Il primo numero di Atlantide del 2012 mette sotto la lente di ingrandimento l’Europa, la sua storia, l’erosione dell’unione monetaria e la mancata unificazione politica. Ai tempi di Kohl, Andreotti e Delors e anche durante la più recente stagione di Blair e di Aznar non era ancora sopito il ricordo dei padri fondatori, che avevano messo mano all’immane impresa di ricostruire un continente in ginocchio per le conseguenze della guerra e guardavano avanti con atteggiamento positivo. Questo sguardo, pieno di realismo e di lungimiranza, dominava ancora subito dopo la caduta del Muro di Berlino, quando si immaginava un’Europa della libertà in cui il mercato economico e la moneta unica fossero «solo» strumenti di una ben più profonda unione ideale che doveva diventare politica. I nuovi partner dell’Est europeo volevano questo quando, appena usciti dall’egemonia comunista, speravano in una nuova stagione foriera di sviluppo e di benessere. A un continente unito «dall’Atlantico agli Urali» richiamava Giovanni Paolo II quando chiedeva di riconoscere il cristianesimo come la radice di un’Europa certa della propria identità e per questo aperta al mondo. In modo analogo Benedetto XVI, parlando al Parlamento tedesco, ha esortato a rinunciare a costruire «edifici di cemento armato senza finestre, in cui ci diamo il clima e la luce da soli». È ormai evidente che tutto questo è andato in crisi, neppure gli euroscettici più incalliti potevano prevedere l’Europa di questo inizio 2012: fallita la possibilità di una costituzione di alto valore ideale; il risorgere dei nazionalismi; in grave crisi l’unione monetaria, per vent’anni la panacea di tutti i mali e oggi esposta ai venti impersonali dei cosiddetti «mercati». Quella che emerge è una crisi culturale profonda, che riguarda la concezione dell’uomo e delle relazioni tra le nazioni, come se si vagasse nella nebbia, alla ricerca di riferimenti per rendere meno insicuro il cammino. Molte sono le domande ancora senza risposta. Il presente contiene suggerimenti che aiutano a correggere la rotta verso una visione ideale? L’Europa unita dalla sola moneta ha un futuro? Non si deve forse cominciare a pensare l’Europa a partire dalla politica? I nuovi arrivati − Merkel e Sarkozy, Monti e Cameron, e via via tutti gli altri governanti − sono disponibili a percorrere la strada di una nuova coesione con i conseguenti sacrifici − di propri pur legittimi interessi e di propri non accettabili egoismi −? Si è ancora in tempo per non farsi travolgere dagli USA dai quali è partita la crisi finanziaria, dalla Russia alle prese con le spinte interne isolazioniste, dalle rivoluzioni del Nordafrica e dall’integralismo islamico, dall’Estremo Oriente che tratta l’Europa come un grande mercato? Atlantide offre una serie di contributi di carattere storico, culturale, economico e politico, dando voce a personalità internazionali che non si rassegnano, perché animate da un realismo pari alla gravità della sfida. Si tratta di uomini che rintracciano nella realtà i segni di una possibile ripresa e di una unificazione all’altezza della storia del Vecchio continente. Chiude il numero il testo dell’intervento di Benedetto XVI al Bundestag tedesco, che riproponiamo come esempio solare di uno sguardo ragionevole sugli uomini e sulle loro responsabilità, che indica una strada percorribile da chiunque desideri il bene.
Editoriale. La vogliamo così? L’Europa dei predecessori e dei nuovi governanti
di Redazione /
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