Quadrimestrale di cultura civile

Editoriale. Eppur si muove

di Ezio Delfino / Presidente Disal

La scuola, si sa, è l’oggetto più discusso, studiato e conteso che ci sia. Sarà per il fatto che tutti l’abbiamo frequentata, che ne abbiamo comunque un ricordo – più o meno positivo –, che molti ci devono fare i conti perché i figli la frequentano, che ogni governo ne parla per immaginare una nuova riforma.
Eppure poco si riflette sul fatto che un giovane ci trascorre gli anni più delicati e decisivi della propria vita. Già, perché di vita si tratta, a scuola.
A scuola c’è vita è il titolo controcorrente di questo numero di Atlantide che raccoglie i contributi di chi intende superare le posizioni di lamento e di critica con cui abitualmente ci si approccia alla scuola per provare a guardare, invece, al positivo che in essa nasce, cresce, si sviluppa e ne fa la qualità, nonostante le oggettive difficoltà e le rigidità di sistemi continuamente chiamati a “riformarsi”.
Una vita – degli studenti e dei docenti che con loro lavorano, dei dirigenti scolastici, delle famiglie, dei diversi portatori di interesse – che accade e va riconosciuta, favorita, accompagnata e dotata di strumenti didattico-organizzativi. C’è un movimento educativo, più diffuso di quanto si crede, caratterizzato proprio dall’impegno di riconciliare la scuola con la vita e che questo numero di Atlantide intende intercettare, approfondire e rilanciare.  
I media – spesso più a caccia della notizia che fa scandalo – tendono a ignorarlo, ma il rinnovamento è iniziato realmente e su diversi fronti: direzione innovativa, progettazione formativa, nuova concezione degli spazi come ambienti funzionali all’apprendimento, organizzazione del tempo scuola, innovazione didattica, utilizzo delle tecnologie informatiche, formazione dei docenti, sinergia con il territorio, formazione per lo sviluppo di competenze imprenditoriali, sviluppo di una cultura dello scambio, attenzione all’inclusione...
Gli articoli che proponiamo intendono da un lato cogliere la sfida del cambiamento a favore dei giovani e delle comunità scolastiche che è in atto, dall’altro rintracciare accenti, profili, caratteristiche di possibili modelli organizzativi che sviluppino innovazione. Per continuare a costruire una scuola non solo per i giovani, ma in qualche modo dei giovani.
Su queste evidenze Atlantide – secondo lo spirito che la contraddistingue, quello di “un mondo che fa parlare altri mondi” – propone un confronto a più voci e a partire da punti di vista diversi, con contributi di studiosi, esperti, dirigenti scolastici, rappresentanti delle istituzioni.
La vera novità dell’attuale stagione dei sistemi educativi, non solo in Italia, sta nella rinnovata mobilitazione di buona parte dei soggetti educativi (dirigenti scolastici, docenti, genitori, altri operatori della formazione, rappresentanti delle istituzioni): si può dire che, in barba a chi si limita a denunciare limiti e scandali, la scuola è in cammino su strade molteplici, coerenti con l’idea di servizio culturale e sociale al territorio. Una scuola che si concepisce come “impresa sociale per l’educazione”.
In questa prospettiva comincia a farsi strada l’ipotesi che i giovani non sono più ripetitori di un sapere a scatola chiusa che va solo assimilato e ripetuto, e neppure specialisti di tecnologie della comunicazione che galleggiano su un vuoto di contenuti, ma possono essere guidati a diventare protagonisti della cultura, coinvolti in occasioni reali di impegno con la realtà (storica, culturale, naturale, disciplinare, sociale) che permettono loro di scoprire e rinnovare il sapere della tradizione.
Conciliare scuola e vita, dunque. Di questo c’è innanzitutto bisogno oggi in tutti i contesti educativi: ma questo sta già accadendo, in tante scuole, in tante parti del mondo. E questo è il contributo e il compito decisivo di molti docenti, dirigenti e operatori scolastici nelle scuole statali e non statali, oggi: professionisti che sanno cogliere il nuovo che nasce ogni giorno, cercano di valorizzarlo, di garantirgli strumenti operativi, di renderlo condivisibile, chiedono all’istituzione di riconoscerlo e di promuoverlo.
È, questo, un tempo nuovo nel quale attuare e sostenere modelli di scuole autenticamente libere e autonome che si concepiscono come “comunità educanti”, come “comunità di apprendimento” e come “comunità di comunità”, capaci di orientare continuamente le proprie azioni al fine formativo, promuovendo processi condivisi, realizzando il coinvolgimento in reti delle singole scuole e dei soggetti coinvolti, favorendo la riflessione sull’operato dei diversi attori.
È il tempo della restituzione a quel campo aperto che è la scuola del suo scopo irrinunciabile: la trasmissione non solo di saperi, capacità, competenze, ma di una cultura come percorso di conoscenza.