Quadrimestrale di cultura civile

Venite e vedrete: la proposta dell’ACE

di Luis A. DelFra e Timothy R. Scully / Direttore del Biblical Studies for Campus Ministry, Notre Dame University; Direttore della Pastoral Life for the Alliance for Catholic Education (ACE) and the ACE Fellowship; Docente di Political Science Direttore dell’Institute for Educational Initi

Noi dell’ACE (Alliance for Catholic Education) amiamo raccontare i nostri esordi: quando un programma didattico ancora inesistente, senza un ufficio, senza corpo docente e senza un budget invitò un gruppo di studenti sconosciuti e inconsapevoli a condividere un progetto ancora rudimentale, ma stimolante, per trasformare l’istruzione cattolica seguendo l’esempio di Cristo maestro. Come hanno raccontato loro stessi, Sean McGraw e Tim Scully appesero alcuni manifesti per invitare gli studenti dell’ultimo anno di Notre Dame a un incontro di orientamento, un martedì sera. Con l’avvicinarsi della data della riunione, Scully e McGraw si arrovellavano: se qualcuno fosse venuto davvero, cosa gli avrebbero detto, di preciso? Forse il segno più certo che lo Spirito abbia guidato i primi passi dell’ACE è che, benché formalmente non esistesse ancora nulla, Scully e McGraw trovarono una serie di risposte a quella domanda: dovevano spronare quegli studenti a diventare insegnanti; invitarli a trasferirsi nei territori caldi ed esotici delle “missioni” cattoliche al Sud; chiedere loro di vivere insieme in una comunità intenzionale di fede, di sviluppare la propria vita di preghiera, di fare qualcosa di profondamente significativo con le loro vite. Certamente, i diversi risvolti di questo invito suscitarono l’attenzione delle varie persone presenti. Anzi, forse, ancor più straordinario del fatto che duecento studenti dell’ultimo anno parteciparono alla prima riunione, è il fatto che oltre cento di loro decisero di iscriversi all’ACE – senza neppure sapere con precisione cosa fosse. Quaranta di questi iscritti divennero i primi insegnanti dell’ACE. Da allora, centinaia di altri hanno seguito il loro esempio. Questo invito misterioso e la relativa risposta si sono ripetuti molte volte nella storia della nostra Chiesa. Il Vangelo di Giovanni racconta come si svolse il primo di questi inviti: «Il giorno dopo Giovanni stava ancora là con due dei suoi discepoli e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: “Ecco l’agnello di Dio!”. E i suoi due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù. Gesù allora si voltò e, osservando che essi lo seguivano, disse loro: “Che cosa cercate?”. Gli risposero: “Rabbì – che, tradotto, significa Maestro –, dove dimori?”. Disse loro: “Venite e vedrete”. Andarono dunque e videro dove egli dimorava e quel giorno rimasero con lui; erano circa le quattro del pomeriggio». (Gv 1,35-39) All’inizio, quegli uomini non avevano idea di chi o cosa seguissero. Esitanti, cauti, camminano dietro quella figura enigmatica, finché egli si ferma e pone loro la domanda che brucia, ancora inarticolata, nei loro cuori: «Che cosa cercate?». In realtà è la loro domanda, non la domanda di Gesù, quindi non sorprende che essi non abbiano una risposta pronta da dargli. Dunque si limitano a chiamarlo “maestro” – come a dire: «Spiegaci tu cosa stiamo cercando». Gli chiedono: «Dove abiti?» – cioè: «Possiamo venire a vedere cos’è che batte tanto forte nei nostri cuori?». Naturalmente la risposta di Gesù, come sempre, è: «Sì! Venite e vedrete». Possiamo essere così audaci da paragonare i nostri miseri sforzi nel programma ACE al racconto di Giovanni sulla chiamata di Gesù ai primi discepoli? Sì! Perché se questo programma ACE significa qualcosa, da un punto di vista spirituale, se l’ACE possiede fondamenta spirituali, possono risiedere solo in questo: Noi dell’ACE crediamo di essere chiamati a un incontro con Cristomaestro, ed è lo Spirito Santo a convocare le persone a questo incontro, come lo Spirito chiamò i primi discepoli. Sono molte le motivazioni che animano il programma ACE e i suoi insegnanti e collaboratori: uno spirito di servizio, la volontà di aiutare i bambini bisognosi a crescere e imparare, una formazione universitaria di prim’ordine per i docenti, la vita comunitaria in uno dei gruppi di giovani discepoli più dinamici, talentuosi, impegnati e divertenti che mai si siano visti. Abbiamo scoperto che è facile consentire a