Non è solo a causa della crisi finanziaria del 2008 che d’un tratto il progetto dell’integrazione europea sembra rimesso in questione. Già nel 2005, nel pieno del dibattito sul fallimento della Costituzione Europea, era chiaro che l’Unione aveva bisogno di argomentazioni più stringenti per giustificare il suo ulteriore progredire. Di fronte a tutte le difficoltà che incontriamo sul nostro cammino, dobbiamo ricordare che l’UE resta tuttora il più grande progetto di pace nella storia del continente europeo. Mai prima di allora le nazioni e i popoli che oggi sono Stati membri dell’UE avevano convissuto in pace così a lungo. Questo è un dato di fatto per la grande maggioranza degli europei di oggi, che sono nati dopo la Seconda guerra mondiale e non hanno mai avuto esperienza diretta di un conflitto. Conoscono la violenza e la distruzione solo tramite i racconti di chi li ha preceduti, tramite i libri di storia o i reportage di guerre e violenze che accadono fuori dall’Europa. Ed è vero anche questo: l’UE è il più riuscito progetto di libertà nella storia europea. Mai prima d’ora così tante persone avevano convissuto così a lungo come uomini e donne liberi. Anche questa appare un’ovvietà, in un’epoca in cui la libertà è un dato di fatto per ciascun cittadino europeo. Questo è il tipo di libertà che viviamo e conosciamo. Ma la libertà di vivere in uno Stato costituzionale di diritto democratico come l’UE è ancora un sogno per molte persone al di fuori dell’Europa; e lo era per gli antenati di quanti oggi vivono nell’UE. Ed è infine vero anche questo: l’UE è la più riuscita iniziativa di creazione di ricchezza nella storia d’Europa. Mai prima d’ora così tanti popoli e società avevano goduto di un periodo tanto lungo di prosperità. Ciò non significa, tuttavia, che non ci siano ancora cittadini europei che vivono in condizioni sociali disagiate o sotto la soglia della povertà. Ma il benessere portato alle masse dopo la Seconda guerra mondiale, la qualità della previdenza sociale malgrado tutti i suoi difetti, e il miglioramento delle condizioni di vita – soprattutto nelle società post-comuniste dopo il 1990, e nonostante i problemi sociali – non hanno paragoni. Pace, libertà, prosperità: queste tre parole sono i motivi per cui l’UE è la migliore alternativa che potessimo desiderare. Se non fosse stata già costituita, sarebbe ora di inventarla! Ed è proprio a causa di queste tre parole: pace, libertà e prosperità. Anzitutto la pace, che in troppi luoghi del mondo è ancora in pericolo o viene spezzata. Tutte le iniziative in cui l’UE partecipa a missioni internazionali con le sue forze militari o di polizia, o contribuisce a ristabilire la pace, a operare il peacekeeping e a prevenire le ostilità, sono coronate dal successo. La pacificazione dei Balcani occidentali non è spiegabile senza la politica di pace e il sincero impegno dell’UE. La stabilizzazione in Congo, Ciad e Sudan non sarebbe riuscita senza l’intervento dell’UE. Il ruolo svolto dall’Unione nella riconciliazione e nel disarmo della provincia indonesiana di Aceh mostra che l’approccio europeo alla pace è apprezzato in tutto il mondo. Insieme alle Nazioni Unite, agli Stati Uniti e alla Russia, l’UE si dedica alla ricerca di una soluzione pacifica e sostenibile per il conflitto mediorientale. In termini concreti ciò significa: una soluzione a due Stati che sia equa, legittima e sicura, con uno Stato israeliano e uno Stato palestinese dai confini protetti. La pace non è più in pericolo entro l’UE, ma l’UE è diventata un partner importante nella ricerca della pace al di fuori dei suoi confini geografici. Dopotutto, questo impegno non fa che rafforzare la nostra pace interna all’Unione. In secondo luogo, la libertà: una delle più meravigliose conquiste della storia d’Europa nel ventesimo secolo. Dopo il crollo degli imperi e le cicatrici