Nel maggio del 2015 veniva pubblicato un documento straordinario la cui influenza rivoluzionaria è fortemente sentita ancora oggi, a quasi quattro anni di distanza: si tratta dell’Enciclica Laudato si’ di Papa Francesco. La sua straordinarietà è stata proprio nella capacità di smuovere le coscienze di chi credeva che parlare di ambiente fosse cosa solo per pochi, e di rafforzare contemporaneamente quelle di chi combatte da sempre per la difesa della Terra Madre che ci ospita, offrendo nuove suggestioni. Attraverso un linguaggio semplice ma non superficiale, chiaro ma non banale, Francesco è riuscito ad arrivare ai cuori e alle menti di tutti: credenti e non credenti – tralasciando solo chi continua a far finta di non capire – insegnandoci e/o ricordandoci che la famiglia umana è una sola e che apparteniamo tutti alla stessa comunità di destino, figli della stessa madre terra. La nuova mentalità che è nata e che tutt’oggi sta prendendo forma sull’onda di questa enciclica è del resto l’unica chiave di svolta che può permettere la sopravvivenza dell’uomo sulla terra e che non a caso vede protagonisti fattori che, nella società capitalistico-individualista in cui viviamo, sembrano andati perduti: il dialogo tra attori diversi, la cura del creato, la consapevolezza che tutto è connesso e che alle nostre azioni corrispondono reazioni uguali e contrarie da parte del sistema mondo. Tutte caratteristiche di quella che il Papa chiama “ecologia integrale”, dove non c’è giustizia senza ecologia e viceversa, e che vede nel sistema economico vigente, un assassino e nel libero mercato, un feticcio.
I quasi quattro anni trascorsi dall’uscita della Laudato Si’ hanno reso ancora più evidente l’attualità e la profondità di questo messaggio: basti pensare ai cataclismi climatici avvenuti in Italia e nel mondo negli ultimi mesi, e al malessere diffuso a livello planetario. La terra invoca aiuto, gli animali chiedono pietà, gli uomini non capiscono, di conseguenza soffrono, si fanno guerra tra loro e diventano al contempo vittime e carnefici di loro stessi. Le diseguaglianze, l’inquinamento che avanza e il conseguente abnorme aumento di temperature sono le dirette conseguenze di un sistema produttivista che fa acqua da tutte le parti e di cui siamo tutti responsabili in quanto parte integrante: un cambiamento è più che mai necessario.
Per questo motivo, dalla sinergia tra Slow Food e il Vescovo di Rieti, Domenico Pompili, è nata l’idea di costituire comunità locali che operino nello spirito dell’enciclica e che prendono da essa il nome: Comunità Laudato Si’. Comunità dove non vigono leggi, vincoli e obblighi ma concetti come l’intelligenza e la sicurezza affettiva, dove i cittadini sono spinti dal voler stare insieme perchè consapevoli che nessuno si salva da solo, che l’unione fa la forza, che cambiare abitudini è più semplice se lo si fa in compagnia e che – non per niente – solo insieme si ha un impatto significativo sul mondo. Lo dice anche il Papa nel punto 208 dell’enciclica, quando dichiara che solo superando l’individualismo si può effettivamente produrre uno stile di vita alternativo, rendendo possibile un cambiamento rilevante nella società. Per questo la voluta mancanza di schemi rigidi e predefiniti: in un mondo che va veloce e che è sensibile a ogni input esterno, per ampliare il raggio d’azione e coinvolgere più persone, bisogna essere leggeri, leggeri per poter pesare di più. Leggeri senza essere superficiali, permeabili ma non inconsistenti e soprattutto aperti, ma non dissolti. Il dialogo è lo strumento più importante che abbiamo e che dobbiamo utilizzare: preservare l’identità che però cammina con gli altri e si contamina, nel senso positivo. Al contrario, si rimane soli e inefficaci. Nessuna obbligazione dunque, solo l’impegno morale di fare squadra per dare una direzione diversa al futuro e per dare una speranza per il pianeta, promuovendo a livello locale e quotidiano un approccio diverso, più sostenibile, più equo, più sensato. Lo stile di vita a cui si deve tendere è infatti quello dettato dall’amore per il giusto e non per l’eccesso, per il necessario e non il superfluo.
Di tutto questo abbiamo parlato ad Amatrice, a luglio scorso, quando si è svolto il primo forum delle prime Comunità Laudato Si’ dove circa 120 partecipanti hanno approvato all’unanimità un documento, che abbiamo chiamato la “Carta di Amatrice”, da promuovere per ridurre l’uso della plastica. Viviamo immersi in un mondo di plastica e il rischio annegamento è sempre più dietro l’angolo: dei 300 milioni di tonnellate prodotte ogni anno, 8 vengono riversate in mare, venendo ingerite dai pesci ed entrano così nella nostra catena alimentare. Per questo bisogna evitare l’uso di materiali di plastica monouso e fermare questo agire “usa e getta”, applicato alle cose come alle persone. Di cosa sto parlando? Di semplici buone pratiche quotidiane. Del resto è proprio san Francesco che ricorda di fare ciò che è necessario, poi ciò che è possibile, per ritrovarsi poi a fare l’impossibile. Rendiamoci perciò conto che ciascuno di noi gioca un ruolo importante nel disegnare un mondo promettente e giusto per tutti, e per questo bisogna avere la volontà a operare, secondo le proprie possibilità e inclinazioni, per sensibilizzare, informare e diffondere consapevolezza sull’attuale situazione ambientale e sociale che contraddistingue questi tempi che viviamo. Facciamo sì che le cose meravigliose di cui parla Papa Francesco vengano tradotte in qualcosa di operativo, reale e concreto. Creiamo nuove sinergie e dimostriamo al mondo che per poter difendere la casa comune e il proprio futuro “occorre in primo luogo sentire nuovamente che abbiamo bisogno gli uni degli altri, che abbiamo una responsabilità verso gli altri e verso il mondo, che vale la pena di essere buoni e onesti” (n. 229), uniti nelle diversità e consapevoli che si è tutti esseri umani nella stessa medesima lotta.
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di Carlin Petrini / Presidente di Slow Food
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