Le idee guida dell’identità dell’I.C. Massari Galilei di Bari sono fondamentalmente due: la scuola come comunità di apprendimento e come spazio culturale aperto.
Si tratta di idee che, pur provenendo dalla “cultura organizzativa”, e in particolare, da una visione sistemico-relazionale e dalla tradizione di studi sulle learning organization, ben si adattano a fornire strumenti di lettura della realtà scolastica e di progettazione per il miglioramento della stessa.
Tale impostazione affonda le proprie motivazioni in una visione della scuola e delle dinamiche educative che vuole andare oltre un approccio “proceduralistico” che risponda esclusivamente a mode culturali del momento, a prescrizioni normative e ai conseguenti impellenti adempimenti. Essa nasce soprattutto dal fatto di aver vissuto personalmente, come tanti appassionati di scuola, sfide di trasformazione e ricerca di un benessere autentico degli allievi, sentendoseli affidati non solo per acquisire una o più competenze specifiche e di base, ma in una ottica più ampia, in cui certo le stesse non scompaiono ma diventano tasselli di una visione prospettica della sfida educativa per ciascuno, al fine di aiutare l’alunno a costruire un “destino di felicità”, pur con tutti i condizionamenti e limiti di contesto, da quelli cognitivi-comportamentali-personali a quelli socio-culturali-familiari.
Scuola come comunità di apprendimento
Una scuola e un’organizzazione didattica così concepite rispondono autenticamente a principi di realismo e di responsabilità: non si vuol preservare l’allievo “dalla fatica e dagli stress” dell’adattarsi alla vita reale, facendo passare una visione degli apprendimenti come uno scotto da pagare, bensì ci si muove da una prospettiva dell’educazione come processo naturale di introduzione alla realtà nella molteplicità dei suoi fattori.
Si prefigura così una visione che mette al centro dei processi di insegnamento-apprendimento il piacere di conoscere, mediante dinamiche attraversate dallo stupore di scoprire un “mondo per sé” in cui poter avere un ruolo attivo. E qui solo lo stupore del docente e dell’adulto, il suo vibrare nel piacere di gustare una poesia o una scoperta scientifica, possono efficacemente “sedurre e contaminare” l’interesse e la motivazione dell’alunno, guidandolo alla scoperta dei saperi e della realtà. Dove è l’essere, più del fare e insieme al fare, che predispone il successo dell’azione educativa.
Ovviamente le dinamiche sociali e personali alla base di una tale visione della scuola e dei suoi processi di insegnamento-apprendimento non possono essere relegate al caso o a equilibri spontanei, ma implicano una saggia, consapevole, competente e autorevole direzione che sostenga un autentico proporsi dei diversi attori nelle dinamiche educative. Andando oltre apparenti formalismi incentrati esclusivamente sulle più aggiornate procedure e le pur utilissime metodologie avanzate, diventa centrale per gli educatori la responsabilità nella cura dell’io, da cui dipende sia il benessere del soggetto stesso, sia quello della rete di relazioni in cui il soggetto stesso è immerso sia, di conseguenza, quello degli allievi.
In tal senso assume estremo valore una visione che valorizzi la dimensione della “comunità di apprendimento” che senta a sé affidati tutti gli attori: innanzitutto gli alunni ma anche il personale scolastico e le famiglie.
Particolari attenzioni sono dedicate ai processi e ai cambiamenti che, per essere reali, implicano il rispetto di equilibri in cui venga riconosciuta l’importanza dei livelli impliciti e informali delle dinamiche relazionali.
Di qui l’importanza delle proprie biografie, dei propri stili relazionali ed educativi, della fatica che un lavoro su se stessi implica e che deve essere sostenuto da un afflato comunitario, da un raccontarsi e un viversi al di là del ruolo e delle performance che, per essere realmente efficaci, devono essere professionali e umane. Perché oltretutto, è mia convinzione, che in ambito educativo non è data professionalità se non ricca di umanità, quali che siano le diverse forme personali in cui questa si esprime.
Questa visione mette al centro dei processi organizzativi ed educativi una “leadership educativa e relazionale diffusa”, che si articola in una strutturazione organizzativa (ufficio di presidenza, staff, staff allargato, dipartimenti, gruppi di lavoro, consigli di classe, collegio docenti, consiglio d’istituto, gruppi di lavoro misti docenti-genitori) in cui un ruolo di primaria importanza assumono la figure di coordinamento. Per figure di staff, trainer di gruppi e coordinatori di attività e consigli di classe saranno indispensabili competenze socio-relazionali e tecnico-didattiche per garantire la tenuta del sistema, l’efficacia dei processi e una visione di miglioramento continuo.
Il nostro istituto
La scuola è in una zona semicentrale di Bari ad altissima densità abitativa la cui composizione sociale comprende ceti eterogenei: vi sono artigiani, occupati nel settore del commercio, lavoratori dipendenti di livello medio, ma anche funzionari con mansioni direttive e liberi professionisti. Nonostante prevalga un tessuto sociale coeso caratterizzato da buone e intense relazioni sociali, tipiche di quartieri con tradizioni storiche, permangono sacche di sottocultura e di sottoproletariato, che implicano una particolare attenzione educativa della scuola, chiamata a progettare e gestire percorsi di recupero e integrazione sociale dei minori iscritti nei diversi ordini dell’istituto.
