Quadrimestrale di cultura civile

La pensione, i sussidi dello Stato e la Bibbia

di Marvin Olasky /

Negli ambienti accademici è opinione diffusa che la Bibbia non possa aver niente a che fare con i programmi di riforma del governo, in quanto la fede impedirebbe un’analisi oggettiva dei dati. Personalmente ritengo vero il contrario, perché la comprensione della Bibbia, spesso, ci rivela i limiti degli approcci convenzionali e ci spinge a porre le domande giuste, aiutandoci a capire meglio la realtà. Ecco due esempi riguardanti gli Stati Uniti, uno in riferimento alle pensioni statali (Social Security) per gli anziani, l’altro ai sussidi destinati alle donne con reddito basso. Alcuni politici americani parlano come se il governo dovesse incoraggiare i cittadini a uscire dalla forza lavoro, ma questo secondo la Bibbia è sbagliato. Dovremmo ricordarci che la tragedia descritta nel terzo capitolo della Genesi (“la caduta dell’uomo”) rese le condizioni di lavoro molto più dure di quanto sarebbero state altrimenti, ma anche che le opportunità di svolgere un lavoro produttivo sono una grazia ricevuta da Dio. Prima del peccato originale, Dio pose l’uomo nel giardino dell’Eden non perché si limitasse a odorarne i fiori, ma per lavorarci come giardiniere. In seguito Dio comandò all’uomo di lavorare sei giorni su sette. Una parte del deficit di bilancio degli Stati Uniti è dovuta al fatto che spesso gli americani vanno in pensione a sessantacinque anni, anche se molti godono ancora di buona salute. Il presidente George W. Bush l’anno scorso ha affermato: «Se non agiamo subito, non ci sarà più un fondo pensione a disposizione dei nostri figli e nipoti». La bancarotta della Social Security può essere evitata se si tiene conto dei cambiamenti sopravvenuti rispetto a quando fu introdotto questo sistema, settant’anni fa. La durata media della vita era inferiore, gran parte dei mestieri erano fisicamente molto più impegnativi, e più pesanti erano anche le conseguenze sulla salute. Pertanto la pensione a sessantacinque anni, per chi ci arrivava, era un dono, e a volte un vero e proprio salvagente per persone esaurite da anni di lavoro di fabbrica. Oggi, grazie a una migliore alimentazione e a una migliore assistenza sanitaria, lo stato di salute di un settantenne è in media migliore di quello di un sessantacinquenne di allora, quindi, alzare l’età del pensionamento non costituirebbe un indebito inasprimento. L’età del pensionamento dovrebbe essere portata a settant’anni, fatta eccezione per coloro che, per particolari esigenze, avessero bisogno immediato di aiuto. Ci si può chiedere se tale cambiamento defrauderebbe i cittadini della pensione. Rispondendo a questa domanda, dovremmo tener presente che per milioni di americani la pensione non è un’età felice, perché troppi pensionati si sentono inutili. Alcuni peggiorano la propria situazione scegliendo di trasferirsi in residenze per anziani, lontano da figli e nipoti. I pensionati tra i sessantacinque e i settant’anni non sono più felici di chi continua a lavorare, anche solo part -time, magari in un settore diverso da quello di prima. E se crediamo in Dio, dovremmo chiederci se sia giusto che una persona che gode ancora di buona salute smetta di usare i talenti professionali di cui Dio lo ha dotato. Si pensi a Tetsunao (Ted) Yamamori, nato nel 1937 in Giappone e fondatore, nel 1981, di un’organizzazione di assistenza sociale chiamata “Food for the Hungry”. Per vent’anni ha lavorato per ingrandire quest’organizzazione, fino a quando nel 2001 ha deciso di “ritirarsi”. Da allora ha scritto due libri sulla Cina, e ha collaborato alla stesura e alla redazione di altri tre. Lavora molto come consulente e, dal 2005, insegna in università, tenendo tre seminari. «Un lavoratore cristiano non va mai in pensione», afferma. Non tutti possono viaggiare per il mondo come Ted. Un altro esempio è Bea Crow, che per ben sessantanove anni ha lavorato all’“Alpine Camp” (un campeggio per ragazzi) a Mentone, in Alabama, come direttrice del servizio di ristorazione, cominciando all’età di diciassette anni. Raggiunta l’età di sessantacinque anni, ha deciso di continuare a lavorare e le piaceva così tanto che è andata in pensione ultraottantenne. Due anni fa un medico stabilì che, all’età di ottantasei anni, la signora Crow non poteva sopportare lo stress di dar da mangiare tre volte al giorno ai trecentocinquanta ragazzi affamati del campeggio. A malincuore ha smesso di lavorare nella cucina del campo, ma, per provare che il dottore aveva un pò torto, si è data al giardinaggio e ha piantato il più grande orto della contea. Le persone come il signor Yamamori e la signora Crow credono nell’importanza di servire gli altri, e sono un