Le origini delle università risalgono, è noto, all’epoca della cristianità medievale che trovava in tali istituzioni la sua più alta riflessione ed espressione culturale. Esse costituivano, dunque, una anticipazione di quel fenomeno che oggi passa sotto il nome di “università di tendenza”. Una denominazione utilizzata per indicare tutti quegli istituti di istruzione superiore, di qualunque disciplina scientifica, che siano caratterizzati da uno specifico orientamento di natura religiosa o filosofica. Nell’Europa del secolo XXI tali istituti, a causa del sempre più vasto e penetrante intervento degli Stati laici nel campo dell’istruzione, costituiscono una realtà decisamente minoritaria, ma non per questo trascurabile e priva di importanza. Una recentissima indagine, condotta dal sociologo Giancarlo Rovati per conto della Fondazione Centro Europeo università e Ricerca (CEUR), ha permesso di accertare la presenza nei diversi Paesi del nostro continente di circa 150 università di tendenza, di cui 80 di matrice cattolica (per lo più iscritte alla Federazione delle Università Cattoliche in Europa, FUCE), 43 di ispirazione ortodossa e una soltanto di orientamento filosofico, la Libre Université de Bruxelles. Per quanto concerne le istituzioni protestanti, che un censimento ufficiale del 1981 rileva in non meno di 30, non è stato possibile acquisire informazioni aggiornate, in quanto, nella quasi totalità dei casi, si tratta di facoltà teologiche, spesso operanti nell’ambito di università di Stato. L’elaborazione delle risposte pervenute da queste istituzioni a un dettagliato questionario loro sottoposto ha consentito di acquisire dati interessanti e significativi circa la situazione e l’attività delle stesse. In particolare, risulta veramente sorprendente e persino paradossale che la maggior parte degli atenei coinvolti lamenti di avere una autonomia minore di quella assicurata dallo Stato di appartenenza alle università pubbliche, sotto il profilo statutario, organizzativo, finanziario. Una condizione, dunque, di sfavore che non impedisce a queste università di offrire un elevato contributo di natura didattica e scientifica alla costruzione europea e alla diffusione dei suoi valori fondanti, mediante la promozione di conferenze e convegni; l’attivazione di specifici insegnamenti, corsi di laurea, master, perfezionamento e dottorato; l’istituzione di appositi dipartimenti e collane editoriali. Molta attenzione viene poi dedicata alla formazione degli insegnanti e alle problematiche attinenti il dialogo interreligioso. Nel loro complesso i risultati dell’indagine hanno costituito la premessa e la base di partenza dei lavori del Convegno internazionale “Le università di tendenza per l’Europa”, che si è svolto a Milano, presso l’Università Cattolica, dal 3 al 5 dello scorso mese di settembre, con la partecipazione di rettori e docenti universitari, rappresentanti delle istituzioni europee, esperti a vario titolo. Ai fini di una sintetica informazione sullo svolgimento dell’incontro1 si può ricordare che, nella relazione introduttiva, il rettore della Cattolica, Lorenzo Ornaghi, si è soffermato sulle prospettive di una azione comune delle università di tendenza europee, non mancando di segnalare le più rilevanti questioni che le riguardano. Questioni che sono state poi approfondite in interventi dedicati alla condizione giuridica di questi atenei, allo status di quanti vi insegnano, al riconoscimento dei titoli di studio, alla formazione di maestri e professori per le scuole, e affidati, rispettivamente, a François Delpérée (Université Catholique de Louvain), Mario Napoli (Università Cattolica), Carlo Finocchietti (Centro Informazioni Mobilità Equivalenze Accademiche. CIMEA), Flavio Pajer (Pontificia Università Salesiana). Una tavola rotonda, presieduta da Patrick Valdrini, presidente della FUCE, ha, quindi, messo in luce lo spazio riservato alla integrazione e alle istituzioni europee nei curricula studiorum delle università di tendenza, nonché le principali iniziative da queste assunte per la diffusione dei valori fondanti la società europea. E una seconda tavola rotonda - moderata da Gianni Long, presidente della Federazione delle Chiese evangeliche d’Italia, e conclusa da Grigorios Papathomas, dell’Institut de théologie orthodoxe Saint Serge di Parigi - si è occupata del contributo che tali istituzioni offrono, o possono offrire, al dialogo interreligioso. I lavori si sono conclusi con l’approvazione di un documento - predisposto da un gruppo di lavoro coordinato da Francesco Margiotta Broglio dell’Università di Firenze – in cui le Università di tendenza, richiamandosi a diverse fonti comunitarie, riaffermano decisamente la propria dignità e importanza. Ritengono, infatti, di costituire un luogo tradizionale di formazione, inserito a pieno titolo nel panorama educativo del continente, che, lungi dall’essere un relitto storico o un fenomeno eccentrico, rappresenta una delle più rilevanti espressioni della libertà accademica sancita dai trattati. Si considerano, inoltre, chiamate a giocare un ruolo significativo nell’incontro tra le culture presenti nella società europea, grazie alla natura identitaria e all’apertura al dialogo che le caratterizzano. Rivendicano, quindi, il diritto a mantenere le proprie specifiche identità, impegnando l’Unione europea a tutelarle nel quadro del progresso tecnicoscientifico e del rispetto della diversità culturale e linguistica. L’ultima parte del documento offre indicazioni di natura specifica per una azione comune delle Università di tendenza, di qualunque orientamento, presenti in Europa. E al fine di dare concretezza a tali propositi, a conclusione dei lavori, è stato istituito un gruppo di lavoro internazionale per la progettazione di una rete permanente di dialogo e collaborazione tra le istituzioni interessate. L’importanza di questo incontro risulta ancor più evidente se si considera che esso costituisce il complemento di un analogo convegno, organizzato l’anno precedente, sempre in Università Cattolica, e dedicato al ruolo che le università di tendenza sono chiamate a svolgere per la pacifica convivenza dei popoli nell’area mediterranea. Se ne darà più ampia notizia, in questa stessa rivista, in occasione della pubblicazione degli atti, annunciata come imminente. In conclusione si può osservare come l’azione delle università di tendenza, quale emersa in questi due incontri, dimostri chiaramente che il possesso di una identità specifica, incompatibile con qualunque forma di relativismo o omologazione, non costituisca affatto un ostacolo al dialogo. Anzi è la condizione perché esso risulti autentico e costruttivo. Ed occorre anche avvertire che le università di tendenza, al di là della rilevanza della loro consistenza e diffusione e della stessa utilità ed efficacia delle funzioni che svolgono, costituiscono la concreta attuazione a livello accademico di una serie di principi fondamentali per qualunque convivenza civile: dalla libertà di pensiero e di religione all’indipendenza della cultura dal potere, dal pluralismo, che esige il rispetto e la valorizzazione delle diverse identità, alla sussidiarietà.
Note
1. Ampia e dettagliata documentazione si trova sul sito dell’osservatorio delle libertà e istituzioni religiose, http://www.olir.it/areetematiche/78/index.php