Quadrimestrale di cultura civile

Approfondimento. Bologna rifà scuola

di Elena Ugolini / Preside del Liceo Malpighi di Bologna

Quando si parla di educazione si pensa al massimo alle buone maniere, al bon ton, alle norme di comportamento. Dobbiamo a Luigi Giussani la forza dell’idea di educazione come “introduzione alla realtà”, al suo significato, l’affermazione che la questione educativa è di centrale importanza e richiede una responsabilità di tutti, la sottolineatura assolutamente moderna del rischio che il rapporto educativo comporta, un rischio fondato sul fatto che la persona è libera di dire di no, ma nello stesso tempo ha un cuore fatto di esigenze di verità, di bene, di giustizia. È a questo grande uomo di fede e di cultura che dobbiamo il senso concreto, l’esperienza di una dote che ci viene dal passato, dalla nostra tradizione, e che può essere vissuta in modo creativo, vivo, nuovo, nel presente, attraverso la figura di maestri capaci di insegnare e di allievi capaci di “verificare”, cioè di mettere alla prova quanto è stato trasmesso loro come ipotesi di lavoro. Questa concezione di educazione costituisce il cuore di un manifesto firmato il 4 maggio 2004 da cinquanta personalità del mondo imprenditoriale, accademico, culturale e artistico bolognese; tra i nomi troviamo Fabio Alberto Roversi Monaco (Fondazione Carisbo), Ezio Raimondi (Istituto dei Beni culturali), Pupi Avati (regista), Gaetano Maccaferri (Assindustria), Paolo Mascagni (Api), Stefano Zamagni, Luca Cordero di Montezemolo. L’occasione è stata la presentazione alla città di un progetto, Bologna rifà scuola, sorto per iniziativa della Compagnia delle Opere e di due scuole, il “Malpighi” e il “Pellicano”, in collaborazione con l’Associazione Piccoli Imprenditori, Assindustria, Confcooperative e Lega Coop. La circostanza concreta per cui è nato Bologna rifà scuola è stata la necessità di raccogliere fondi per costruire una scuola: niente di più difficile, in Italia, dove spesso ci si dimentica una storia fatta di una pluralità di scuole e università, sorte per iniziativa della società civile, degli ordini religiosi, delle città e non si tiene conto della necessità di costruire luoghi nei quali un certo tipo di educazione, capace di reggere le sfide del futuro, sia possibile. La verità è che si può fare una scuola solo perché si ha qualcosa da comunicare, un’ipotesi interessante da verificare e perché c’è una realtà più ampia in grado di sostenerla. Da qui l’idea di sensibilizzare la città, e in particolar modo il suo mondo imprenditoriale, sulla centralità della questione educativa e la proposta di una campagna di raccolta fondi per sostenere la realizzazione di opere dedicate alla crescita delle nuove generazioni. Nell’arco di due anni Bologna rifà scuola ha dimostrato di avere aperto un varco importante dentro la città: famiglie, professionisti e imprese hanno contribuito concretamente, con donazioni e sponsorizzazioni, alla costruzione del polo didattico di via Audinot, con l’idea di poter partecipare all’edificazione di qualcosa che servisse al bene di tutti. In un anno, anche grazie all’intervento decisivo della Fondazione Carisbo e della Fondazione Falciola, sono stati completati i lavori per la costruzione dell’immobile che dal 15 settembre 2005 ospita le medie “Malpighi”, il Centro per le difficoltà di apprendimento e i laboratori per il recupero e la cura dell’eccellenza rivolti ai bambini della città. Nell’evolversi del progetto e nel solco dell’intuizione originaria, non si è mai dato per scontato, il fatto che il cuore della proposta educativa di Bologna rifà scuola era ed è la centralità della persona; non solo per gli altri, ma per se stessi. Bologna rifà scuola ha rivelato un fatto semplice e vero: gli adulti - imprenditori inclusi - sono i primi ad aver bisogno di rialzare la sguardo, di rimparare “chi sono” e per che cosa vale la pena vivere, di dare un giudizio