Quadrimestrale di cultura civile

Editoriale. La statura dell'uomo. Rapporto con l'infinito

di Redazione /

Come accade da alcuni anni, il numero estivo di Atlantide offre alcuni spunti di riflessione legati al tema del Meeting per l’amicizia fra i popoli (Rimini, 19−25 agosto 2012): «La natura dell’uomo è rapporto con l’infinito» (da Il senso religioso di don Giussani). Il rapporto con l’infinito è inscritto nella natura di ogni uomo, così come l’urgenza di una soluzione al suo dramma esistenziale: «L’uomo ha bisogno dell’infinito. Se Dio non c’è, l’uomo si crea i suoi propri paradisi, un’apparenza di “infinitudini” che può essere solo una menzogna » (Benedetto XVI in volo verso il Messico e Cuba, 2012). Non rispettare la struttura originale dell’uomo è precipitarlo nel nulla: se l’io, infatti, non riconosce un oltre misterioso che lo genera continuamente, finisce schiavo del potere, qualunque sia il volto che esso assume nella vita e nella società. Denaro, successo e ricercata egemonia diventano le maschere di una soddisfazione che alla fine cadono, lasciando vuoti e soli. Perché tutto è piccolo di fronte alla sete sconfinata di una ragione per vivere. «Portate, nel tempo dell’incertezza, il vostro anelito di certezza». L’appello del Presidente Giorgio Napolitano al Meeting 2011 è più decisivo oggi di un anno fa. E chiama in causa ciascuno, tanto più quanto più i tempi si fanno difficili. Soprattutto oggi sono più evidenti le difficoltà e le resistenze a un cambiamento positivo, a livello internazionale, in Europa e in Italia: la crisi economica e la stretta fiscale hanno conseguenze pesantissime sull’occupazione, soprattutto giovanile, rendendo sempre più precario il benessere degli italiani. Per questo molti cittadini sono più frastornati di un anno fa, nonostante le novità politiche e istituzionali introdotte, e sono tentati di ritirarsi di fronte a una crisi che ormai ha intaccato, modificandolo profondamente, lo stile di vita di tutti. In questo contesto, che cosa può mettere in moto una crescita che rilanci il nostro Paese sul piano culturale, sociale, economico e politico? In una situazione che mortifica la speranza di un cambiamento, da dove ripartire? Trentacinque anni fa, don Giussani indicava profeticamente la strada: «Quando la morsa di una società avversa si stringe attorno a noi fino a minacciare la vivacità di una nostra espressione e quando una egemonia culturale e sociale tende a penetrare il cuore, aizzando le già naturali incertezze, è venuto il tempo della persona». Solo la certezza che l’uomo è rapporto con l’infinito fonda adeguatamente la possibilità di guardare chiunque come un mistero che per questo esige rispetto − nei rapporti familiari, nella società e nel lavoro, nel mondo della giustizia, in politica e nelle relazioni internazionali −, che ha diritti inalienabili e che è all’origine di un popolo e di quell’imprevedibile istante che è sorgente di libertà, operosità, benessere e pace. Proprio tale natura accumuna tutti gli uomini, consente l’esperienza dell’incontro tra persone di fede, cultura e tradizioni diverse. Solo uomini certi della propria identità sono liberi di incontrare chiunque e di collaborare alla costruzione di un bene per tutti. È il contributo che gli autori di Atlantide intendono dare alla scoperta della inesorabile positività del reale, unica condizione per una ripresa che abbia nell’io il protagonista della crescita sociale, un io che nessun terremoto, fisico o sociale, può ridurre a nulla.