Il difficile problema dell’immigrazione Le migrazioni costituiscono oggi una delle sfide più complesse nel mondo contemporaneo. Le modifiche sociali inerenti all’accoglienza di immigrati di origine etnica differente sono quindi oggetto di dibattito pubblico, tanto che la questione della migrazione è ai primi posti nell’agenda internazionale. Si calcola infatti che attualmente, a livello mondiale, i migranti siano circa 190.600.000, costituiti da donne per il 49% e concentrati nei Paesi industrializzati in misura del 60%. Si stima che il 10-15% di essi sia in situazione irregolare, mentre quasi la metà è economicamente attiva, impiegata o impegnata in attività remunerative1. Il contributo determinante dei migranti nel mercato del lavoro conferma la loro indispensabile rilevanza per l’economia mondiale. Inoltre, essi sono, di fatto, condizione necessaria anche per il ricambio “organico” della popolazione, per esempio, negli Stati Uniti e in alcuni Paesi dell’Unione Europea. Diventa pertanto importante prendere in seria considerazione, all’interno del fenomeno migratorio, anche il fattore demografico. Nonostante ciò, molti governi adottano misure sempre più restrittive per contrastare l’immigrazione, soprattutto irregolare. Il dibattito, per esempio, è tuttora animato tra Stati Uniti e Messico, soprattutto in riferimento alla legge H.R. 4437 (nota anche come Sensenbrenner), dal significativo titolo: Border Protection, Antiterrorism, and Illegal Immigration Control Act2. In effetti, gli studiosi del fenomeno migratorio sono favorevoli a un’apertura delle frontiere, che non si limiti alla soluzione di problemi contingenti, ma si collochi in uno scenario globale. Ciò non significa aderire alla visione di una totale e indiscriminata libertà d’immigrazione, anzi è grave compito dei governi regolare la consistenza e la forma dei flussi migratori, tenendo conto del bene comune, in modo che gli immigrati siano dignitosamente accolti e gli abitanti del Paese che li riceve non siano posti in condizioni di orientarsi verso il rigetto, con conseguenze nefaste sia per gli immigrati che per la popolazione autoctona e per i rapporti tra i popoli. Dal nostro punto di vista, siamo impegnati a individuare fatti e aspetti delle migrazioni che ci aiutino a cogliere la valenza del fenomeno stesso, al fine di interpretare in chiave cristiana questo «segno dei tempi»3, per offrire il nostro servizio pastorale al mondo della mobilità umana. Le migrazioni sono state sempre al centro della sollecitudine della Chiesa4. Interventi di varia natura evidenziano la sua capacità di lettura di questa mutevole realtà e il suo impegno propositivo, soprattutto a livello pastorale, comprende anche quello socioumanitario affinché lo straniero sia pienamente accettato, integrato nelle nostre società, in un cammino verso l’autentica comunione e nel rispetto delle diversità, senza alcun intento di proselitismo, nel senso deteriore che si dà oggi a questo termine. In ogni caso diritti e doveri vanno insieme anche per il migrante. Nell’azione recente della Santa Sede emerge l’attenzione alle continue trasformazioni dei fenomeni della mobilità e alle nuove esigenze dell’uomo contemporaneo, per «rispondere soprattutto ai nuovi bisogni spirituali e pastorali dei migranti», in «una visione ecumenica del fenomeno, per la presenza, nei flussi migratori, di cristiani non in piena comunione con la Chiesa cattolica, e di quella inter-religiosa, per il numero sempre più consistente di migranti di altre religioni, in particolare musulmani»5. Rispetto dei diritti fondamentali della persona umana Sul tema del rispetto dei diritti fondamentali della persona umana - quindi anche di coloro che sono coinvolti nella mobilità umana -, e con particolare sollecitudine all’ambito pastorale, la Chiesa è continuamente impegnata a vari livelli. Iniziative specifiche e messaggi del Santo Padre, nonché attività di sensibilizzazione degli organismi internazionali e dei governi dei Paesi di origine, di transito e di accoglienza dei migranti, delineano la strategia della Chiesa, a partire dalla centralità e sacralità della persona umana6, soprattutto in caso di debolezza ed emarginazione. Da