Quadrimestrale di cultura civile

Il rischio che dà fiducia a imprese e persone

di Alessandro Azzi / Presidente della Federazione Nazionale delle banche di credito cooperative

É il cuore dell’arte del banchiere. È l’essenza di una attività che può cambiare l’orizzonte di un’esistenza, dischiudere il futuro di un’impresa, orientare lo sviluppo di un territorio. Valutare il merito di credito resta il centro dell’imprenditorialità bancaria. Anche in un tempo di sofisticazione estrema dell’industria finanziaria e di una tendenza a concentrare l’attenzione sulla piuttosto che sulla dell’economia reale, l’assumersi il rischio di dare credito sulla base di una valutazione di fattori - tangibili e non - rimane una funzione ad alto valore aggiunto civile ed economico. Ma anche sociale e politico. Valutare il merito di credito può voler dire analizzare i contenuti di un progetto o di un piano d’impresa che chiede un finanziamento, ma anche cercare di capire quanta fiducia merita chi la chiede sotto forma di prestito. Ci vuole talento e competenza per valutare il talento degli altri. Per giudicare responsabilmente la credibilità e l’affidabilità di un imprenditore o di una persona che chiede fiducia per un proprio progetto. Ci vuole capacità e senso del ruolo per continuare a cogliere tutto il valore del soppesare e giudicare, per gustare un mestiere che consente di valorizzare (o deprimere) le risorse, le potenzialità, i talenti, i meriti di imprenditori che vogliono crescere. Un mestiere che deve necessariamente assumersi rischi e avere il coraggio di scegliere, che aiuta a creare le opportunità affinché chi merita possa affrontare il rischio, avendo a fianco un erogatore di fiducia come il banchiere. Chi merita non è necessariamente colui che si mostra abile. L’apparentemente abile può anche essere semplicemente il furbo, il più pronto nello sfruttare un’opportunità, chi cerca di campare di rendita. Chi merita davvero è chi ha stoffa, chi si impegna sinceramente, chi unisce passione e intelligenza, testa e cuore. Chi è < abile > nel senso etimologico - chi è capace di fare qualcosa - ha una visione chiara e ha disegnato un percorso realistico e lucido per raggiungere un obiettivo di valore. Discernere chi merita fiducia da chi non la merita non può essere una “tecnologia”.

La valutazione del capitale umano

Saper valutare chi merita, lo testimonia la storia economica, vuol dire contribuire a costruire capitali umani e sociali. Quella miscela preziosa formata da fiducia, coesione sociale, sussidiarietà è quanto di più efficace possa esserci per innescare e qualificare forme di sviluppo autogenerato, durevole, sostenibile. Particolarmente indispensabile in un modello di sviluppo improntato al qual è quello italiano. Mentre una parte consistente dell’industria bancaria nazionale si concentra, allontanando dal territorio i propri centri decisionali e i propri sensori, la prossimità geografica e sociale di banche locali mutualistiche, fondata sulla conoscenza diretta di chi vive e lavora nel territorio, può costituire un’esperienza originale. Vale forse la pena di riassumere gli aspetti peculiari del modus operandi di questo tipo di banche: il controllo reciproco, il cosiddetto peer monitoring, che si esplica all’interno della comunità locale e che costituisce un incentivo a non intraprendere comportamenti opportunistici, per timore di sanzioni sociali; l’applicabilità, appunto, di sanzioni sociali (danni di reputazione) all’interno della comunità di riferimento; l’interazione di lungo periodo tra i soci-clienti e la banca locale mutualistica, in Italia la Banca di credito cooperativo (Bcc). Il modo di operare scaturisce da una precisa vocazione delle Bcc, che ruota attorno a tre perni fondamentali:
• fare finanza per lo sviluppo;
• svolgere un ruolo “anticiclico”, ovvero funzionare da “ammortizzatori” nel mercato, evitando o risolvendo i problemi legati all’accesso al credito dei micro e piccoli operatori;
• instaurare relazioni strette e stabili di clientela con il prenditore di fondi; La continuità della relazione consente di valutare meglio chi merita e permette di realizzare almeno altre tre cose:
a) migliorare il processo allocativo del credito, poiché di fatto si riducono i costi di acquisizione e gestione delle informazioni sul cliente;
b) favorire la selezione delle iniziative imprenditoriali e dei progetti più meritevoli;
c) minimizzare il rischio creditizio a vantaggio della stabilità della banca e a vantaggio dei risparmiatori che a quella banca hanno dato fiducia affidandole i propri denari.

