Quadrimestrale di cultura civile

Il rinnovato impegno della comunità internazionale

di Rodrigo de Rato / Direttore del Fondo Monetario Internazionale (FMI)

La situazione dei Paesi poveri

Sei anni fa le Nazioni Unite hanno lanciato il programma Millennium Development Goals (MDGs, ossia «Obiettivi per lo sviluppo del millennio1»). A meno di un decennio dalla scadenza concordata per la realizzazione del programma, molti Paesi poveri si trovano ancora in una situazione terribile, con il rischio di non raggiungere gli obiettivi fissati. Non si tratta semplicemente di raggiungere risultati statistici, ma di fare uscire milioni di persone dalla povertà cronica, apportando miglioramenti significativi alle loro condizioni di vita. Negli ultimi anni si sono ottenuti importanti progressi nella riduzione della povertà, anche se continuano a sussistere notevoli disparità regionali. Diverse nazioni in Asia e America Latina hanno ora buone probabilità di raggiungere l’obiettivo di un reddito minimo al di sopra del livello di povertà e, nonostante progressi inferiori nella regione sub-sahariana, si riscontrano miglioramenti anche in molti Paesi africani. Il livello di crescita in Africa negli ultimi due anni è il più alto dell’ultimo decennio e, salvo che nello Zimbabwe, l’inflazione media nel continente è scesa al di sotto del 10%, il livello più basso degli ultimi venticinque anni. Si tratta di risultati dovuti in gran parte agli sforzi degli stessi Paesi coinvolti. I Paesi meno sviluppati e i loro partner nello sviluppo hanno intrapreso, negli ultimi cinque anni, importanti iniziative nell’ambito del Programma d’azione di Bruxelles per i Paesi meno sviluppati, previsto per il decennio 2001-2010. Tuttavia, resta ancora molto da fare. L’Africa sub-sahariana presenta le maggiori difficoltà, dato che molti Paesi di questa regione sono ancora molto lontani dagli obiettivi dei MDGs. È pertanto fondamentale che la comunità internazionale conservi lo stesso fervore con il quale stabilì tali nobili obiettivi nel 2000, e mantenga come punto prioritario nella sua agenda la tragedia dei Paesi poveri. Sia al summit G8 di Gleneagles che a quello Onu dello scorso settembre, la comunità internazionale ha rinnovato l’impegno ad accelerare i tempi del programma MDGs, attraverso una drastica riduzione dei debiti di molti Paesi poveri e un aumento degli aiuti. Si è inoltre preso atto della necessità di un utilizzo e di una gestione più efficienti delle risorse, affinché i frutti di queste iniziative vengano goduti realmente da chi ne ha più bisogno.