La provenienza sociale dell’utenza scolastica è composita e riflette l’eterogeneità del contesto sociale in cui la scuola opera. Gli alunni risiedono nei quartieri indicati, ma taluni sono figli di impiegati nelle strutture pubbliche limitrofe, e pertanto risiedono altrove; è anche presente un certo numero di alunni stranieri, quasi tutti immigrati non appartenenti all’UE. Pochi sono gli spazi adeguati a soddisfare i bisogni aggregativi dei bambini e dei ragazzi; pertanto la scuola costituisce per la maggioranza della nostra utenza una presenza cardine, rimanendo luogo d’incontro sicuro e agenzia formativa credibile per i genitori.
In quest’area cittadina, l’istituto comprensivo “Massari-Galilei”, di recente istituzione, aggrega scuole dell’Infanzia, Primaria e Secondaria di I grado per la realizzazione di un progetto unitario e condiviso, rivolto ad alunni di una fascia d’età molto ampia, che va dai 3 ai 14 anni.
La creazione di un ciclo unico è stata percepita gradualmente dal gruppo dirigente della scuola e da alcune famiglie “illuminate” come occasione di sviluppo sociale del quartiere: lavorare con i giovanissimi fin dalla tenera età diventava occasione di proficuo quanto faticoso dialogo educativo con le famiglie in uno spazio, che poteva e doveva diventare agenzia di sviluppo, di identità di iniziative ed esperienze culturali e sociali. Un luogo di intense relazioni antropologiche in cui le numerose famiglie di livello socioculturale modesto e disagiato vengono aiutate a riconoscersi in una cittadinanza attiva e solidale, fiduciosa nel ruolo delle istituzioni e della educazione, sostenute da famiglie di livello culturale superiore che avvertono la responsabilità e il desiderio di contribuire mettendo a disposizione le proprie competenze e passioni scientifiche, artistiche e culturali.
La chiave vincente: il dialogo con e fra le famiglie
Un ruolo centrale nella vita della scuola è stato quindi attribuito alle famiglie, che sono state subito considerate l’interlocutore privilegiato dei docenti e del processo di elaborazione e gestione dell’offerta formativa. Tale necessità è emersa dalla constatazione che molto spesso le difficoltà incontrate nel perseguire i percorsi degli alunni derivavano da un non efficace rapporto di comunicazione con i genitori, con le loro attese, con la loro percezione del ruolo dalla scuola, talvolta con alcune paure. Tale fenomeno, complesso e riconducibile anche alle trasformazioni e alle tensioni che attraversano le famiglie contemporanee, con sempre maggior frequenza condiziona la vita della scuola e la sua capacità di proporsi con successo come agenzia educativa. Pertanto, piuttosto che subire negativamente il ruolo delle famiglie in veste di “controparte”, si è operato con molta pazienza in una logica di autoformazione da parte dei docenti che, gradualmente, stanno acquisendo competenze più esperte nel dialogo con le problematiche familiari, con riferimento alle specifiche dimensioni che interagiscono con il ruolo della scuola e della necessaria “alleanza educativa tra scuola e famiglia”. Un ruolo non semplice, che spesso non tutti i docenti sono in grado di svolgere ma a cui la scuola non può sottrarsi, dovendo altrimenti registrare in molti casi il fallimento dell’azione educativa.
In una corretta logica proattiva, si è gradualmente scoperto come la famiglia, da problema, poteva diventare risorsa preziosa e straordinaria sia nella costruzione e condivisione dei percorsi educativi degli alunni, sia nell’apporto culturale che genitori esperti (per competenze scientifico-professionali e artistiche) possono offrire. In tale direzione negli ultimi anni si è formato un Comitato di Redazione di genitori volontari, che ha prodotto numeri tematici di una newsletter denominata Spazio genitori dedicata a problematiche di alto valore scientifico ed educativo con un taglio divulgativo. Tale strumento, prodotto in formato cartaceo ed elettronico, è finalizzato sia a informare i genitori su tematiche emergenti (ad esempio l’alimentazione, social network, difficoltà di apprendimento, genitorialità) sia a sensibilizzare e coinvolgere e valorizzare il ruolo delle famiglie nella scuola.
Per illustrare e approfondire le tematiche affrontate nella newsletter organizziamo inoltre dei workshop che si rivolgono sia agli adulti (genitori, docenti, ecc.) nella loro funzione di educatori, sia agli alunni. Tali incontri vengono animati da esperti e professionisti spesso reperiti proprio fra i genitori. Quelli che coinvolgono gli alunni prevedono una fase in cui gli stessi vengono preparati dai docenti attraverso percorsi trasversali che consentono una più consapevole e attiva partecipazione. Il workshop diventa così un appuntamento stabile di animazione, confronto e dibattito culturale della scuola e nella scuola, in grado di coinvolgere tutte le sue componenti.
