Quadrimestrale di cultura civile

Organizzare una impresa per l'educazione

di Angelo Paletta / Docente di Economia aziendale, Università di Bologna

La scuola è un’impresa?

Il termine “impresa” associato alla scuola genera incomprensioni e atteggiamenti contrastanti. Ciò dipende dal fatto che pensiamo all’impresa come a uno strumento di produzione di benefici economici a favore di chi, vantando diritti privati di proprietà sul capitale investito nello svolgimento di un’attività commerciale, è mosso unicamente dall’incentivo di massimizzare il ritorno economico di quell’investimento. Ne facciamo discendere tutta una serie di conseguenze negative (selezione degli studenti unicamente in base alla capacità di reddito; efficientismo e abbattimento della qualità del servizio; interferenza nella sfera di autonomia professionale dei docenti; modelli organizzativi formali e gerarchici) che portano a considerare la scuola-impresa come una sorta di “mostro sociale” perché riteniamo inconciliabili il fare educazione con il fare impresa; in effetti, riteniamo non adeguato uno strumento privatistico qual è l’impresa con una finalità collettiva qual è l’educazione. E invece non solo è possibile fare educazione attraverso il sistema dei valori, dei metodi e degli incentivi sottesi dal concetto di impresa, ma la ricerca empirica ha dimostrato che sotto certe condizioni lo si può fare meglio, puntando cioè alla formazione integrale della persona e non semplicemente a una presunta eccellenza accademica o a un successo formativo strumentale a rispondere alle contingenti esigenze dei mercati del lavoro.

 

Aspetti caratterizzanti la scuola come impresa sociale

Le imprese sociali sono organismi socioeconomici che si differenziano dalle imprese che producono per il mercato e che si affidano al meccanismo dei prezzi come mezzo di regolazione degli scambi tra chi offre e chi domanda servizi. Le imprese sociali sono organizzazioni che nascono in ambito privato come espressione della libertà di scelta dell’individuo e delle sue formazioni sociali, come impegno attivo dei cittadini, nel soddisfacimento di bisogni essenziali e nel perseguimento di finalità d’interesse generale. In quest’azione di scelta o di partecipazione risiede essenzialmente l’imprenditorialità civile. Questo significa riconoscere ai cittadini e alle loro comunità la capacità di diventare protagonisti della progettualità educativa, poggiando le scelte organizzative e didattiche su un’ideale di persona e di società che ne definisce il carattere e la missione.

Nel nostro ordinamento giuridico il profilo economico dell’impresa sociale è il risultato della combinazione dei seguenti elementi identificatori:

– l’oggetto dell’attività esercitata, configurabile nella produzione di beni e servizi di utilità sociale;

– l’esercizio di attività economica in via stabile e principale;

– l’assenza dello scopo di lucro;

– la natura privata del soggetto giuridico ed economico, escludendo la possibilità che soggetti pubblici o imprese private con finalità lucrative possano detenere il controllo, anche attraverso la facoltà di nomina maggioritaria degli organi di amministrazione;

– la configurazione di sistemi di governance di tipo comunitario basati sulla elettività delle cariche sociali e la partecipazione dei lavoratori e dei destinatari dell’attività;

– la responsabilizzazione degli amministratori verso i soci e i terzi per la realizzazione di finalità di interesse generale, garantita anche attraverso la previsione di organi di controllo e l’obbligo di redazione e di pubblicità del bilancio economico e sociale.

In considerazione di tali elementi, la scuola-impresa sociale identifica quelle organizzazioni educative la cui caratteristica dominante non è determinata dall’obiettivo di distribuzione di utili ai proprietari, ma quella di combinare una natura imprenditoriale – con i suoi connotati di intraprendenza creatrice, autonomia, competizione, propensione al rischio e all’innovazione – con una natura comunitaria nella quale il personale della scuola, gli studenti e le famiglie sono impegnati in uno sforzo cooperativo di co-produzione multidimensionale fondato su valori condivisi.

 

Rischio e innovazione nell’impresa educativa

La scuola come impresa sociale svolge un’attività economica finalizzata al soddisfacimento di bisogni educativi. Tale attività si attua attraverso un modello organizzativo che combina le risorse in aderenza ai principi di efficacia (acquisizione e allocazione congruente rispetto allo scopo sociale) e di efficienza (impiego senza sprechi). Nella ricerca di congruenza tra scopo sociale-acquisizione-allocazione-impiego delle risorse risiede il razionale imprenditoriale, ovvero il desiderio profondo di contribuire allo sviluppo della persona e della società e la messa in atto delle capacità organizzative necessarie per rendere sostenibile nel tempo quel desiderio, in effetti per trasformare un ideale educativo in una autentica comunità educante.

