“Pochi giorni dopo aver rilasciato l’intervista al direttore de Il Sole 24 Ore Guido Gentili – al centro di questo numero di Atlantide – Papa Francesco ha solennemente canonizzato il predecessore Paolo VI: non il primo pontefice della storia a rispondere alle domande di un giornalista – l’aveva fatto Leone XIII con Le Figaro per respingere le accuse di antisemitismo –, ma certamente il primo ad accogliere la sfida di un’intervista condotta con gli standard contemporanei da Alberto Cavallari per il Corriere della Sera.
Era l’ottobre del 1965: Papa Montini era in partenza per lo storico viaggio all’Onu e si accingeva a concludere i lavori del Concilio Vaticano II, la cui guida aveva ereditato due anni prima da Papa Giovanni XXIII. Erano stati mesi tutti intensi e importanti quelli dell’avvio del suo ministero petrino, segnati fra l’altro dal pellegrinaggio a Gerusalemme. Papa Paolo aveva trovato il tempo di redigere tre encicliche, anche se teneva ancora in serbo le sue più note e rilevanti (la Populorum Progressio e l’Humanae Vitae): per quelle pronunce dottrinali di portata globale aspettava e rispettava i padri ancora riuniti in San Pietro per le ultime costituzioni conciliari. Sentiva tuttavia il bisogno di fissare qualche punto fermo in un primo momento di svolta del suo pontificato. E per un figlio di giornalista, che in quarant’anni di lavoro nel governo della Chiesa non aveva mai trascorso un giorno senza sfogliare i giornali di tutto il mondo, senza confrontarsi con giornalisti di ogni Paese od orientamento politico-culturale, senza abbozzare articoli o rivedere bozze per i più vari media cattolici, fu naturale scegliere il veicolo dell’intervista.
Non la rilasciò al quotidiano della Santa Sede e non aveva ancora la possibilità di farsi intervistare dal quotidiano dei cattolici italiani – Avvenire – che vide la luce, su suo impulso, solo nel 1968. Scelse il principale quotidiano della città dov’era stato arcivescovo fino a che non era stato eletto Papa: un giornale di tradizioni laiche, ancorché mai disattento alla Chiesa ambrosiana. Fu un grande inviato di via Solferino – destinato a diventare in seguito direttore del Corriere, in un momento difficlle per il giornale – a colloquiare per un’ora nello studio privato di Paolo VI. Il testo che Cavallari costruì attorno ai virgolettati del Pontefice merita di essere riletto integralmente anche oggi.
Colpisce certamente un’affermazione come questa: “Bisogna essere semplici e avveduti nel cogliere il senso degli anni che stiamo vivendo. La Chiesa vuole diventare poliedrica per riflettere meglio il mondo contemporaneo. Per diventarlo ha deciso di affondare l’aratro nei terreni inerti, anche nei più duri, per smuovere, vivificare, portare alla luce ciò che restava sepolto. Questa aratura provoca scosse, sforzi, problemi. Al nostro predecessore toccò il compito di affondare l’aratro. Ora il compito di condurlo avanti è caduto nelle nostre povere mani”. Oppure: “Molti si chiedono il perché del dialogo. Ma se lo chiedono perché non hanno coscienza del vero problema. Il problema vero è che la Chiesa si apre al mondo e trova un mondo che in gran parte non crede. San Carlo, a Milano, agiva in condizioni ben diverse, per esempio. Quando ero a Milano (Paolo vi si è dimenticato un attimo il noi) ho visto le carte della diocesi ai tempi del Borromeo. I problemi erano l’acquisto di un confessionale, una chiesa da riparare, la presenza di tre ubriaconi in una parrocchia, la questione di una fattucchiera. Ma com’è tutto diverso, oggi. Oggi non si tratta piú di una fattucchiera che imbroglia la gente. Si tratta che milioni di persone non hanno piú fede religiosa. Di qui nasce la necessità per la Chiesa di aprirsi. Dobbiamo affrontare chi non crede piú e chi non crede in noi”. Infine: “Lei pensa che il Papa negherebbe i mali del governo vaticano se ce ne fossero? Li elencherebbe, li studierebbe, poi li eliminerebbe”.
Non sorprese che Montini scegliesse per sé il nome di Paolo: l’“apostolo delle genti” (e in quanto tale anche il patrono dei giornalisti). Non sorprende che Francesco – ordinato sacerdote negli anni di pontificato di Montini – abbia voluto santificare Paolo VI. E abbia seguito il suo esempio di rilasciare interviste.