Lavoro e cultura, imprese e attenzione educativa: questi gli ingredienti dell’opera di Galdus che, nei suoi trent’anni di storia, ha accompagnato al lavoro oltre 25.000 giovani.
Da dove è nata l’idea di portare al Meeting, all’interno del villaggio della formazione, le vostre riflessioni sul valore del lavoro?
L’aspetto più caratteristico di Galdus, e in generale della formazione professionale, è da sempre la sfida del quotidiano: l’incessante attività di operatori, insegnanti, tutor nell’accompagnare giovani e adulti a trovare il loro posto nel mondo e in particolare nel lavoro e nella professione, il luogo privilegiato nel quale la persona può pienamente esprimere la sua creatività, i suoi talenti, la sua personalità e può contribuire al bene dell’impresa e del territorio nel quale opera.
Quando è nata Galdus?
Galdus è nata nel 1991, nella parrocchia milanese di san Galdino. All’allora parroco don Carlo Cereda, detto Jackie, è venuto in mente di chiedere a due giovani obiettori di coscienza (uno ero io) di aiutare dei coetanei che vivevano ai margini della società a trovare un lavoro. Così ci siamo inventati un corso di formazione professionalizzante (in Lombardia non esisteva ancora l’attuale sistema) in grado di fornire loro competenze tecniche nel campo della grafica e della stampa. Galdus è partita da lì, con molta umiltà ma anche con solidi valori fondativi. Da subito abbiamo ritenuto che il lavoro rappresentasse la risposta più adeguata per restituire dignità alla persona.
La cosa curiosa è che oggi Galdus, assieme a una rete di oltre quaranta partner, ha costituito una rete nazionale (nel frattempo riconosciuta e accreditata dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri) per dare ai giovani l’opportunità di svolgere il servizio civile universale (adesso che non c’è più la leva obbligatoria si chiama così) come esperienza per scoprire la propria vocazione professionale e incontrare realtà di valore.
Il lavoro come piena espressione dell’individuo è dunque nel DNA di Galdus, il principio che da sempre costituisce la sua storia e ne orienta l’agire. In questi trent’anni Galdus è cresciuta, ha aperto nuove sedi, spostando la sede principale in zona Boconi a Milano, dove ha aperto un grande centro di formazione professionale, un centro per l’impiego, un’area dedicata alla formazione continua e per adulti. Galdus gestisce anche, in collaborazione con gli istituti penitenziari della Lombardia, progetti formativi per agenti e detenuti e sviluppa progetti speciali finalizzati all’inserimento lavorativo perché l’idea del lavoro – come luogo dove la persona si gioca nella realtà, incontra gli altri, scopre se stessa e si compie – rimane il focus di Galdus. Per questo Galdus riconosce valore formativo a tutte le esperienze costruite con le imprese: dalla testimonianza degli imprenditori, all’alternanza scuola lavoro, dallo stage all’apprendistato di primo livello e successivi, fino alle esperienze di lavoro all’estero (in Europa e in America).
Come si sviluppa il rapporto con le imprese?
Da sempre, nell’istruzione e formazione professionale (IeFP) il percorso formativo viene costruito con le imprese. Il sistema lombardo è uno dei più evoluti al mondo, un sistema formativo in grado di accompagnare, in una logica di filiera, sia figure con un’esperienza iniziale, sia con competenze elevate, per portare ciascuno al massimo delle proprie potenzialità ma sempre in relazione con le esigenze del settore e del mercato (e delle imprese coinvolte), arrivando a una percentuale di inserimento superiore al 90% al termine delle attività formative (con punte anche maggiori per alcuni settori). Per ottenere questi risultati, la collaborazione tra enti di formazione e mondo dell’impresa è un elemento necessario ed è l’unico in grado di scardinare il cosiddetto mismatch occupazionale di cui si sente tanto parlare: “C’è troppa distanza tra la scuola ed il mondo del lavoro: i neo assunti, di qualunque livello, devono imparare tutto!” è una delle frasi più ricorrenti pronunciate dagli imprenditori. Diverse aziende hanno scelto la strada costruttiva lasciando quella della lamentazione continua e si sono rese conto di non poter aspettare che il problema si risolva da solo. Si sono coinvolte con Galdus: hanno investito tempo, risorse economiche e umane, attrezzature, personale tecnico, incontri e visite didattiche, docenze, alternanza, stage, tirocinio, apprendistato... In questo modo hanno coltivato un vivaio che oggi consente loro di conoscere e individuare i ragazzi più adatti ai loro fabbisogni (e per ciascuno c’è il posto ideale). Nel contempo partecipano alla costruzione del sistema formativo rivolto ai giovani, alla costruzione dei contenuti della filiera e di tutte le professioni del proprio settore e contribuiscono al bene di tutta la collettività.
