L’Istituto Comprensivo “Rita Atria” è costituito da tre plessi ubicati nel centro storico di Palermo e accoglie bambini della scuola dell’Infanzia, Primaria e Secondaria di I grado.
Il contesto strutturale abitativo in cui è posta, oltre a offrire pregevoli testimonianze del passato visibili negli edifici monumentali, evidenzia anche, tra la ragnatela di vicoli del centro storico, edifici fatiscenti e zone in fase di ristrutturazione. Ciò ha comportato nel tempo la modifica della fisionomia dei residenti, mentre si è mantenuto costante l’incremento di immigrati provenienti da vari Paesi, che rendono eterogenea la morfologia identitaria della popolazione.
Gli alunni che frequentano le nostre scuole sono circa 850, dei quali 250 di origine non italiana. Negli ultimi anni il crescente arrivo di professionisti e dipendenti pubblici che decidono di acquistare abitazioni del centro e viverci sta popolando il quartiere di famiglie con un maggior livello di istruzione e disponibilità economica. Tuttavia la maggior parte delle famiglie ha un livello culturale basso, cui si associa sempre una multiproblematicità familiare. Altro elemento decisivo è la disoccupazione che sfocia talvolta in forme di illegalità, che finiscono col proporre modelli educativi e di riconoscimento sociale alternativi a quelli della scuola. Tutto ciò incide sui livelli di conseguimento degli obiettivi educativi e didattici programmati.
Gli alunni provengono perlopiù da un ambiente povero di stimoli e sussidi e con proposte educative qualitativamente inadeguate; si registra nel complesso poca sensibilità delle famiglie rispetto al processo di apprendimento e al valore della scuola e dell’istruzione, rendendo più difficoltosi sia la motivazione ad apprendere sia il successo scolastico degli alunni.
Per motivare il giudizio appena esposto cito un’esperienza: ho fatto visita talvolta ad alcune famiglie di alunni e ho constatato nelle loro abitazioni, spesso dotate di molti strumenti telematici di ultimissima generazione, la totale assenza di libri: un bambino che non vede a casa nemmeno un libro, fa certo più fatica ad apprezzarne l’importanza. Questo è solamente un elemento, ma molti altri se ne potrebbero aggiungere.
In secondo luogo abbiamo rapporti con adulti che non sono tali, perché molto giovani di età e che spesso non riconoscono il valore della scuola. Alcuni di essi, genitori di bambini che frequentano la scuola dell’infanzia, non hanno compiuto vent’anni e sono vittime dei capricci dei bambini e spesso ritengono che la difficoltà di generare buone abitudini giustifichi l’assenza di tentativi d’educazione. Più volte, nei colloqui in cui si sottolinea loro l’importanza della frequenza scolastica, i genitori dichiarano disarmati che i figli, pur ancora piccoli, sono più determinati di loro.
Infine è da rilevare la diffusa mancanza di senso civico, cioè del valore del bene comune: lo Stato e le istituzioni in genere sono percepiti come nemici da cui difendersi e non soggetti con cui collaborare nell’interesse dei propri figli.
Tutto ciò che problemi pone alla scuola? Le nostre scuole sono soggette alla distruzione degli arredi e talvolta anche a furti. Questo provoca, oltre all’inevitabile danno economico per riparare il quale occorrono spesso mesi o anni, una grande disaffezione negli utenti, genitori e figli, che si riverbera talvolta anche negli insegnanti che in una sola notte vedono vanificati l’impegno e la fatica di mesi di lavoro.
Sorge a questo punto una domanda: come opera la scuola in questo contesto?
Un grande scrittore siciliano – Gesualdo Bufalino – ha affermato che per sconfiggere la mafia sarebbe stato necessario “non un esercito in armi ma un esercito di maestri elementari”. E di fatto la scuola è spesso l’unica agenzia educativa che deve mettere in campo tutta l’intelligenza, la conoscenza del territorio e la progettualità per proporre la conoscenza del vero, del bello e dell’utile che lentamente crei una simpatia e un’affezione a ciò che veramente vale nella vita.
Uno dei tanti progetti realizzati, particolarmente efficaci, è stato “L’ora legale”, attuato lo scorso anno scolastico, grazie a un finanziamento della Regione Sicilia. Si tratta di attività progettate in rete fra tre scuole del centro storico di Palermo, miranti a farsi carico di un malessere sempre più manifesto, come testimoniano anche vari fatti di cronaca che vedono tristemente protagonisti minori in età scolare frequentanti gran parte delle scuole della rete, e che talvolta sono balzati all’attenzione dei media locali e nazionali.
L’intervento progettuale ha privilegiato quattro assi miranti a:
– consolidare gli obiettivi educativi e didattici di “Cittadinanza e costituzione” anche attraverso la lettura e la conoscenza dei principali documenti che regolano l’ordinata convivenza civile nei vari contesti in cui si vive (Costituzione Italiana, Statuto Regionale Siciliano, Regolamento d’Istituto ecc.);
– consentire agli alunni – attraverso uscite a piedi – una diretta “presa di contatto” con le più importanti istituzioni politico/amministrative che operano nel territorio (Comune e Regione) nonché con quelle che assicurano il rispetto delle norme e la tutela della pubblica incolumità (Polizia di Stato, Carabinieri, Guardia di Finanza) anche per superare atteggiamenti di ostilità e pregiudizi nei confronti di questi ultimi;
– coinvolgere gli alunni in un’attività di approfondimento della vita e dell’operato delle varie persone che hanno tragicamente perso la vita nell’azione di contrasto alla criminalità mafiosa. Non si dimentichi in tal senso, a puro titolo esemplificativo, che le odierne generazioni che frequentano la scuola dell’obbligo non conoscono, per ovvi motivi, neppure le figure di Padre Pino Puglisi, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, che invece fanno parte del patrimonio collettivo di gran parte della popolazione siciliana;
– coinvolgere gli alunni nella realizzazione delle attività di “scoperta” del rilevante patrimonio storico/artistico/monumentale della regione, anche in considerazione del recente riconoscimento UNESCO al patrimonio culturale dell’area del centro storico immediatamente adiacente alle scuole della rete.