ciascuna di queste forze potenti e benevole di guidare la nostra vita nell’ACE. Ma la spiritualità è il pilastro centrale del programma ACE, e dobbiamo sforzarci di comprenderne sempre meglio il significato: ovvero che la forza motrice più profonda nell’ACE, e nelle vite di ciascun nostro insegnante, quella che dona a tutte le altre forze il loro significato e la loro energia, è la chiamata di Cristo maestro a «venire e vedere», e il conseguente incontro dei nostri insegnanti e della nostra comunità con Cristo. L’insegnante ACE Chi sono questi insegnanti ACE? Cosa li motiva? È un gruppo alquanto eterogeneo, ma vengono subito in mente alcune caratteristiche fondamentali. In primo luogo, quando si entra in una stanza piena di membri dell’ACE, si è inevitabilmente colpiti dal loro entusiasmo. Prendiamo Steve Camilleri, per esempio. In quel primo semestre primaverile, quando non esisteva ancora un programma strutturato, Steve è stato uno dei quaranta studenti dell’ultimo anno a ricevere una lettera di accettazione dall’ACE. La lettera ammetteva che ben poco era già stato organizzato in termini di corpo docente, cattedre assegnate al Sud, impegno di tempo eccetera. Se avessero accettato l’offerta dell’ACE quelle persone sarebbero diventate insegnanti, in qualche modo; ma non erano tenute a firmare il contratto allegato prima di un altro mese circa, quando sarebbero stati comunicati ulteriori dettagli. La sera dopo l’invio delle lettere di accettazione, McGraw e Scully parteciparono a un incontro con gli studenti nel campus; d’un tratto entrò Steve, attraversò la sala a lunghi passi sventolando un contratto firmato, e gridò: «Mi hanno detto che vi avrei trovati qui! Voglio essere il vostro primo insegnante!». I membri dell’ACE hanno ottenuto grandi successi nella vita, con punte di eccellenza a scuola, nel lavoro, nello sport, nell’arte, nella musica e in molte altre attività. Ora sono decisi e determinati ad avere successo come insegnanti cattolici. Arrivano da noi dotati di grande determinazione, generosità di spirito e volontà di aiutare il prossimo. La loro speranza e il loro idealismo sul compito che li aspetta sono contagiosi. È una dinamica che può presentare dei problemi, perché sappiamo con certezza quasi assoluta che almeno una cosa accadrà a questi nuovi discepoli e maestri nei loro primi mesi di lavoro: falliranno, e falliranno spesso. Molti di loro non hanno mai assaggiato il sapore della sconfitta prima d’ora. Quindi, la spiritualità ACE deve sia sfruttare questa incredibile energia e impegno, sia, allo stesso tempo, preparare i nuovi insegnanti per le inevitabili difficoltà e insuccessi che dovranno affrontare nei primi tempi. Conoscendo più a fondo questi insegnanti ACE, emerge un secondo insieme di caratteristiche, che potremmo intitolare genericamente leadership. Jen Ehren, portavoce della classe del 2000 di Notre Dame, proveniente dalla facoltà di Scienze, sta per diventare insegnante di chimica e fisica a Biloxi, in Mississippi. Dave Hungeling, unanimemente considerato uno dei più carismatici rappresentanti del corpo studente che Notre Dame abbia mai avuto, diventerà professore di educazione civica all’ultimo anno della St. Joseph High School di Jackson, in Mississippi. Pete Miller, co-capitano della squadra di basket di Notre Dame, si prepara a insegnare storia e a diventare allenatore di basket alla St. Jude’s High School di Montgomery, in Alabama. Michael Downs, vincitore del Distinguished Student Leader Award per la classe del 2000 a Notre Dame, insegnerà religione alle scuole medie ad Austin, in Texas. Sono questi i laureandi che scelgono di rischiare e diventano leader. La maggior parte di loro, negli anni dell’università, è stata assistente di dormitorio, ha studiato all’estero, ha fatto parte della squadra di atletica dell’ateneo, ha scritto per il giornale degli studenti. Anche questo fa sorgere delle domande. Chi detiene l’autorità, in una comunità composta da leader? C’è abbastanza spazio per una cooperazione vera ed efficace? Le persone sono capaci di ascoltare gli altri con empatia? Sappiamo riconoscere chi nella nostra comunità soffre o è in qualche modo emarginato? Questi leader sono disposti a imparare come condurre altri a Cristo? Di nuovo, la spiritualità ACE deve alimentare la propensione alla leadership già presente in questo gruppo di giovani insegnanti, per