La riduzione del debito e l’incremento degli aiuti

Ci sono già stati notevoli progressi nella riduzione del debito, con un importante contributo anche del Fondo Monetario Internazionale (Fmi) a cui hanno fatto seguito le iniziative di molte altre istituzioni finanziarie internazionali. Tenendo conto della riduzione dei debiti prevista dalla International Development Association (Associazione internazionale per lo sviluppo) e dall’African Development Fund (Fondo per lo sviluppo in Africa), la riduzione totale dei debiti da parte del Multilateral Debt Relief Initiative (Iniziativa multilaterale per la riduzione dei debiti) ammonta a circa 50 miliardi di dollari. Tuttavia, il nostro lavoro non è terminato e dobbiamo essere consapevoli della necessità di evitare ulteriori crisi future. Infatti, i Paesi che hanno beneficiato di riduzioni di debito corrono il rischio di perdere i vantaggi ottenuti con tante difficoltà, se saranno costretti a rimpiazzare i debiti estinti con altri ancora maggiori, magari a condizioni meno favorevoli. La responsabilità di evitare un accumulo eccessivo del debito ricade principalmente sui Paesi che lo contraggono e su quelli che lo concedono, ma il Fondo monetario internazionale può aiutare entrambi. Il nostro compito è di aiutarli a capire i rischi di una rapida formazione del debito, soprattutto se utilizzato per finanziare spese che non promuovono la crescita. A questo scopo abbiamo elaborato, insieme alla Banca mondiale, uno schema di analisi della sostenibilità del debito, volto a fornire le informazioni necessarie per decidere su eventuali nuovi prestiti, sulla base di strategie di gestione a medio termine dirette a evitare l’assunzione di debiti insostenibili. Inoltre, possiamo mandare segnali di allarme ai creditori quando riteniamo che il livello del debito o il peso degli interessi possano diventare un problema. Per persuadere un Paese a evitare un accumulo di debiti insostenibili è però necessario offrire fonti alternative di finanziamento; è quindi importante che la comunità internazionale affronti questo problema, offrendo efficaci forme sostitutive per finanziare lo sviluppo. Questo ci porta a prendere in esame la seconda parte dell’accordo di Gleneagles, che prevede un significativo incremento degli aiuti, iniziativa di cui il Fondo monetario internazionale è un forte sostenitore. Il Fmi ha anche ipotizzato la concessione di aiuti maggiori ai Paesi in grado di assorbirli con efficienza e senza porre a repentaglio la stabilità macroeconomica o la sostenibilità del debito stesso. Questo richiede un’attenta pianificazione e una politica gestionale adatte a identificare i programmi di riduzione della povertà da sostenere; un efficiente coordinamento delle strategie fiscali, monetarie e dei tassi di cambio, per gestire l’impatto macroeconomico dell’aumentato afflusso di aiuti; sistemi più forti di gestione delle finanze pubbliche per assicurare la trasparenza e l’efficacia dei programmi di spesa. I Paesi in via di sviluppo, per pianificare e realizzare in modo efficace i loro programmi di eliminazione della povertà, devono poter contare su un sostegno prevedibile e preventivabile. Ai Paesi che concedono i prestiti deve essere chiara l’importanza di offrire impegni di sostegno preventivabili e a lungo termine, ma purtroppo questa non è ancora la norma. I Paesi donatori, inoltre, dovrebbero aumentare l’efficienza del loro aiuto, riducendo i costi delle transazioni, allineando i loro programmi di aiuto alle strategie nazionali per il raggiungimento dei MDGs, fornendo il loro aiuto con modalità che portino a una maggiore trasparenza e a un rafforzamento dei “sistemi-paese”. Una gestione macroeconomica prudente ed efficace presenta certamente delle difficoltà e uno dei compiti principali del Fondo è appunto quello di aiutare i Paesi che incontrano tali problemi, soprattutto promuovendo la stabilità macroeconomica, prerequisito per una crescita sostenibile.

