Quadrimestrale di cultura civile

Orientare per la carriera e per la vita: il caso canadese

di Cristina Mignatti / Education advisor, Consolato italiano, Toronto

Cosa fare dopo la scuola superiore? Una scelta che va maturata con attenzione, tenendo conto sia di aspetti oggettivi legati alle offerte del mondo del lavoro, sia del proprio potenziale fatto di talenti, interessi e aspirazioni.

Con queste premesse ho provato a formulare alcune considerazioni avendo come punto di osservazione e confronto non il sistema educativo italiano ma quello canadese, perché risiedo e lavoro a Toronto. Le riflessioni che seguono sono pertanto un contributo al dialogo educativo in tema di orientamento, punto molto critico delle nostre realtà scolastiche, reso ancora più rilevante in seguito alla norma che ha reso obbligatorio lo stage o alternanza scuola/lavoro per tutti gli ordini di scuola secondaria superiore. Ho approfondito questo tema attraverso lo studio di alcuni materiali ufficiali dei siti ministeriali dell’Ontario, a cui è seguita una serie di interviste a docenti dopo alcuni incontri con ragazzi delle scuole superiori. Tutto è partito da una percezione iniziale avuta durante le mie visite in alcune istituzioni scolastiche, che si è man mano rivelata corretta, un dato di evidenze che in breve si può sintetizzare nella espressione Support every child, reach every student ( lo slogan che accompagna tutta la problematica dell’orientamento in Ontario), vale a dire sosteniamo ogni bambino e cerchiamo di raggiungere ciascuno studente nella sua ricerca. L’orientamento, in altre parole, si presenta come un progetto educativo fortemente focalizzato sul singolo studente e non comprende solo aspetti informativi generali, ma entra nel vivo delle scelte e dei percorsi individuali, a differenza di quanto accade solitamente nelle scuole italiane, in cui si rimane a un livello più superficiale e globale. È una sfida profonda che vede impegnato ciascuno studente alle prese con i suoi progetti e ideali, ma anche con i suoi talenti, così come emergono in ambito scolastico, e non solo.

Prima di addentrarci nelle strategie e nei processi che comprovano questo aspetto personalizzato dell’orientamento è necessario dare qualche informazione di contesto. L’Ontario è la provincia canadese che da qualche anno si classifica ai primi posti nei test OCSE-PISA e vanta i migliori risultati in scienze e matematica rispetto alle vicine di casa. Il Canada è uno Stato federale che affida alle singole realtà provinciali la gestione del sistema educativo. Con i suoi circa 14 milioni di abitanti (su 35 in totale), con un territorio vasto come la Spagna e la Francia messe insieme, l’Ontario comprende due Ministeri preposti all’educazione e formazione, il Ministry of Education e il Ministry of Advanced Education and Skills Development. In particolare vanta settantacinque provveditorati (board) di scuole sia statali sia cattoliche, inglesi e francesi, che fanno parte dell’unico sistema pubblico, 20 università statali e 24 college, i nostri istituti tecnici superiori ( ITS), la cui istituzione risale agli anni Sessanta quando le comunità locali chiesero al sistema di predisporre corsi professionalizzanti per studenti non predisposti a continuare percorsi accademici. A questi si affiancano proposte di apprendistato che le scuole possono offrire all’interno degli stage lavorativi. Dunque, un sistema ben collaudato che può contare su un network organizzativo che dai due Ministeri in sinergia si dirama a cascata nei vari provveditorati e attraverso un team collaudato di ispettori (superintendent) arriva alle scuole secondo un’impostazione basata su una leadership educativa condivisa, che insiste su una chiara e trasparente assunzione di responsabilità a tutti i livelli, e una puntuale rendicontazione dei risultati assieme a una solida valutazione, secondo una logica di costante miglioramento.

