Atlantide mette sotto la lente di ingrandimento due argomenti dai quali può dipendere il futuro del nostro Paese, se affrontati con la consapevolezza di servire il bene della società: l’attuazione del federalismo fiscale e la Big Society. Certo, non sarebbe realistico parlare di “federalismo”, e in particolare di “federalismo fiscale”, senza rendersi conto che siamo di fronte a una situazione drammatica, che nel nostro Paese è urgente ripensare l’apparato istituzionale e amministrativo per favorire quella «ripresa del desiderio» che il Rapporto Censis 2010 indica come la strada maestra per uscire da una crisi che, prima che economica e politica, è antropologica. Il federalismo fiscale richiama certamente la questione di una maggiore efficienza della spesa pubblica, che deve essere razionalizzata in un senso sussidiario. Come? Facendo in modo che possano essere valorizzate le iniziative dei cittadini e che si possa cambiare la struttura del welfare. La sfida è entusiasmante: rimettere al centro la persona, singola e associata, e le esigenze di una vita sociale ordinata e nella pace. L’attuazione del federalismo fiscale rappresenta un’occasione preziosa per interrogarsi – aldilà di contrapposizioni ideologiche e di schemi del passato che si sono dimostrati incapaci di risposta – sul futuro del nostro Paese, sulle prospettive del rapporto tra Nord e Sud e sul bene comune. Big Society, grande società. Ne ha parlato a luglio David Cameron e in Italia il ministro Sacconi sul Corriere della Sera, aprendo un confronto che Atlantide intende rilanciare. Ci si domanda se le idee alla base del governo inglese possano essere utili anche per l’Italia. Fatte salve certe diversità “etniche” e la verifica della loro reale applicazione in Gran Bretagna, queste idee sono riassumibili nello slogan «più società e meno Stato». È stato Phillip Blond, direttore del think tank «ResPublica» e citato dall’Economist e dal Financial Times come uno dei principali ispiratori di Cameron, a sviluppare la teoria della Big Society. L’ipotesi, considerata di matrice anglosassone, ha in realtà un “imprinting” molto italiano e molto cattolico, se è vero che lo stesso Blond ha dichiarato di vederla già realizzata nella Regione Lombardia, dove lo statalismo ha ceduto il passo a una politica in favore del cittadino. Chissà se anche nel nostro Paese tale pensiero riuscirà a segnare una strada per il futuro, catalizzando l’attenzione di un mondo politico prigioniero di conflitti insanabili tra schieramenti? Chiude questo numero di Atlantide la notizia di un evento eccezionale: il primo Meeting del Cairo, organizzato nella capitale egiziana alla fine di ottobre da un gruppo di intellettuali e giudici musulmani insieme al Meeting di Rimini, del quale il quotidiano online ilsussidiario.net ha dato notizia con interventi e interviste qui raccolti. Documentazione sorprendente di dove può portare un’amicizia tra persone che scommettono sulla comune natura del loro cuore, desideroso di bellezza, di verità e di giustizia.
Nello stesso numero
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Il federalismo fiscale. Più società e meno Stato
di Luca Antonini
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La soluzione italiana a confronto con altri modelli
di Giancarlo Pola
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La nuova autonomia impositiva regionale
di Ernesto Longobardi
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I fabbisogni standard di Provincie e Comuni
di Vieri Ceriani
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La riforma del federalismo municipale
di Enrico Buglione, Mauro Marè
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Gli standard di fabbisogno in sanità
di Fabio Pammolli, Nicola C. Salerno
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Attualità e utilità del federalismo sturziano
di Mauro Magatti
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Il progetto “Big Society”
di David Cameron
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La prospettiva europea della sussidiarietà lombarda
di Phillip Blond
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La religione e la Big Society
di Ian Linden
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I fondamenti della sussidiarietà
di Pierpaolo Donati
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Dateci la libertà: il manifesto del Tea Party
di Dick Armey e Matt Kibbe
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Una global governance per lo sviluppo mondiale
di Ban Ki-moon
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Le sfide da affrontare ogni giorno
di Robert B. Zoellick
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La Bellezza, lo spazio del dialogo
di Wael Farouk