del totalitarismo, passo dopo passo i diversi Paesi – prima l’Europa occidentale, poi quella meridionale e dagli anni Novanta anche quella orientale – hanno fondato democrazie solide e basate sullo Stato di diritto. Pochi avrebbero saputo prevedere un simile trionfo della libertà nel 1918 o nel 1945. L’unificazione europea come «ordinamento giuridico» ha rappresentato un principio di stabilità soprattutto nei periodi di turbolenza, e ha promosso la solidità e la sicurezza riunendo democrazie vecchie e nuove all’insegna di valori condivisi. Oggi, quando l’UE si fa ambasciatrice della libertà e dei diritti umani nel mondo, può farlo sulla scorta della credibilità che le deriva dall’essere esattamente questo: un’unione di valori, che ha tratto l’unica risposta possibile dalle difficoltà e dalle sventure della storia europea. Solo un’Unione Europea fondata sullo Stato di diritto sarà un’Unione di libertà. L’UE è diventata in questo senso l’unica speranza per molte persone la cui libertà è minacciata. Dalla Bielorussia a Cuba, l’impatto dei nostri valori in tutto il mondo finisce per consolidare la libertà e la giustizia anche nell’UE. In terzo luogo, la prosperità. L’UE non è certo un’isola autosufficiente: è vincolata dal principio basilare dell’economia sociale di mercato, soprattutto in quanto collabora all’impegno per un’economia mondiale libera ed è il principale finanziatore degli aiuti allo sviluppo. Molti europei – a livello personale e attingendo alle proprie risorse economiche e tecnologiche – contribuiscono a creare un mondo più stabile ma soprattutto migliore, in cui il benessere sia garantito a un numero sempre maggiore di persone. Ovunque l’UE promuova la crescita entro l’Europa, i popoli di tutto il mondo ne traggono beneficio. Ovunque le aziende europee investano o esportino i loro prodotti, incrementano la stabilità dell’economia mondiale. Ovunque le organizzazioni non governative europee o i finanziatori pubblici forniscano aiuti allo sviluppo, promuovono la dignità umana e insieme a essa l’immagine dell’UE come agente di equità e di solidarietà. Queste attività economiche e politiche orientate allo sviluppo conducono al consolidamento della prosperità e del benessere dell’UE. La fiducia in un nuovo inizio Questo rapido schizzo mostra come e perché l’UE, malgrado tutte le crisi recenti, non solo ha un futuro, ma rappresenta per noi l’unica alternativa, perché dà una vita migliore ai suoi cittadini e offre speranza alle altre regioni del mondo. Sarebbe facile analizzare tutte le ramificazioni di quest’idea centrale: considerazioni di ordine politico, economico, sociale e giuridico testimoniano che l’UE è un’unione insostituibile di valori e responsabilità. Ma non dobbiamo dimenticare il principio più importante, che dalla fine della Seconda guerra mondiale fino a oggi ha mostrato la strada per questo grande sviluppo europeo: la fiducia. La fiducia in un nuovo inizio e nel potere della riconciliazione con gli antichi nemici. È a una manciata di grandi europei, come Charles de Gaulle, Robert Schuman e Jean Monnet, che dobbiamo tributare la nostra gratitudine e gli onori più alti, perché dopo la Seconda guerra mondiale sono stati loro ad avere la lungimiranza di ideare una strategia che ha spianato la strada ai successi dell’Europa di oggi. Tutti quegli uomini nutrivano fiducia negli europei e nella loro capacità di emanciparsi dalle antiche lotte e dispute territoriali. Questo non significa che la vita in Europa sia ormai priva di conflitti e di problemi; ma sono profondamente cambiati gli strumenti che usiamo per trovare soluzioni ai conflitti e ai problemi. Oggi di fronte a un conflitto si reagisce ricercando un compromesso, laddove in passato ciascuno puntava a trarne un guadagno personale. Di fronte a interessi e opinioni diverse, di fronte a differenze socioeconomiche