In questo scenario si colloca dunque la policy dell’orientamento e quindi l’accompagnamento alla scelta del percorso post-secondario. Il titolo del programma suona tuttavia più ambizioso Education and Career /Life Planning Program, definendosi come progetto strategico per la scelta della carriera lavorativa, ma conseguentemente anche di vita. Il piano vuole aiutare gli studenti a sviluppare la conoscenza e le abilità necessarie per prendere decisioni mirate sia per gli studi da intraprendere, sia per le conseguenti carriere lavorative. Gli studenti hanno la possibilità di conoscere meglio se stessi e le loro potenzialità, darsi degli obiettivi e fare piani per raggiungerli. Le aree in cui devono muoversi sono legate a quattro domande chiave, chi sono io?, qual è il mio piano strategico per realizzare i miei obiettivi? chi voglio diventare? quali sono le mie opportunità? Analizzando ciascuna di queste domande salta subito agli occhi la valenza personale dell’approccio, perché a partire dai propri interessi, punti di forza, risultati scolastici ottenuti e abilità si esplorano i diversi percorsi che meglio valorizzano le singole inclinazioni, messe in relazione al mondo del lavoro e agli sbocchi professionali locali e internazionali. Altrettanto interessante quanto viene proposto all’interno del programma per aiutare il giovane a prendere decisioni e a impostare i suoi obiettivi, a partire dalla considerazione delle difficoltà e degli ostacoli che si potrebbero incontrare, e che quindi vanno preventivati e affrontati.

A questo punto la domanda riguarda il ruolo che riveste la scuola in tale processo di personalizzazione e come più in generale viene attuato questo programma ambizioso. Trattandosi di indicazioni del Ministero, ciascun istituto è tenuto a declinarlo in modo autonomo, sia attraverso un approccio più pratico/applicativo delle stesse discipline, affrontate potremmo dire per competenze, sia attraverso opportunità di incontri, conversazioni con esperti dei vari settori, dal mondo universitario e lavorativo. Non mancano poi visite a fiere, open houses, career fairs ma anche incontri mirati con ex alunni che tornano a raccontare la loro carriera (la tradizione degli alumni è infatti molto sentita ed evidenzia quel senso di appartenenza alla comunità scolastica che non finisce al termine del proprio percorso formativo). Si potrebbe obiettare che fin qui l’approccio non si discosta molto da quello adottato in casa nostra. È dunque importante approfondire due aspetti fondamentali che rappresentano i necessari presupposti a queste attività.

Da un lato il fatto che ciascuno studente è tenuto a registrare le fasi e gli stili del proprio apprendimento. Si inizia a livello di scuola materna ed elementare per cui il bambino deve creare, con l’aiuto dell’insegnante, il portfolio dal titolo All about me, un dossier ricco di materiali, informazioni e riflessioni sul proprio sé. Poi si prosegue con il cosiddetto grade 8 to 9 transition. Si tratta del passaggio dalla scuola elementare (qui comprende anche la nostra scuola superiore di primo grado e va dal grade 1 al grado 8) gestito da un docente della scuola in uscita in partnership con alcuni studenti superiori (student success team), i quali facilitano il passaggio attraverso una progetto di accoglienza volto a far emergere ogni inclinazione e bisogno formativo del singolo studente, analizzandolo sotto il profilo delle abilità di studio ma anche psicologico e socio-relazionale. E ciò fa sì che nel primo semestre la transizione alla high school (grade 9 – primo anno di scuola secondaria superiore) venga fatta con un orario personalizzato che tiene conto di tutti questi fattori. Ma ancora più significativa è la prosecuzione della stesura del portfolio fino al grade 12 (ultimo anno di scuola superiore), che già dal grade 7 diventa il proprio diario di bordo, in cui si annotano obiettivi scolastici raggiunti, ma anche successi e /o fallimenti riscontrati con un’analisi delle cause. Tutto questo confluisce nell’Individual Pathway Plan (IPP), lo strumento multimediale che accompagna nel corso di questi anni ciascuno studente, come una bussola che puntualmente registra ogni suo passo e ne sottolinea l’importanza in funzione delle scelte future. È infatti responsabilità di ciascun ragazzo tenere aggiornati il portfolio e l’IPP; alle scuole invece il compito di seguire da vicino la loro compilazione, verificandoli almeno due volte l’anno.