qui emanano «importanti acquisizioni teologiche e pastorali, vale a dire: la centralità della persona e la difesa dei diritti dell’uomo e della donna migrante e quelli dei loro figli; la dimensione ecclesiale e missionaria delle migrazioni; la rivalutazione dell’apostolato dei laici, il valore delle culture nell’opera di evangelizzazione; la tutela e la valorizzazione delle minoranze, anche all’interno della Chiesa; l’importanza del dialogo intra ed extra ecclesiale; il contributo specifico dell’emigrazione per la pace universale »7. Per questa ragione, la Chiesa è estremamente attenta all’accoglienza e all’accompagnamento pastorale di tutti i migranti, e questo in modo speciale quando, accanto ai flussi di migranti regolari, si registrano quelli di migranti irregolari che creano preoccupazione e non di rado vengono criminalizzati. La presenza, poi, di malavitosi senza scrupoli, che speculano sulle tragedie delle persone e favoriscono il traffico di esseri umani, alimenta la xenofobia e a volte provoca espressioni di razzismo8. L’Istruzione Erga migrantes caritas Christi è attenta a porre su specifici livelli proposte adeguate di itinerari aderenti al vissuto dei migranti. Essa distingue, «riguardo all’accoglienza, i concetti di assistenza in genere (o prima accoglienza, limitata nel tempo), di accoglienza vera e propria (che riguarda progetti a più largo termine) e di integrazione (obiettivo del lungo periodo, da perseguire costantemente e nel giusto senso della parola)»9. Si tratta, in questo caso, di un’impostazione sensibile a una questione di notevole rilievo: il difficile concetto di integrazione, nelle società di accoglienza dei migranti, è sottoposto a seria revisione, rifiutando il processo di assimilazione, per mettere in evidenza l’incontro e l’interscambio culturale legittimo. In pratica, si insiste sulla creazione di società interculturali, capaci cioè di interagire con scambievole arricchimento, oltre il multiculturalismo, che si può accontentare di una mera giustapposizione delle culture10. Il percorso, nella sua gradualità, prevede anzitutto «interventi di assistenza o di “prima accoglienza” (pensiamo per esempio alle “case dei migranti”, specialmente nei Paesi di transito verso quelli ricettori), in risposta alle emergenze che il movimento migratorio porta con sé: mensa, dormitorio, ambulatorio, aiuti economici, centri di ascolto»11. Ma ciò non è sufficiente per esprimere l’autentica vocazione all’agape cristiana, per il fatto che può essere quasi confusa con una dimensione filantropica. L’Istruzione, di conseguenza, prospetta un orizzonte più ampio, prevedendo «interventi di “accoglienza vera e propria” finalizzati alla progressiva integrazione e autosufficienza dello straniero immigrato»12. Tutto ciò declina quanto Benedetto XVI ha sintetizzato nell’affermare che «la Chiesa […] offre, in varie sue Istituzioni e Associazioni, quell’advocacy che si rende sempre più necessaria. Sono stati aperti, a tal fine, Centri di ascolto dei migranti, Case per accoglierli, Uffici per servizi alle persone e alle famiglie, e si è dato vita ad altre iniziative per rispondere alle crescenti esigenze in questo campo»13. Il dialogo interculturale e interreligioso Il dialogo è l’attuale missione della Chiesa, soprattutto quello interculturale e interreligioso, poiché «in questi ultimi tempi è andata sempre più rafforzandosi, in Paesi di antica tradizione cristiana, la presenza di immigrati di altre religioni». La grande diversità della loro origine culturale e religiosa pone nuove sfide e orienta verso nuovi traguardi, collocando il dialogo al centro della pastorale migratoria. La Chiesa è chiamata a intessere un «dialogo che deve essere condotto e attuato con la convinzione che la Chiesa è la via ordinaria di salvezza e che solo essa possiede la pienezza dei mezzi di salvezza». Al tempo stesso, «i migranti di diversa religione vanno sostenuti, per quanto possibile, affinché conservino la dimensione trascendente della vita»14. Nell’ambito della mobilità umana, la Chiesa offre la sua assistenza a tutti senza distinzione di religione e di razza, rispettando in ciascuno l’inalienabile dignità della persona umana