In quest’anno scolastico tutta la scuola ha inoltre lavorato sui “compiti di realtà”. Si è partiti a settembre con un seminario rivolto a tutto il collegio dei docenti tenuto dal sociologo Dario Nicoli dal tema Ragazzi degni di scoprire il mondo: partendo dalla difficoltà di operare in un contesto sociale e culturale complesso, il relatore ha affermato che “lo scopo della scuola è formare il nuovo cittadino, non semplicemente istruirlo in modo che conosca un po’ di tutto lo scibile o adattarlo così che possa eseguire diligentemente le prescrizioni, ma renderlo responsabile e protagonista creativo della vita sociale”. Nicoli ha lanciato la sfida di un apprendimento non in astratto, ma “situato” nella realtà e tramite “azioni compiute”.
Molti docenti hanno raccolto la proposta e la scuola è diventata un grande laboratorio in cui si sono prodotte guide turistiche, rappresentazioni teatrali o si sono costruite fioriere e “pupi” che stranamente nessuno ha distrutto o trafugato!
Si ragiona insieme molto sulla progettazione, ci si interroga sulle strategie da porre in essere per affrontare situazioni problematiche che rendono spesso la vita quotidiana delle classi difficile da gestire, tuttavia non è questa la caratteristica determinante ed esaustiva dell’opera educativa del nostro istituto. La risorsa più grande della scuola sono degli educatori appassionati, che operano nonostante le difficoltà e gli impedimenti.
Racconto una vicenda. All’inizio dell’anno scolastico, in virtù della cosiddetta “chiamata diretta” ho avuto la possibilità di selezionare alcuni docenti. Mi colpì una candidata che manifestò la sua passione e competenza per la biologia. Decisi di rischiare e le affidai una delle classi “più terribili”: una terza elementare. Dopo qualche settimana notai che non venivano più mandati in presidenza bambini che provenivano da lì, perché indisciplinati. Nel corridoio non si sentiva più da quella classe il chiasso dell’anno precedente. Li andai a trovare. Li vidi immersi in attività per me sconosciute in quel contesto: l’osservazione delle rocce. Tornai altre volte: erano alle prese con esperimenti scientifici e una volta anche intenti a sezionare sardine. Tutto era rigorosamente in classe, nulla era mediato da libri, foto o quant’altro. La classe sembrava un bazar, ma i padroni erano loro. Nessuno poteva permettersi di rovinare il loro lavoro. Pian piano stanno imparando anche a scrivere e far di conto. Quando, durante una visita, ho chiesto cosa volessero fare da grandi, molti hanno sostenuto con convinzione: “lo scienziato!”. Questa è solo una delle tante storie che si potrebbero raccontare che documenta come la passione, la competenza e la statura umana di un educatore trasformi misteriosamente la quotidianità in occasione di eventi che riempiono di stupore gli studenti e, captando il loro interesse, li coinvolgono nell’avventura della scoperta.
Molti docenti sono in questa scuola da oltre vent’anni. Hanno avuto come studenti i genitori dei bambini che oggi hanno in classe. Hanno visto mutare la fisionomia del quartiere tante volte. Quando sono giunti non esistevano né i telefonini né gli immigrati. Molti vengono dall’altro capo della città, “dai quartieri bene” e avrebbero potuto andar via e scegliere una scuola vicino casa. Non l’hanno fatto.
In ogni plesso ci sono docenti conosciuti da tutto il quartiere, le mamme, le nonne e gli ex alunni contano su di loro, sulla loro competenza, su una disponibilità che spesso si trasforma in carità, soprattutto di fronte a casi umani che richiedono una grande generosità d’animo.
Infine, risorsa fondamentale, è la sinergia e collaborazione con associazioni del terzo settore e con le parrocchie. Quest’anno la cooperativa sociale Parsifal ha realizzato in particolare un doposcuola pomeridiano in cui i “maestri” erano studenti del vicino liceo i quali, guidati dall’attenta supervisione degli adulti, hanno fatto studiare i ragazzini della scuola secondaria di primo grado, consentendo loro una nuova esperienza: “svolgere i compiti assegnati dai docenti nelle ore mattutine”! A conclusione dello studio svolgevano dei giochi. Questa proposta ha fatto sì che molti alunni imparassero con piacere e alcuni potessero affrontare gli esami conclusivi del primo ciclo.
Certamente non abbiamo la presunzione di cambiare il quartiere o tutti gli studenti, ma offrire a tutti una possibilità, questo sì. La scuola per questi bambini è la prima grossa opportunità di dare una prospettiva seria alla loro esistenza. Il resto lo farà la vita.