Quadrimestrale di cultura civile

Educazione e Dottrina sociale della Chiesa

di Giorgio Feliciani / Ordinario di Diritto canonico, Università Cattolica di Milano

La Chiesa annette una importanza decisiva al problema educativo e non potrebbe essere altrimenti dal momento che il compito affidatole da Cristo Signore concerne proprio tale ambito, e precisamente «l’educazione al senso religioso dell’uomo e dell’umanità»1. Non sorprende quindi che anche la sua dottrina sociale dedichi ampia attenzione all’educazione. Il relativo, recentissimo Compendio2 - di cui «Atlantide» si è più volte occupata - non tratta peraltro dell’argomento in modo unitario e sistematico, ma offre solo indicazioni per così dire frammentarie, pertinenti cioè le specifiche materie prese di volta in volta in considerazione, dai diritti fondamentali alla famiglia, dalla democrazia al sottosviluppo. Ai fini di una loro presentazione che non si riduca a una mera elencazione priva di organicità, è quindi opportuno adottare una precisa prospettiva. In questa sede, la più idonea appare quella indicata dal monito di don Giussani: «Se ci fosse un’educazione del popolo, tutti starebbero meglio»3, sia per il suo significato intrinseco, sia perché costituisce il titolo di un appello per l’educazione che sta raccogliendo numerose adesioni negli ambienti più diversi. Ci si propone dunque di richiamare qui brevemente le proposizioni del Compendio che meglio mettono in luce come l’educazione sia un fattore essenziale per la vita e il bene del popolo e delle singole persone che lo compongono. A tale proposito va innanzitutto ricordato come la questione fondamentale «A cosa bisogna educare?» venga affrontata in palese contrasto con la tesi, attualmente propugnata da non pochi maîtres à penser, che solo il relativismo assicuri la razionalità critica, la convivenza pacifica, il progresso e la diffusione delle conoscenze scientifiche. Infatti, secondo il Compendio, «Il nostro tempo richiede un’intensa attività educativa (…) affinché la ricerca della verità, non riconducibile all’insieme o a qualcuna delle diverse opinioni, sia promossa in ogni ambito, e prevalga su ogni tentativo di relativizzarne le esigenze». Esigenze che assumono rilevanza determinante nei rapporti sociali, poiché «la convivenza fra gli esseri umani all’interno di una comunità (…) è ordinata, feconda e rispondente alla loro dignità di persone, quando si fonda sulla verità»4. In particolare, per quanto concerne le sorti della democrazia, è necessaria «un’opera informativa ed educativa» che consenta di superare gli «ostacoli culturali, giuridici, sociali» che impediscono la «partecipazione solidale dei cittadini alle sorti della propria comunità»5. A tale proposito il Compendio ha cura di avvertire che la questione non è solo di ordine economico: anzi, proprio «l’incedere rapido del progresso tecnico-economico» sottolinea l’esigenza di «una grande opera educativa e culturale» perché tutte le scelte si ispirino a «una immagine integrale dell’uomo», rispettosa di «tutte le dimensioni del suo essere»6. «L’educazione e la formazione ai veri ideali» sono, dunque, condizioni assolutamente indispensabili al bene delle singole persone e della società intera7. Alla luce di queste considerazioni si giunge a una affermazione che può sorprendere non pochi, in quanto si pone in netto contrasto con concezioni, diffuse persino in ambienti ecclesiali, riguardanti le modalità di intervento e gli scopi da perseguire in ambito politicosociale. Infatti, secondo il Compendio, «l’impegno per l’educazione e la formazione della persona umana costituisce da sempre la prima sollecitudine dell’azione sociale dei cristiani»8. La constatazione che, soprattutto in epoca contemporanea, nei fatti non sia sempre così, nulla toglie all’importanza di questa indicazione. Essa, ovviamente, non intende ridimensionare e tanto meno negare la necessità dell’impegno per finalità più comunemente menzionate, quali la promozione e la protezione dei diritti umani, la realizzazione della giustizia sociale, l’affermarsi e il consolidarsi di un’autentica democrazia, esigenze tutte a cui il Compendio dedica ampia e specifica attenzione. Vuole, invece, solo indicare quale sia la modalità, lo strumento per portarle effettivamente a compimento. Da questa impostazione, del tutto originale rispetto alla mentalità dominante, derivano conseguenze di notevole rilevanza. La prima è che la questione educativa si pone con particolare evidenza per i fanciulli e i giovani, ma non riguarda – come comunemente si crede - solo loro, poiché, come risulta da diversi passi del Compendio, concerne sia il popolo nel suo complesso, sia tutte le singole persone che lo compongono. A questo proposito appare particolarmente significativa una definizione del fenomeno educativo proposta da Giovanni Paolo II e purtroppo non ripresa dal Compendio. Più di venticinque anni or sono il Pontefice recentemente scomparso, prendendo la parola a Parigi all’Assemblea Generale dell’UNESCO, ebbe ad osservare: «L’educazione consiste in sostanza nel fatto che l’uomo divenga sempre più umano», e che, attraverso tutto quello che possiede, «sappia sempre più pienamente “essere” uomo». Si tratta, dunque, di un processo senza fine che riguarda ogni persona e che riveste una «importanza fondamentale» anche «per la formazione dei rapporti interumani e sociali»9. Infatti, come avverte il Concilio ecumenico Vaticano II, «tutti gli uomini di qualunque razza, condizione ed età, in forza della loro dignità di persone, hanno il diritto inalienabile a una educazione che risponda al proprio fine, convenga alla propria indole, alla differenza di sesso, alla cultura, alle tradizioni del proprio Paese, e insieme aperta a una fraterna convivenza con gli altri popoli allo scopo di garantire la vera unità e la vera pace sulla terra»10. Ma se tutti hanno l’esigenza, per non dire il diritto, di essere educati, la responsabilità di provvedervi incombe, evidentemente, a una molteplicità di soggetti. Il Compendio richiama diffusamente, innanzitutto, le ben note e del tutto tradizionali enunciazioni del Magistero circa il diritto-dovere dei genitori di educare i figli, qualificandolo come «essenziale», «originale e primario», «inalienabile», «insostituibile»11. Al contempo, però, avverte che «la stessa dimensione comunitaria» dell’uomo esige «un’opera più ampia e articolata, che sia il frutto della collaborazione ordinata delle diverse forze educative». In tale contesto i genitori hanno «il diritto di scegliere gli strumenti formativi rispondenti alle proprie convinzioni» e anche «di fondare e sostenere istituzioni educative ». Da parte loro, le pubbliche autorità hanno il dovere di assicurare le condizioni necessarie a un effettivo esercizio di queste prerogative, soprattutto per quanto concerne l’istruzione scolastica12. Tuttavia il Compendio, mentre sottolinea la necessità dell’intervento di «diverse forze» nell’opera educativa, non si preoccupa di indicare in modo organico ed esauriente quali esse siano, precisando le rispettive competenze e gli specifici contributi che possono o debbono offrire. Meritano però attenzione alcune osservazioni sparse, dirette a individuare precise responsabilità che vanno ben oltre i compiti propri della famiglia e le specifiche esigenze di fanciulli e giovani. In particolare, per quanto riguarda i mezzi di comunicazione sociale, si avverte che «la questione essenziale relativa all’attuale sistema informativo è se esso contribuisca a rendere la persona umana veramente migliore, cioè più matura spiritualmente, più cosciente della dignità della sua umanità, più responsabile, più aperta agli altri». Domanda in buona misura retorica, dal momento che subito dopo si denunciano le distorsioni derivanti «dall’ideologia, dal desiderio di profitto e di controllo politico, da rivalità e conflitti fra gruppi, e da altri mali sociali»13. Ampia attenzione è poi dedicata a un soggetto che normalmente non viene preso in considerazione tra le “forze” a cui spettano precise e gravi responsabilità educative. Infatti, secondo il Compendio, «al sindacato, oltre alle funzioni difensive e rivendicative, competono sia una rappresentanza finalizzata a organizzare nel giusto ordine la vita economica, sia l’educazione sociale dei lavoratori, affinché essi si sentano parte attiva, secondo le capacità e le attitudini di ciascuno, in tutta l’opera dello sviluppo economico e sociale e della costruzione del bene comune universale»14. Non manca infine un sintetico ma significativo riferimento alle Nazioni, a cui viene riconosciuto il diritto «a costruire il proprio futuro provvedendo alle generazioni più giovani un’appropriata educazione», conforme alla propria lingua, cultura, e tradizione15. Concludendo questo rapido excursus tra le più significative enunciazioni del Compendio, risulta evidente che la Dottrina sociale della Chiesa attribuisce alla questione educativa una rilevanza fondamentale per il bene dei singoli e della società, e impegna, quindi, la responsabilità di tutti e di ciascuno per una sua adeguata soluzione.

