che le regole per assicurare la libertà dei movimenti richiedevano anche che il commercio non fosse distorto da sussidi pubblici o altre forme di aiuto per favorire, ad esempio, le società nazionali verso quelle di altri stati membri. Per questa ragione, un sistema di controllo degli aiuti statali era stato inserito nel Trattato subito dopo la sezione che metteva al bando certe forme di comportamento dei privati, quali accordi anticoncorrenziali (inclusi i cartelli) e abusi derivanti da posizioni dominanti da parte delle aziende. Come nel caso del controllo delle fusioni descritto sopra, gli stati membri devono rendere noto alla Commissione europea singoli provvedimenti o schemi di aiuto diretti a favorire in modo selettivo particolari società (per esempio società di un particolare settore, di una particolare tipologia o situate in una particolare regione). Aiuti di Stato possono essere approvati per ragioni di efficienza (ad esempio per fronteggiare i fallimenti del mercato in campi come l’ambiente e la R&S) o di equità (assicurare la coesione a livello regionale o sociale). La Commissione Europea ha lanciato nel 2005 un Piano di Azione sostenendo che gli stati membri dovevano ridurre globalmente gli aiuti alle società e, allo stesso tempo, orientare i loro aiuti in favore dell’efficienza rafforzando obiettivi come la ricerca, lo sviluppo e l’innovazione. Dati recenti mostrano che la tendenza ad aiuti meglio mirati sta continuando e che anche l’ammontare totale degli aiuti di Stato ha cominciato a diminuire. È necessario sottolineare che il sistema di controllo degli aiuti di Stato dell’Unione Europea, per il suo grado di sviluppo, è unico al mondo. L’Unione Europea è parte attiva nel tentativo di introdurre clausole per una maggiore trasparenza e disciplina sui sussidi pubblici nei suoi accordi con i partner commerciali più importanti. Diverse regole, obiettivi comuni È naturale che regole, tradizioni e sistemi legali siano diversi nei vari Paesi e che da questa diversità possano derivare differenti punti di vista su specifiche questioni. Questo è vero anche per la politica sulla concorrenza, dove esistono molteplici Agenzie e Corti preposte, che applicano regole legali che utilizzano linguaggi diversi. Per quanto riguarda le relazioni tra Comunità Europea e Stati Uniti nell’area della politica sulla concorrenza, vi è molto più che unisce rispetto a ciò che divide. In parte, questo è il risultato di aver mantenuto un costante dialogo tra le corrispondenti authority, che minimizza il rischio di decisioni divergenti. Un motivo più di fondo di questa riuscita collaborazione è che si condividono gli stessi obiettivi e si persegue lo stesso esito: assicurare una concorrenza reale tra le aziende attraverso una politica sulla concorrenza basata su una corretta disciplina economica e che ha come sua prima preoccupazione la protezione degli interessi dei consumatori.
La protezione della concorrenza nell’Unione Europea
di Neelie Kroes / Commissario Europeo per la Concorrenza
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