Quadrimestrale di cultura civile

Esperienza elementare e diritto

di Andrea Simoncini / Professore ordinario di Diritto costituzionale, Università di Firenze

I contributi raccolti in questo volume nascono da un ciclo di lectures proposte dalla Fondazione per la Sussidiarietà nell’ambito del «Seminario d’impostazione culturale », che ogni anno essa dedica a un argomento particolarmente significativo. Il tema scelto, Esperienza elementare e diritto, richiede due chiarimenti introduttivi: a riguardo del contenuto e del metodo di lavoro. Il contenuto Come molti sapranno, la nozione di «esperienza elementare» si deve a don Luigi Giussani e potrebbe sembrare inconsueto affiancare a essa il fenomeno del diritto. Viceversa, nel pensare questo tema è stato chiaro sin dall’inizio che non si trattava di giustapporre idee o teorie, quanto piuttosto, per ripetere le parole di Julián Carrón nella prefazione, di «verificare la capacità che l’esperienza elementare − l’espressione di don Giussani contenuta nel suo libro più noto, Il senso religioso − ha di illuminare alcune delle questioni irrisolte che agitano il dibattito odierno intorno al diritto e alla definizione dei nuovi diritti». I quattro autori non sono accomunati dall’avere condotto in precedenza studi o ricerche particolari su questo tema, quanto dall’aver provato a utilizzare concretamente la «propria » esperienza elementare per comprendere un fatto – il diritto – che, per loro stessi, è oggetto consueto di studio. D’altra parte, l’ipotesi dell’esperienza elementare non è stata assunta come una sorta di «nuova idea» in grado di suggerire «miracolosamente» risposte ai dilemmi o di offrire soluzioni automatiche ai problemi, quanto un fattore critico, capace di re-innescare un «cammino» entusiasmante nella conoscenza di quanto pensavamo già di sapere. Così sono nati il mio contributo, quello di Marta Cartabia e il dialogo tra Lorenza Violini e Paolo Carozza, tutti professori di Diritto presso varie università (italiane, i primi tre, americana, il quarto). Il sottoscritto e Marta Cartabia hanno trattato, rispettivamente, le due coordinate fondamentali in cui si colloca il fenomeno giuridico oggi: il diritto e i diritti. Il diritto, come ordinamento della società in cui viviamo; ordine che può essere prodotto artificialmente da chi detiene il potere o invece può essere generato dal basso, dalla società e dalle sue relazioni. I diritti, come espressione di quell’insopprimibile domanda di giustizia che esige che a ognuno sia riconosciuta la dignità irriducibile di persona. A completamento di questo sguardo sul diritto e sui diritti va collocata la conversazione tra Violini e Carozza, pensata come un «dialogo tra due mondi». Da un lato, la tradizione giuridica europea, dall’altro, quella nordamericana: due modi diversi di rispondere alla medesima esigenza; due culture giuridiche differenti nelle quali si possono scorgere potenti radici comuni. Il metodo Una volta individuati argomento e relatori, restava aperta la domanda sul «come» affrontare tale tema. E qui va segnalata la seconda circostanza inconsueta da cui nasce questo libro. Ogni lezione, infatti, è avvenuta davanti a un pubblico attento e gli argomenti esposti sono stati spunto per un dialogo appassionato e acuto. Il dialogo non si è limitato all’occasione della lezione, ma ha assunto la forma di seminari di approfondimento, ospitati anch’essi dalla Fondazione per la Sussidiarietà, in cui gli autori hanno potuto verificare le proprie tesi e discuterle ulteriormente, sviluppandone aspetti inediti o dimensioni inesplorate. Quelle che vengono presentate in questo libro, quindi, non sono soltanto le relazioni preparate per il seminario, ma il prodotto di queste «riflessioni dialogate», a testimonianza della verità della «sfida» di partenza: non esporre una teoria, ma provare a utilizzare la propria esperienza elementare per cercare di comprendere i dilemmi centrali del diritto oggi. Il primo sintomo, infatti, dell’uso corretto di questo «strumento» fondamentale che è l’esperienza elementare, è la scoperta del valore conoscitivo dell’incontro: la conoscenza non avviene applicando al reale una misura pensata, ma nasce dal contraccolpo che cose e persone hanno su di noi, e questo rende il dialogo non una dialettica, per affermare la superiorità di una posizione, bensì una strada, una conoscenza per amicizia. Proprio per questo non possiamo chiudere questa introduzione senza ringraziare collettivamente – poiché il farlo singolarmente chiederebbe troppo spazio – tutti gli amici (professori, dottorandi, ricercatori, studenti, giornalisti e semplici uditori) che hanno condiviso, discusso, obiettato, in una parola, accettato, la sfida che il volume propone. Un ringraziamento che dev’essere esteso, in primis, alla Fondazione per la Sussidiarietà che non solo ha ideato, ma ha consentito con il suo sostegno fattivo questo dialogo.