Nel far ciò l’imprenditore del campo educativo, come tutti gli imprenditori, assume dei rischi perché deve cercare nuove combinazioni creatrici di valore. In generale, la creazione di valore è un processo che porta nuove combinazioni nel processo produttivo e l’imprenditore è la persona il cui ruolo è proprio quello di realizzare le nuove combinazioni, è il responsabile dell’introduzione di cambiamenti, ovvero di innovazioni che ampiamente intese investono la natura dei bisogni da soddisfare, i prodotti con cui quei bisogni vengono soddisfatti, le tecnologie e i fattori della produzione.

Un’impresa educativa mantiene saldi tali elementi fondanti: l’innovazione consiste anzitutto nell’interpretazione dinamica dei bisogni educativi rispetto ai cambiamenti delle attese sociali (basti pensare all’attuale accento sull’acquisizione di competenze e abilità applicative), ma innovazioni sono anche quelle che investono gli assetti di governo e la struttura organizzativa, la leadership, i sistemi informativi e di comunicazione, di pianificazione e di monitoraggio delle attività (innovazione manageriale), e certamente non ultima per importanza è l’innovazione del curricolo, dei metodi di insegnamento e, in generale, lo sviluppo degli ambienti di apprendimento attraverso la costante ricerca e sperimentazione didattica.

Colui che intraprende nel campo educativo mette a rischio le risorse investite ma, soprattutto nel ricercare l’innovazione, si fa carico del rischio di non realizzare il progetto educativo che ne costituisce il movente imprenditoriale.

In effetti, il rischio educativo è il rischio originario dell’impresa educativa e ciò la differenzia dall’impresa tout-court la quale, per contro, espone i proprietari al rischio primario di non riuscire a remunerare adeguatamente il capitale investito. Il rischio educativo è che vi siano persone “non formate alla verità e nella realtà”. Farsi carico di questo rischio significa mettere al centro dell’impresa educativa la persona nell’interezza dei suoi desideri, la persona con le sue debolezze e fragilità, la ricchezza di relazioni di prossimità che la vedono protagonista.

Come ci ha ricordato Papa Francesco, le istituzioni educative continuano a essere il luogo in cui le persone possono essere riconosciute in quanto tali, possono sentirsi accolte e incoraggiate. […] E questo può essere un contributo importantissimo offerto dall’impresa educativa a una società che a tratti sembra aver rinunciato agli elementi che ne facevano una comunità: la solidarietà, il senso di giustizia, il rispetto per l’altro, in particolare per il più debole o più piccolo (Papa Francesco, 2014).

Nello specifico e distintivo contesto dell’impresa educativa, gli studenti e le loro famiglie, gli insegnanti, le figure di direzione e leadership (presidi, direttori, coordinatori), formano una comunità i cui tratti caratterizzanti possono essere sono ricondotti ai punti seguenti:

– le imprese educative sono anzitutto comunità e non semplicemente organizzazioni di lavoro, perché il coinvolgimento dei soggetti e l’identificazione degli scopi sono determinati da un insieme di valori che ne formano l’identità; ?

– le imprese educative sono comunità e non semplicemente servizi d’istruzione e formazione, perché pongono al centro della loro missione la preoccupazione per l’educazione integrale dei giovani, ponendosi l’obiettivo di contribuire alla maturazione delle potenzialità umane sul piano cognitivo, affettivo, sociale, professionale, etico e anche spirituale, in una prospettiva di alleanza educativa con le famiglie, in linea di principio anche quando queste non siano in grado di sostenere finanziariamente i costi di produzione dei servizi;

– le imprese educative sono comunità di prossimità perché si pongono deliberatamente come strumenti che realizzano un’esperienza di servizio alla società, offrendo un contributo rilevante anzitutto alle comunità locali, promuovendo i valori antropologici ed etici necessari per costruire una società più solidale e fraterna.

 

Management e leadership dell’impresa educativa

L’impresa educativa non può fare a meno di conoscenze manageriali per la pianificazione strategica e il controllo della gestione, la gestione professionale delle risorse umane (selezione, reclutamento, formazione, carriera, incentivazione), la strutturazione organizzativa, la creazione di robusti sistemi di informazione, comunicazione e accountability. Mentre la managerialità è un tratto dell’impresa educativa, la sua natura di comunità educante conferisce ai sistemi manageriali connotazioni peculiari, non rinunciando al suo essere un soggetto relazionale. Sono in questa prospettiva fondamentali le proprietà di leadership: le capacità di guida visionaria, la costruzione di senso e di consenso sociale, la motivazione e la mobilitazione degli insegnanti.

Il sistema di management dell’impresa educativa comprende cinque principali sub-sistemi tra loro interconnessi: sistema dei valori, sistema degli obiettivi, sistema organizzativo, sistema delle risorse umane e sistema delle reti sociali.