Note e indicazioni bibliografiche 1 L. Giussani, Perché la Chiesa, Rizzoli, Milano 2003, pp. 195 ss. 2 Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, Compendio della dottrina sociale della Chiesa, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 2004 (d’ora innanzi Compendio). 3 In «Tracce», 30 (2003), n. 11, p. 7. 4 Compendio, op. cit., p. 109, n. 198. La formula privilegiata da don Giussani, che descrive l’educazione come «introduzione alla realtà totale», è solo apparentemente diversa da quella qui implicitamente adottata di educazione alla verità o alla ricerca della verità poiché «la realtà è l’ambito in cui la verità sussiste», cfr. L. Giussani, Il rischio educativo, Rizzoli, Milano 2005, p. 65 ss., e Vivere la ragione, in «Tracce», 33 (2006), n. 1, p. 2. 5 Compendio, op. cit., p. 104, n. 191. 6 Compendio, op. cit., pp. 204-205, n. 376. 7 Compendio, op. cit., p. 222, n. 406. 8 Compendio, op. cit., p. 304, n. 557. 9 G. Filibeck, I diritti dell’uomo nell’insegnamento della Chiesa. Da Giovanni XXIII a Giovanni Paolo II, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 2001, p. 772, n. 11. 10 Dichiarazione conciliare «Gravissimum educationis», n. 1. 11 Compendio, op. cit., p. 135, n. 239. 12 Compendio, op. cit., pp. 135-136, nn. 240-241. 13 Compendio, op. cit., p. 226, nn. 415-416. 14 Compendio, op. cit., p. 170, n. 307. 15 Compendio, op. cit., p. 85, n. 157.