L’indirizzo musicale
L’I.C. Massari Galilei è inoltre caratterizzato dalla presenza di un corso a indirizzo musicale che, anno dopo anno, sta conseguendo risultati sempre più apprezzabili sia sul piano della qualità delle performance e della visibilità che offrono alla scuola sul territorio, sia per la capacità di contaminare e dinamizzare culturalmente i curricoli didattici, dato che la nostra orchestra e la nostra fanfara vengono spesso chiamate ad animare eventi culturali di vario genere. Un’esperienza straordinaria non solo per i ragazzi della secondaria ma, grazie all’Istituto Comprensivo, anche per la primaria. Infatti i nostri docenti di violino, chitarra, pianoforte e tromba impartiscono, sistematicamente, lezioni di strumento anche ai nostri alunni di terza, quarta e quinta, confermando la scelta della scuola di investire nella formazione musicale nella scuola primaria, realizzando di fatto attività e obiettivi previsti da D.M. 8 del 2011. Si organizzano inoltre brevi ma significativi percorsi di continuità e di sensibilizzazione alla pratica strumentale anche per gli alunni di altre scuole primarie del territorio.
Nell’ottica che la scuola possa proporsi come “spazio culturale aperto”, presso la sede Massari, e in particolare nel suo auditorium, vengono ospitate sistematicamente prove di orchestra e lezioni aperte di rinomate orchestre, quali l’Orchestra Sinfonica Provinciale, la Jazz Studio Orchestra, l’Orchestra De Falla, a cui partecipano alunni sia della primaria che della secondaria di primo grado, preventivamente preparati dai propri docenti. Eventi straordinari sono stati, in ambito musicale moderno e jazz, gli incontri con Tullio De Piscopo, Ronnie Jones, Frank London, Tiziana Ghiglioni, Gegè Telesforo e Barbara Casini. Un ultimo esemplare e straordinario evento di qualche mese fa è stato l’incontro col maestro Francesco Lotoro e con la sua missione di ricerca e documentazione della musica scritta nei campi di sterminio: occasione di accostare studenti e docenti alla Shoa con una chiave di lettura non solo di memoria e celebrazione ma anche di ricerca e scoperta.
In questo approccio si intravede un modello didattico operativo replicabile e caratterizzante l’offerta formativa della scuola, non solo per la musica ma anche in altri ambiti artistici, scientifici e letterari.
Per quanto riguarda le esperienze della nostra orchestra e della nostra fanfara all’esterno della scuola, si ricordano:
– la partecipazione al Concorso internazionale “Giovani in Crescendo”, tenutosi presso il Teatro Rossini di Pesaro nel Novembre 2014, che ha visto la Fanfara classificarsi al 3° posto.
– il 1° posto ex-aequo presso l’Hotel Sheraton di Bari nel maggio 2014 per orchestra e fanfara
– la partecipazione a varie rassegne musicali, fra le quali: Rassegna Musicale Studentesca di Conversano, Festa dei Popoli che si svolge tutti gli anni al Parco Punta Perotti di Bari, rassegne al Teatro Petruzzelli e al Multisala Showville di Bari.
A conferma del grande lavoro svolto dai docenti di strumento, un grande risultato è stato ottenuto dalla Fanfara nel maggio 2015 superando la fase eliminatoria ed esibendosi nella finale di un concorso internazionale presso il Teatro San Carlo di Napoli.
Prospettive strategiche
Affinché il cambiamento, il miglioramento e il superamento delle criticità siano autentici, nel passaggio evolutivo da una logica esecutiva tipica di organizzazioni burocratiche gerarchiche a una logica di autonomia e di responsabilità decisionale delle organizzazioni aperte e flessibili, sono determinanti la posizione e la disponibilità di ciascun attore a riconfigurarsi, a riflettere su se stesso e sulle proprie criticità, ad attivarsi dinamicamente, a mettersi in gioco nella ricerca di equilibri più evoluti e orientati a un benessere proprio in sintonia con le dinamiche del contesto in cui opera.
In una visione di comunità di apprendimento, la sfida diventa culturale e si focalizza sul passaggio da un profilo culturale esecutivo, centrato su compiti certi e definiti in una catena di comando di tipo verticistico in un orizzonte statico e prevedibile, a un profilo più “incerto” che valorizzi intelligenza, creatività e interazioni dei diversi attori.
La visione e la gestione della scuola come spazio culturale aperto ben corrisponde all’ormai affermata e universalmente condivisa esigenza di concepire la scuola nel suo rapporto col territorio, con i suoi bisogni, risorse e criticità.
In una logica sistemico-relazionale, una corretta governance della scuola fa continuamente riferimento sia ai sottosistemi che la compongono – famiglie, scuole di grado diverso, culture locali, tradizioni, relazioni, professioni e professionalità – che ai diversi attori e istituzioni con cui la scuola interagisce.