Le altre aree di intervento

Il Fondo è anche fortemente impegnato a garantire che i Paesi abbiano lo spazio fiscale necessario per l’espansione di programmi sociali essenziali, soprattutto nel campo dell’educazione e della salute. I bilanci nazionali rappresentano il primo veicolo per investire in capitale umano e, infatti, molti dei programmi da noi sostenuti prevedono un budget minimo di spesa da destinare alla lotta alla povertà. Il Fondo svolge un ruolo particolarmente importante sotto altri due punti di vista: il commercio e lo sviluppo del settore finanziario. La maggior parte delle discussioni di politica commerciale degli ultimi mesi si sono concentrate sui negoziati della WTO (World Trade Organization) nel Doha Round. In effetti, l’aumento del commercio internazionale, sostenuto da accordi multilaterali, è stato per molti anni basilare per la crescita dell’economia globale, ed è fondamentale per le prospettive dei Paesi poveri. Per questi ultimi sono di particolare interesse alcune misure, quali la riduzione progressiva dei sussidi per l’esportazione e l’introduzione di livelli concordati di esenzione dai dazi per i prodotti che accedono ai mercati dei Paesi sviluppati. L’interruzione del Doha Round potrebbe incoraggiare accordi commerciali bilaterali e regionali, che dovrebbero essere, tuttavia, presi in considerazione con molta cautela da tutti i Paesi, rimanendo la riforma multilaterale del commercio la strada migliore da percorrere. Lo sviluppo finanziario è diventato di importanza critica in un mondo di movimenti globalizzati di capitali. Un sistema finanziario non sano rappresenta un forte rischio per la stabilità macroeconomica e ne complica la gestione. La politica monetaria può essere utilizzata più efficacemente se i mercati finanziari funzionano bene, e sistemi finanziari ben funzionanti sono di importanza cruciale per gli investimenti finalizzati alla crescita economica. Lo sviluppo del settore finanziario può anche contribuire alla riduzione della povertà, rendendo i servizi finanziari accessibili ai Paesi poveri e incoraggiando la crescita delle piccole imprese, che sono la spina dorsale di molte economie in via di sviluppo. Peraltro, la situazione del settore finanziario è ancora ampiamente insoddisfacente, particolarmente nei Paesi meno sviluppati. In tutte queste aree, come in altre, condividiamo compiti ed esperienze con la Banca mondiale ed è importante che i nostri sforzi rimangano ben coordinati, sia a livello globale che di singoli Paesi. Molta importanza ha anche la collaborazione con i Paesi donatori di aiuti. L’accelerazione del processo di realizzazione dei MDGs richiede che tutte le parti siano disposte ad accordi di collaborazione per riunire un’ampia gamma di esperienze e di forme diverse di sostegno. Negli anni recenti è cambiato il rapporto fra Paesi donatori e Paesi poveri, ponendo sempre più enfasi sulle strategie di sviluppo ideate da questi ultimi. Anche i programmi di aiuto del Fondo si sono adeguati a questi cambiamenti, divenendo più flessibili e coerenti con le esigenze dei Paesi interessati. L’assistenza tecnica e la formazione costituiscono importanti complementi alle nostre attività di consulenza e prestiti. Per rendere i nostri programmi più aderenti alle richieste, stiamo indirizzandoci verso un’assistenza tecnica regionalizzata. Per esempio, recentemente abbiamo annunciato l’apertura di un nuovo centro di assistenza tecnica per l’Africa centrale (Africa Regional Technical Assistance Center), il nostro terzo centro nel continente e il sesto nei Paesi in via di sviluppo. Un altro aspetto che ultimamente ha attirato notevole attenzione è la questione della rappresentanza dei Paesi membri. Il Fondo è un’istituzione finanziaria, ed è ragionevole che i Paesi che offrono contributi finanziari significativi possano anche esercitare una certa influenza sulle politiche. Però il Fondo è anche un’istituzione internazionale e tutti i Paesi membri hanno diritto di essere adeguatamente rappresentati. Al momento, quote e voti assegnati ai Paesi membri non riflettono adeguatamente l’aumentato peso economico di alcuni dei più grandi Paesi emergenti e occorre perciò apportare dei cambiamenti. È comunque doveroso proteggere il diritto di voto e di rappresentanza dei Paesi poveri: in tal senso, sarebbe opportuno un aumento del numero dei “voti base”, cioè del numero minimo e uguale di voti al quale ha diritto ciascun Paese membro, indipendentemente dalla sua quota. Infine, non è da dimenticare la questione della governance, un elemento chiave del Monterrey Consensus2 e un’area in cui il Fondo monetario internazionale ha un ruolo importante e ben definito. Quando le questioni di governance assumono una rilevanza macroeconomica, tale da determinare il successo o il fallimento del programma economico di un Paese, le affrontiamo attraverso discussioni sulla gestione politica dei programmi e, se necessario, vi inseriamo specifiche condizioni. Politiche di governo efficaci vengono inoltre incentivate attraverso iniziative più ampie, per esempio controllando che il Paese osservi standard e codici nel settore fiscale e in quello finanziario, oppure offrendo consigli sull’uso trasparente delle entrate derivanti da risorse naturali. Alla base di questo lavoro c’è la convinzione che maggiori affidabilità e chiarezza possano aumentare la qualità della spesa pubblica, diminuire la corruzione e aiutare a ridurre la povertà. Nell’ultimo anno la comunità internazionale ha speso molte parole a sostegno dei Paesi poveri, e alcune di esse sono state tradotte in azioni. Tuttavia, quest’anno si deve fare in modo che ci siano più interventi di aiuto, e occorre quindi realizzare ulteriori programmi, a cui dedicarsi con maggiore impegno. Per compiere passi avanti significativi sarà necessario uno sforzo di collaborazione con i governi, la società civile, e la popolazione dei Paesi poveri nostri associati, oltre che con la Banca mondiale e la comunità dei Paesi donatori. La speranza è che queste scelte comportino reali benefici, e che vengano proposte idee sempre più concretizzabili, affinché il nostro sforzo collettivo per ridurre la povertà possa giungere a buon fine.

Note
1 Vedi nota 1 a pag 20. 2 Nel 2002 a Monterrey, in Messico, si è tenuta un’importante conferenza delle Nazioni Unite sul finanziamento dello sviluppo, che ha prodotto un importante documento finale (il cosiddetto Monterrey Consensus).