 

Il sistema dei valori

Il sistema dei valori si riferisce agli ideali, alle credenze, ai principi etici e agli imperativi morali che danno senso all’azione collettiva e definiscono le assunzioni di fondo dei costituenti interni e degli stakeholder esterni della scuola intorno alla missione istituzionale e alle norme sociali a cui attenersi nel perseguirla.

I valori comprendono sia i “valori-finalità” come la crescita degli apprendimenti, l’equità dell’istruzione, la promozione di valori di cittadinanza attiva, sia i “valori strumentali” ai primi e che possono comprendere principi di fondo come il senso di responsabilità, l’integrità, il rispetto, l’inclusività, l’apertura e molti altri ancora. Il sistema dei valori avvolge l’intero sistema di management scolastico; nella misura in cui sono radicati e condivisi, i valori penetrano profondamente nel modo di fare educazione, perdurano oltre gli individui che pro tempore animano le istituzioni scolastiche, determinando la cultura organizzativa. Ogni scuola ha un mix di valori che modella il comportamento di dirigenti, insegnanti e studenti, indipendentemente dal fatto che i leader ne siano consapevoli oppure cerchino di influire su di essi. I leader delle imprese educative gestiscono i valori di fondo, costruiscono comunità affidandosi a rituali, simbolismi e narrazioni che giorno dopo giorno danno senso e ispirano l’azione degli insegnanti.

 

Il sistema degli obiettivi

La definizione degli obiettivi indirizza il lavoro degli insegnanti e cerca di influenzare anche i comportamenti dei genitori e di altri stakeholder. Negli ambienti complessi in cui operano le scuole, tutto sembra essere importante e avere lo stesso significato: la definizione degli obiettivi permette di dare senso di priorità, indirizza e guida le scelte degli insegnanti e permette di fornire loro un feedback sul gap tra il livello atteso e realizzato di apprendimenti degli studenti. Attraverso il sistema degli obiettivi la leadership genera allineamento. Mentre l’allineamento organizzativo può richiedere la precisa articolazione degli obiettivi generali in parametri e standard quantitativi affinché siano compresi e fatti propri dagli insegnanti, la caratterista del management dell’impresa educativa è che l’identificazione verso gli obiettivi organizzativi è facilitata da un sistema di valori coeso e condiviso all’interno della comunità scolastica, senza la necessità di dettagliare e specificare gli obiettivi in precisi parametri.

I leader delle imprese educative sono pienamente consapevoli che definire la direzione di marcia implica una profonda comprensione del contesto scolastico: in una scuola che opera in un contesto socio-economico-culturale povero e con problemi cronici di basse performance ci si aspetta un’azione di leadership più centralizzata e autocratica rispetto a una scuola che opera in un contesto ricco e a elevate performance, dove invece tende a dimostrarsi più efficace un approccio decentralizzato e partecipativo.

 

Il sistema organizzativo

Il sistema organizzativo consiste nella predisposizione dell’ambiente di lavoro funzionale al perseguimento del sistema degli obiettivi, nel quadro culturale delineato dal sub-sistema dei valori che, insieme a strutture e meccanismi, orienta i comportamenti organizzativi. Nella scuola, il sistema organizzativo svolge un ruolo fondamentale perché definisce le regole di funzionamento del “nucleo tecnico operativo” dove gli insegnanti esercitano in relativa autonomia il proprio lavoro e dove sono incorporate le conoscenze e il know how dei processi di insegnamento-apprendimento che costituiscono il “core tecnologico” della scuola.

Il sistema di management regola i processi di ricerca, sperimentazione, documentazione e socializzazione di conoscenza professionale (progettazione, strategie d’insegnamento, materiali, metodi di valutazione), svolgendo un ruolo cruciale perché determina le condizioni operative per l’efficace ed efficiente integrazione tra il lavoro degli insegnanti.

 

Il sistema delle risorse umane

Il sistema delle risorse umane comprende le pratiche organizzative volte a sviluppare le capacità, la motivazione e il benessere organizzativo degli insegnanti e del personale tecnico e amministrativo. È questo un pilastro del management dell’impresa educativa, in quanto punta l’attenzione sul ruolo della leadership come determinante per lo sviluppo del personale, sia sul piano professionale sia sul piano della costruzione di relazioni fiduciarie e di reciprocità all’interno di un’autentica comunità di apprendimento.