Risposte all’economia locale

Il tema di fondo al quale occorre dare una risposta nuova è quello della relazione tra gli intermediari finanziari ed i piccoli operatori economici. In Italia le micro-imprese rappresentano il 95% del totale e occupano quasi il 50% della forza lavoro. Peraltro, l’Italia non è molto distante dall’Europa, nella quale - mediamente - poco più del 93% delle imprese è costituito da micro-imprese, il 6% da piccole imprese, cioè da 10 a 49 addetti, solo l’1% da medie ed appena lo 0,2% da grandi imprese. Oggi la sfida è quella di accompagnare nel modo giusto lo sviluppo del nostro sistema imprenditoriale. Le nostre imprese debbono crescere, si dice da più parti, soprattutto nella direzione del confronto internazionale, nell’evoluzione dei processi produttivi e distributivi, nell’organizzazione della filiera, nel marketing e nella comunicazione, nel ricambio generazionale e, primariamente, nella capacità di . Tutto questo non è esclusivamente funzione della dimensione aziendale. In questo percorso di crescita, le imprese hanno bisogno di essere valutate nel merito e per il merito e la banca locale - soprattutto quella cooperativa - si sta rilevando un soggetto prezioso. I dati numerici confermano la capacità di evoluzione della funzione originale delle banche mutualistiche organizzate in rete: negli ultimi cinque anni, mentre l’industria bancaria nel suo complesso rallentava il ritmo di erogazione di credito alle imprese, hanno raddoppiato gli impieghi economici senza accrescere la percentuale di sofferenze. Oggi le oltre 400 Bcc italiane, con i loro 3.500 sportelli, affidano circa mezzo milione di imprese, per la gran parte di piccola o piccolissima dimensione (cioè quelle che risultano spesso le più agli occhi di valutatori distanti e quindi tendenzialmente le più “razionate”), anche se negli ultimi anni si registra una crescente attenzione per le imprese di dimensione medio-piccola. Un terreno sul quale il rapporto banca locale-impresa - che da relazione di clientela può evolversi in relazione di partnership - potrà essere utilmente sperimentato è quello della nuova normativa sull’adeguatezza di capitale, comunemente detta “Basilea 2”. In tale ambito, il percorso delle Bcc si ispira proprio alla coerenza con il ruolo di banca che valuta il merito e i meriti, allo stile dell’accompagnamento nei confronti dell’impresa. Le Bcc hanno definito un proprio sistema per la classificazione e gestione dei rischi di credito, che valorizza le relazioni delle singole Bcc con le imprese, soprattutto le micro e le piccole, e quindi il patrimonio informativo originale di cui esse dispongono per valutare il merito creditizio.

“Basilea2” come crescita imprenditoriale

Il disegno prevede, infatti, che ciascun cliente venga allocato, sulla base dell’analisi di alcuni parametri e della definizione di un punteggio sintetico, in una delle nove classi di merito, ovvero nella decima, rappresentativa dello stato di default. Tuttavia, il rating così determinato, se non ritenuto congruo dall’analista della banca in relazione agli elementi di carattere soggettivo in suo possesso, può essere variato, in senso migliorativo o peggiorativo. L’aggiustamento, il cosiddetto notching, di entità predefinita, dovrà essere motivato in forma scritta e registrato. La nuova normativa di Basilea 2 costituisce un’opportunità per le imprese che hanno relazioni con le Bcc, facilita lo scambio di informazioni, migliora il rapporto di fiducia esistente; da notare che, sempre più frequentemente, le imprese clienti diventano anche socie delle Bcc. La prossimità e la capacità di conoscersi reciprocamente - quindi di valutarsi in profondità - non si limita all’iter di valutazione puntuale finalizzata alla concessione di credito, ma si estende anche alla promozione di percorsi formativi comuni, alla fornitura di strumenti e metodologie di autovalutazione e miglioramento del rating a favore degli operatori, all’offerta di consulenza per la progettazione di nuove iniziative imprenditoriali, alla concessione di crediti per l’innovazione, di prestiti d’onore su determinate iniziative o di finanziamenti con partecipazione al rischio d’impresa. La direttiva del Parlamento europeo offre un’altra opportunità alle banche cooperative organizzate in rete, riconoscendo i network cooperativi. Il sistema delle garanzie incrociate nell’ambito dei network cooperativi rappresenta oggi la più significativa risposta strategica elaborata dalle banche cooperative europee. Un sistema di garanzie incrociate agevola l’introduzione di forme innovative di “finanza di sistema” per le Bcc, indispensabili per continuare a crescere con ritmi sostenuti come quelli degli ultimi anni e senza assumere rischi di instabilità. Pensare per tempo, come stiamo tentando di fare in questi mesi, a come svolgere ancora meglio il lavoro di erogazione del credito al fine di valorizzare il merito di chi merita, significa tentare costantemente di innovare per restare fedeli ad un patrimonio identitario netto e impegnativo, quello derivante dalla dottrina sociale cristiana. Individuare metodologie che confermino l’efficacia del modello sussidiario - basato sull’autonomia delle singole Bcc e sull’integrazione multidimensionale del sistema a rete - liberando risorse da investire nel territorio e acquistando capitali sui mercati internazionali a migliori condizioni, presentandosi come un sistema unitario di banche affidabili. Oggi l’arte del banchiere è tutt’altro che avvilita dalla complessità; anzi, proprio la complessità richiede una consapevolezza e un orgoglio professionale più alti. Per analizzare il merito del credito e decidere chi merita fiducia il banchiere, e a maggior ragione il banchiere mutualistico, è chiamato a organizzare conoscenze e competenze complesse. Piccole banche nelle dimensioni, ma banche grandi nella funzione di aiutare a esprimere quanto di buono può sbocciare dalle pieghe di un piano di sviluppo o di un progetto d’impresa redatto dall’imprenditore capace di meritare fiducia. I banchieri cooperativi mutualistici, espressione di una forma ineguagliabile di finanza, si impegnano a confermarsi dunque non solo mediatori di denaro, ma anche di informazioni e relazioni. Quindi ascoltatori di chi ha qualcosa di meritevole da proporre al territorio sotto forma di impresa.