esempio di come si debba lottare contro la tentazione che noi tutti abbiamo, particolarmente invecchiando, di chiuderci in noi stessi. Se gli americani in generale seguissero il loro esempio, il sistema pensionistico potrebbe concentrarsi su chi ne ha davvero bisogno. Ora, tornando ai sussidi governativi per i poveri, la componente chiave del nuovo decreto di riforma firmato all’inizio dell’anno dal presidente Bush è costituita da un programma di “educazione al matrimonio.” Gli uomini politici di Washington si sono ispirati per tale idea alla Bibbia, che li ha condotti a porsi delle domande che non sono certamente state tenute presenti dieci anni fa, quando il Congresso ha approvato l’ultimo importante programma di riforma dello Stato assistenziale. A quel tempo, le riforme adottate nello stato del Wisconsin rappresentavano un modello per l’intera nazione. Riforme quali, per esempio, i requisiti e i limiti di tempo sull’assistenza da parte dello Stato erano certamente positive, ma quando ho visitato il “Kenosha County Job Center” (un centro di consulenza per il lavoro), l’orgoglio dello Stato del Wisconsin, ho notato un grande problema: era dominato dal femminismo. Sulle pareti di due grandi stanze adibite alla formazione c’erano cartelli che proclamavano: «Una famiglia non ha bisogno di un uomo per essere completa», oppure «Smetti di aspettare il principe azzurro, il suo cavallo si è azzoppato». Si tratta di affermazioni perlomeno discutibili, perché a volte i bambini crescono comunque bene senza il papà, ma quando da adulti tornano ai propri ricordi del passato, di solito dicono di non sentirsi completi. Certamente le mamme che ricevono sussidi dallo Stato non dovrebbero aspettare passivamente l’arrivo del principe azzurro, tuttavia è necessario tener presente che per decenni il matrimonio ha rappresentato la via d’uscita principale per chi dipendeva dai sussidi statali. Nonostante tutto, il direttore del centro Kenosha ha sottolineato: «Diciamo a queste donne che il matrimonio non è la risposta». Non prendendo in seria considerazione il matrimonio, gli analisti del Wisconsin non si sono posti le domande giuste. Non hanno tenuto presente che i requisiti di lavoro sono sì necessari, ma non sufficienti, poiché allevare i figli in assenza del padre, anche con il sostegno economico del governo, è duro sia economicamente che, e in misura ancora maggiore, psicologicamente. Tra il 1996 e il 2000 il modello di riforma dello Stato assistenziale adottato nel Wisconsin era quello dominante, e il matrimonio e la famiglia erano stati messi in secondo piano. Tale modello di riforma ha avviato centinaia di migliaia di persone all’indipendenza economica, ma altre non ce l’hanno fatta. Nel 2001 Wade Horn e altri politici nominati da Bush al Ministero della Sanità Pubblica cominciarono a chiedersi perché questo fosse accaduto. Un articolo pubblicato alla fine del 2003 dal Manhattan Institute, Whither Welfare Reform?, ha evidenziato un riflesso del nuovo modo di pensare. Per esempio, Jason De Parle, specialista di questioni di assistenza dello Stato per il «New York Times», ha riassunto le idee contenute nell’articolo scrivendo: «La sorpresa maggiore per me è stata quella di notare il grande desiderio dei bambini e delle madri di avere un padre». Tutto questo non è stato affatto sorprendente per coloro che conoscono la Bibbia. Nel secondo capitolo della Genesi, Dio dice: «Non è bene che l’uomo sia da solo». Nel terzo capitolo dice a Eva: «Il tuo istinto ti spingerà verso il tuo uomo». L’ultimo versetto dell’Antico Testamento (Malachia 4-6) parla di Dio che «volge i cuori dei padri verso i figli e quelli dei figli verso i padri». Il governo (il nostro “dio” moderno) può fare qualcosa per risolvere il problema? Jason Turner, che ha guidato la campagna di riforma dello Stato assistenziale nello Stato del Wisconsin, per poi portarla alla città di New York, afferma tristemente: «Al momento, non riesco a immaginare una soluzione che possa cambiare a fondo la vita delle persone». A parte tutto, può darsi che abbia ragione, ma credo che la nuova legislazione costituisca un tentativo di scoprire che cosa, eventualmente, possa fare il governo e, poiché abbiamo provato di tutto, vale la pena puntare l’attenzione sul matrimonio. Tornando al mio punto di partenza, gli studiosi della società che fanno riferimento alla Bibbia sono avvantaggiati, perché conoscono davvero delle verità sulla natura umana. Sono coloro che escludono la Bibbia dalla loro vita e fanno ricerche che non ne tengono in considerazione i fattori cruciali ad avere, di conseguenza, una mentalità chiusa. A volte la Bibbia ci dà risposte chiare e a volte no, ma ci aiuta sempre a porre le domande giuste.