Non esiste un modello unico di relazione con le imprese, esistono molti modi per collaborare con il mondo produttivo. L’anno scorso, ad esempio, Pomellato ha deciso di investire in Galdus con il progetto “Pomellato Virtuosi” e strutturare l’intero percorso di filiera per formare figure altamente qualificate nel settore dell’oreficeria Made in Italy. Il progetto ha come obiettivo quello di coprire il fabbisogno diretto di professionalità ma anche, e soprattutto, sostenere un mercato altamente qualificato e con grandi possibilità, che rischiava di scomparire portando all’estero un segmento della tradizione italiana riconosciuta in tutto il mondo. Con Pomellato, oltre a creare un moderno laboratorio dove tradizione e avanguardia si incontrano, sono stati condivisi contenuti didattici e parte delle ore sono direttamente gestite dall’azienda. Altre aziende del settore si sono successivamente coinvolte o hanno assunto i giovani formati, compresa l’associazione orafa della Lombardia, per esempio, che ha iniziato a collaborare con noi per sostenere l’iniziativa.
Qual è la visione che Galdus ha della formazione e del lavoro?
La nostra storia ci ha insegnato che il percorso personale non è affatto lineare, così come pure l’apprendimento. Noi siamo figli di una cultura che dice ai giovani: prima studia, fino ai 25/27/30 anni… formati il più possibile e poi lavora. Noi pensiamo che questa prospettiva non regga più ma che occorra una verifica in itinere dei propri desideri e delle proprie aspettative (e capacità). Un incontro con il “reale” che aiuti le persone a capire cosa possono davvero fare, quali risorse posseggono, come ancora devono sviluppare. Per questo ci piace parlare dell’intelligenza del fare.
Molti pensano che dietro al fare vi sia solo la meccanica ripetizione del gesto, dimenticandosi così che pensiero, azione, fatica, passione, desiderio, talento sono aspetti inscindibili in chiunque prenda sul serio la vita e l’opera cui è chiamato. Se non so, guardo, cerco, imparo, applico. È questo spalancamento alla realtà che rende “intelligente” il fare; è questo l’approccio che proponiamo alle persone che si affacciano in Galdus alla ricerca della propria strada.
Oggi la scuola professionale può aiutare l’impresa a recuperare la propria vocazione formativa e contare sullo straordinario alleato rappresentato dal sistema duale (e di tutte le norme e le iniziative esistenti per sostenere questi obiettivi), fino ad arrivare a pianificare dei percorsi misti scuola-impresa, finalizzati al conseguimento di un titolo di studio mentre già si lavora.
All’inizio abbiamo parlato di educazione come componente della formazione professionale. Approfondiamo questo concetto?