trasformarli nei futuri leader della nostra chiesa e dell’istruzione cattolica. Allo stesso tempo, la nostra spiritualità deve anche trasformare la leadership in servizio: «Se uno vuole essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servitore di tutti» (Marco 9,35). Un’ultima caratteristica, ampia ma peculiare, di questo gruppo di insegnanti ACE è che essi sono chiamati, in modo profondo, a una vita di servizio. Ogni insegnante del nostro programma ha un curriculum accademico che include il servizio in una pluralità di forme. Il New York Times ha scritto di Erin Lillis, dell’ACE VII, che ha contribuito al grande successo di un programma di lettura Great Books per i senzatetto di South Bend. Maria Freiburger dell’ACE IV, mentre studiava per la laurea in antropologia, ha avviato un progetto annuale di apprendimento-servizio a Nairobi, in Kenya, che continua a inviare in Africa Orientale i laureati in antropologia di Notre Dame. Sean Byrne, Max Engle e Steve Dotsch hanno coordinato il programma PULSE nel centro di Boston per collocare oltre 300 studenti del college in posizioni di servizio in oltre 45 agenzie di servizio nei quartieri poveri. Dal primo all’ultimo, gli studenti ACE includono tra le motivazioni che li spingono a partecipare a questo programma il desiderio di restituire i doni ricevuti. La maggior parte di loro vede gli anni di servizio non solo come un impiego o un’attività, ma come una vocazione. Quindi, la spiritualità ACE deve fornire opportunità sempre più ricche a questi insegnanti, affinché possano sperimentare e articolare la propria identità e il proprio servizio entro la storia del Vangelo, la sacramentalità eucaristica della Chiesa e le tradizioni profonde della fede cattolica. Allo stesso tempo, la maggior parte di questi insegnanti non ha la vocazione alla vita religiosa (benché ogni anno parecchi di loro abbiano deciso di entrare nella formazione religiosa). Molte delle attuali strutture e formulazioni della Chiesa sono, in modo esplicito o implicito, orientate in vista della vita religiosa. Questa situazione sta cambiando, ma c’è ancora molto lavoro da fare. La spiritualità ACE deve chiamare i partecipanti a una vita di preghiera più intensa, a un più profondo senso di vocazione, relazione e comunità, a una vita di servizio più centrata sul Vangelo, sull’Eucaristia e su Cristo. Deve farlo, però, in una forma e con un vocabolario che si adattino all’esperienza di vita e alla vocazione laica di questi insegnanti ACE. Queste sono alcune delle sfide e opportunità che abbiamo di fronte nel consolidare la spiritualità ACE. La seconda caratteristica di Cristo maestro che viene in luce nel nostro programma è che Gesù insegnava con una passione chiara e inequivocabile. Gesù si rivolse ai suoi discepoli con tale forza che essi non solo decisero di trascorrere con lui il resto di quel primo giorno, ma finirono per dedicargli il resto delle loro vite, e la loro morte, come suoi discepoli. Inoltre, la primissima cosa che fecero questi discepoli dopo aver passato la giornata con Gesù – come annota Giovanni – fu andare a chiamare i loro amici e portarli da lui. «Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito, era Andrea, fratello di Simon Pietro. Egli incontrò per primo suo fratello Simone e gli disse: “Abbiamo trovato il Messia”.» (Gv 1,40-41). L’insegnamento di Gesù era così irresistibile perché non differiva dalle sue azioni. Se insegnava l’importanza della preghiera, poi pregava. Se insisteva sul valore della condivisione, poi condivideva. Insegnava che l’amore più grande era donare la vita, e fu crocifisso. Cristo maestro conquistò i suoi discepoli insegnando, e vivendo, in modo stimolante e avvincente. Insegnava con autorità. Allo stesso modo, noi sollecitiamo i membri della comunità ACE a condurre vite stimolanti, a comprendere e condividere i doni ricevuti, a emanciparsi dall’egocentrismo, a lavorare, pregare e divertirsi con lo stesso impegno, e a dedicare le loro vite l’uno all’altro e ai loro studenti. Chiediamo ai nostri docenti e collaboratori di insegnare questi valori e di metterli in pratica. La maggioranza delle persone che fanno domanda per entrare nell’ACE ha conosciuto il programma grazie a un membro già attivo. Hanno sentito dire che verranno presi sul serio: che docenti e collaboratori si interesseranno personalmente alle loro vite