creata a immagine di Dio e redenta dal sangue di Cristo. Dialogare con gli altri «esige che le comunità cattoliche di accoglienza apprezzino ancora di più la loro identità, verifichino la loro fedeltà a Cristo, conoscano bene i contenuti della fede, riscoprano la missionarietà e quindi si impegnino nella testimonianza a Gesù, il Signore, e al suo Vangelo. Ciò è […] presupposto necessario per una disponibilità al dialogo sincero, aperto e rispettoso con tutti, che non sia peraltro né ingenuo, né sprovveduto»15. Ci sono valori in comune tra fede cristiana e altre credenze. Ma va tenuto presente che «accanto a queste convergenze, ci sono anche delle divergenze, alcune delle quali riguardano le acquisizioni legittime della modernità»16. Da parte dei migranti, perciò, il primo passo verso la società che li accoglie dovrà essere quello del rispetto della legislazione e dei valori su cui tale società si fonda, inclusi quelli religiosi, pena lo scadimento dell’integrazione in vana parola. La Chiesa, poi, è chiamata a vivere la propria identità fino in fondo, senza rinunciare a dare la sua testimonianza, anche in vista del «rispettoso annuncio» della propria fede17. Il principio della reciprocità Si deve, infine, tener conto dell’importante principio della reciprocità18, «intesa non come un atteggiamento puramente rivendicativo, ma quale relazione fondata sul rispetto reciproco e sulla giustizia nei trattamenti giuridicoreligiosi. La reciprocità è anche un atteggiamento del cuore e dello spirito, che ci rende capaci di vivere insieme e ovunque in parità di diritti e di doveri. Una sana reciprocità spinge ciascuno a diventare “avvocato” dei diritti delle minoranze dove la propria comunità religiosa è maggioritaria. Si pensi in questo caso anche ai numerosi migranti cristiani in Paesi con maggioranza non cristiana della popolazione, dove il diritto alla libertà religiosa è fortemente ristretto o conculcato»19. Resta vero, comunque, che la solidarietà, la cooperazione, l’interdipendenza internazionale e l’equa distribuzione dei beni della terra indicano la necessità di operare in profondità e con incisività soprattutto nelle aree di partenza dei flussi migratori, affinché cessino quegli scompensi che inducono le persone, in forma individuale o collettiva, ad abbandonare il proprio ambiente naturale e culturale20. Dal canto suo, la Chiesa non cessa di incoraggiare tutti, ma in modo particolare le comunità cristiane, all’autentica disponibilità e all’apertura verso l’altro, anche migrante, affermando che «nonostante i ripetuti fallimenti di progetti umani pur nobili, i cristiani, sollecitati dal fenomeno della mobilità, prendono coscienza della loro chiamata a essere, sempre e di nuovo, segno, nel mondo, di fraternità e comunione, praticando, nell’etica dell’incontro, il rispetto delle differenze e la solidarietà»21. Si deve riconoscere, infine, che la migrazione è un processo in costante evoluzione, che continuerà a essere presente nello sviluppo delle società e che trasformerà il nostro mondo in un mondo inter-culturale, interpellato a vivere la legittima diversità nel dialogo anche in ambito ecumenico e interreligioso.
Note e indicazioni bibliografiche 1 Dati aggiornati sul fenomeno migratorio internazionale sono stati presentati in occasione della XXXIX sessione della Commissione Popolazione e sviluppo delle Nazioni Unite, il 4 aprile 2006 a New York: World Population Monitory Focusing on International Migration and Development. Report of Secretary General (E/CN.9/2006/3), New York 2006. Si veda anche il Rapporto IOM, World Migration 2005. Costs and Benefits of International Migration, Ginevra 2005. 2 Il progetto di legge Sensenbrenner prevede, oltre all’ampliamento del muro di frontiera tra Stati Uniti e Messico su un tracciato di circa 1.200 km, altre importanti restrizioni nei confronti degli immigrati. In particolare, si indica come reato federale, punibile con il carcere, la presenza nel Paese senza regolare permesso di soggiorno; sono introdotte sanzioni per i datori di lavoro, le associazioni umanitarie, le organizzazioni religiose e le Ong che direttamente o indirettamente soccorrono i migranti irregolari; si decreta l’aumento della vigilanza della polizia di frontiera, con maggior dispiegamento di agenti e di mezzi aerei e di terra, con prospettiva di rimpatrio di massa, e accelerato, di coloro che sono trovati senza documenti regolari. 