E qui entra in gioco il secondo aspetto significativo. Ogni istituto ha tra i suoi docenti l’insegnante preposto all’orientamento, il guidance teacher o counsellor, non nominato dal preside ma insegnante dotato di un titolo professionale specifico, che quindi, per scelta, ha seguito una specializzazione di almeno due anni di corso all’università, il Teacher’s College (la facoltà pedagogica che provvede all’abilitazione di tutti gli insegnanti). In questo caso il docente insegna la materia che si chiama Career Studies (che è corso obbligatorio per ottenere il diploma finale e dà credito). Dunque è all’interno dell’orario scolastico che la compilazione di IPP viene seguita con efficacia e determinazione. Da come redigere un curriculum vitae o un e-curriculum a come rispondere a test attitudinali in una intervista di lavoro o integrare informazioni nel proprio portfolio, tutto diventa oggetto di approfondimento seguito dal guidance teacher. Questa figura professionale risulta tra quelle di spicco nella scuola superiore in quanto il docente è al tempo stesso mentore e coach di ciascuno dei suoi studenti, dato che li segue sia nel percorso scolastico, sia durante gli stage,(coop placements). A lui spetta valutare anche i casi difficili su segnalazione dei colleghi docenti ( ha tra l’altro l’accesso elettronico a tutti i risultati degli studenti), e di coinvolgere consulenti psicopedagogici se necessario. Lo studente invece è obbligato a lavorare sul portfolio e IPP, perché è anche su questo che verrà valutato ottenendo il credito formativo. I due grandi attori dell’orientamento sono pertanto lo studente e il suo insegnante che interagiscono in modo costante, con un’assunzione reciproca di responsabilità, che significa lavoro per il guidance teacher e compito per lo studente. Da evidenziare che sia IPP sia il portfolio sono considerati a tutti gli effetti strumenti validi per la definizione del profilo personale del giovane e sono utili per prevenire ogni possibile fallimento dello studente, agevolandolo nelle sue scelte in itinere e di fine percorso. A questo scopo esistono altri programmi quali il Dual Credit Program – che permette di frequentare in parallelo, con un particolare piano di studi, sia la scuola superiore sia il college, anticipando il passaggio ai corsi professionali o comunque provandone l’efficacia – o lo Specialist High Skills Major – rivolto a coloro che sono interessati ad approfondire alcuni ambiti disciplinari, il che dà l’opportunità di una ulteriore specializzazione, poi spendibile in ambito postsecondario. È infine anche possibile iniziare un percorso di apprendistato, a volte pagato, anticipandolo quando ancora iscritti e frequentanti la high school.

Ultima annotazione importante l’aspetto dell’alternanza scuola/lavoro, cosiddetta cooperative education (anch’essa segnalata tra le materie facoltative che dà credito). Ho assistito a una presentazione dell’esperienza dello stage da parte di uno studente (anch’essa valutata all’interno di Career Studies). Il ragazzo era stato in uno studio legale e il titolo della sua presentazione era Come diventare avvocato. Di seguito è riportata la griglia della sua relazione in Power Point perché rende l’idea di un approccio molto sistematico, ma allo stesso tempo pragmatico, dell’esperienza. Si noterà infatti che, accanto a informazioni sulla professione, ci sono riflessioni personali e di contesto sullo stage.

– Descrizione del lavoro; Abilità richieste; Titoli o qualifiche richieste; Salario medio di un avvocato; Carriere correlate ed eventuali fasi della carriera;

– Le mie abilità (cosa ho fatto durante lo stage, con esempi riportati e descritti nel dettaglio)

– Aspetti di soddisfazione o frustranti in questo lavoro;

– Disponibilità di posti e trend per il futuro;

– Cosa dovrei fare e come dovrei cambiare, per migliorare le mie abilità e proseguire circa lo studiare giurisprudenza.

Alla fine della relazione sia gli studenti sia il docente potevano commentare o chiedere ulteriori chiarimenti utili da condividere.

Per concludere, aldilà di tutte le considerazioni, vorrei ribadire come l’approccio canadese sia fortemente caratterizzato dalla centralità lasciata allo studente, che rimane soggetto attivo e responsabile delle sue scelte in itinere e future. Tuttavia è solo in un dialogo costante con le figure adulte di riferimento, siano essi docenti di scuola, genitori o tutor, che può e deve maturare la sua scelta. Gli adulti sono a sua disposizione per aiutarlo a trasformare i suoi sogni e ideali in progetti e percorsi di studio o di vita lavorativa concreti e praticabili: questo è quanto si respira nelle aule dell’Ontario, veri centri formativi proiettati verso il futuro di questi giovani[1].

 

Sitografia

www.ontario.ca/studentsuccess

Creating Pathways to Success Policy in www.edu.gov.on.ca/eng/document/policy/cps/index.html

 


[1] Si ringraziano la guidance teacher e il preside della scuola superiore Chaminade College del Toronto Catholic District School Board (TCDSB); il guidance teacher della scuola media statale Williams Parkway Senior P.S. del Peel District School Board. Un ringraziamento al prof. Paolo Siraco, ex docente di Ottawa e consulente educativo.