professionali e spirituali; che i doni che hanno ricevuto saranno offerti ad altri che ne hanno bisogno; che saranno spronati a insegnare e, soprattutto, a vivere come Gesù, in una comunità di loro pari e in una comunità di studenti affamati di un amore genuino, stimolante e centrato su Cristo. Seguiamo il suggerimento di Frank O’Malley, autorevole ex docente di inglese a Notre Dame, che disse: «L’insegnante deve entrare nella vita del suo studente, e pretendere di esservi coinvolto». In terzo luogo, ilministero educativo di Gesù non è centrato in primo luogo sulla trasmissione di informazioni,ma sulla trasformazione delle vite. Quando Gesù fu pronto per delegare a Pietro il suo ministero terreno, prima dell’Ascensione, gli apparve sulla sponda del lago. Durante questo incontro, Gesù pose a Pietro una sola domanda, e la ripeté tre volte. Non gli chiese di dimostrare di aver compreso il suo insegnamento e il suo ministero, ma semplicemente domandò: «Mi ami?». Il cuore della missione di Gesù, e dunque il cuore della nostra missione, è trasformare le vite dei nostri studenti in vite improntate all’amore per Dio e per il prossimo. La quarta caratteristica riflessa nel programma ACE è che Gesù comeMaestro ebbe grande successo e perseverò nel suoministero educativo nonostante le sconfitte. Toccò così profondamente alcuni ascoltatori da spingerli a trascorrere il resto della vita al suo fianco. Altri cercarono più volte di farlo uccidere! Una cosa rimane chiara in tutti i Vangeli: comunque venisse accolto il suo insegnamento, Gesù non smise mai di insegnare. È difficile sopravvalutare l’importanza del fatto che i partecipanti all’ACE giungano a conoscere Cristo maestro in questa quarta caratteristica, e imparino da lui. Nel giro di un mese, spesso anche meno, dal loro ingresso nelle classi, ogni insegnante ACE sperimenterà sia la gioia assoluta di aver raggiunto in qualche modo la mente e il cuore di uno studente, sia lo shock paralizzante di uno sputo che atterra sopra la loro testa durante una lezione. Nel corso del primo semestre, man mano che questi giovani insegnanti imparano a gestire un’intera classe da soli, traducendo ciò che hanno imparato all’università in termini comprensibili a persone molto più giovani, e perdendo quasi ogni momento di libertà personale per preparare lezioni e correggere compiti, i fallimenti sembrano più gravosi dei successi. La spiritualità di Cristo maestro – la consolazione della preghiera e dell’amicizia, e una risoluta perseveranza nella sua missione attraverso successi e insuccessi – è in profonda, essenziale armonia con la nostra comunità ACE. La quinta caratteristica che emerge nel programma ACE è che Gesù pregava costantemente. Poiché insegniamo con un obiettivo soprannaturale – trasformare le vite dei nostri studenti in vite d’amore – e poiché abbiamo bisogno della grazia consolatrice di Dio per perseguire questo obiettivo, possiamo identificarci facilmente con questa quinta caratteristica di Cristo maestro. Egli pregava in continuazione. Pregava da solo, pregava con gli amici, pregava con i discepoli. Pregava per domandare, per comprendere, per chiedere conforto nella desolazione, per rendere grazie. E come sempre, insegnava agli altri a fare lo stesso. Questa quinta caratteristica di Cristo maestro getta una luce rivelatrice sulla natura dell’ACE, perché il nostro bisogno di pregare manifesta sia l’obiettivo soprannaturale del nostro lavoro sia la nostra assoluta dipendenza da Dio per conseguire quell’obiettivo. Nei due anni che trascorrono nell’ACE, cerchiamo di dare a questi nuovi discepoli l’opportunità di incontrare Cristo in modo più profondo e pieno. Vogliamo che giungano a conoscere Cristo – nell’Eucaristia, nei Vangeli, l’uno nell’altro, nei loro studenti e nei desideri più profondi dei loro cuori – e così facendo, che diventino Cristo, come insegnanti. Vogliamo che sappiano che Cristo desidera, anzi ha bisogno del loro entusiasmo, della loro leadership, della loro volontà di servizio, dei loro innumerevoli doni, e anche dei loro limiti, per trasformarli in rivelazioni del suo amore per loro e per i loro studenti. Questa è la trasformazione a cui è chiamato ciascun insegnante ACE. Tratto da M. Pressley (a cura di), Teaching Service and Alternative Teacher Education: Notre Dame’s Alliance for Catholic Education, University of Notre Dame Press 2002.