Quadrimestrale di cultura civile

Editoriale. Emergenza educazione: alla scoperta dell’io

di Redazione /

Secondo gli ultimi dati OCSE, l’aumento di un anno del tasso di istruzione media porta a un incremento del 6% del prodotto economico. A questo si aggiunge il fatto che, come dice Pistella, presidente del CNR, il rilancio della ricerca in Italia deve necessariamente basarsi su una collaborazione più stretta tra le istituzioni, le imprese e le università. Tutto converge a mostrare la centralità dei nostri atenei nello sviluppo del Paese, ma quanto se ne è consapevoli? Non sembra, secondo Giancarlo Cesana, che nell’intervento “L’università che vorremmo” sottolinea la mancanza di competitività della nostra università. Non sembra se, come dice Carlo Secchi, esistono forti ritardi in tutta Europa e nel nostro Paese rispetto agli Stati Uniti, per quanto riguarda la formazione di alto livello e la ricerca. Il dato più sorprendente, dice Giorgio Vittadini, è che la quantità della spesa per l’istruzione non garantisce un reale incremento del capitale umano: occorre riqualificare la spesa puntando sulla qualità, in particolare della formazione universitaria, superando la burocratizzazione ed assicurando una vera libertà di insegnamento. In questo senso importanti sono i temi della qualità e della produttività dei docenti ai fini dei risultati scolastici trattati da Brunello e Topo e il tema dei sistemi di sostegno agli studenti universitari affrontato da Agasisti e Catalano. Gli argomenti affrontati mettono però in luce che nulla può cambiare e migliorare se prima e più profondamente dell’istruzione non si mette a tema l’educazione degli “io”, protagonisti di ogni possibile sviluppo, motori di ogni struttura, come recita il recente Appello per l’educazione sottoscritto da personalità del mondo della cultura e dell’economia. Questo vale persino nel mondo finanziario, come mostra Roberto Mazzotta nel suo intervento. Ma vale soprattutto nell’educazione in senso stretto che deve avere al centro i genitori lasciati liberi di educare, come richiede la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, dice Mary Ann Glendon intervistata da Luca Antonini. E avviene, secondo la scrittrice Paola Mastrocola, solo se chi educa mette in gioco la sua libertà con la libertà del discepolo. Per questo occorre evitare l’ideologia, aggiunge Francesca Bonicalzi. Emerge perciò la necessità della figura di maestri, sottolineata da Salvatore Abruzzese, come alternativa al relativismo, e soprattutto di maestri capaci di mostrare un percorso nello stesso tempo metodologico ed esistenziale, così come emerge dalla rilettura de Il rischio educativo di don Giussani proposta dal pedagogista Giorgio Chiosso. È un’impostazione che si situa nel solco della tradizione della Chiesa, per cui «l’impegno per l’educazione e la formazione della persona umana costituisce da sempre la prima sollecitudine dell’azione sociale dei cristiani» come sottolineano Giorgio Feliciani e Lorenzo Albacete nella presentazione della prima enciclica di Benedetto XVI. A tutti noi il compito di rispondere a questa sollecitazione. Alcuni esempi concreti sono Bologna rifà scuola raccontato da Elena Ugolini e Tiempo de educar, esperienza spagnola descritta da Fernando De Haro. Perchè, come sottolinea Davide Rondoni nel suo intervento-racconto, tutti ci si trova ad essere educatori, «nella misura in cui si ama e si indica ciò che si ama».