Quadrimestrale di cultura civile

Europa, un problema di governance

di Giovanni Andrea Toselli / Presidente e Amministratore Delegato PwC Italia

Vorrei partire dal punto di osservazione dei nostri clienti (circa 4.500 aziende, grandi e piccole, distribuite sul territorio nazionale).
In Europa, il 2019 sarà il secondo anno consecutivo in cui la crescita economica rallenterà. Il rallentamento non riguarda solamente l’Italia, ma anche ad esempio la Germania, l’economia più forte dell’Eurozona, e questo non è un buon segnale per l’Italia, seconda manifattura d’Europa e il cui primo mercato di sbocco è proprio quello tedesco.
L’aspetto che vorrei portare all’attenzione, ha a che fare con la governance e cioè col fatto che l’Europa non riesce a crescere perché, a mio avviso, concentra il dibattito su questioni ideologiche, invece che perseguire la comunione di intenti necessaria a ottenere dei risultati.
Cerco di esemplificare. Per esperienza personale penso di conoscere gli Stati Uniti, e nel pensare alla principale differenza di “governance” (nel senso che ho appena definito) fra gli USA e l’Europa, la prima cosa che mi sovviene è proprio il differente approccio alla gestione delle problematiche “statale vs federale”.
Negli Stati Uniti, questo dibattito è impostato in un’ottica prevalentemente pragmatica, amministrativa, senza che si debba andare in battaglie ideologiche e di “sovranismo” paragonabili a quelle a cui assistiamo in Europa. Gli scontri tra Repubblicani e Democratici, per quanto duri, non mettono mai in dubbio il ruolo dello Stato Federale quale punto ultimo di aggregazione valoriale.
Un esempio molto evidente di questa diversa mentalità lo si è visto sul tema dell’uso delle forze armate che vengono comunemente riconosciute come uno degli strumenti per il perseguimento e la protezione degli interessi nazionali senza che questo principio di base scateni dibatti ed obiezioni tra le parti politiche.
Questo tipo di concezione della legittimità dell’intervento statale, certamente non limitato all’ambito bellico, è possibile proprio in quanto, negli Stati Uniti, il ruolo dello stato federale non è mai messo in discussione. Negli USA, pertanto il livello di discussione non assume connotati “ideologici” e tende a concentrarsi su un livello “amministrativo”, pragmatico, di attuazione e finalizzato a risultati, ed è sui risultati da perseguire che si focalizza il dibattito. Ciò vale anche per altri temi ed ambiti nella relazione tra livello federale e  “locale”.
In Europa questo è semplicemente inattuabile, dal momento che le scelte divisive tendono ad aprire dibattiti che superano il merito della questione, non cercano una sintesi e finiscono per scontrarsi su un piano ideologico. Questo accade in primis per diversità strutturali: Lisbona e Vienna sono culturalmente molto più diverse tra loro rispetto a quanto non siano New York e Los Angeles, e dunque il principale sforzo europeo si concentra nell’identificare compromessi capaci di gestire lo scenario europeo nel suo complesso creando ovviamente dei punti di contrasto tra le varie sovranità interessate.
La diversa struttura dell’economia costituisce un secondo punto di differenza tra Europa e Stati Uniti. Oltre oceano, la crescita è continua, grazie ad un’economia meno regolamentata, volatile ma reattiva; in Europa l’economia è fortemente regolamentata e per questo non può reagire e ”rimbalzare” alla stessa velocità di quella americana, cosa che ci lascia maggiormente esposti alle crisi internazionali che vanno ad impattare sull’export, per noi Italiani fondamentale.
Il problema della crescita (o non crescita) europea non ha quindi a che fare solo con fattori intrinseci alle singole economie, ma dipende a mio avviso, molto, da questioni di “governance”, intesa nel senso di struttura dei diversi livelli di competenze che vengono gestiti dai singoli stati o dallo stato federale (la cosiddetta sussidiarietà verticale)
Le diversità interne all’Europa, insomma, rendono estremamente difficile effettuare una sintesi fra scelte politiche che devono essere compiute a livello centrale e quelle che invece risulta più opportuno delegare ai livelli locali.

L’intervento ha avuto luogo durante il workshop intitolato “Perché l’Europa non cresce più?”, organizzato dalla Fondazione per la Sussidiarietà a Milano il 22 marzo 2019.