I leader delle imprese educative si caratterizzano per porre in essere tre principali pratiche: 1) fornire sostegno individualizzato e considerazione personale agli insegnanti, attraverso la capacità dei leader di dare dimostrazione di ascolto, rispetto e preoccupazione per le esigenze e i sentimenti personali; 2) fornire stimolazione intellettuale, incoraggiando i docenti a rimettere in discussione le attuali pratiche professionali, aiutandoli a guardare il loro lavoro da prospettive differenti. Non si tratta semplicemente dell’organizzazione di corsi di formazione per gli insegnanti, ma di un approccio più profondo, di continua stimolazione intellettuale in occasioni formali e informali; 3)?fornire un modello appropriato, consistente con il ruolo del leader come “testimone e buon esempio”, di un leader che pratica effettivasmente i valori che intende trasmettere.

 

Il sistema delle reti sociali

Il management dell’impresa educativa implica il coinvolgimento attivo non solo degli studenti, in qualità di co-produttori, ma anche di tutti gli attori sociali che direttamente e indirettamente possono influenzare la qualità e l’equità delle prestazioni. Le famiglie non rappresentano semplicemente gli utenti indiretti e passivi del servizio d’istruzione, ma potenziali alleati con i quali costruire relazioni fiduciarie che sono alla base dell’efficacia del lavoro degli insegnanti. Allo stesso modo, le altre scuole, la comunità locale, le imprese e gli altri stakeholder, giocano un ruolo reciprocamente supportivo e incentivante nel processo di miglioramento degli apprendimenti degli studenti. Il sistema di gestione delle reti sociali deve tenere conto delle differenze esistenti nel contesto economico sociale e culturale delle singole istituzioni scolastiche. Le famiglie con un elevato status manifestano maggiore propensione non solo a partecipare alle attività scolastiche, ma anche a esercitare un controllo locale sulle scelte delle scuole su importanti aspetti che incidono sugli apprendimenti degli studenti (contenuti delle attività curriculari ed extracurriculari, metodologie e strumenti didattici, criteri di formazione delle classi e assegnazione degli insegnanti ecc.).

Per contro, questa forma di coinvolgimento/controllo è meno probabile da parte di famiglie e comunità in un contesto caratterizzato da basso status. Il sistema di management deve tenere conto di queste contingenze ambientali, assumendo soluzioni coerenti con la necessità di controbilanciare la mancanza di risorse e supporto disponibili nell’ambiente esterno alla scuola.

 

Conclusioni

Un modello di scuola come impresa educativa deve sinteticamente presidiare le seguenti azioni:

– mirare a una comunità educante per formare persone competenti eticamente orientate

La scuola deve e può recuperare il suo ruolo di comunità educante. Qualsiasi livello di istruzione, dal primo al secondo grado, è chiamato a educare e formare i propri allievi. Educare i giovani deve essere lo scopo etico e istituzionale di ciascuna istituzione scolastica, con la piena consapevolezza della comunità dei docenti, della società civile e dell’Amministrazione.

Per questo l’azione educativa non può che essere un percorso di ricerca-azione in cui l’allievo è al centro di ogni programmazione e degli sforzi tesi al successo formativo di ciascuno. In questo cammino è necessario far crescere il sostegno e la piena collaborazione della famiglia, delle istituzioni e del territorio in cui si opera.

– organizzare per formare

Questo richiede un’organizzazione scolastica e un’offerta formativa che deve andare oltre lo svolgimento classico delle lezioni ed essere integrato con metodi innovativi, offrendo momenti formativi/aggregativi tra i giovani e tra i giovani e il territorio di riferimento.

– coprogettare

Affinchè questo accada occorre promuovere un confronto aperto e costruttivo tra i soggetti coinvolti, (dirigenti scolastici, docenti, genitori, contesti e rappresentanti delle imprese/aziende/enti), in modo da realizzare una fattiva coprogettazione dei percorsi, fino a conseguire una vera e propria alleanza tra il mondo dell’istruzione e quello del lavoro.

– costruire reti

La costituzione delle reti, organizzazione senza dubbio utile per realizzare collaborazioni e sinergie, dovrebbe nascere dalle scuole che convergono su obiettivi e scopi largamente condivisi, per meglio conseguire i traguardi prefissati, anche ottimizzando risorse professionali ed economiche. In questo modo possono costituirsi e crescere vere e proprie comunità educanti, che possono incidere in modo significativo nei territori e creare fruttuose cooperazioni. In caso contrario, come spesso accade, sono solo accordi occasionali che non creano nel tempo comunità di pratiche e collaborazioni significative tra istituti scolastici.

In questo risiede l’imprenditorialità in campo educativo: la capacità di assumersi il rischio educativo facendosene carico come idea e come realizzazione, elaborando e promuovendo una proposta originale di proposta educativa sostenuta con la creazione delle risorse finanziarie, umane, relazionali e di fiducia verso la scuola che ne possono garantire l’autonomia e la sostenibilità nel tempo.