Come è ormai tradizione, il numero estivo di Atlantide è dedicato al Meeting per l’amicizia fra i popoli. Ricchissimo è il panorama dei contributi legati al titolo della settimana riminese di fine agosto: «Quella natura che ci spinge a desiderare cose grandi è il cuore». Tra gli autori di questo numero figurano anche alcuni dei protagonisti degli incontri del Meeting 2010, i quali anticipano qualcosa dei loro contributi. Tutti hanno accettato di rispondere – dal punto di vista della loro professione e sensibilità – alla domanda relativa alla natura dell’uomo – che la tradizione biblica chiama “cuore” –, in un’epoca che tende a ridurre la persona, identificandola coi suoi antecedenti chimico-biologici, sociologici e psicologici; e che per questo finisce col negare ciò a cui si diceva di volere sacrificare tutto: l’esperienza della libertà. Taluni articoli si paragonano col fallimento di un modello di società alla homo homini lupus, per il quale l’uomo è un istinto esclusivamente egoistico e che censura il “desiderio” come motore della vita personale e sociale.
A tutti i livelli il tema di quale sia la natura dell’uomo è decisivo. Pensiamo alla domanda se esista veramente un’universalità dell’umano, se esista cioè un’esperienza elementare comune a tutti gli uomini, qualunque sia la loro razza, storia, cultura e tradizione religiosa. C’è un universale dell’umano? C’è una oggettività nella soggettività, nella molteplicità dei soggetti e delle culture, quindi? Possiamo documentare l’esistenza di qualcosa di comune a tutti? Sono interrogativi a cui sembrerebbe ovvio rispondere di sì, secondo l’affermazione di Aristotele che non c’è niente di più inutile che domandare ragione delle cose evidenti. Oggi non è più così, tutto sembra opinabile e discutibile. Questo spiega perché gli interrogativi – e soprattutto i tentativi di risposta – attorno a cui ruotano i contributi di Atlantide definiscono il fronte di una battaglia culturale di cui siamo solo all’inizio e di cui è difficile intravedere la fine: quella che riguarda la possibilità stessa di continuare a pensare all’uomo come irriducibile ai meccanismi di uno strapotere – di qualunque natura esso sia – e aperto a «cose grandi». Su Atlantide protagonisti italiani e stranieri del mondo culturale, religioso, istituzionale ed economico documentano l’universalità della questione sottesa dal titolo del Meeting. E mostrano che tornare a scommettere sul cuore dell’uomo è possibile, e che è la strada più ragionevole per difendere l’uomo e per costruire il futuro. In chiusura una raccolta di articoli comparsi negli ultimi mesi sul quotidiano online ilsussidiario. net, a commento del discorso pronunciato da Julián Carrón all’Assemblea Nazionale della Compagnia delle Opere.