La formazione consiste non solo nel possesso di abilità e conoscenze, ma, in primis, nel dare un senso a quello che si apprende e alla professione che si svolgerà; far comprendere che la professione non è solo guadagno, ma è un ambito nel quale il giovane si costruisce un pezzo della sua soddisfazione e della sua felicità. Con questa idea si alza il tiro sul senso e quindi sul valore del lavoro. Galdus educa i giovani al lavoro. Cosa significa? E-ducere, tirar fuori, è un verbo potente: vuol dire portare alla luce; ma che cosa? Il desiderio di bene, di fare bene, la passione, la responsabilità, la capacità di cavarsela da soli, di giudicare la realtà superando i luoghi comuni…
“Educati” sono quei giovani che sanno usare i valori e le soft skills (che poi così soft non sono) per affrontare il mondo e, più specificamente, l’azienda. In un mondo complesso e non lineare, solo l’attitudine al cambiamento, insieme a passione, diligenza, resilienza, problem solving, relazione, possono aiutare a costruire un percorso lavorativamente solido.
Che approccio utilizza Galdus per trasferire ai giovani valori e competenze trasversali?
Noi diciamo sempre ai giovani che, per crescere, serve un maestro cui guardare: prima da imitare poi da superare. Allo stesso modo diciamo ai nostri docenti e ai nostri tutor che servono adulti capaci di guardare negli occhi i giovani, scoprendone i desideri, le paure, le resistenze, il senso di inefficacia… e che siano in grado di aiutarli ad affrontare con coraggio il loro futuro. Con questa sensibilità per l’umano il maestro si affianca all’allievo e, strada facendo, insegna molto di più di quanto si trova nei libri perché, oltre alla conoscenza, trasmette la passione per quanto fa e quanto sa, per quanto è racchiuso nella sua esperienza e nella sua professionalità. Grazie a un maestro e al suo stile, si conquista il proprio stile di azione. Con passione e metodo il maestro è colui che non convince a seguire la sua strada ma a cercare liberamente la propria.
Se dovesse sintetizzarci “il lavoro è…” che parole userebbe?
Lo abbiamo chiesto ad alcuni giovani e le loro risposte ci hanno positivamente colpito: impegno, sacrificio, responsabilità, rispetto, collaborazione, diligenza. Sono le parole alle quali anche noi ci siamo ispirati per questo breve percorso valoriale sul lavoro, sono le nostre parole. Alla fine, quindi, i giovani non pensano subito alla carriera, ai soldi, al potere; ma a qualcosa di più profondo e significativo per la loro vita e la loro felicità.
IES: un altro modo di dire sì, da una amicizia, una rete per fare bene
Quando scattano implicazioni di natura etica all’interno della visione strategica d’impresa, ecco che nasce la voglia di condividere un percorso e avere il riscontro concreto e critico per evitare l’autoreferenzialità.
È il caso del nascente gruppo “IES”, il suono inglese non deve trarre in inganno. IES sta per Imprese con Esperienza nel Sociale ed è la sigla riassuntiva di una amicizia tutta italiana tra presidenti e manager che condividono uno stile di lavoro nel sociale. Per questo, si è avviato un tavolo dove rileggere e rielaborare insieme quanto si è costruito in questi anni e porre le questioni che stanno maggiormente a cuore: si parla di buone pratiche, di case studies, di novità da affrontare insieme da “concorrenti” capaci di “cum currere”, di “correre insieme” con la velocità dell’industria 4.0, con la dinamicità di chi non si ferma mai neanche davanti al volto e agli artigli di una crisi che ha strappato pezzi di speranza a tanti italiani.
C’è sempre il bisogno di uno sguardo più ampio e il desiderio è di aggiungere al tavolo non altri commensali, ma altri portatori di una forte visione di impresa socialmente responsabile, sia nel non profit sia nel profit. Non spaventa il dialogo, purché sia permanente e costruttivo.
IES oggi è un’aggregazione che conta già oltre 1.000 persone, tra dipendenti e collaboratori e circa 40 milioni di fatturato annuo. Si tratta di un ventaglio di servizi per la persona offerti da scuole, centri di formazione professionale, centri per il lavoro, centri per anziani... Per un totale di oltre 10mila persone incontrate e accompagnate in quest’ultimo anno. Ben radicati in Lombardia ma ramificati per alcuni servizi in tutto il nostro Paese. Si tratta della professionalità, dell’esperienza e dei valori con cui Dario Angaroni guida il Gruppo Finisterre, Stefano Calegari conduce Energheia impresa sociale e Diego Montrone dirige Galdus.