su quello che accade, di rischiare e impegnarsi. Questo è emerso l’8 novembre 2004 in un Aula magna di Santa Lucia gremita da quasi mille persone e da un parterre di tutto rispetto quando, dopo l’eccidio di Beslam, nel primo dei “Dialoghi di Bologna rifà scuola”, Giorgio Vittadini, Magdi Allam e Claudio Risè hanno parlato del valore assoluto della persona, fondamento di civiltà. Quell’incontro ha dato inizio a una serie di occasioni attese dalla città. L’ultima, il dialogo su Il rischio educativo, a cui hanno partecipato Giancarlo Cesana, Giuliano Ferrara e Giulio Giorello, è stata la dimostrazione che davanti alla proposta di una esperienza umana vera ognuno è portato a dare il meglio di sé per uscire da quella solitudine che, come diceva in particolare Cesana, è il male della modernità. Per lo stesso scopo è nata la rubrica “Dialogo fra i banchi” a cura di Bologna rifà scuola, che esce ogni settimana su «Il Resto del Carlino», con l’intento di segnalare giudizi, temi, interventi, domande, fatti, sul mondo vario e inesplorato dell’educazione che, se è concepita come introduzione alla realtà, riguarda tutto e tutti: dallo spinello allo tsunami, dalla difficoltà con gli adolescenti a Leopardi, dalle crociate alla Rosa Bianca… Lo diceva, del resto, anche Stefano Zamagni, a conclusione del convegno su Capitale umano ed educazione: una responsabilità per l’impresa, tenutosi il 25 gennaio 2006, nato all’interno del progetto Bologna rifà scuola e promosso da un cartello che comprende tutte le associazioni imprenditoriali: «La scuola deve educare, cioè coltivare il senso della possibilità. La depressione impedisce la creatività. Le imprese devono capire che, per il loro sviluppo, il capitale umano non può solo essere sfruttato. Il capitale umano è un bene comune. Tutti devono farsene carico. E questa non è filantropia. Bologna rifà scuola ha compreso questa novità: la relazione esistente tra capitale umano, educazione e responsabilità dell’impresa, più che un esempio indica un metodo». Non è una riflessione senza conseguenze operative, come sottolineava Giorgio Vittadini in apertura dello stesso convegno: «I due terzi dell’incremento produttivo nascono dall’ investimento in capitale umano. Educare non è appena istruire, ma introdurre alla realtà totale, coltivare lo spirito critico e la creatività. Il crollo della capacità di educare dentro la scuola e la divisione tra cultura teorica e cultura tecnica sono i problemi di oggi. Integrazione tra scuola e lavoro non significa subordinazione dell’una all’altro, ma una capacità di nesso che valorizzi la necessità di guardare le cose per capire». Muoversi così permette di sfidare i mercati internazionali, creando lavoro e ricchezza: lo hanno raccontato, nel corso dello stesso convegno, persone che con le loro imprese operano già in questa direzione come Maurizio Marchesini della Marchesini Group, Maurizio Gardini di Conserve Italia, Luciano Sita di Granarolo, Roberto Tunioli di Data logic, Aristide Canosani di Unicredit banca, Federico Minoli della Ducati. Lo dimostra anche l’ultimo nato di Bologna rifà scuola, un nuovo progetto denominato La fisica in moto: tecnici della Ducati, in collaborazione con i docenti del Liceo Malpighi, costuirranno in Ducati un laboratorio, aperto a tutte le scuole superiori del territorio, che permetterà di studiare in modo interattivo come le leggi fisiche spiegano la “meccanica” delle moto. Così gli studenti dei licei bolognesi - curiosi ed entusiasti quando possono scoprire il nesso tra le conoscenze teoriche e gli aspetti della vita reale - potranno approfondire alcune parti dei programmi delle scuole tecnico-professionali. Si tratta di una forma di collaborazione scuola-impresa assolutamente nuova, nella quale si può documentare la verità di quanto dice Hannah Arendt: «L’educazione è il punto in cui si decide se amiamo abbastanza il mondo per assumercene la responsabilità».