Quadrimestrale di cultura civile

Napoli: abitare i luoghi dell'apprendimento

di Angela Viola / Dirigente scolastico, Liceo statale Don Lorenzo Milani, Napoli

La comunità crea la scuola, la rende possibile; la scuola, nell’aver cura della crescita delle nuove generazioni, svolge l’importante funzione di rinnovare la comunità.

Il liceo statale “Don Lorenzo Milani”, con i suoi indirizzi artistico, linguistico, scienze umane e opzione economico sociale, è situato nella periferia orientale della città di Napoli, in un aggregato di tre grandi quartieri (San Giovanni a Teduccio, Barra, Ponticelli), un tempo comuni indipendenti, dove esistono numerose zone relativamente chiuse rispetto al resto della città. Spesso i giovani si associano tra loro non per incontrare l’altro, ma per difendersi dall’altro, senza neppure conoscerlo.

Il progetto educativo del corpo docente dell’Istituto Don Milani di San Giovanni a Teduccio si prefigge l’obiettivo di far uscire la scuola dal suo perimetro, per contaminarsi con il mondo esterno, venire allo scoperto e affermare la propria presenza nel territorio che lo circonda. In tal senso, utilizzare il patrimonio di conoscenze a cui si accede attraverso l’apprendimento scolastico è fondante per capire meglio se stessi e il mondo in cui si vive, al di là delle pareti delle aule.

In questa comunità scolastica la partecipazione attiva dei genitori e dei cittadini portatori di competenze è considerata un elemento di qualità, indispensabile per sostenere la crescita dei giovani. Lo sviluppo di competenze pratiche, lavorative e cooperative qualifica, infatti, le conoscenze concettuali-astratte dei giovani. Altresì, le pratiche di cooperazione e di dialogo culturale sono la base per lo sviluppo della persona, individualmente forte perché socialmente attiva.

Tra i diversi percorsi educativi e formativi promossi, il progetto “Assemblaggi creativi” coordinato dal professor Luigi Filadoro dell’Associazione “Étant donnés”, ha visto coinvolti gli alunni dell’indirizzo artistico dell’Istituto, in un percorso che si inserisce in modo significativo in contesti di apprendimento “territorializzati”. Attraverso il processo conoscitivo ed esperienziale della scuola decentrata, gli alunni “hanno fatto scuola” negli spazi “altri” della Sala Farnese del Museo Archeologico Nazionale di Napoli, il MANN.

Nella rete “verticalizzata”, costituita da istituti comprensivi e scuole secondarie di II grado, sono stati favoriti i percorsi per la costruzione di identità e di legami con tutto ciò che è altro da sé. Si tratta di educare all’arte, al rispetto dell’ambiente, al senso della collettività, di favorire gli incontri e lo scambio culturale, mettendo insieme, nello spazio inusuale del Museo, ragazzi di scuole ed etnie diverse. Un metodo, questo, attraverso il quale l’allievo non solo esplora e conosce, ma trasforma le conoscenze acquisite in un progetto nuovo, dando vita a una creazione che, nella sua misteriosa compiutezza, diviene altro da sé.

In questa ottica, gli allievi del liceo Don Milani hanno realizzato una struttura di metallo, sul modello degli aerei in uso durante la Seconda guerra mondiale, riprendendo un episodio significativo della biografia dell’artista Joseph Beuys, sopravvissuto all’abbattimento dell’aereo che pilotava da parte del nemico russo. Pittore e scultore tedesco, precursore di problematiche ambientali, politiche e culturali, in ogni sua opera Beuys è alla ricerca costante dell’armonia con se stesso, gli uomini e la natura. Su questa struttura, gli alunni dell’Istituto comprensivo hanno realizzato un lavoro di collage in cartapesta con i propri disegni. Quanto agli alunni del Don Milani, la sezione di architettura ha riprodotto in scala il progetto e l’indirizzo di grafica si è occupato della comunicazione della mostra allestita presso la scuola, curando anche, con l’indirizzo di fotografia, una pubblicazione sul tema. Infine, l’indirizzo multimediale ha lavorato al video documentario dell’intero progetto e delle sue fasi di realizzazione.

La realizzazione del video è stato l’obiettivo finale anche di un altro percorso didattico, realizzato dalla Biblioteca del liceo Don Milani, cellula viva della comunità scolastica, che in un ampio spazio aperto ad alunni e docenti per la consueta consultazione dei libri ha proposto agli studenti iniziative di approfondimento sul fenomeno del femminicidio.

In particolare, con la realizzazione di un docu-film sul tema Onore e dignità, la scuola ha partecipato al progetto “Dedicato a… il Vesuvio, la bellezza, l’onore e la dignità” in collaborazione con l’antica Biblioteca universitaria di Napoli, (BUN) che afferisce al Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo (Mibact).