3 Cfr. Benedetto XVI, Messaggio per Giornata mondiale del migrante e del rifugiato 2006, Roma 18/10/2005, p. 4; A. Marchetto, Le migrazioni: segno dei tempi, in Pontificio Consiglio della pastorale per i migranti e gli itineranti (a cura di), La sollecitudine della Chiesa verso i migranti, Quaderni Universitari Parte I, Libreria editrice Vaticana, Città del Vaticano 2005, pp. 28-40. 4 L’intuizione profetica di Pio XII si espresse nella Costituzione apostolica Exsul familia, considerata la magna charta del pensiero della Chiesa sulle migrazioni. Paolo VI, poi, in continuità e attuazione dell’insegnamento del Concilio ecumenico Vaticano II, emanò il Motu proprio Pastoralis migratorum cura, promulgando l’Istruzione della Congregazione per i vescovi De Pastorali migratorum cura. Nel 1978, seguì - da parte della Pontificia Commissione per la pastorale delle migrazioni e del turismo - la Lettera circolare alle conferenze episcopali Chiesa e mobilità umana. Cfr. Pontificio Consiglio della pastorale per i migranti e gli itineranti, Istruzione Erga migrantes caritas Christi, Roma 03/05/2004, nn. 19-33; Pontificio Consiglio della pastorale per i migranti e gli itineranti (a cura di), La sollecitudine della Chiesa verso i migranti, cit; A. Marchetto, Chiesa conciliare e pastorale di accoglienza, «People on the Move» XXXVIII, 102, 2006, pp. 131-145. 5 Pontificio Consiglio della pastorale per i migranti e gli itineranti, Istruzione Erga migrantes caritas Christi, cit., n. 3. Si veda anche «People on the Move» XXXVI, 95, 2004; il sito www.vatican.va/roman_curia/pontifical_councils/migrants; i commenti su «People on the Move» XXXVII, 98, 2005, pp. 23-125, in particolare, sui temi dell’ecumenismo e del dialogo interreligioso, pp. 45-63. 6 Cfr. Benedetto XVI, Messaggio pontificio per la Giornata mondiale della pace 2007, La persona umana, cuore della pace, Roma 08/12/2006. 7 Pontificio Consiglio della pastorale per i migranti e gli itineranti, Istruzione Erga migrantes caritas Christi, cit., n. 27. 8 Ibid., nn. 29, 41. 9 Ibid., n. 42. 10 I temi di questo importante capitolo della pastorale della mobilità umana sono stati approfonditi e pubblicati in Pontificio Consiglio della pastorale per i migranti e gli itineranti (a cura di), Migranti e pastorale d’accoglienzaQuaderni Universitari Parte II, Libreria editrice Vaticana, Città del Vaticano 2006. 11 Pontificio Consiglio della pastorale per i migranti e gli itineranti, Istruzione Erga migrantes caritas Christi, cit., n. 43. 12 Ibid. 13 Benedetto XVI, Messaggio per la Giornata mondiale del migrante del rifugiato 2007, cit., p. 5. 14 Pontificio Consiglio della pastorale per i migranti e gli itineranti, Istruzione Erga migrantes caritas Christi, cit., n. 59. 15 Ibid., n. 60. Cfr. Atti della VII Plenaria del nostro Pontificio Consiglio, che ha avuto luogo dal 15 al 17/05/2006 sul tema Migrazione e itineranza da e per (verso) i Paesi a maggioranza islamica, «People on the Move» XXXVIII, 101 suppl., 2006. In particolare, per quanto concerne il dialogo interreligioso, vedi pp. 187-224. Di particolare interesse è il n. 11 delle conclusioni e raccomandazioni: «è parso inoltre rilevante saper distinguere quel che tali società possono tollerare o no della cultura islamica, quel che va rispettato o condiviso, in relazione ai credenti di altre religioni (si veda Pontificio Consiglio della pastorale per i migranti e gli itineranti, Istruzione Erga migrantes caritas Christi, cit, nn. 65-66), con possibilità di dare indicazioni, a tale riguardo, anche ai politici, per una giusta formulazione della legislazione civile, nel rispetto delle competenze di ciascuno». 16 Ibid., n. 66. 17 Ibid., n. 9. 18 Anche Benedetto XVI vi ha fatto riferimento: vedi «People on the Move» XXXVIII, 101 suppl., 2006, p. 5. 19 Pontificio Consiglio della pastorale per i migranti e gli itineranti, Istruzione Erga migrantes caritas Christi, cit., n. 64. 20 Ibid., nn. 4, 8-9, 39-43. 21 Ibid., n. 102. 16