L’operosità di questi manager vuole superare non tanto i confini geografici quanto le chiusure mentali di chi ha diffidenza e paura nel condividere quanto ha costruito, riconoscendo alle proprie opere un valore che va oltre e che non si identifica esclusivamente in chi le ha generate. Dicono che vale la pena dire sì alla modernità che dinanzi al Ministero del lavoro, alla fatica e alla relazione, si può pronunciare un sì grande come il mondo: IES… con uno stile italiano però!
Il primo sì è alla realtà in cui queste imprese stanno crescendo, cercando e offrendo risposte concrete ai bisogni delle persone, delle aziende, del territorio, costruendo relazioni di valore con tutti gli interlocutori, dal dipendente all’istituzione pubblica. La produzione di beni, servizi e il profitto che ne deriva non saranno sostenibili nel tempo se non sono ancorate a solide relazioni e alla capacità di generare valore per la comunità, partendo da quella locale, di quartiere, per arrivare a quelle nazionali e internazionali.
L’esperienza dimostra che l’unica vera forza in grado di muovere un’economia e garantire lo sviluppo sono le persone e, sempre più, risulta fondamentale innalzare la capacità di ognuno nel comprendere la complessità della realtà, per poter divenire cittadini/lavoratori consapevoli e competenti, ognuno per quanto può e deve. La scommessa imprenditoriale, non di una realtà giuridica ma di un “luogo”, come IES appunto, è quella di far sì che ambiti come l’istruzione, la formazione, il lavoro e il socio-sanitario siano promossi attraverso l’integrazione di più soggetti che, confrontandosi e collaborando, mettano in sinergia opportunità e risorse: non una somma di interventi, ma un sistema strutturato di opportunità che favorisca la possibilità di acquisire conoscenze e competenze ampie e innovative per far crescere e generare condizioni di più stretta relazione tra bisogni e risposte nell’interesse delle persone che si incontrano.
IES è il nostro strumento per accrescere la capacità di stare concretamente davanti ai problemi della gente, per diventare grandi e per consolidare uno stile che non potrà che far fare bene il bene a cui si è chiamati! Per questo riteniamo che la sfida più grande che dovremo vincere è quella di dimostrare, innanzitutto a noi stessi, che il fine dell’impresa non è solamente quello di creare profitto ma anche quello di fornire un valore aggiunto per la comunità.
Guidati da questo sguardo, forti dell’esperienza condivisa, oltre a far meglio ciò che esiste già, ad esempio, è stata avviata e costituita un’ampia rete di enti del terzo settore per sviluppare il Servizio Civile Universale. L’idea nasce dai fondatori di IES che hanno dato vita ad alcune loro opere proprio nel periodo in cui facevano gli obiettori di coscienza. I giovani dai 18 ai 29 anni che faranno parte di questa rete, potranno verificare interessi, passioni e attitudini grazie all’esperienza di un anno di volontariato in uno dei settori previsti (educazione, ambiente, diritti umani, cultura…).
Per consentire ai giovani un’ampia possibilità di scelta a livello di settore e di territorio, la rete IES ha deciso di sviluppare relazioni plurisettoriali e in più regioni. Con 42 enti coinvolti, 262 sedi accreditate, 644 ragazzi accoglibili a oggi e 10 regioni coinvolte, IES si presenta come una grande opportunità per quei ragazzi (anche studenti) che desiderano prepararsi al lavoro in modo diverso, pensando alla professione come a un insieme di valori prima ancora che a una fonte di reddito e ritengono importante impegnarsi per sé e per gli altri. Contestualmente le imprese non profit che accoglieranno i giovani e che fanno parte della rete, avranno per la prima volta e come elemento di esclusività, alcuni servizi in grado di individuare e accompagnare i giovani a vivere un’esperienza di senso apportando alle realtà coinvolte nella rete (implementabile) maggior valore e nuove competenze.