Il tema scelto, Onore e dignità, è stato declinato al femminile, mettendo a fuoco la tematica della violenza sulle donne, per sensibilizzare gli alunni e le alunne su uguaglianza e pari opportunità tra i sessi. Il lavoro ha consentito di valorizzare nel modo migliore la dimensione interdisciplinare del percorso didattico, avvalendosi delle risorse interne alla scuola nell’ambito audiovisivo. Le classi impegnate nel progetto, una terza del Liceo Economico Sociale e due quinte del Liceo Artistico, hanno lavorato sui libri selezionati e hanno elaborato i monologhi da recitare. Le ragazze e i ragazzi si sono messi in gioco in prima persona, esprimendosi mediante la recitazione, il canto e la danza sul palcoscenico del Teatro Ichos di San Giovanni a Teduccio, dove hanno lavorato tutti insieme, in armonia, intrecciando conoscenze e competenze davanti alla cinepresa. Successivamente, il montaggio del materiale filmato è stato realizzato nel laboratorio della scuola. Il lavoro finale, il cortometraggio Taci, anzi parla, ha partecipato nel mese di maggio alla manifestazione conclusiva del progetto, presso il cinema Pierrot di Ponticelli, insieme alle altre opere realizzate dalle scuole del territorio. Nello stesso mese, il video ha partecipato al concorso nazionale bandito dal Festival del cinema di Giffoni Valle Piana (Sa), nella sezione dedicata ai giovani videomaker dai 14 ai 20 anni. Nel sondaggio on line del Festival, manifestazione giunta quest’anno alla 47esima edizione, l’opera si è classificata al sesto posto tra i 38 cortometraggi in gara, con 2.359 voti. Al momento (giugno, ndr) è il cortometraggio più visto su You Tube, con 3.896 visualizzazioni, a dimostrazione del fatto che il linguaggio multimediale apre un varco, entra in contatto con i ragazzi, consente di diffondere tra gli adolescenti la cultura della prevenzione e del rispetto dell’altro, unico vero strumento per interrompere la catena dei femminicidi.

Gli alunni del Liceo d’Arte hanno partecipato, con la realizzazione del video Ti meriti un amore, alle iniziative promosse dal Comune di Napoli, con l’Assessorato alle Pari Opportunità. Il video, a cura dei docenti D. D’ambrosio e R. Lucariello, ha aderito al Marano Spot Festival.

Chi fa educazione ha il compito di rendere visibile l’altro anche nelle condizioni più difficili, sostenerlo, fargli sapere, farlo conoscere, farlo orientare, metterlo sulla via perché possa andare dove meglio può diventare quel che è. Anche per questo, ben venga la partecipazione a iniziative come il Festival dei Giovani, una manifestazione che si prefigge lo scopo di ascoltare, valorizzare e premiare le idee e i progetti dei ragazzi, svoltasi dal 4 al 7 aprile a Gaeta (Lt). Vi hanno partecipato oltre centomila studenti provenienti dai licei e istituti tecnici di tutta Italia. La mattina del 7 aprile, presso il teatro comunale della città di Gaeta, la giuria tecnica presieduta da Alessandro Quasimodo (scrittore, regista, attore) e composta da autori, editori e critici letterari, ha aggiudicato il primo premio all’alunna Lidia Spina, ultimo anno del liceo linguistico, per la sezione “Racconto breve” del premio letterario nazionale “Parole giovani”, rivolto agli studenti delle scuole secondarie di secondo grado e indetto dal medesimo Festival. L’alunna ha vinto la competizione di scrittura con il racconto Senza un domani, in cui descrive, con uno stile originale ed efficace, i diversi percorsi di un ragazzo e di una ragazza, un tempo amici, segnati irrimediabilmente dalle rispettive scelte. Anche rispetto alla scuola.

La disaffezione nei confronti dell’istituzione scolastica e dell’apprendimento si verifica laddove il senso di sconfitta si estende e coinvolge quelle competenze trasversali che sono alla base dell’apprendimento stesso. Cura dell’apprendimento significa cura della persona che apprende, e questo rende necessaria una particolare attenzione, da parte di chi si occupa di educazione, alle singole esigenze formative e alla domanda di apprendimento portata dai ragazzi.

Di fronte alla sfiducia in sé e ai sentimenti di insuccesso, sono necessarie occasioni che diano ai giovani il senso di riuscita. Ambienti attivi e operativi devono essere arricchiti da costrutti e dispositivi che consentano di praticare una formazione inclusiva, offrendo agli allievi anche la possibilità di mettere in valore le conoscenze di sé. In tale direzione, per il biennio 2016/2018 è stato attivato il progetto Erasmus + “We are all migrants of this world”, che vede coinvolti cinque Paesi europei: Polonia, Spagna, Portogallo, Grecia e Italia. Un gruppo di studenti del liceo statale “Don Lorenzo Milani” sta partecipando attivamente ai lavori che puntualmente si svolgono nei diversi Paesi ospitanti. Tutto il progetto propone un percorso didattico-formativo finalizzato alla conoscenza dell’ “altro da sé” e delle modalità comunicative relazionali. L’esperienza internazionale è sempre positiva, sia per lo sviluppo personale dello studente, sia per la comprensione interculturale, sia per il rafforzamento della lingua straniera.

