Partirei dalla mia esperienza che è quella di guidare un’associazione di qualche centinaio di migliaia di piccole imprese con una traiettoria, in questo caso, sincrona rispetto alla fiducia nell’Europa e alla prospettiva europea.
In questo momento, rispetto alla possibilità concreta che il Paese esca dall’euro, il mondo delle piccole imprese sta invece seguendo la traiettoria di attaccarsi alla causa comune europea; quindi l’uscita dall’euro sarebbe considerata una bestemmia.
Ho la fortuna di frequentare con assiduità colleghi che guidano organizzazioni di piccole imprese tedesche e francesi e seguiamo tutti la stessa traiettoria; non è successo lo stesso in passato. Si tratta, forse, di uno dei risultati della crisi dei 10 anni scorsi, in controtendenza all’andamento del mondo dell’economia del nostro Paese e degli altri Paesi europei.
Rapidamente tre opinioni sul “perché l’Europa non cresce più”.
La prima: credo che un ritorno alla crescita dell’Europa abbia a che fare con il ritorno, in Europa, di una élite in grado di guidare questo processo. Chi, oggi, guida verso una prospettiva di crescita dell’Europa? Oggi la gara è al contrario, è a chi ha meno competenze e meno professionalità, non a chi sta davanti, ma a chi sta in mezzo alla gente. Il cuore del populismo non è star davanti, ma stare in mezzo. Il fatto che nessuno si candidi a star davanti credo che sia uno dei grandi ostacoli alla crescita dell’Europa.
La seconda opinione è la persistenza di una specie di paradosso: la grande disattenzione dell’Europa verso l’Africa. Sembra che il continente geograficamente davanti all’Africa sia la Cina e non l’Europa. Le più grandi attenzioni verso l’Africa non sono dell’Europa. Mi pare macroscopica la dimenticanza delle opportunità per l’Europa di essere dirimpettaia dell’Africa e accompagnarne, con reciproco vantaggio, la crescita.
La terza opinione riguarda la doppia valenza che hanno in Europa le opportunità e i valori.
È stata svenduta l’Europa delle opportunità. È facile fare una lunga sequenza di esempi, riporto il più recente: abbiamo - in questo inizio di annus horribilis per gli investimenti - 55 miliardi di fondi diretti europei e 66 di fondi di cogestione, in totale 121 miliardi. Siamo a metà del settennato e non stiamo ancora arrivando al 4% della spesa di questi fondi;nel frattempo ci raccontiamo tutti i giorni della straordinaria necessità che avremmo di immettere investimenti e risorse nel ciclo economico. Quindi, l’Europa delle opportunità è poco vissuta, l’Europa dei valori si sveglia solo davanti ai pericoli.
L’Europa delle opportunità è quella che non abbiamo toccato con mano. Una società, la nostra, che sta modificandosi dopo essere rimasta in equilibrio tra povertà e ceto medio, prendendo la forma di una piramide che si allarga nell’area della povertà (workingpoors) .Ecco, io credo che l’Europa dei valori abbinata a quella delle opportunità, sia una delle condizioni per tornare a crescere.
L’intervento ha avuto luogo durante il workshop intitolato “Perché l’Europa non cresce più?”, organizzato dalla Fondazione per la Sussidiarietà a Milano il 22 marzo 2019.