regionali e settarie, e di fronte alle diverse dimensioni degli Stati e delle società, l’UE avrà successo solo se riuscirà a forgiare relazioni improntate alla fiducia, ad alimentarle e ove possibile a rinnovarle. L’UE non può che basarsi sulla fiducia e la fede reciproca, fare assegnamento sul valore della comunità e della condivisione. I trattati sono importanti e lo Stato di diritto è necessario; il successo economico è incoraggiante e la solidarietà sociale è irrinunciabile. Ma questo «progetto» sopravviverà solo a patto che nutriamo fiducia sufficiente nell’unificazione europea. La consapevolezza e la difesa di quei valori porterà grande successo a tutti coloro che oggi rivestono posizioni di responsabilità nell’UE, e a coloro che lo faranno in futuro; a coloro che oggi vivono in pace e prosperità, e a coloro che ci vivranno in futuro. Da più parti si afferma che l’UE si avvia a distruggere il nobile ideale dell’Europa. È una precisa linea politica dell’Europa quella di tollerare chi la pensa diversamente, e anche di rispettare le loro opinioni. Ma non tutte le opinioni vanno accettate. Ad alcuni punti di vista – soprattutto quelli polemici, il cui obiettivo è destabilizzare – bisogna opporsi con veemenza. L’unificazione dell’Europa è il risultato imperfetto dell’opera dell’uomo, proprio come ogni altro sistema politico del passato e del futuro. Ma, ed è una verità oggettiva, l’unificazione dell’Europa è l’invenzione più preziosa che gli esseri umani abbiano prodotto per risolvere i conflitti e i problemi. L’UE fa parte della soluzione, non del problema: diventa parte del problema solo là dove l’unificazione è ancora incompiuta. Incompiuta nel senso delle potenzialità umane, e non nel senso di una struttura eterna e perfetta. L’UE è un sistema di governo istituzionale, e nella sua complessità può a volte apparire contraddittoria. Leggi vincolanti per tutti i cittadini europei vengono varate dalla cooperazione del Parlamento europeo e del Consiglio d’Europa. È così che funziona la legislazione europea. Ma i mass media di molti Stati dell’Unione trasmettono l’idea di un carrozzone burocratico senza legittimità. Può sembrare presuntuoso che l’ex Presidente del Parlamento europeo si lamenti dell’insufficiente copertura mediatica dei lavori di quel Parlamento. Ma è la verità: l’UE come decisore politico è ancora rappresentata in modo inadeguato dai media negli Stati membri. Accade quindi spesso che errori di giudizio e cattivo sviluppo siano bollati come «europei»: molti politici dei diversi Paesi presentano i successi dell’Unione come trionfi nazionali, e liquidano le misure impopolari come inaccettabili «diktat da Bruxelles». Soprattutto in questo ambito, la fiducia e il rispetto reciproco sarebbero virtù auspicabili. Più Europa significa soprattutto più coinvolgimento nell’Europa e per l’Europa. A inquietare non è il dibattito sulla strada da imboccare, ma il rifiuto di accettare la verità: l’Unione Europea fissa i termini e le condizioni in sempre più ambiti della vita comunitaria e dei rapporti tra l’Europa e il resto del mondo. Sarebbe ora che coloro i quali affermano l’irrilevanza dell’Europa – e dicono che l’UE è il più grande problema del nostro tempo, e che senza Europa le nostre vite sarebbero migliori – guardassero in faccia la realtà: l’UE è ancora la scelta migliore per tutti coloro che hanno la fortuna di vivere entro i suoi confini. L’UE merita la nostra fiducia in quanto sistema di promozione della pace, della libertà e della prosperità, che ci offre gli strumenti migliori possibili per il nostro cammino futuro. L’Unione Europea contribuisce a un mondo migliore.
Il futuro dell’UE: un seme per tutti
di Hans-Gert Pöttering / Ex presidente del Parlamento europeo e presidente della Fondazione Konrad Adenauer
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