Il programma dell’Unione europea: “Erasmus +” ha un impatto duraturo sugli alunni, soprattutto come ricerca di “European Identity”. Uno dei nostri studenti dopo il soggiorno in Portogallo ha confessato: “Teacher, dopo aver trascorso sette giorni in questo Paese meraviglioso e di grande ospitalità, non mi sento solo italiano o napoletano, ma un po’ portoghese, un po’ polacco, greco e spagnolo”. Lo scambio può promuovere, in questo modo, l’apertura verso l’“esterno”, a vantaggio dell’integrazione e dell’inclusione.

In particolare, si è notata una maggiore capacità di attuare un percorso esplorativo collettivo e individuale, a partire dal “sé”, immerso nella globalità del mondo, indagando sulla propria identità per definire se stessi, quindi se stessi in relazione agli altri. Le nostre eccellenze hanno saputo “dar voce” alle proprie emozioni attraverso il riconoscimento delle emozioni altrui, hanno acquisito l’autostima e la maturazione generale della propria personalità, favorendo la socializzazione e la capacità di relazionarsi con l’altro.

L’apertura, lo scambio, sono un arricchimento anche allorché i luoghi di apprendimento all’interno della scuola divengono trasversali, decentrati. I vari indirizzi liceali – Artistico, Linguistico, Scienze Umane, Opzione Economico sociale – sono fonti interdisciplinari e luoghi definiti di un sapere che supera le barriere delle competenze specifiche, lasciando divenire fondante lo scambio interpersonale dei desideri, del sapere, dell’altro.

La scuola diventa così una fucina dove coltivare talenti e sperimentare nuove metodologie di apprendimento. Le attività di drammatizzazione di testi letterari messi in scena dagli alunni nei vari ambienti scolastici (aule, cortili, giardini) diventano un nuovo canale per avvicinare i ragazzi ai contenuti proposti e condividere, in un apprendimento cooperativo, conoscenze e abilità. In tale contesto i nostri studenti diventano attori del processo educativo, all’interno del quale ognuno sente di poter fornire il proprio personale contributo alla costruzione del sapere di tutti, partendo dalle competenze di ognuno.

Anche gli spazi esterni circostanti la scuola si trasformano in aule decentrate. Svolgere attività educative sui prati, all’ombra degli alberi, può richiamare forme letterarie: Dialogo con l’albero, di Paul Valèry. Sono figure, quelle dell’apprendimento, dimensioni interiori dell’ascolto, del fare sé, l’io che si inventa. Ricordarsi di quello che non si è stato, divenire foglia, colore, vento, così come il filosofo francese Gilles Deleuze esprime in Mille Piani, la deterritorializzazione dei saperi. Dunque decostruire i saperi, farli propri attraverso i sentimenti.

In tale direzione, il liceo statale Don Lorenzo Milani si è avvalso di un ciclo di lezioni sull’educazione sentimentale, svolte dal prof. Giuseppe Ferraro, docente di Filosofia ed Etica sociale dell’Università Federico II di Napoli. Ma anche, e soprattutto, delle lezioni “sulla differenza sessuale”, della prof.ssa Simona Marino, docente di Filosofia e Studi di genere dell’Università Federico II di Napoli. Dunque, la scuola si orienta verso un imparare ad amare, soffermandosi su una educazione dei sentimenti, rafforzando e ribaltando il concetto del filosofo argentino Miguel Benasayag: “Da una analisi delle passioni tristi, verso le passioni dell’anima”. Divenire soggetto attivo delle proprie passioni, un’etica delle passioni e dei sentimenti che geometrizza prima di tutto lo sguardo. Riconoscersi nell’altro non come specchiarsi, ma come identico nella propria diversità.

In quest’ottica, il progetto educativo e formativo del liceo Don Milani ha individuato nel lavoro educativo dei “Maestri di strada” con Cesare Moreno e suoi collaboratori, come Nicola Laieta, lo strumento per una collaborazione verso forme e pratiche decentrate della pedagogia inclusiva.

Creare legami con associazioni come i “Maestri di strada” significa poter osservare capacità e competenze degli allievi che vanno al di là di un sapere di corrispondenza. Allora i luoghi decentrati della scuola rivelano quelle posture, quelle figure che il corpo degli allievi mostra nella relazione con lo spazio che li circonda. Osservano, ascoltano suoni fuori classe, attraverso il corpo. Si genera così un campo di interazioni psichiche, relazioni e legami in cui il docente può smarrire il senso della sua identità lavorativa e di un sapere rispecchiante interrogativo, che divenga invece dialogo, sapere dell’altro, interrogarsi, e non interrogare l’altro.

Farsi domanda per l’altro/a, lasciarsi domandare dall’alunno come si è giunti a un sapere di sé, come si è giunti, attraverso la domanda dell’alunno/a, al dubbio del proprio sapere acquisito, non più vissuto come un sapere per sempre.

L’allievo, permette al docente di tradurre quel sapere astratto in un sapere di sé, pratico e che ancora una volta non va confuso con un sapere oggettivo, che diviene oggetto, ma piuttosto, soggettività in divenire[1].

 


[1] Hanno contribuito i professori Simona Baselice, Raffaele Lucariello, Mina Magliano, Beatrice Rossi.