Quadrimestrale di cultura civile

Editoriale. Prima o poi... L'eterno tema delle riforme istituzionali

di Redazione /

Dopo mesi di grande confusione e incertezza, l’Italia ha finalmente un governo stabile, grazie all’intervento di Giorgio Napolitano, che accettando il reincarico a Presidente della Repubblica ha fatto appello al senso responsabilità delle persone e delle formazioni politiche, al fine di assicurare una prospettiva all’Italia. Certo, la situazione rimane complessa e problematica per il perdurare di una crisi economica quasi senza fine, per la fragilità di persone, famiglie e gruppi sociali a reggere l’urto delle circostanze avverse. A tutto questo si aggiunge una cronica incapacità di dotare l’Italia delle necessarie riforme istituzionali, di fronte a cui si sono infranti governi di ogni colore, Commissioni bicamerali e Parlamenti. Proprio a questo tema Atlantide ha deciso di dedicare il numero estivo, chiedendo a personalità di diverso orientamento culturale e politico di offrire alcuni spunti per orientarci in una materia tanto decisiva quanto “spinosa”.
Dopo la riforma del titolo V della Costituzione, che nel 2001 aveva aperto la strada alla tanto auspicata «grande riforma», si sono susseguiti i tentativi delle riforme costituzionali, di volta in volta utilizzati dalle diverse formazioni partitiche come strumenti di lotta politica, prima che come occasioni per raggiungere quella modernizzazione di cui l’Italia ha assoluto bisogno.
L’ultimo anno, poi, ha impresso una accelerazione senza precedenti alla situazione, fino allo stallo della primavera, che ha costretto il presidente Napolitano, constatata l’impossibilità di un’azione parlamentare condivisa, a istituire una commissione pro tempore di personalità politiche e intellettuali, che ha stilato un’agenda delle emergenze istituzionali. Si è trattato di un tentativo tanto nobile quanto arduo di identificare le poche cose da fare per rimettere in moto la macchina dello Stato: diritti dei cittadini e partecipazione democratica, metodo delle riforme costituzionali, Parlamento e Governo, rapporto Stato-Regioni, amministrazione della giustizia, regole per l’attività politica e il suo funzionamento.
La situazione attuale è conseguenza dell’avere espulso dal proprio orizzonte di pensiero l’idea di una convivenza pacifica, di una unità di popolo e prima ancora dall’avere per troppo tempo trascurato il valore dell’io di ciascuno, unico, concreto e irripetibile che chiede rispetto e libertà. In questo senso, un’iniziativa comune del Parlamento, e non solo di una parte politica qualunque essa sia, può ripartire solo se ciascuno farà proprio quel principio di responsabilità che ha motivato la decisione di Giorgio Napolitano di accettare un secondo mandato al Quirinale: «Mi muove in questo momento il sentimento di non potermi sottrarre a un’assunzione di responsabilità verso la nazione, confidando che vi corrisponda una analoga collettiva assunzione di responsabilità» (20 aprile 2013).
Solo così Camera e Senato possono essere di nuovo – come lo sono state all’inizio della nostra storia repubblicana, durante la Costituente – il luogo del dialogo alla ricerca di soluzioni condivise in vista del bene comune, che non è mai il bene di una singola parte, ma di tutti e di ciascuno, secondo lo spirito di un’autentica democrazia che stima e valorizza il contributo dell’altro, considerato come una risorsa e non come un nemico. Alla luce di queste preoccupazioni, emerge più chiaramente l’apporto che una sussidiarietà reale, e non semplicemente proclamata a parole, può rappresentare per disegnare un’architettura istituzionale che superi i limiti e le contraddizioni di uno statalismo onnivoro e che offra un risposta positiva all’antipolitica distruttiva e al liberismo estremo.
Atlantide vuole contribuire al dibattito, offrendo le riflessioni di alcuni costituzionalisti ed esperti del diritto, riguardo alla possibilità di avviare un percorso di riforme adeguato alla sfida del futuro.